[continua dall’articolo del 25/05/25]

Ma se l’attenzione dei media locali sull’attività della sinistra “extra” o “ultra” non è più concentrata sul movimento degli studenti, quest’ultimo resta, nonostante tutto, il principale terreno di radicamento politico. Organizzare le mobilitazioni studentesche, sia per ciò che riguarda i temi più squisitamente “sindacali” (edilizia scolastica, classi smembrate, ecc.) sia su quelli più direttamente politici (antifascismo, repressione, femminismo, internazionalismo, ecc.) continua ad essere uno dei punti di forza delle organizzazioni politiche dell’estrema sinistra, sia di quelle storicamente presenti nel Bresciano (PdUP-Manifesto, AO, LC, MS-MLS, Lotta Comunista, anarchici, PCI m-l, ecc.) sia delle ultime arrivate (GCR-IV Internazionale, autonomi, ecc.). Alle lotte studentesche sono dedicati 45 articoli (34 da BSoggi, 11 dal GdB) più o meno equamente divisi tra le questioni “sindacali” e quelle più squisitamente politiche. Soprattutto le seconde sono chiaramente influenzate dall’estrema sinistra: contro i rigurgiti neofascisti, contro la legge Reale, per solidarizzare con i militanti “extra” arrestati, per partecipare agli scioperi generali indetti dalle confederazioni sindacali, ecc. Ovviamente molto meno caratterizzate le prime, spesso indette da organismi ad hoc (per esempio le assemblee degli studenti della 4a M del Calini o della 3a I del Gambara) o strutturalmente unitari (come il CUB di Medicina o il neonato Coordinamento dei delegati) e diffuse un po’ in tutti i centri della provincia in cui esistono scuole superiori. Se sicuramente è difficile ascrivere queste mobilitazioni tout court all’estrema sinistra, non di meno è indubbia l’influenza di forze che, seppur probabilmente meno “egemoni” nell’ambiente studentesco di due o tre anni prima, restano maggioritarie (in alcuni istituti come l’ITIS “Castelli”, l’IPSIA “Moretto”, l’ITC “Abba”, ecc.) o comunque decisive per l’organizzazione delle mobilitazioni. A questo proposito sono indicativi i risultati delle elezioni delle componenti studentesche dei famosi “Decreti delegati”. Abbandonata la scelta del boicottaggio, adottata due anni prima, quasi ovunque si presentano liste esplicitamente o implicitamente ispirate a forze dell’estrema sinistra, che ottengono risultati lusinghieri (da un quarto alla metà degli eletti), nonostante una parte dei gruppi (GCR-IV Internazionale, autonomi, anarchici, ecc.) abbia invitato all’astensione (1). Il relativo successo delle liste legate a Comunione e Liberazione è comunque indicativo del nuovo clima presente tra i settori studenteschi meno politicizzati.

