Con i mass-media concentrati sulla Palestina e sull’Ucraina, la guerra a (relativa) bassa intensità condotta dal regime di Erdogan contro le popolazioni del Kurdistan (turco, iracheno e siriano) sembra dimenticata. Persino da molti militanti della sinistra che, a suo tempo, avevano contribuito a fare del Rojava uno dei terreni principali di mobilitazione. Di seguito tre articoli che dimostrano che per Brescia Anticapitalista la “questione curda” (o meglio, il Confederalismo democratico applicato a partire dal Rojava) resta un punto fondamentale del nostro impegno politico. Anche perché la direzione politica di questo movimento (diversamente, purtroppo, dalla situazione palestinese ed ucraina) è saldamente orientata in senso progressista e democratico radicale. (FG)

  1. LUPI GRIGI? MOLTO MEGLIO QUELLI A QUATTRO ZAMPE

di Gianni Sartori

Il gesto irresponsabile di un calciatore turco riporta alla ribalta l’inquietante presenza in Europa dell’organizzazione razzista e fascista responsabile di crimini contro dissidenti e minoranze etnico-religiose

Nonostante la loro presenza non risulti gradita in Europa (la Francia li ha messi fuorilegge, in Austria il gesto del lupo può costare un’ammenda di 4mila euri) la presenza ingombrante dei “Lupi Grigi” si è ulteriormente manifestata ai primi di luglio in quel di Leipzig durante il Campionato Europeo. Quando il calciatore Merih Demiral ha creduto di poter festeggiare il gol appena segnato contro l’Austria ostentando il simbolo dell’estrema destra turca.

Al momento secondo molti osservatori la formazione ultranazionalista e razzista costituirebbe il “maggior movimento di estrema destra presente nel territorio della Germania”. Infatti si calcola che sul territorio tedesco siano oltre 12mila. 

Il sociologo di origine curda Kemal Bozay, ricordando che “il movimento ultranazionalista e violento dei Lupi Grigi esiste in Turchia ormai da più di 50 anni”, ha precisato che anche in Germania “opera per esasperare le tensioni tra persone di origine turca e curda in contrasto con i principi della dignità umana formulati dalla legislazione tedesca”. Confermando quanto si sospettava da tempo, ossia che “negli ultimi anni le loro attività in Germania sono andate intensificandosi”.

Anche grazie a numerose organizzazioni collegate, per così dire “di copertura sociale e umanitaria”.

Tra coloro che ne richiedono l’immediata illegalizzazione, la Confederazione delle Comunità Curde in Germania (KON-MED) e la Società per i Popoli Minacciati.

Alla loro petizione si è associato il partito della sinistra tedesca Die Linke sostengo che “se in Germania un calciatore può impunemente salutare da estremista di destra, questo dovrebbe rappresentare un segnale pericoloso per il governo”.

Per Cansu Özdemir, deputato curdo di Die Linke “ il razzismo è una componente organica e centrale dell’ideologia dei Lupi Grigi”. Inoltre molti dei suoi esponenti si sono resi “responsabili di uccisioni e tentativi di assassinio anche in Germania sia contro militanti curdi che della sinistra turca”. 

Per non parlare dei numerosi attacchi contro varie associazioni e delle intimidazioni nei confronti di dissidenti della politica di Erdogan.

Volendo risalire all’origine della presenza dei Lupi Grigi in Germania (e delle complicità istituzionali), va ricordato quanto recentemente denunciava (nel corso di un’intervista a ZDF) Nikolaus Brauns. Per lo storico e giornalista tedesco “l’organizzazione “Ülkücüler”, più conosciuta come “Bozkurtlar” (Lupi Grigi), aveva potuto insediarsi in Germania grazie ai servizi segreti tedeschi per contrastare il ruolo di avanguardia ricoperto dai lavoratori migranti turchi e curdi nel corso degli scioperi degli anni settanta”.

