di Flavio Guidi

Dopo la tabella pubblicata ieri sulle legislative francesi (e il confronto con le legislative e le presidenziali del ’22) pubblichiamo una tabella riguardante quasi tutti i paesi dell’UE (quelli con oltre 4 milioni di abitanti) in cui confrontiamo i dati alle europee degli ultimi 25 anni. Il primo problema che ci si pone è la definizione di “estrema” destra: solo sono i partiti e gruppi che si richiamano espressamente al nazifascismo? In tal caso non dovremmo nemmeno occuparci, almeno dal punto di vista elettorale, del problema, visto che in quasi tutti i paesi o sono assenti o hanno percentuali da prefisso telefonico. Dobbiamo aggiungere a questi gruppuscoli anche i partiti (come Fratelli d’Italia o il Rassemblement National) che, pur avendo più o meno rinunciato al richiamo aperto al fascismo, hanno radici ben conosciute nei movimenti neofascisti del secondo dopoguerra? Ovviamente sì. E per quanto riguarda partiti come il PiS polacco, Fidesz ungherese, la Lega di Salvini, che fare? A mio avviso è corretto considerarli d’estrema destra, anche se non fascisti o post-fascisti, sia per motivi di schieramento al Parlamento Europeo, sia per le posizioni politiche e culturali, che li fanno schierare quasi sempre accanto ai (post) fascisti (e a volte superarli a destra, com’è accaduto più d’una volta ai leghisti). Ovviamente il problema non è di facile soluzione, e presenta molte contraddizioni. Per restare solo nel caso italiano, è giusto considerare d’estrema destra la Lega pre salviniana, quelli di Bossi che urlava “Mai più con i nipotini del Duce”? Personalmente l’avrei esclusa, ma ciò avrebbe reso impossibile il confronto numerico dell’estrema destra italiana pre 2014 con quella successiva. Ho considerato quindi estrema destra, per riassumere, tutte le formazioni politiche a destra del PPE, che di solito sono nel gruppo parlamentare ECR, o ID, o non iscritte a nessun gruppo. E ci troviamo partiti apertamente neofascisti (pochi), partiti ultrareazionari a base confessionale (come il PiS o Konfederacija polacchi), partiti “laici” che si caratterizzano soprattutto per un’accesa islamofobia che fa l’occhiolino ai valori liberal-democratici (come gli olandesi del Partito per la Libertà e, in parte, anche il Rassemblement National della Le Pen). Insomma, una bella macedonia, che io ho un po’ arbitrariamente inserito nello stesso calderone. Per cui, prendete queste tabelle con le dovute cautele. Sono puramente indicative. Un secondo problema riguarda il fatto che solo 15 dei 20 paesi considerati hanno partecipato a tutte le elezioni del PE dal ’99 in poi, in quanto i paesi dell’Europa centro-orientale (a partire dai due paesi in cui l’estrema destra è più forte, Ungheria e Polonia) vi hanno aderito successivamente. Questo rende ancor più complicato il raffronto venticinquennale. Un ulteriore problema è il mancato raffronto con altri tipi di elezione (come fatto per le francesi ieri), che avrebbe reso più affidabile la riflessione. Per esempio, sempre per restare in Italia, seguire l’evoluzione dal MSI-DN ad Alleanza Nazionale e a FdI diventa complicato (anche per “l’immersione” di AN nel cosiddetto “Popolo delle Libertà ad egemonia berlusconiana tra il 2009 e il 2013). Last but not least, stiamo parlando di elezioni a cui partecipa, quando va bene, circa la metà degli aventi diritto (e tra il 1999 e il 2014 meno della metà). Bisogna risalire al 1994 per trovare percentuali simili a quelle del 2024 (cioè superiori al 50%). Vale, come al solito, il paragone con lo “specchio deformato” (e di molto) dei reali rapporti di forza.

TABELLA A (2014/2024)

partitovoti eur. 24% eur. 24Voti 19% 19Voti 14% 14
Estrema destra ungherese235451,5193855,8120652,0
Estrema destra polacca581249,4686351,3313242,9
Estrema destra italiana892537,81112641,626959,8
Estrema destra francese913436,9543424,0485425,6
Estrema destra austriaca89425,465017,257020,2
Estrema destra rumena195021,7720,81512,7
Estrema destra olandese126520,580514,666714,0
Estrema destra cèca55718,862026,121414,1
Estrema destra greca74518,570112,475613,2
Estrema destra croata12516,618817,6687,4
Estrema destra tedesca636516,0413011,325898,7
Estrema destra slovacca23015,619519,85610,0
Estrema destra bulgara30014,928013,91406,3
Estrema destra belga103414,792512,95047,5
Estrema destra spagnola248814,214056,32901,9
Estrema destra danese33713,829710,860626,6
Estrema destra svedese57013,665615,83599,7
Estrema destra portoghese44911,4672,0501,6
Estrema destra finlandese1568,525614,022412,9
Estrema destra irlandese774,2110,6241,5
TOTALE437673661919155

TABELLA B (1999-2009)

partitoVoti 09% 09Voti 04% 04Voti 99%99
Estrema destra ungherese163356,4155050,4npnp
Estrema destra polacca216229,4186129,3npnp
Estrema destra italiana420013,7603618,6508316,4
Estrema destra francese11806,9174410,115849,0
Estrema destra austriaca49517,31586,365623,4
Estrema destra rumena4198,74619,0npnp
Estrema destra olandese77317,01372,9230,7
Estrema destra cèca1536,5602,6npnp
Estrema destra greca3937,72784,5771,2
Estrema destra croata465,6npnpnpnp
Estrema destra tedesca5412,18273,26382,4
Estrema destra slovacca465,6142,0npnp
Estrema destra bulgara33112,828614,9npnp
Estrema destra belga103214,7113916,670610,6
Estrema destra spagnola700,5260,1450,2
Estrema destra danese35815,31518,01296,5
Estrema destra svedese1053,3361,490,3
Estrema destra portoghese280,8230,7160,5
Estrema destra finlandese1639,8120,7100,8
Estrema destra irlandese1005,40000
TOTALE1422814799

