Il segretario di Rifondazione, Maurizio Acerbo, ci tira le orecchie su “Pressenza” – in realtà, a quel che pare, le tira soprattutto ad alcuni dei suoi iscritti o simpatizzanti. Ma la tirata d’orecchie arriva anche a noi. La lunga dichiarazione del ministro degli esteri cinese Wang Yi di cui abbiamo dato conto, sarebbe falsa. A suo dire “chiunque abbia un minimo di conoscenza del linguaggio diplomatico cinese” dovrebbe accorgersene. Infatti, aggiunge, “non ce n’è alcuna traccia nei siti ufficiali cinesi”.

Ohibò. Immediatamente è partita la nostra caccia alla verità, che da una parte dà ragione ad Acerbo, ma dall’altra lo smentisce. Perché effettivamente, ad oggi, la dichiarazione non appare sui siti ufficiali del governo e dello stato cinese, ma la sua diffusione in Italia – lo abbiamo accertato – non è stata opera di qualche blogger da strapazzo in vena di pasquinate, bensì di parlamentari italiani di recente tornati dalla Cina, e della Cina di Xi decisamente amici. E soprattutto perché, contrariamente a quel che Acerbo sostiene, la dichiarazione appare un assemblaggio di formali dichiarazioni del ministro e del ministero degli Esteri cinese, parola più, parola meno, sottolineatura più, sottolineatura meno. Tant’è che le ultime dichiarazioni di Wang Yi, del 18 febbraio e del 7 marzo 2025, non contengono una sola virgola che sia in contraddizione con la lunga dichiarazione a lui attribuita. Semmai, questo sì, sono meno decise nel linguaggio e nell’attitudine verso i gangster sionisti. Controllate.

pressenza.com/it/2025/05/cina-il-ministro-degli-esteri-wang-yi-su-conflitto-a-gaza

E allora, di cosa si tratta?

Di un eccesso di zelo di parlamentari amici della Cina che, dominati dall’ansia di fare lo scoop pubblicandola per primi, l’hanno involontariamente bruciata? di un ballon d’essai lanciato dallostesso ministero degli esteridella Cina lanciatoper rafforzare le pressioni sul governo Netanyahu? di un’iniziativa di qualche settore dell’establishment cinese scontento dell’estrema prudenza con cui procedono Xi e Wang Yi, mentre l’azione genocida della macchina di morte sionista continua a sterminare e affamare la popolazione di Gaza? E a fare dichiarazioni sanguinarie come questa: “Questa è una guerra del bene contro il male. Stiamo combattendo contro gli animali, contro i mostri. Li annienteremo tutti. Non ne rimarrà traccia”…

Una piccola, interessante conferma che è in corso un’operazione di un certo livello ci viene da un sito di solito ben informato, “Pagine esteri”, che ieri ha messo in rete un podcast di M. Cocco, altrettanto ben informato sulla Cina. E cosa emerge? Che sui social cinesi e di molti altri paesi circolano da giorni immagini di aiuti alimentari cinesi alla popolazione di Gaza, addirittura paracadutati da caccia cinesi dopo che questi hanno sorvolato l’Egitto. Uhm, troppi fake in contemporanea per essere davvero solo degli occasionali, dilettanteschi fake, non vi pare?

E allora – non avendo entrature nella diplomazia della Cina per chiarire com’è nato il giallo – torniamo ai dati di realtà che, per noi almeno, contano più di ogni altra cosa. Il testo che abbiamo pubblicato, per ufficioso e non ufficiale che sia, non contraddice affatto la linea di Pechino su Israele e la questione palestinese. Lo conferma il giudizio di M. Cocco che parla di una posizione cinese “ferma, ma prudente verso Israele” – una posizione, spiega, dettata dagli interessi commerciali, economici e geo-strategici della Cina che, per “realismo” (bisogna aggiungere: capitalistico), essendo alle prese con una difficile contrattazione con gli USA sui dazi, “non può permettersi di contrastare gli Stati Uniti nella loro politica verso Israele, a cui Washington ha dato praticamente carta bianca“. Piuttosto chiaro.

Quindi, Acerbo può aver ragione formalmente, ma ha torto nella sostanza.

Resta da dire solo una parola a chi (e su chi) ha commentato le nostre posizioni sostenendo che noi equipariamo “la Cina agli USA circa la situazione in Medio Oriente”. Un’autentità bestialità. Abbiamo messo in luce da subito in tutte le piazze e in tutte le prese di posizione, le primarie, decisive, responsabilità nel genocidio sionista in corso, degli Stati Uniti, dell’Italia di Meloni-Mattarella (che in tanti dimenticano, qui, di mettere in primo piano), dell’UE, i protettori storici del colonialismo sionista. Ciò che abbiamo affermato, e ribadiamo, è che – nonostante le reiterate richieste formali di cessazione del massacro da parte del governo cinese – in un altro modo e ad un altro livello anche la Cina ha responsabilità nel genocidio in corso. Sia perché le sue imprese (spesso di stato) sono implicate nelle movimentazione delle armi per lo stato sionista nei porti di Haifa e di Ashdod, e con Hikvision nel controllo e nella sorveglianza delle popolazioni palestinesi. Sia perché continuano a fornire ad Israele ogni genere di merci necessarie al funzionamento dell’economia e della società israeliana, quindi anche della sua macchina di sterminio. Vero o falso? Qui è il punto non aggirabile.

Chi non ci conosce, si informi bene, legga bene quello che scriviamo, anche se ci pare inequivocabile. Chi ci conosce, o addirittura ci conosce bene, e si permette di sostenere, mentendo spudoratamente, che equipariamo Stati Uniti e Cina nella tragica vicenda di Gaza, mostra solo la propria nullità.

Articolo scritto sul blog https://pungolorosso.com/2025/05/30/cina-israele-un-piccolo-giallo-una-significativa-conferma-e-un-po-di-meschinita/ che però ci riguarda perché abbiamo sostenuto e pubblicato già le stesse informazioni.


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