Rievocando in particolare gli incontri tra Franz Josef Strauß (1915-1988) e l’ex vice-Primo ministro turco Alparslan Türkeş. In una riunione del 1978 tra i rappresentati tedeschi e quelli turchi veniva programmata una collaborazione “contro il comunismo in Turchia e in Germania”.

In tali occasioni – stando alle dichiarazioni di Nikolaus Brauns – Franz Josef Strauß avrebbe fatto precise promesse a Alparslan Türkeş. Poi mantenute. Per esempio mettendo a disposizione, grazie alla disponibilità di consiglieri comunali della CDU (Christlich demokratische Union, partito democristiano gemello della CSU – Christlich-soziale Union – di Strauß) la sede per la fondazione della Federazione turca (una delle prime “vetrine politiche” legali dei Lupi Grigi) in Germania.

Tra gli episodi più recenti che avrebbe dovuto perlomeno inquietare l’opinione pubblica e le istituzioni tedesche, la vera propria “caccia all’uomo” (anzi, al bambino) lanciata dai Lupi Grigi su Telegram. Dopo che un ragazzino aveva osato strappare dalle loro mani una bandiera turca (esposta da una delle auto di un corteo a Sarrebruck) per protestare contro la reiterata ostentazione del simbolo dei Lupi Grigi da parte dei tifosi turchi. Con la pubblicazione di foto, indirizzo, numero di telefono, luoghi frequentati dal ragazzo…) e con l’esplicito invito a “punirlo”.

I fatti. Nel corso della partita tra Turchia e Georgia (fine giugno) i sostenitori della squadra turca, riuniti in varie città tedesche davanti ai maxi schermi, festeggiavano le imprese dei loro calciatori innalzando canti guerreschi ottomani che rivendicano lo sterminio di Greci,Armeni e Curdi e con il gesto, ormai tristemente noto, del lupo.

Per protesta molti giovani curdi si riunivano a loro volta e in tale contesto avveniva l’episodio citato di Sarrebruck.

Dopo di che i fascisti turchi avevano potuto organizzare impunemente la loro caccia al giovane responsabile di averne offeso l’orgoglio nazionalista.

Per tornare al simbolo dell’estrema destra turca ostentato dal calciatore dell’Al-Ahli (in passato aveva indossato anche le maglie di Sassuolo, Juventus e Atalanta) va ribadito che i Bozkurtlar (ufficialmente conosciuti come Ülkü Ocakları, Lupi Grigi), costituiscono di fatto l’ala paramilitare (o forse parastatale?) dell’AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi, Partito della giustizia e dello sviluppo) di Tayyip Erdoğan.

Nella loro ideologia, un micidiale concentrato di islamismo conservatore, antisemitismo, nazionalismo esasperato e turanismo panturco. Violenti, xenofobi e razzisti nei confronti delle altre componenti etniche (curdi, armeni, assiri, arabi, greci…) e religiose (ossia tutte quelle non sunnite). Oltre che – ca va sans dire – nei confronti dei militanti di sinistra, compresa quella turca.

Secondo alcuni studiosi si finanzierebbero con traffici illeciti (armi, droga, esseri umani…) ed estorsioni. Fornendo un sostegno sostanziale allo “Stato profondo” turco che ne utilizza i servigi per intimidire o eliminare fisicamente (operando come veri e propri squadroni della morte) dissidenti e oppositori non solamente in Turchia ma anche in Europa.

Tra i delitti di cui sono accusati, il massacro di PiazzaTaskim (dove nel 1977 vennero assassinati 34 militanti di sinistra) e quello di Maraş (l’uccisione nel 1978 di un centinaio di curdi aleviti).

Risalgono allo stesso anno l’assassinio a Beyazıt di sette studenti di sinistra e di altri sette militanti a Bahçelievler.

A Çorum nel 1980 i Lupi Grigi si resero responsabili della morte di 57 giovani aleviti mentre il 2 giugno 1993 a Silvas venivano bruciati vivi 35 intellettuali, ugualmente appartenenti all’alevismo (una corrente dell’islam di cui fa parte il 20% della popolazione turca) riuniti nell’hotel Madımak.

