di Andrea Ferrario
Il presidente di destra Yoon Suk-yeol ha scosso la Corea del Sud e la comunità internazionale con un tentativo di colpo di stato messo in atto proclamando la legge marziale nella notte di martedì 3 dicembre, per poi rapidamente revocarla dopo poche ore di fronte alla ferma opposizione del parlamento e alle proteste popolari.
Per comprendere la gravità dell’evento, occorre inquadrare i protagonisti e il contesto. Yoon, 63 anni, ex procuratore generale senza precedente esperienza politica, è salito al potere nel 2022 vincendo le elezioni presidenziali con il margine più ristretto nella storia della Corea del Sud – appena lo 0,73% – contro il candidato progressista Lee Jae-myung.
Il suo mandato è stato caratterizzato fin dall’inizio da profonde tensioni con l’opposizione, che controlla il parlamento, e da un crescente autoritarismo. Già a novembre, il suo governo aveva intensificato la repressione contro sindacati e oppositori, utilizzando la draconiana Legge sulla Sicurezza Nazionale, uno strumento legislativo risalente alla Guerra Fredda.
Il suo principale oppositore, Lee Jae-myung, ha una storia personale molto diversa: figlio di genitori che pulivano i bagni pubblici, ex operaio che ha quasi perso una mano in fabbrica, per vent’anni avvocato del lavoro prima di entrare in politica. Leader del Partito Democratico, dopo aver perso le presidenziali del 2022, ha guidato il suo partito a una schiacciante vittoria nelle elezioni parlamentari dell’aprile 2024, infliggendo un duro colpo a Yoon.
A complicare ulteriormente il quadro, la popolarità di Yoon è ai minimi storici (meno del 20%) e la sua presidenza è stata funestata da scandali, in particolare quelli che coinvolgono sua moglie Kim Keon-hee, accusata di corruzione e manipolazione del mercato azionario. A gennaio, lo stesso Lee è stato vittima di un tentativo di assassinio da parte di un uomo che lo ha pugnalato al collo, affermando che la Corea del Sud era “in guerra civile” e di avere voluto “tagliare la testa” dell’ala sinistra “filo-nordcoreana” del paese.
Svolgimento del tentato colpo di stato
La sera di martedì 3 dicembre, intorno alle 21:50, i giornalisti sono stati informati dalla presidenza che il presidente avrebbe fatto un annuncio urgente. Alle 22:25, Yoon è apparso in diretta televisiva sulla KBS con il volto arrossato, leggendo una dichiarazione in cui definiva l’Assemblea Nazionale “la principale causa della rovina nazionale” e le forze di opposizione come “anti-statali” e “mostri”. Alle 22:28 ha dichiarato la legge marziale “per proteggere il nostro ordine costituzionale libero”.
Nel suo discorso televisivo, Yoon ha giustificato la legge marziale con la necessità di combattere presunte “forze pro-nordcoreane” e “anti-statali” interne alla Corea del Sud. Secondo analisti di NK News, queste affermazioni riflettono una visione da Guerra Fredda radicata nella leadership di Yoon e nel suo gabinetto, che vede la Corea del Nord come una minaccia costante alla stabilità interna del Sud. Una narrativa che gli esperti giudicano esagerata rispetto alle reali minacce e che ha portato Yoon, chiuso in quella che viene definita una “bolla ideologica”, a giustificare misure estreme.
Immediatamente dopo l’annuncio, il ministero della Difesa ha messo l’esercito in stato di allerta. Quasi 300 soldati hanno assaltato il complesso parlamentare: 230 sono stati trasportati in elicottero sul terreno dell’assemblea, mentre altri 50 hanno scavalcato le recinzioni. Gli assistenti legislativi di entrambi i principali partiti hanno barricato gli ingressi dell’edificio con sedie e scrivanie per dare tempo ai parlamentari di votare una risoluzione contro la legge marziale (nella foto in alto le entrate del parlamento barricate). I soldati hanno infranto le finestre, mentre alcuni assistenti e manifestanti li hanno respinti con estintori.
La manovra è stata orchestrata da un quartetto di comandanti militari guidati dal ministro della Difesa Kim Yong-hyun, che è stato compagno di liceo del presidente. Le radici di questo tentativo affondano nelle nomine militari dell’ultimo anno, quando Yoon aveva sostituito i vertici delle forze armate con “falchi” favorevoli a una linea dura contro la Corea del Nord. Tra questi, il generale Park An-su, nominato capo di stato maggiore dell’esercito e poi scelto da Yoon come responsabile dell’applicazione della legge marziale.
