Coi piedi nel piatto … oggi.
Torniamo alla guerra attuale. Alla guerra in Ucraina.
La lettura campista secondo la quale ci sarebbe un Occidente all’attacco, compatto nelle sue componenti, contro un altrettanto compatto “fronte antimperialista” è poco convincente.
Non tiene conto del conflitto fra l’imperialismo Usa e quello europeo, che già nel 2018 aveva prodotto il ricorso ai dazi (da ambedue le parti) in una vera e propria guerra commerciale.
Non tiene conto della concorrenza sui mercati fra il dollaro e l’euro, dei differenti interessi strategici della galassia dei paesi che compongono il “fronte occidentale”.
Del fatto che non esiste “un imperialismo” ma la concorrenza spietata fra TUTTE le nazioni che cercano di sopravvivere alla crisi devastante del capitale.
La Nato è un coacervo di interessi economici contraddittori.
La Turchia, che rappresenta l’esercito più numeroso dopo quello Usa, segue una politica in rotta di collisione con quella dei suoi alleati. Il fallito tentativo di golpe per “normalizzarla” ispirato dal Pentagono è di appena 8 anni fa. E Erdogan non lo ha dimenticato.
La Nato, dal punto di vista militare, sono gli Stati Uniti.
Il suo allargamento ai paesi del Nord e dell’ Est europeo non la rafforza. Semmai la indebolisce trattandosi di paesi che non aggiungono nulla alle sue capacità militari e della cui difesa bisogna farsi carico.
E gli Usa, in Europa, sono in ritirata tattica.
È una questione di costi-benefici.
L’imperialismo è prima di tutto una questione economica. Di “affari”.
La narrazione della Nato in espansione e dell’Europa, succube “colonia”, costretta a combattere una guerra imposta dall’esterno assolve le borghesie e i governi del vecchio continente ed è funzionale a una politica “fascista” che a quelle borghesie nazionali strizza l’occhio nella speranza di improbabili alleanze “sovraniste”.
Soprattutto è falsa.
I fatti ci hanno dimostrato che è l’imperialismo europeo quello che, per tutta la guerra ucraina, si è dimostrato il più aggressivo e il più avventuroso, mentre gli “americani” hanno provato a fare i “pompieri” e a contenere la guerra nell’ambito “regionale” in sintonia perfetta coi nemici russi.
“Con l’Ucraina fino alla vittoria” è stata la parola d’ordine di Bruxelles, non del Pentagono.
Sono stati gli europei a puntare sull’escalation del conflitto, a sabotare tutte le ipotesi di compromesso, a ipotizzare l’intervento diretto sul suolo ucraino, opzione questa che gli Usa hanno escluso fin dal primo giorno.
Dire che gli Usa sono in ritirata tattica da alcune parti del pianeta non significa affatto dire che siano stati sconfitti. O che abbiano rinunciato al confronto militare.
Lo sono in Europa mentre non lo sono in Medio Oriente dove sono disponibilissimi e pronti a usare tutta la potenza di fuoco a loro disposizione per difendere Israele.
Non lo sono in Asia dove si contendono il terreno, metro per metro, di fronte all’aggressivo attivismo della Cina.
Semmai è proprio l’arretramento in Europa la scelta imperialista necessaria per poter concentrare tutte le risorse e le energie verso quello che è visto, ed è oggettivamente, l’imperialismo concorrente più agguerrito e pericoloso.
Pence lo ha spiegato bene quando non era ancora il vice di Trump.
“Vorremmo ma non possiamo”. Gli imperialisti sono realisti.
Al momento, con gli impegni militari che “la nazione più potente del mondo” ha, l’industria bellica del paese non è più in grado di sostenere la guerra Ucraina.
E Trump lo è ancora di più. Se volete sostenere la continuazione del conflitto “pagatevelo”. Portate le spese militari al 5% del Pil.
Riavvolgiamo il nastro.
L’unica vera deterrenza capace di impensierire Putin sarebbe stata la minaccia di un intervento diretto Usa sul suolo ucraino.
Un’altra Corea, un altro Vietnam, quello che avviene in Medio Oriente ogni giorno.
Questo non c’è stato. Anzi fin dal primo giorno gli Usa hanno apertamente dichiarato che mai le loro truppe sarebbero direttamente intervenute e questo ha segnato le sorti della guerra.
Alle pressanti richieste di Zelensky a creare un ombrello protettivo sull’intero paese – la no fly zone – l’amministrazione americana ha risposto sempre con un secco no.
La strategia Usa è stata chiara fin dal primo giorno.
Non rischiamo una guerra mondiale per Kiev.
Quella parte dell’Europa è persa. Troppo costoso e troppo oneroso provare a difenderla e, soprattutto, troppo lontana dalle aree strategiche fondamentali per il mantenimento dell’egemonia mondiale.
Lasciamo che se la vedano loro e intanto togliamoci qualche sassolino dalla scarpa con gli “alleati” europei che fanno le guerre col culo degli altri e con i “nostri” soldi.
Vediamo di guadagnarci il massimo possibile. Vendiamo le nostre armi, il nostro petrolio, il nostro gas.
Se i governi europei sono stati così miopi da segare il ramo su cui stavano comodamente seduti, fatti loro.
Gli imperialisti non fanno differenza fra amici e nemici.
L’Europa è costretta a pagare il gas 5 volte di più di quanto lo pagava prima. Tutta salute per Wally Street.
I dilettanti allo sbaraglio che rappresentano gli interessi della bottega europea questo proprio non lo capiscono.
Non capiscono com’è che gli amici d’oltre atlantico ritorneranno a mettere i dazi sulle merci europee come facevano prima della guerra.
Non capiscono che non esiste nessuna solidarietà atlantica.
Che le guerre non si fanno per gli “ideali” e i “valori” ma per guadagnarci.
Che si vincano o si perdono.
Non averlo capito porterà al disastro le borghesie europee e le loro classi dirigenti.
Vaso di coccio fra vasi di ferro, l’Europa, la sua economia, (e la sua artificiale moneta) finiranno sbriciolate.
L’unica scelta che gli rimane è imporre ai propri popoli il riarmo accelerato e il passaggio, a tempi brevi, alla guerra guerreggiata.
Perché solo la guerra può salvare i paesi europei dalla bancarotta.
I segnali ci stanno tutti. Solo gli stolti continuano a non vederli.
Sono proprio gli imperialismi “straccioni” quelli più aggressivi e pericolosi, ma sono anche gli “anelli deboli” della catena.
Il 5% del Pil?
Solo per l’Italia sono 100 miliardi di euro l’anno.
Solo una dittatura militare, coi carri armati agli angoli delle strade, può imporre un simile salasso.
E allora?
Sbrigatevi a fare pulizia nelle vostre teste che la palude sulla quale galleggiate fra poco si trasformerà in un mare aperto e tempestoso.
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