di Rolando d’Alessandro
Restiamo umani. Vale per tutti. Ovviamente e in primo luogo per gli autori e i fiancheggiatori e sostenitori del massacro di palestinesi. Forse il primo visto in diretta dal mondo intero, con la sua carica di crudeltà infinita. Ma anche per tutti quei portatori di un odio gregario che estendono a tutto un popolo, gli israeliani, e sempre più spesso (non nascondiamocelo, basta leggere migliaia di commenti sui social) agli ebrei. Per quelli che giustificano ed anzi applaudono qualsiasi efferatezza (di cui il primo responsabile è sempre l’aggressore, lo ammetto) se compiuta dai nemici del nemico. Vittorio, infaticabile e coraggioso difensore dei diritti dei palestinesi, fu sequestrato e assassinato da un gruppo salafista perché “portatore della corruzione occidentale”. Due dei suoi boia morirono nello scontro a fuoco con la polizia di Hamas. Gli altri furono condannati all’ergastolo. Pochi anni dopo furono rilasciati. Uno morì nelle file dei tagliagole dello Stato Islamico. A Barcellona, al piccolo omaggio che fu reso a Vittorio Arrigoni da un collettivo di italiani vennero solo un paio di cooperanti che l’avevano conosciuto. Non è da umani piangere i nostri morti solo se li ammazza il nemico giusto. Restiamo umani, si.
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