Le recenti manifestazioni di protesta contro Hamas a Gaza stanno facendo emergere la questione della “popolarità” del gruppo islamista tra i gazawi (e i palestinesi in genere, per non dire degli altri arabi), una popolarità che troppi, anche a sinistra, danno per scontata. Pubblichiamo un intervento di Mario Gangarossa su questa situazione. Mi sembra che Mario, al di là di alcune forzature (come la facilità con cui distribuisce l’epiteto di fascista a destra e a manca), metta il dito nella piaga. (FG)

Possiamo dirlo, senza rischiare l’accusa di essere al servizio del sionismo, di fronte al GENOCIDIO di Gaza, che Hamas e le bande islamiste che infestano il Medio Oriente sono il peggior prodotto dell’occupazione israeliana?

E per il popolo palestinese, subito dopo Netanyahu, il loro PEGGIORE nemico?

Possiamo dirlo, di fronte alla distruzione sistematica, programmata, annunciata e prevista di Gaza. Ai morti che non si contano ormai più, alla tortura della fame e della sete, ai malati e ai feriti lasciati agonizzare?

Possiamo dirlo che è ORA DI FINIRLA con questa oscena commedia di una setta di dementi che hanno portato al disastro e a una sconfitta epocale un intero popolo, con l’unico scopo di potere autopromuovere in una rappresentazione hollywoodiana l’unica azione “militare” di cui vanno fieri?

La cattura di “ostaggi” del “nemico oppressore” in massima parte civili il cui valore si è dimostrato pressoché nullo.

Nelle guerre di “liberazione nazionale” c’è anche il momento della RESA, per salvare quello che rimane del TUO popolo.

Il momento della fuga di fronte a un nemico mille volte più potente e determinato a sterminarti.

Ma che Hamas sia il legittimo rappresentante di quel popolo e una bugia a cui crede ormai solo chi sta fuori da quella guerra e non ne vive le sventure.

Questa non è stata la guerra di liberazione del popolo palestinese.

È stata l’azione di propaganda armata di Hamas che ha usato i palestinesi per i suoi scopi settari per altro mai negati.

E se non si comprende questo non si comprende il perché di una sconfitta epocale.

Sconfitta del popolo di Gaza che è rimasto SOLO senza che nessuno abbia avuto la VOLONTÀ e la capacità di intervenire per fermare i macellai sionisti.

La liberazione di qualche migliaio di prigionieri, le cui celle per altro sono già state occupate dal doppio di arrestati nel corso di questi mesi, in cambio del “martirio” degli sventurati intrappolati nel lager della Striscia.

Un demenziale spot pubblicitario.

Per ogni famiglia palestinese che ha festeggiato la liberazione di un figlio, di un padre, di una madre, cento famiglie anch’esse palestinesi hanno pianto i loro morti.

La vita di un ostaggio in cambio di un ospedale, di una scuola, di una chiesa con tutti quelli che ci stavano dentro.

La “soddisfazione” di aver potuto dare “la caccia all’ebreo” in cambio di una montagna di cadaveri, della peggiore “strage di innocenti” che la fantasia più malata avrebbe potuto immaginare.

Questo il risultato militare di quello che chiamate resistenza.

Quello che non si riesce ad accettare è che Hamas non si è mai posto il problema di impedire il genocidio di Gaza.

Ne si è mai posto il problema della “liberazione” della Palestina.

La logica della SUA guerra è stata fin dal primo giorno “vincere o morire”.

E visto che vincere non si può, e non si poteva neanche quel lontano 7 ottobre, meglio morire.

Il MARTIRIO come strada obbligata per testimoniare la loro irriducibile determinazione a continuare a combattere fino alla vittoria.

E come incentivo all’arruolamento di massa nella “guerra santa” e eterna guidata dai preti neri di Teheran.

Non si riesce a capire che Nasser, Habash, Hawatmeh, Arafat, sono morti e sepolti e con loro una intera epoca storica si è chiusa.

Che la Palestina laica e rivoluzionaria non esiste più e che i popoli si definiscono a partire dalle loro classi dominanti e dalle loro direzioni politiche.

E che la direzione politica che ha imposto la sua dittatura militare a Gaza, in simbiosi con la dittatura dell’occupante e dopo una guerra fratricida con la direzione di Fatah, non poteva che condurre al disastro.

La domanda da porsi è se la “rivoluzione islamista”, di cui la guerra di Gaza è stata un episodio, rappresenta un elemento “progressista” in grado di sconfiggere l’imperialismo aggressivo del governo israeliano ormai perfettamente integrato nel sistema imperialista mondiale.

I fatti ci dicono di no.

Con l’islamismo alla testa l’unica prospettiva è la sconfitta, il MARTIRIO.

Che qualcuno abbia il coraggio di scendere in piazza e gridare la sua rabbia contro chi li ha usati come “scudi umani” e vittime da sacrificare, è un segno che, anche nelle peggiori e più disperate situazioni, le “masse popolari”, riescono a intravvedere la strada giusta da seguire.

“Basta Hamas” è forse l’unico risultato politico positivo prodotto dalla guerra.

Insieme al “Basta Netanyahu” gridato nelle piazze israeliane è il segno che i proletari, che dei popoli sono la componente più oppressa e le vittime designate di ogni guerra, sono sempre un passo più avanti dei loro criminali dirigenti.

E chi non tiene conto del bisogno di PACE e di PANE che hanno le donne e gli uomini, i vecchi e i bambini, esseri umani in carne e ossa che sputano sulla vostra retorica di borghesi falliti alla perenne ricerca di un padrone da servire, di una guerra da combattere, di una bandiera da agitare, è solo un FASCISTA.


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