Per quanto riguarda il movimento dei lavoratori, consolidata da tempo la scelta di partecipare, seppur quasi sempre in opposizione, alla vita sindacale della FLM e in generale delle confederazioni CGIL, CISL e UIL (scelta praticata fin dall’inizio dal Manifesto e dal PdUP) dopo l’esaurirsi di strumenti come i CUB (sostenuti da AO) e le varie realtà “alternative” di fabbrica, risulta meno chiaro (e certamente poco interessante), per i media locali, far emergere il ruolo dei delegati sindacali e più in generale dei militanti legati all’estrema sinistra. Anche perché, obiettivamente, la stessa scelta di opporsi alle scelte dei gruppi dirigenti sindacali a livello nazionale non può essere ascritta esclusivamente all’influenza degli “extra” (o “ultrà” che dir si voglia), in particolare dopo l’inaugurazione, in autunno, della cosiddetta “politica dei sacrifici”. La presenza nel Bresciano di una forte componente relativamente “ribelle” del PCI (e anche di delegati FIM o UILM non direttamente legati all’estrema sinistra) spiega, altrettanto bene, se non di più, i “successi” dell’opposizione sindacale bresciana, più o meno esplicita, alla svolta moderata in atto a livello nazionale. Risulta quindi piuttosto complicato, per chi scrive, definire quali articoli sulle lotte operaie (o dei lavoratori in generale) riguardino in particolare il ruolo della sinistra già extraparlamentare. Raramente gli articoli dedicati al mondo del lavoro danno voce a gruppi, collettivi, realtà chiaramente assimilabili all’estrema sinistra (come, per esempio, l’effimero Collettivo Presenza Alternativa della Caffaro) (2). Sui 34 articoli (27 di BSoggi, 5 sul GdB, 2 della VdP) pubblicati sulle lotte e i dibattiti sindacali in cui sia ravvisabile un cenno (a volte più di un cenno) alla presenza dell’estrema sinistra, ben pochi, prima della svolta d’autunno, non si limitano a stigmatizzare le posizioni degli “estremisti”, senza dar conto del reale peso operaio e sindacale dei “contestatori”. Abbastanza facile arguire che, quando c’è l’adesione di un Consiglio di Fabbrica ad una manifestazione indetta dalla sola estrema sinistra (come per il presidio del 31 gennaio in Piazza Tebaldo Brusato) o ad una lotta sociale promossa dalla stessa (come per esempio l’autoriduzione delle bollette), il ruolo dei delegati “rivoluzionari” sia decisivo (3). I CdF dell’IDRA, della Darglass, dell’OMAC, dell’Olivetti, dell’Italsider di Darfo, della Marzoli di Palazzolo, per citare solo alcune di queste adesioni, non sono costituiti da delegati dell’estrema sinistra, né, è ovvio, completamente, né, probabilmente, neppure in maggioranza. Ma le loro adesioni su temi esplicitamente caratterizzati politicamente rivela un ruolo di questi ultimi sicuramente importante. La presenza dei militanti alle manifestazioni di piazza e agli scioperi operai, resa visibile dagli striscioni (per esempio quelli del Coordinamento per le 35 ore a parità di paga, animato soprattutto dagli operai di Lotta Continua e dei GCR-IV Internazionale) non è di per sé molto indicativa del peso reale in fabbrica. Questo sia per l’adesione di molti studenti agli spezzoni “alternativi”, sia, al contrario, per l’assenza da questi spezzoni di molti lavoratori e delegati sindacali (come quelli di area PdUP, MLS, AO, Lotta Comunista, ecc.) che non aderiscono alla campagna per le 35 ore, preferendo un rapporto meno conflittuale con le direzioni sindacali maggioritarie. Raramente i giornali danno risalto all’opposizione sindacale d’estrema sinistra all’interno degli articoli, anche se ogni tanto vengono pubblicate lettere espressione del dissenso dei lavoratori (4). Talvolta la non trascurabile presenza di componenti d’opposizione d’estrema sinistra si può leggere a negativo, come nel testo approvato a maggioranza dall’assemblea dei delegati chimici del 22 aprile (5) o nell’articolo sull’assemblea dei delegati metalmeccanici del 4 maggio (6). D’altra parte la voce degli “insoddisfatti” (non solo, lo ripeto, “extraparlamentari”) crea più di una preoccupazione nello stesso quadro dirigente del PCI e della CGIL, soprattutto quando è l’opposizione a vincere le assemblee, come nel caso della Caffaro (6). Un’insoddisfazione che diventa talvolta maggioritaria e palese nel mese di novembre, quando vengono respinte da molte assemblee di fabbrica (Beretta, Ideal Standard, INNSE, ecc.) le concessioni al “governo delle astensioni” (quello che vede il PCI per la prima volta non all’opposizione) di CGIL-CISL-UIL su scala mobile, festività, contrattazione articolata. BSoggi si fa in un certo senso eco di questo malessere con alcuni articoli (7). Un “malessere” che porterà l’assemblea provinciale degli oltre 2 mila delegati CGIL-CISL-UIL del 25 novembre a respingere la proposta dei gruppi dirigenti. Uno “schiaffo” in faccia al segretario generale aggiunto della CGIL, Marianetti, presente all’assemblea, che cercherà, arrampicandosi sugli specchi, in un’intervista a BSoggi, di stravolgere il senso di questa contestazione “estremista”. L’imbarazzo dei gruppi dirigenti locali di fronte al voto contrario quasi unanime della base appare piuttosto evidente (8). La “politica dei sacrifici” inaugurata dalle direzioni sindacali è foriera di tensioni sempre più evidenti all’interno del movimento dei lavoratori, come evidenziato anche dai tafferugli avvenuti in Piazza Loggia durante il comizio finale del dirigente sindacale Manfron in occasione dello sciopero generale del 30 novembre (9). D’altra parte un preoccupante indizio di mutamento di clima politico (primi sintomi di una controffensiva che si dispiegherà completamente a partire dal 1979/80) è la violenta carica della polizia contro gli operai in sciopero dell’Alfa acciai di S. Polo, fatto che sembra riportare la situazione a Brescia indietro di un decennio. Interessante notare il diverso atteggiamento su questi incidenti da parte dei due quotidiani, con BSoggi che dà risalto alla versione sindacale e il GdB a quella della polizia (10). Comunque anche prima della svolta d’autunno il dissenso dell’estrema sinistra rispetto alle politiche sindacali percepite come rinunciatarie trova spazio, per quanto limitato e commentato negativamente, sulla stampa locale, soprattutto in occasione delle manifestazioni centrali di CGIL-CISL-UIL (11). Ciò anche grazie alle stesse parole di condanna di “estremisti e provocatori” da parte degli oratori ufficiali. In sintesi si ha l’impressione, leggendo la stampa locale, che la “sinistra di fabbrica”, presente almeno dal 1968/69 nel Bresciano, anche grazie alla “politica dei sacrifici” inaugurata dalle direzioni sindacali, dia segno di una certa vitalità e di ripresa della tradizionale opposizione a ciò che viene percepito come cedimento e moderatismo sindacale.

