L’associazione dei Palestinesi in Italia continua a ritenere che chi condanna Hamas “senza contesto né comprensione della realtà dell’occupazione israeliana e della resistenza” sia “dannoso” alla “causa storica” del popolo palestinese.

Nessuno è così ingenuo da pensare che senza l’evento del 7 ottobre le cose sarebbero andate diversamente.

La scelta strategica dei fascisti israeliani è chiara da sempre. La sostituzione etnica in terra di Palestina.

I fatti hanno dimostrato che la direzione politica di Hamas ha accelerato questo processo in un momento in cui i rapporti di forza e la situazione complessiva nella regione erano tali che, andare allo scontro finale, era un SUICIDIO.

Io sono fra quelli che quel pogrom – e ho usato il termine pogrom dal primo giorno sulla base dei “documentari” diffusi dalla stessa Hamas – lo hanno stigmatizzato.

Non per una condanna “morale” che non fa parte del mio modo di affrontare le questioni politiche. In guerra si ammazza e si è ammazzati. E ognuno, dal suo punto di vista, ha i suoi buoni motivi per farlo.

Il mio giudizio era sulla strategia portata avanti da Hamas “in nome del popolo palestinese” una strategia PERDENTE che avrebbe portato solo al MARTIRIO dell’intera popolazione della Palestina.

“La liberazione integrale della Palestina, dal fiume al mare” vuol dire la distruzione dell’apparato militare e burocratico dello Stato israeliano – che ha pure l’arma nucleare e la determinazione a usarla – il che oggi è IMPOSSIBILE.

Può essere pure una aspirazione legittima, ma metterla oggi all’ordine del giorno vuol dire creare le condizioni, costruire un alibi perfetto, per il GENOCIDIO e la cacciata di tutti i palestinesi.

Uso il termine fascista perché meglio descrive il nazionalismo e l’espansionismo del governo israeliano e ne rende comprensibili i comportamenti.

Il termine sionismo ha un difetto, quello di considerare i comportamenti del popolo ebreo una “specificità”, una “eccezione” nella storia dei popoli e delle nazioni.

Israele si comporta come si comporta una qualsiasi altra nazione imperialista, e i suoi coloni non sono diversi dai coloni italiani, francesi, inglesi che andavano a cercarsi un “posto al sole” a casa altrui.

Uso il termine fascista anche per definire Hamas perché dei movimenti fascisti ha tutte le caratteristiche.

In quanto fascisti i due “nemici” non hanno nessun riguardo per la vita e le sorti dei rispettivi popoli; a loro interessa la “nazione” la “patria” che è di per se un “valore” a prescindere dalle caratteristiche che assume.

In quanto fascisti hanno “espropriato” la volontà dei due popoli il cui unico bisogno è vivere in pace.

In quanto fascisti hanno un solo obiettivo, l’annientamento dell’avversario.

Il fatto che siamo di fronte a una violenza “artigianale” contro la violenza pianificata su scala industriale di uno Stato moderno, e che questa violenza è stata una via obbligata per i palestinesi, non cambia la realtà dei fatti.

Nella lotta fra le nazioni vince non chi ha ragione ma chi è più forte.

Nella guerra fra le nazioni la nazione palestinese ha PERSO.

La lunga storia della “lotta di liberazione del popolo palestinese” è un susseguirsi di sconfitte e di massacri.

E se facciamo una conta, è probabile che viene fuori che, prima di Gaza, di palestinesi ne avevano ammazzati di più i “fratelli arabi”, compresi i “fratelli cristiani”, di quanti non ne abbiano ammazzati gli israeliani.

Israele esiste solo grazie alla continua e costante immigrazione di ebrei di tutto il mondo, immigrazione che si accentua con l’aggravarsi dell’antisemitismo che è il migliore incentivo alla colonizzazione. Senza quella immigrazione Israele sarebbe già scomparso da decenni.

L’economia israeliana prende da lì la “forza lavoro” che la fa funzionare e che garantisce il continuo ricambio del suo esercito di coscritti.

Un immenso “esercito salariale di riserva” che gli permette di esistere senza il bisogno di scendere a patti con la forza lavoro indigena.

Più Israele è isolato più si accentua la “caccia all’ebreo”, comprensibile e giustificata quanto volete, più ebrei partono a “difendere” la patria in pericolo.

Nella lotta per la costituzione delle nazioni non esiste nessuna possibilità che due popoli che si contendono lo stesso territorio possano convivere pacificamente.

Nella storia non è mai successo.

Dal punto di vista del nazionalismo non esiste nemmeno la possibilità che due popoli possano coesistere all’interno della stessa nazione imperialista.

Anche lì gli esempi della storia non lasciano scampo.

O il popolo più debole viene integrato in una posizione subordinata, come quella dei neri d’America, o viene massacrato e cacciato.

Dal punto di vista dei nazionalisti esiste solo una opzione, la GUERRA.

Nel contesto attuale, arruolarsi nel campo avverso al campo che sostiene Israele è lavorare per accelerare il processo che ci sta portando verso la guerra mondiale, perché è l’unico modo per distruggere Israele.

O con Hamas o con Netanyahu. È il vicolo cieco in cui si è cacciata la borghesia e le classi dirigenti palestinesi.

E, per chi sta alla finestra a guardare, il “tifo” per l’una o l’altra nazione.

Chi non vuole combattere questa guerra, chi considera l’unico valore per il quale vale la pena combattere la propria vita e quella dei propri figli, SCAPPI, è la mia “indicazione” da “tifoso” fin dal primo giorno.

Chi vuole combatterla lo faccia senza chiedermi solidarietà.

Odio i macellai ma considero i martiri per le cause nazionali dei coglioni.

E se mi costringete a combattere sappiate che io “sparo a vista” a chiunque si avvicina per arruolarmi senza preoccuparmi della bandiera che sventola.

[L’immagine è un manifesto del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina che nel suo statuto si definiva «fazione di avanguardia della classe lavoratrice palestinese»]


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