Il gesto di Demiral (corrisposto da molti tifosi turchi sugli spalti) cadeva proprio nel 31° anniversario di tale strage ed è stato inevitabile pensare a quando migliaia di persone lo avevano esibito davanti allo stabile in fiamme. Solo una coincidenza?

All’estero, oltre al tentativo di assassinare il papa nel 1981, si sono fatti riconoscere anche per aver distribuito copie del Mein Kampf in turco, per atti vandalici contro monumenti in memoria del genocidio armeno e soprattutto per aver attaccato i curdi anche recentemente (vedi nel marzo 2024 in Belgio, nei confronti di famiglie che rientravano dalle celebrazioni del Newroz). E non si esclude un loro ruolo nell’assassinio di tre femministe curde a Parigi nel gennaio 2013 o in quello di altri tre curdi (sempre a Parigi, nei pressi di un centro culturale curdo) nel dicembre 2022.

Probabilmente non avevano tutti i torti alcuni intellettuali curdi e armeni quando sostenevano che il gesto dei Lupi Grigi andrebbe equiparato al Sieg Heil!, recentemente riesumato anche dalla peggior gioventù nostrana (e su questo in Italia non possiamo dar lezioni a nessuno). Per cui si può affermare che i Lupi Grigi  non sono altro che la versione turca dei neonazisti.

Del resto il loro fondatore Alparslan Türkes (1917-1997, un dichiarato ammiratore di Hitler) lo aveva così descritto: “ il dito mignolo rappresenta i Turchi, l’indice l’Islam, l’anulare il mondo. Il punto dove lealtre dita si riuniscono è un timbro (un marchio ? Nda). Questo vuol dire che noi metteremo un timbro turco-islamico sul mondo intero”. 

Basta e avanza direi.

2. Comunicato stampa

La guerra della Turchia contro i curdi nel Nord Iraq

Mentre i pogrom contro i rifugiati siriani in Turchia e l’esibizione di saluti fascisti del lupo da parte del giocatore della nazionale turca Demiral e di migliaia di tifosi turchi durante i Campionati europei di calcio – sostenuti dall’esercito turco e dai suoi mercenari – hanno fatto notizia in tutto il mondo, l’occupazione della Turchia della regione del Kurdistan in Iraq continua costantemente.

Dal 15 giugno, la Turchia ha iniziato una nuova operazione militare di terra nella Regione del Kurdistan dell’Iraq (KRI). Da allora centinaia di veicoli blindati, carri armati e truppe turche sono stati dispiegati, istituendo posti di blocco, effettuando controlli sull’identità dei cittadini curdi e tentando di evacuare i villaggi nella regione del Kurdistan iracheno. A causa dei bombardamenti in corso sono scoppiati incendi in vaste aree.

L’invasione segue la visita del presidente Recep Tayyip Erdoğan a Baghdad ed Erbil nell’aprile 2024. Erdoğan ha ottenuto il via libera all’invasione, in cambio di lucrose concessioni su petrolio, infrastrutture e acqua date al governo federale iracheno e al KRG.

Negli ultimi giorni, l’afflusso di soldati e veicoli blindati nelle città di Duhok ed Erbil, in collaborazione con il Partito Democratico del Kurdistan (KDP), indica una significativa presenza militare in luoghi strategici. Questo aumenta il timore di un’occupazione strisciante e permanente della regione da parte della Turchia, che porterà a una guerra regionale a lungo termine, con conseguenze globali.

Le recenti azioni militari turche nel Kurdistan iracheno, comprese le operazioni di terra e l’istituzione di posti di blocco e basi militari, sono state monitorate da vicino dai Community Peacemaker Teams (CPT) con sede negli Stati Uniti. Le operazioni hanno provocato lo sfollamento di civili, la distruzione di terreni agricoli e il danneggiamento di infrastrutture civili, tra cui una scuola e un monastero cristiano.