Una certa “istituzionalizzazione”, di una parte almeno, dell’estrema sinistra, porta con sé una discreta attenzione alle scadenze più propriamente partitiche (congressi, conferenze, dichiarazioni, attività culturali, ecc.). E ovviamente la scadenza elettorale del 20 giugno non fa che accrescere questa tendenza. Gli articoli che ne trattano sono ben 93 (67 di BSoggi, 20 del GdB, 2 della VdP, 4 de La Verità). Si va dai congressi del PdUP, del MLS, dell’Associazione Radicale bresciana, alle conferenze (Lucio Magri, Vittorio Foa, Marco Boato, Marco Pannella, il comitato Van Schouwen per il Cile, la Cooperativa Popolare di Cultura, la CUEB, gli anarchici, ecc.) e ai vari comunicati-stampa: PdUP, MLS, AO, Cristiani per il Socialismo, PR, Democrazia Proletaria, Lotta Continua, GCR-IV Internazionale, PCI m-l, Comitati di lotta contro il carovita, Comitati antifascisti di vari quartieri, Collettivi e Comitati di paese, Lega Socialista Non-Violenta per i diritti dei detenuti, Comitato contro la repressione. Le elezioni, che vedono quasi tutta l’estrema sinistra unita nelle liste di Democrazia Proletaria, sono un terreno di “propaganda” sui media locali (16 articoli su BSoggi e 10 sul GdB, compresi i radicali) anche se l’attenzione (non esisteva la “par condicio“) è molto minore di quella rivolta agli altri partiti. Gli interventi e le “tribune elettorali” sono gli strumenti privilegiati. E i dati confermano sostanzialmente quanto era già emerso nel 1975 (quando però mancavano Lotta Continua, i GCR -IV Internazionali e altri). A Brescia DP raccoglie circa 2800 voti (1,9%), in tutta la provincia poco più di 12 mila (1,9%), a cui, probabilmente, andrebbero sommati i 6.500 raccolti dai radicali (di cui oltre 2500 in città, 1,7%). La stagnazione (in città addirittura un leggero arretramento) dei voti rispetto alle regionali del 1975 crea una certa delusione, che echeggia quella nazionale. I 555 mila voti (1,5%), pur permettendo l’elezione di 6 deputati, sono lontani da quel 3% di cui si parlava nei corridoi dei vari gruppi e partiti e che avrebbe dovuto rispecchiare una realtà di notevole radicamento sociale e politico (molte decine di migliaia di militanti, tre quotidiani, ecc.). Probabilmente la presenza, per la prima volta, dei Radicali (percepiti, ripeto, come d’estrema sinistra un po’ da tutti) coi loro 394 mila voti (1,1% e 4 deputati) ha danneggiato DP, su scala nazionale e locale (soprattutto in città). Si conferma comunque il fatto che Brescia e la sua provincia sono più generose con DP rispetto alla media italiana. E si conferma il fatto che il voto a DP (e al PR) è un voto soprattutto giovanile: in città DP raccoglie quasi il 7% (il PR oltre il 5%) dei votanti tra i 18 e i 24 anni, quarto partito (dopo PCI, DC e PSI), con i radicali al quinto posto. Quasi la metà degli elettori demoproletari hanno meno di 25 anni. Cosa di cui parlano anche i giornali, sottolineando la giovane età dei candidati e definendo DP come il “partito più giovane”, contrapposto al “più vecchio”, il MSI-DN (13). Interessante anche il radicamento territoriale di DP in città, particolarmente nei quartieri popolari della periferia ovest (Fiumicello, Badia, Violino, ecc.). A livello provinciale si conferma la relativa forza in Val Camonica, con il 6,2% (e due consiglieri) a Darfo Boario Terme. I comuni che vedono DP superare il 3% sono quasi tutti camuni, con punte del 4% (Angolo Terme, Braone, Capodiponte, Castrezzato, Cevo, ecc.).

