di Flavio Guidi
“Vola la Le Pen“, “Vittoria dell’estrema destra in Francia“, “In testa l’estrema destra“, ecc. Questi alcuni dei titoli che, stanotte, dopo gli exit poll, andavano per la maggiore sulle testate dei media mainstream. Stamattina, di fronte ai risultati reali, c’è stato un certo ridimensionamento, ma la sensazione di un’estrema destra col vento in poppa, in Francia come nel resto del mondo, rimane. Ma è proprio così vero? Noi, che alle chiacchiere giornalistiche preferiamo i dati numerici crudi, ci affidiamo a questi ultimi. Di sotto una tabella con i voti delle legislative di ieri, delle legislative di due anni fa e delle ultime presidenziali (sempre del 2022, primo turno). Domani pubblicheremo una tabella dei dati raccolti dall’estrema destra alle europee, dal 1999 al 2024, in una ventina di paesi europei. Ecco la tabella
| partito | Voti 24 | % 24 | voti leg. 22 | % leg. 22 | Diff. 24/22 | Presid. 22 | % presid. | Diff/24/22 |
| RN | 9377 | 29,3 | 4249 | 18,7 | 5128 | 8139 | 23,2 | 1238 |
| Altri estrema destra | 1551 | 4,8 | 972 | 4,3 | 579 | 2480 | 7,1 | -929 |
| TOTALE ESTREMA DESTRA | 10928 | 34,1 | 5221 | 23,0 | 5707 | 10619 | 30,3 | 309 |
| NFP (NUPES + NPA) | 8975 | 28,0 | 5837 | 25,7 | 3138 | 11028 | 31,4 | -2053 |
| Altri sinistra | 914 | 2,8 | 1107 | 4,9 | -193 | 167 | 0,6 | 747 |
| TOTALE SINISTRA | 9889 | 30,8 | 6944 | 30,6 | 2945 | 11195 | 32,0 | -1306 |
| Macronisti | 6425 | 20,0 | 5858 | 25,8 | 567 | 9783 | 27,9 | -3358 |
| LR (gollisti) | 2105 | 6,6 | 2371 | 10,4 | -266 | 1679 | 4,8 | 426 |
| Altri centro-destra | 644 | 2,0 | 1262 | 5,5 | -618 | 1826 | 8,0 | -1182 |
| TOTALE CENTRO-DESTRA | 9174 | 28,6 | 9491 | 41,7 | -317 | 13288 | 40,7 | -4114 |
Come si vede, è innegabile il consolidamento (si può parlare anche di una leggera avanzata in termini percentuali) dell’estrema destra, negli ultimi due anni: se alle presidenziali del ’22 (notoriamente più partecipate delle legislative) i 10,6 milioni di voti equivalevano a poco più del 30% dei voti validi, i quasi 11 milioni di oggi (300 mila voti in più) equivalgono al 34% degli elettori. Non credo che queste cifre autorizzino a parlare di “sfondamento” o “volo”. Un terzo dei francesi che votano si identificano con l’estrema destra (anche se il RN della Le Pen si è fatto un buon maquillage rispetto al FN fascista del padre, un po’ come la Meloni rispetto ad Almirante), un po’ più che due anni fa. Certo, se guardiamo i dati delle legislative di due anni fa, notiamo un raddoppio netto di voti (e l’11% in più percentualmente), che è in gran parte dovuto all’aumento della partecipazione che ha favorito anche la sinistra.
Quest’ultima, in gran parte riunita nel Nuovo Fronte Popolare (che è la riedizione della coalizione NUPES del ’22 più il NPA di Poitou – il quale andrà al ballottaggio a Carcassonne con il candidato del RN), perde oltre un milione di voti (e l’1,2%) rispetto alle presidenziali di due anni fa (dove sarebbe arrivata, se fosse stata unita, al ballottaggio contro Macron al posto della Le Pen, il che avrebbe probabilmente cambiato il corso degli avvenimenti in Francia degli ultimi due anni), anche se guadagna 3 milioni di voti rispetto alle legislative del ’22. In definitiva la sinistra, con tutte le sue sfumature, rappresenta meno di un terzo dei francesi “votanti”, ben lontana degli anni ’70, ’80 e ’90, quando superava il 50%.
E l’altro terzo? I centristi di Macron, i gollisti doc (non quelli che han già fatto il salto sul carro della presunta vincitrice), i partitini e partitucoli che ambiscono a dividersi l’eredità di De Gaulle, di Chirac, di Giscard d’Estaing? Questa “destra” più o meno civilizzata (che in Italia chiameremmo centro-destra, metà liberale, metà democristiana) è la vera perdente di queste elezioni. La relativa avanzata dell’estrema destra, infatti, è avvenuta a sue spese. Oltre 4 milioni di voti persi rispetto alle presidenziali di due anni fa (e 12 punti percentuali in meno), e oltre 300 mila in meno persino rispetto alle legislative del ’22 (quando votò la metà degli aventi diritto (-13%). Insomma, se la sinistra è (forse?) tornata ad essere “competitiva” elettoralmente è grazie al crollo dell’improbabile “centro”, i cui elettori si stanno sempre più spostando verso l’estrema destra, non certo ad un ritorno di fiamma della sua capacità di attrazione politica. Un fenomeno che in Italia conosciamo bene, se pensiamo che i neofascisti locali mantennero, fino al crollo della DC nel 1992-94, percentuali intorno al 5 o 6% per tutta la prima Repubblica (con l’eccezione dell’8,7% raccolto nel 1972), salvo arrivare a due cifre (ed ora tra il 25 e il 30%) dopo che molti ex elettori democristiani ebbero deciso che il contenitore anticomunista con lo scudo crociato era ormai passato di moda, iniziando quello “spostamento a destra” (o vogliamo pensare ad un’uscita alla luce del sole, tipo Gustavo Selva?) che li ha portati via via da Forza Italia alla Lega, ed oggi approdare ai lidi meloniani. D’altra parte, tra un’imitazione e l’originale, chi non sceglierebbe l’originale? E se in Francia è difficile che vogliano tirar fuori Petain dal museo delle cere, qui da noi c’è sempre chi ha nostalgia del “Crapù” di Predappio.
Flavio Guidi
[continua]
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