Brevi note su: “Le canzoni dell’aglio” del premio Nobel per la letteratura Mo Yan.
È il quarto libro che leggo di Mo Yan, e sono abbastanza stupito dalla diversità di ognuno. Questo è un romanzo piuttosto lungo, 350 pagine fitte, nell’edizione Einaudi.
L’inizio per me è stato faticoso perchè distante dal mio gusto stilistico. Frequenti salti temporali non indicati, scene particolarmente crude e al limite della ripugnanza.
La vicenda intreccia una tragica storia d’amore e contrasti famigliari, con la vicenda della rivolta dell’aglio nel distretto immaginario di Tiantang (poteva essere tradotto col significato cinese che evidentemente è stato dato a bella posta, che è Paradiso).
È uno spaccato crudo dell’arretratezza, miseria e volgarità della società contadina dello Shandong, ma in generale cinese, ancora nella seconda metà degli anni 80. Man mano che avanza il racconto si fa per me sempre più interessante, denuncia delle vessazione e violenze che le autorità infliggono ai contadini e alla povera gente. Il forte classismo tra poveri diavoli.
Mo Yan è accusato di essere legato al Partito comunista cinese, cosa senz’altro vera, ma che non gli impedisce di denunciare duramente la burocrazia al potere e i suoi metodi.
Un finale interessante, sia per lo stile che per i “contenuti”
Non voglio dire altro, leggetelo se vi interessa capire le realtà cinese e il coacervo di contraddizioni che convivono al suo interno ancora oggi.
Tutte le società mischiano modernità e arretratezza e sono ricche di contraddizioni, ma quella cinese essendo passata dal feudalesimo alla postmodernità in tre generazioni è particolarmente complessa.
Mo Yan è un maestro della descrizione dell’evoluzione e dello shock culturale della società cinese negli ultimi decenni, per chi volesse capire di più su cosa ha significato, consiglio anche i suoi romanzi più recenti, per esempio l’epopea di “Grande seno, fianchi larghi”, ma soprattutto il fulminante “Cambiamenti”, che in circa 100 pagine racconta la storia sua e dei suoi compagni di scuola dagli anni 60 a dopo il 2000.
Sauro
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Grazie per il consiglio Lo leggerò senz’altro
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