Secondo il CPT, tra gennaio e luglio del 2024, la Turchia ha condotto 1076 attacchi nel Kurdistan iracheno. Dall’inizio della nuova campagna militare, solo 238 bombardamenti, principalmente nel governatorato di Duhok.

Il CPT è profondamente preoccupato per l’escalation delle operazioni militari turche nel Kurdistan iracheno e per l’impatto sui civili. L’organizzazione mette in guardia da un potenziale sfollamento di massa se le operazioni dovessero persistere.

Venerdì sono scoppiati intensi scontri tra la guerriglia del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e le Forze Armate turche (Türk Silahli Kuvvetleri -TSK) nel distretto di Amedi, a Duhok nella Regione del Kurdistan in Iraq (KRI), come riportato dall’agenzia indipendente curda Peregraf. Le forze turche hanno condotto attacchi aerei sul villaggio di Guherzê, causando danni significativi a numerose case e veicoli, secondo Roj News.

Nel frattempo, Vedant Patel, portavoce del Dipartimento di Stato americano, ha indirettamente segnalato l’approvazione degli Stati Uniti per l’occupazione turca di parti del KRI.

Mucaşeh Tamimi, un osservatore politico che ha parlato con Roj News, ha sottolineato la vulnerabilità della difesa irachena contro gli assalti della Turchia, ha evidenziato l’influenza della Turchia sull’approvvigionamento idrico dell’Iraq, che causa siccità, e ha discusso l’impatto economico dei prodotti turchi in Iraq, minando gli sforzi di controllo delle frontiere.

Una dichiarazione dell’Unione delle comunità del Kurdistan e un portavoce dell’Unione patriottica del Kurdistan suggeriscono che la Turchia ha arruolato combattenti di Al Nusra e di altri gruppi jihadisti per sostenere le sue operazioni.

Il dispiegamento dell’esercito turco nel Kurdistan meridionale continua, con recenti invii ad Amadiya nella notte di sabato. Gli abitanti della regione hanno espresso il loro disagio per i continui attacchi e hanno criticato la mancanza di risposte da parte dei partiti politici e del governo.

In conclusione, il Congresso nazionale del Kurdistan esorta la comunità internazionale ad affrontare l’aggressione della Turchia contro i curdi e il suo disprezzo per il diritto internazionale e la sovranità della Regione del Kurdistan e dell’Iraq. La mancanza di risposta da parte dei media e delle istituzioni globali alle azioni militari e alle violazioni dei diritti umani della Turchia è preoccupante.

È fondamentale un intervento immediato da parte del governo iracheno, degli Stati Uniti, dell’UE, delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa per fermare l’escalation di violenza.

Per ulteriori informazioni e supporto per la copertura dal campo, contattateci:

press@knk-kurdistan.com

Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK)

08.07.2024

3. La guerra “dimenticata” della Turchia contro i curdi nel Nord Iraq

di Gianni Sartori

Dai comunicati delle organizzazioni curde traspare tutta la preoccupazione per la sorte del popolo curdo nel Nord dell’Iraq (Bashur, Kurdistan del Sud) e a Shengal. Sotto il tallone di ferro dell’invasione turca con la partecipe collaborazione del PDK

L’8 luglio con un comunicato stampa il Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK) ha nuovamente puntato l’indice contro il generalizzato silenzio stampa che avvolge la guerra e l’occupazione militare condotte dall’esercito turco nella Regione del Kurdistan dell’Iraq (KRI).

Per i curdi, il Bashur o Kurdistan del Sud.

Il 15 giugno scorso iniziava una nuova offensiva di Ankara in KRI mobilitando centinaia di blindati, carri armati e soldati. Installando basi militari, posti di blocco, controlli sulla popolazione curda e forzando gli abitanti di molti villaggi ad abbandonare le loro case. A causa dei bombardamenti scoppiavano centinaia di incendi con le autorità locali che sostanzialmente rifiutavano di intervenire per domarli.