Un ultimo elemento da considerare è quello dell’irruzione, anche nel panorama politico bresciano, dei gruppi dell’estrema sinistra che hanno scelto la strada della lotta armata, in particolare le Brigate Rosse. Nulla di eclatante, nessun ferito né, tantomeno, nessun morto. Volantini, scritte, qualche molotov contro sedi missine o democristiane. L’unica azione di una certa rilevanza è l’irruzione notturna del 19 aprile nella sede dell’Associazione Industriali Bresciani, vicino alla centralissima Piazza Vittoria (14), stigmatizzata duramente dai giornalisti e da partiti politici e sindacati. Un episodio interessante, al riguardo, è l’arresto, a fine anno, di tre presunti militanti delle BR (di cui solo uno, Daniele Cornacchia, verrà confermato). Arresti che vedranno una mobilitazione di solidarietà con gli arrestati da parte dell’estrema sinistra (con l’intervento anche di Marco Boato, di LC) e dei radicali (15). Il GdB, approfittando della coincidenza dei tempi con l’attentato neofascista di Piazza Arnaldo, tenta un’ardita operazione di depistaggio e confusione politica, insinuando rapporti tra “terroristi di destra e di sinistra” (vedi puntata precedente dell’articolo, il 25 maggio 2025). La cosa si sgonfia rapidamente, ma dà da pensare.

[fine]

  1. I voti di lista“, BSoggi del 14/12/76; Idem, GdB del 14/12/76.
  2. Un’esperienza di animazione in fabbrica“, BSoggi del 25/02/76
  3. Presidiare Piazza Tebaldo Brusato“, BSoggi del 30/01/76
  4. Il PdUP-OM sulla situazione della fabbrica“, BSoggi del 2/09/76; “Il PdUP sullo sciopero“, BSoggi del 18/10/76; “Palazzolo: protestano i lavoratori della scuola“, BSoggi del 9/11/76
  5. Chimici: il contratto ha qualche ombra“, BSoggi del 23/04/76
  6. Senza riserve il sì ad un contratto storico“, BSoggi del 5/5/76
  7. Dissensi tra i chimici sul nuovo contratto“, BSoggi del 27/04/76
  8. Iniziative nelle fabbriche per la difesa del salario“, BSoggi del 17/11/76; “Le conquiste dei lavoratori non si toccano“, ibidem; “Anche la Beretta respinge la stangata“, BSoggi del 18/11/76; “Festività, non passa la riduzione”, BSoggi del 26/11/76.
  9. Via al dibattito in fabbrica“, BSoggi del 28/11/76
  10. Ferme dovunque le fabbriche contro l’austerità iniqua“, BSoggi dell’1/12/76; “Il PdUP e AO sugli incidenti di Piazza Loggia“, BSoggi del 2/12/76; “Tre cortei e un discorso per lo sciopero nell’industria”, GdB dell’1/12/76;
  11. All’Alfa-San Polo la polizia interviene contro gli operai“, BSoggi del 10/12/76; “Chiusa l’Alfa di S. Polo per i disordini di ieri“, GdB del 10/12/76.
  12. Numerosi cortei e un comizio per lo sciopero di quattro ore“, GdB del 26/03/76; “Ferma risposta dei lavoratori alle stangate fiscali del governo“, BSoggi del 26/03/76
  13. Le liste elettorali con carta e matita“, BSoggi del 31/05/76
  14. Le Brigate Rosse in Confindustria“, BSoggi del 20/04/76; “Le BR nella sede dell’AIB scassinano uffici e imbrattano muri“, GdB del 21/04/76
  15. Manifestazione di protesta alla Cavallerizza“, BSoggi del 23/12/76; “Manifestazione di extra protesta in centro“, BSoggi del 25/12/76.

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