Park, tuttavia, non è riuscito a ottenere il supporto degli altri vertici militari, inclusi i comandanti di Marina, Aviazione e stato maggiore congiunto. La sua probabile rimozione, in un momento di forte tensione internazionale, provocherà un terremoto ai vertici militari del paese. Molti alti ufficiali non erano infatti a conoscenza dei piani, creando quello che viene descritto come “un senso di turbamento all’interno” delle forze armate.
La reazione internazionale è stata immediata. Gli Stati Uniti, attraverso il vice Segretario di stato Kurt Campbell, hanno espresso “grave preoccupazione”, pur ribadendo che l’alleanza con la Corea del Sud rimane “irremovibile”. La Cina ha mantenuto un atteggiamento cauto, definendo la situazione “una questione interna” attraverso il suo ministro degli Esteri Wang Yi. Non vi sono finora stati commenti da parte della Corea del Nord.
Mercoledì mattina, di fronte all’opposizione unanime del parlamento e alle proteste di piazza, Yoon ha revocato la legge marziale. Il ministro della Difesa Kim Yong-hyun si è scusato pubblicamente e ha offerto le dimissioni, assumendosi la “piena responsabilità” per l’accaduto. Diversi consiglieri e membri del gabinetto presidenziale hanno rassegnato le dimissioni, lasciando il presidente con solo un pugno di fedelissimi. Successivamente, come se nulla fosse, il presidente Yoon ha incontrato il primo ministro Han Duck-sooe i leader del Partito del Potere Popolare per discutere le contromisure dopo la presentazione della mozione di impeachment da parte dell’opposizione. Per ora nulla è trapelato della loro riunione.
Conseguenze politiche interne
Il fallito tentativo di colpo di stato ha innescato una crisi costituzionale di vasta portata. Circa 190 deputati di sei partiti di opposizione hanno presentato una mozione di impeachment contro Yoon, che verrà discussa giovedì e votata tra venerdì e sabato. Per l’approvazione è necessaria una maggioranza di due terzi dell’Assemblea Nazionale (200 voti su 300). L’opposizione controlla 192 seggi e cerca di convincere almeno otto deputati del partito di governo, impresa che appare realizzabile considerando che 18 conservatori hanno già votato contro la legge marziale.
Se la mozione venisse approvata, Yoon sarebbe immediatamente sospeso dalle sue funzioni e la Corte Costituzionale avrebbe sei mesi per confermare o respingere l’impeachment. La Corte Costituzionale, che dovrebbe decidere sull’impeachment, si trova in una situazione delicata: dei nove giudici previsti, solo sei sono attualmente in carica, il minimo necessario per deliberare. Sebbene la Corte abbia derogato al requisito di sette giudici per esaminare i casi ordinari, non è chiaro se procederà con l’impeachment in assenza dell’organico completo.
Per la rimozione del presidente servono comunque sei voti favorevoli su nove. In caso di rimozione definitiva o dimissioni, il primo ministro Han Duck-soo assumerebbe temporaneamente la presidenza e nuove elezioni dovrebbero tenersi entro 60 giorni. Se Yoon non si dimetterà e si procederà con l’impeachment, è quindi possibile che la Corea del Sud rimanga in una situazione di instabilità politica per lunghi mesi.
La più grande confederazione sindacale del paese ha proclamato uno “sciopero generale illimitato” fino alle dimissioni di Yoon, mentre manifestazioni di protesta con candele – reminiscenti della “Rivoluzione delle Candele” che portò alla destituzione della presidente Park Geun-hye nel 2017 – si stanno svolgendo in tutto il paese. A giudicare da quelle di oggi non sembrano però particolarmente partecipate: a Seoul solo circa 2.000 persone si sono radunate in piazza Gwanghwamun, mentre a Gwangju, città rimasta nella storia per la sua insurrezione contro il colpo di stato del 1980, solo un migliaio di persone è sceso in piazza.
Il Partito del Potere Popolare di Yoon sta discutendo internamente l’espulsione del presidente, mentre ha chiesto le dimissioni del ministro della Difesa. Il leader del partito Han Dong-hoon, un tempo fedelissimo di Yoon prima di una rottura sui casi che coinvolgono la first lady, ha preso le distanze dal presidente respingendo pubblicamente la legge marziale.
