di Flavio Guidi

Mai come in quest’occasione i giornalisti (pennivendoli o meno) raccontano favole (temute da alcuni, amate da altri). Il cosiddetto trionfo del Labour (412 seggi su 650) è spacciato come la conferma che il moderato e “centrista” Starmer ha avuto successo dove “l’estremista” Corbyn aveva perso. Le cose sono un pochino diverse. Anzi, per certi versi sono quasi l’opposto. Con Corbyn il partito laburista aveva ottenuto 13 milioni di voti (la cifra più alta della storia britannica) e il 40% (nel 2017). Anche nel 2019, seppur logorato dalla guerra fattagli dall’establishment laburista e dalla burocrazia sindacale (oltre che, ovviamente, dalla destra e dai media mainstream), aveva portato a casa 10,3 milioni di voti. Oggi Starmer vince a mani basse, con 9,7 milioni di voti, solo grazie all’ascesa dell’estrema destra xenofoba di Farage (Reform Party) che ha praticamente spaccato in due l’elettorato reazionario. E in un sistema profondamente antidemocratico come quello britannico (uguale a quello USA), creato a uso e consumo del partito conservatore, l’effetto boomerang era assicurato. In ogni circoscrizione viene eletto SOLO il candidato che ottiene più voti. I voti del secondo, del terzo, ecc. vengono buttati nell’immondizia. Per cui, se, paradossalmente un partito col 20 o il 25% dei voti fosse primo in tutti i collegi, otterebbe il 100% dei seggi, pur rappresentando un quarto o un quinto dei votanti. Oggi il Labour, con un terzo dei voti, ottiene i due terzi dei seggi, scippando la vittoria alla destra (che probabilmente avrebbe vinto se non si fosse divisa tra Tories e Reform Party). C’è un solo elemento, positivo, di verità nei commenti che parlano di “svolta a sinistra”: la sinistra avanza (di 260 mila voti, più 5 punti grazie al calo dei votanti) grazie all’avanzata delle forze a sinistra dei laburisti. I Verdi, con un programma ben più progressista di quello di Starmer, più che raddoppiano in voti e quasi triplicano in percentuale (pur ottenendo solo 4 seggi, 3 in più di 5 anni fa). E anche gli altri partiti (e i candidati indipendenti a sinistra dei laburisti), ad eccezione del SNP, avanzano o hanno discrete performance. Se 5 anni fa i voti a sinistra del Labour (ma allora c’era Corbyn, per cui non ha molto senso questa definizione) erano 2 milioni e mezzo (8% circa), oggi sono 3,3 milioni (quasi il 12%). E bisogna tener conto che anche partiti di “centro”, come i Liberaldemocratici, che hanno tenuto (aumentando però di molto i seggi – da 8 a 71, il che la dice lunga sul sistema elettorale “medievale” della perfida Albione-), hanno spesso scavalcato a sinistra il moderatissimo Starmer durante la campagna elettorale. Seppur non possiamo che essere felici per il crollo dei Conservatori (il peggior risultato della loro storia più che secolare, in termini di seggi), il campanello d’allarme per l’aumento dell’estrema destra di Farage (che sestuplica i voti e la percentuale, pur ottenendo solo 4 seggi) non può che preoccuparci. A noi interessa vedere cosa pensa la gente (almeno quella che va a votare), più che contare le poltrone che verranno occupate dai vari notabili di una “sinistra” all’acqua di rose. E c’è una destra che ha perso (eccome!), tra la gente, per fortuna. Ma ce n’è un’altra, minacciosa, che gode, purtroppo, di un’ottima salute.

Ecco la tabella

partitoVoti 24% 24Voti 19% 19Diff. 24/19
Laburisti971233,81026932,2-557
Verdi19406,88362,61104
SNP7092,512423,9-533
Sinn Fein2110,71820,629
Workers Party2100,700210
Plaid Cymru1950,71530,542
SDLP870,31190,3-32
SINISTRA*1306445,51280140,1263
Conservatori681423,71396643,6-7152
Estrema destra409214,36782,13414
altri di destra2670,93501,2-83
DESTRA1117338,91499446,9-3821
LibDem350012,2369611,6-196
Altri di centro1170,41340,4-17
CENTRO361712,6383012,0-213
*Andrebbero aggiunti i voti ottenuti da piccolissimi partiti e dai 4 candidati indipendenti (a sinistra del Labour) eletti, difficilmente conteggiabili per mancanza dei dati in termini di voti.

Flavio Guidi


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