Redazione Ansa
MILANO – Luglio 01, 2024 – News
L’Italia, con il suo Comando Nato a Reazione Rapida (Nrdc-Ita) e multinazionale con sede operativa a Solbiate Olona (Varese), è da oggi il quartier generale della nuova forza di reazione della Nato, ovvero l’Arf, Allied Reaction Force. Si tratta di un ampliamento dell’assetto operativo di intervento dell’Alleanza, nato da una decisione politica in seno al summit Nato di Vilinius 2023, con l’obiettivo per l’Alleanza di aumentare la propria capacità di deterrenza e difesa, prevenzione e gestione della crisi, sicurezza cooperativa.
Il nuovo assetto operativo vedrà crescere il numero di soldati, che arriveranno a 300 mila unità, oltre a mezzi e tecnologie, cambiamento resosi necessario a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Il nuovo comando si avvarrà della ‘1st Uk division’, dello ‘Spanish Special Operations Command’, delle ‘Naval Striking and Support Forces Nato, del Comando Italiano delle Forze Marittime, del Nato Space Center e del Nato Cyber Operation Centre.
L’entrata in vigore del nuovo assetto operativo Arf è stato celebrato oggi all’interno della base Nato di Solbiate Olona, con la partecipazione della massima autorità militare in Europa, generale Christopher G. Cavoli, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (in rappresentanza del capo di Stato maggiore della Difesa), generale di corpo d’armata Carmine Masiello.
Durante la cerimonia il comandante della base Nato, generale di corpo d’armata Lorenzo D’Addario, ha assunto ufficialmente il comando dell’Arf. Sull’operatività del comando Nato sono stati svolti studi accademici e addestramenti specifici, tra cui la ‘Steadfast Deterrence 24’, nel maggio scorso in Norvegia.
Ulteriori esercitazioni sono già state programmate per i prossimi due anni.
“È completato il processo di costruzione della nuova capacità di difesa, collegata a quanto accaduto in Ucraina degli ultimi due anni – ha detto il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello – è stata scelta l’Italia come quartiere generale schierabile in aree di crisi”. “La creazione di questa forza – ha dichiarato il generale Cavoli – rappresenta uno dei maggiori passi in avanti del viaggio che la Nato ha intrapreso per difendere ogni singolo centimetro del territorio dell’Alleanza. (ANSA).
Sulla seconda decisione del governo Meloni, riprendiamo quanto scrive il quotidiano tedesco Handelsblatt di pochi giorni fa (in genere molto ben informato): l’Italia sta per ordinare (se già non lo ha fatto) 550 carri armati Panther e Lynx dalla Rheinmetall per un valore complessivo di 20 miliardi di euro mentre, in contemporanea, Rheinmetall e Leonardo siglano “un accordo strategico per lo sviluppo della nuova generazione di sistemi di difesa terrestre”. Difesa? L’amministratore delegato di Rheinmetall è un po’ più esplicito: “Leonardo e Rheinmetall uniscono le forze per realizzare progetti ambiziosi. Insieme vogliamo stabilire nuovi standard e aprire le porte a una nuova generazione di veicoli da combattimento all’avanguardia in e per l’Europa. Così facendo ci rivolgiamo al mercato italiano e ad altri paesi partner che hanno bisogno di modernizzazione nel campo dei sistemi di combattimento“. Stiamo parlando, insomma, di preparazione di guerre su larga scala. Si dirà: ma lo stanziamento di 23 miliardi per l’acquisto di carri armati era già stato autorizzato dal Parlamento a cavallo tra il governo Draghi e il governo Meloni. Vero. Ma nel frattempo era finito nel nulla l’accordo per la loro costruzione con il consorzio franco-tedesco Knds. A questa impasse, ha rimediato il governo con questo nuovo accordo che prevede l’incremento del costo unitario di un carro armato da 28 a 36 milioni di euro – montagne di profitti nei forzieri di Leonardo le cui azioni sono letteralmente esplose nell’ultimo anno (+111%).
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