Ripercussioni internazionali
La crisi politica sudcoreana ha immediate ripercussioni internazionali. La prima conseguenza concreta è stata il rinvio della quarta sessione del Nuclear Consultative Group (NCG), l’organismo bilaterale USA-Corea del Sud che doveva riunirsi mercoledì a Washington per discutere la deterrenza nucleare contro la Corea del Nord.
Per gli Stati Uniti, l’eventuale caduta di Yoon rappresenterebbe una significativa destabilizzazione della propria proiezione nell’area. Il presidente sudcoreano è stato un pilastro della politica statunitense di contenimento della Cina nell’Indo-Pacifico, facendosi promotore del patto trilaterale Usa-Corea del Sud-Giappone siglato a Camp David nel 2023. Ha sostenuto l’Ucraina a parole e fornendo a Usa e Polonia armamenti moderni che hanno consentito ai due paesi di destinare armi più vecchie all’Ucraina, ma proprio la settimana scorsa il ministro della difesa ucraino Rustem Umerov, recatosi a Seul per chiedere forniture dirette di armi, è tornato a casa a mani completamente vuote. Infine, Yoon ha adottato una linea dura verso Pyongyang, in netto contrasto con l’approccio dialogante del suo predecessore Moon Jae-in.
Gli analisti sono divisi sulla possibile reazione di Pyongyang alla crisi. Alcuni temono “azioni cinetiche” nei prossimi mesi, come il bombardamento di un’isola sudcoreana o l’affondamento di una nave. Altri, come Rachel Minyoung Lee del programma 38 Northpresso lo Stimson Center, ritengono invece che la Corea del Nord manterrà un atteggiamento attendista, potendo sfruttare diplomaticamente la situazione. Pyongyang potrebbe infatti decidere di adottare una strategia di moderazione, astenendosi da provocazioni militari per presentarsi come la parte più razionale e stabile nella penisola coreana, minando così l’immagine della Corea del Sud come “buona Corea” democratica in contrasto con il Nord autoritario.
L’instabilità sudcoreana è una buona notizia per la Cina. Come osserva Richard McGregor del Lowy Institute, “nessun presidente sudcoreano aveva mai rischiato tanto per migliorare i rapporti con Tokyo”, un obiettivo fortemente voluto da Washington. Il democratico Lee Jae-myung, possibile successore di Yoon nel caso in cui si vada a nuove elezioni, ha dichiarato di volere relazioni meno conflittuali con Pechino e una maggiore separazione tra questioni economiche e di sicurezza.
La crisi politica sudcoreana si inserisce in un quadro internazionale ed economico sempre più complesso. L’ascesa delle aziende cinesi in settori strategici come semiconduttori, elettronica di consumo e automotive – storicamente pilastri del “miracolo coreano”– sta mettendo sotto pressione anche colossi come Samsung. La Corea del Sud, grande beneficiaria del vecchio ordine mondiale globalizzato, si trova ora stretta tra la necessità di scegliere da che parte stare e il timore di essere trascinata in un potenziale conflitto su Taiwan. A questo si aggiungono le preoccupazioni per il nuovo asse Mosca-Pyongyang-Pechino e l’incognita di un possibile ritorno di Trump, che potrebbe rendere improvvisamente fragile la vecchia certezza del sostegno americano. Come scrive Leo Lewis sul Financial Times, “il golpe di Yoon è stato un evento meteorologico estremo; il cambiamento climatico sottostante è ancora più preoccupante”.

Pubblichiamo qua sotto le “Direttive di azione d’emergenza” emanate nella notte scorsa dal comitato esecutivo centrale del principale sindacato sudcoreano Korean Confederation of Trade Unions (KCTU).
- La KCTU terrà una conferenza stampa del Comitato Esecutivo Centrale alle 08:00 del 4 dicembre, e a partire da questo, inizierà uno sciopero generale a tempo indeterminato fino a quando il regime Yoon Suk-yeol non si dimetterà.
- Gli iscritti alla KCTU interromperanno il lavoro in conformità con la direttiva sullo sciopero generale e condurranno azioni di emergenza a livello nazionale per l’abolizione della legge marziale, le dimissioni di Yoon Suk-yeol per il crimine di insurrezione, la riforma sociale e la realizzazione della sovranità popolare.
- I membri della capitale si riuniranno in piazza Seoul Gwanghwamun alle 09:00 del 4 dicembre. I membri regionali si riuniscono nei luoghi designati dalla loro sede regionale.
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