Balza subito agli occhi il fatto che la svolta a destra non è avvenuta un mese fa, ma almeno cinque anni fa. I circa 20 milioni di elettori europei che hanno votato per le variegate forze politiche ultrareazionarie e razziste (intorno al 10/12% dei votanti) sono raddoppiati in un decennio, e rappresentano, ormai da cinque anni, circa un quinto dell’elettorato europeo. Se poi il raffronto si fa con il primo decennio del secolo, il dato è ancora più allarmante: coloro che hanno scelto la destra estrema sono triplicati in un ventennio. Dato allarmante, certo, ma che va analizzato in modo differenziato, a seconda dei paesi. Abbiamo paesi con un’estrema destra consolidata da decenni, come l’Ungheria, la Polonia, la Francia, l’Italia, l’Austria, il Belgio. E tra questi c’è chi ha visto un’estrema destra già maggioritaria perdere qualche colpo negli ultimi anni (come in Polonia e Ungheria), chi invece l’ha vista più o meno in continua crescita, pur senza arrivare ad essere maggioritaria (la Francia), chi l’ha vista “risorgere” ora, tornando ai livelli di 25 anni fa dopo aver attraversato periodi di crisi (Austria e Belgio) e chi, come l’Italia, ha visto interrompersi la crescita (pur non potendo parlare, purtroppo, di “crollo”) proprio in queste ultime elezioni (grazie al crollo, quello sì vero, della Lega). Abbiamo dal lato opposto un paese, come la Germania, cuore d’Europa, che storicamente (dopo il 1945) ha sempre avuto un’estrema destra irrilevante, che ha visto nell’ultimo decennio, soprattutto grazie all’AfD, una crescita sostanziale (più che raddoppiati i voti in un decennio) che, pur non arrivando ai livelli percentuali del gruppo di paesi succitati, pone dei problemi seri alla sinistra e al movimento operaio tedesco. Apparentemente simili al caso tedesco, anche paesi come la Spagna, il Portogallo, in parte la Grecia, dove l’estrema destra era praticamente assente (elettoralmente), come nella penisola iberica, o comunque debolissima (Grecia), hanno visto una crescita significativa proprio nell’ultimo decennio (in Spagna e Portogallo negli ultimi cinque anni!). Per questi tre paesi credo si possa parlare di una “emersione” di un fenomeno non nuovo, ma nascosto: le forze d’estrema destra esistevano ovviamente anche prima, ma, per le note vicende storiche, preferivano camuffarsi all’interno dei partiti della destra “moderata” (il PP in Spagna, il PSD-CDS in Portogallo, ND in Grecia), fino allo “sdoganamento” favorito dal vento reazionario dell’ultimo decennio. Restano comunque piuttosto minoritarie e, come in Portogallo, dove Chega ha perso oltre la metà dei voti in soli tre mesi, non consolidate. Poi ci sono i paesi scandinavi, compresa la Norvegia, che però non è nell’UE, che avevano un’estrema destra debole (Danimarca) o debolissima (Svezia, Finlandia) fino a 20 anni fa, che avevano visto un relativo boom delle forze xenofobe tra il 2009 e il 2019, ridimensionare più o meno pesantemente i relativi “successi” dei razzisti locali (in Danimarca addirittura dimezzati in 10 anni). Mentre l’altro paese nordico (l’Irlanda) continua a godere del privilegio di un’estrema destra debolissima, gli altri paesi dell’ex “blocco orientale”, che, dopo il crollo dei regimi post-stalinisti, avevano per qualche anno votato (alle locali, visto che non erano nell’UE) spesso per le forze eredi dei partiti stalinisti (di solito ribattezzati socialisti o socialdemocratici), hanno ormai da tempo consolidato un regime parlamentare (votato da pochissimi, visto che gli astenuti arrivano ai 2/3 o addirittura ai 3/4 del corpo elettorale) egemonizzato dalle forze di destra o di estrema destra. Gli stessi partiti in tutto o in parte eredi dei regimi precedenti, pur usando l’etichetta “socialdemocratica” sono talvolta (basti pensare al recente caso slovacco) ben più in sintonia con la cultura politica della destra (e a volte dell’estrema destra) che con quella socialdemocratica (per non parlare di quella comunista). Questo rende piuttosto arduo fare dei raffronti in paesi come Romania (con una estrema destra “ufficiale” che va a zig zag sulle montagne russe), Bulgaria, Slovacchia, mentre è un po’ più agevole in paesi in cui la tradizione del movimento operaio e socialista ha radici più profonde (Repubblica Céca, Croazia, Slovenia). In definitiva, se possiamo condividere in parte i titoloni dei giornali mainstream sulla svolta a destra, dobbiamo constatare che non tutto è oro quel che luccica (o, per meglio dire, “non tutto è fogna ciò che puzza”). Il pericolo “bruno” (o “nero” per noi italiani, visto che il nero negli altri paesi è un colore legato all’estrema sinistra) esiste, ovviamente. E non solo, purtroppo, nelle urne. Anche se queste urne a volte hanno già deluso i reazionari dei vari paesi (e in parte lo hanno fatto anche il 9 giugno). E sappiamo che è soprattutto fuori dalle cabine elettorali, nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri, nelle piazze che il fascismo (et similia) si schiaccia.

Flavio Guidi


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