Propedeutica a questa ennesima operazione militare nel Nord dell’Iraq, la visita in aprile di Recep Tayyip Erdoğan a Baghdad ed Erbil. Nel corso della quale evidentemente il presidente turco aveva ottenuto il via libera sia dal governo federale che dal KRG.

In cambio, si presume, di ulteriori concessioni in materia petrolifera, infrastrutture e acqua.

Da qualche giorno risulta essere aumentato ulteriormente l’afflusso di truppe e di veicolo blindati soprattutto verso le città – strategicamente rilevanti – di Duhok ed Erbil. Con la collaborazione – stando alla denuncia del KNK – del Partito Democratico del Kurdistan (il KPD che governa la regione autonoma). Il timore è che l’occupazione, passo dopo passo, possa diventare permanente e che la prosecuzione di azioni militari – una vera e propria escalation – produca danni irreversibili.

Oltre al prevedibile sfollamento di massa, anche un futuro conflitto regionale.

Nel totale disprezzo non solo dei diritti umani, ma anche del diritto internazionale.

Monitorate dai Community Peacemaker Teams (CPT, con sede negli USA) le operazioni militari turche avrebbero provocato “lo sfollamento di civili, la distruzione di terreni agricoli e il danneggiamento di infrastrutture civili, tra cui una scuola e un monastero cristiano”.

Stando a quanto riporta il CPT, nel 2024, tra gennaio e luglio, la Turchia ha condotto 1076 attacchi nel Kurdistan iracheno.

Sempre dal comunicato del KNK si apprende che anche negli ultimi giorni (il 5 luglio) si sono svolti combattimenti tra i guerriglieri del PKK e l’esercito turco (Türk Silahli Kuvvetleri -TSK). Soprattutto nel distretto di Amedi, a Duhok.

Attaccato con l’aviazione anche il villaggio di Guherzê, causando danni significativi.

Da non sottovalutare poi il fondato sospetto che Vedant Patel, portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, abbia – se pur indirettamente – manifestato l’approvazione (o comunque l tacita accettazione) degli USA per l’occupazione turca del KRI.

Per l’osservatore politico Mucaşeh Tamimi (intervistato da Roj News) l’Iraq sarebbe sostanzialmente impotente di fronte alle operazioni coloniali della Turchia. Sia nel controllo della frontiera, sia – soprattutto – in quanto ricattabile da Ankara in materia di rifornimento idrico.

A rendere ancora più fosco il quadro, le denunce da parte dell’Unione Patriottica del Kurdistan (UPK) e dall’Unione delle Comunità del Kurdistan secondo cui la Turchia avrebbe arruolato miliziani di Al Nusra e di altri gruppi jihadisti per combattere nel Nord dell’Iraq.

In un altro comunicato, quello del Congresso delle Società Democratiche del Kurdistan in Europa (KCDK-E), viene lanciato un appello al popolo curdo per “mobilitarsi con manifestazioni di protesta contro gli attacchi e l’invasione dello Stato genocida turco contro il Kurdistan del Sud, Shengal e le zone della guerriglia”.

E prosegue affermando che “l’alleanza fascista AKP-MHP, non avendo ottenuto risultati con i suoi tentativi di annichilire totalmente il popolo curdo, insiste nel continuare la guerra per distruggerne tutte le conquiste”.

Inoltre: “lo Stato genocida turco sta portando la guerra ad un nuovo livello grazie al contributo delle forze collaborazioniste nella regione (in riferimento al PDK di Barzani nda)”.

Anche per KCDK-E sarebbe evidente “l’intenzione di Ankara di occupare definitivamente sia il Bashur (Kurdistan del Sud nda) che Shengal “. Su cui incombe – sempre secondo KCDK-E – il rischio di subire operazioni di pulizia etnica.

Tanto che ormai al popolo curdo vengono offerte soltanto due possibilità: “l’assimilazione o il genocidio”.

Gianni Sartori


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