Testo di Giuseppe Raspanti, foto di Carlo Bianchetti
Qualche notte fa, Brescia è stata attraversata da un gruppo, oscuro, di topi urlanti e sbandieratori, tifosi di se stessi e simili a personaggi pirandelliani in cerca di Patria e nemici. Ci hanno fatto un solletico antico, uno di quelli che abbiamo imparato a riconoscere e a neutralizzare, ma hanno anche provato a imbrattarci lo spirito, usando simboli che nemmeno con la loro presunta Patria c’entra un accidente. La loro, si sa, è stata un’offerta di mano d’opera, tipica di chi non sa che obbedire, per contrastare nemici e usurpatori di identità. Quella sfilata, nera come ogni blatta degna di tal nome, era in sostanza una domanda, inquietante come le persone cui era rivolta: Abbiamo il benestare? Possiamo avere Brescia? Possiamo ripulirla dei denigratori della Gloria passata, della Patria pura?
A queste domande sono arrivate due tipi di risposta. La prima, purtroppo, non ha avuto la forza di impedire quella stomachevole e lugubre sceneggiata. Ed è stata ambigua, quasi ammiccante, e comunque non certo ferma. Altrimenti la nostra città e tutti noi ci saremmo risparmiati quella vergognosa striscia maleodorante e questi segni di ineluttabile oltraggio verso le vittime che i loro attuali ispiratori hanno falciato 50 anni fa. Se qualche anima candida avesse avuto ancora dei dubbi sui caduti della Loggia, ecco arrivate ieri le firme ufficiali e definitive.
Ma c’è stata anche un’altra risposta, molto più forte e netta. Molto più alta, in ogni senso. Stasera la città era viva, si muoveva e, come cantava Dalla, andava in onda. Una barca immensa, una nave di gioia e di forza, che non ha bisogno di soccorrere perché sono già tutti su, tutti a bordo. Noi navighiamo e respingiamo, perché i luridi sono a terra, nella terra e nel fango, e lì è giusto che rimangano. Perché Brescia, e ogni altra cosa, non sarà mai loro e finché avremo un ultimo fiato non sarà mai di nessuno, perché le vita di ognuno di noi scorre senza appartenere e le città come Brescia, e questa sera lo hanno visto tutti, sono le nostre stesse vite che respirano, si espandono, cantano, navigano. Loro respingono le navi, i barconi, chiudono i porti e trovano giudici che chiudono occhi e cervello per assolverli, noi, tutti noi antifascisti compresa Passidipartenza, siamo naviganti, come cantava Fossati, che respingono loro e i loro caporali. Soldati di buio, che rimangono topi o blatte, nemici del sole, della vita e della giustizia.




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