Veniamo ora al paese più importante dell’ex “blocco sovietico”, la Polonia. Un paese dove la “sinistra” (compresa quella più “mollacciona”, socialdemocratica fuori tempo massimo) non arriva nemmeno al 10% dell’elettorato. Elettorato da sempre poco interessato alle elezioni europee (anzi, alle elezioni in genere, con qualche eccezione, come lo scorso anno). E non certo per una tradizione “astensionista rivoluzionaria”, ma per una spoliticizzazione qualunquista che, in tutti i paesi dell’Europa orientale è la caratteristica dominante. D’altra parte l’Europa orientale, compresa Russia, Ucraina, Bielorussia, paesi baltici, è da sempre il “ventre molle” del continente, non certo culla del movimento operaio e socialista (come storicamente è l’Europa occidentale). In queste zone di atavico latifondismo e di contadini arretrati (con l’eccezione della Repubblica Céca e di alcune grandi città come Budapest o Varsavia) anche l’industrializzazione post 1945 e il “socialismo reale” da caserma importato dalle armate sovietiche non hanno scalfito il conservatorismo di fondo. Nonostante le rivolte operaie del ’56 o del ’70 (e neppure la stagione di Solidarnosc) le caratteristiche profonde, di lungo periodo, sono riemerse prepotentemente dopo il 1989. Nessuno stupore quindi se, persino partiti e movimenti pallidamente liberali e laici, sembrano “progressisti”, inducendomi ad escluderli dalla “destra” (quasi sempre estrema, pur non sempre fascista o fascistizzante) ed ad usare l’impropria categoria di “centro”. Ecco i dati numerici.
| partito | Voti ‘24 | %24 | Voti 23 | %23 | Diff. 24/23 | Voti 19 | %19 | diff. 24/19 |
| Coalizione civica | 4359 | 37,1 | 6629 | 30,7 | -2270 | 4437 | 32,5 | -78 |
| Destra Unita (PiS) | 4253 | 36,2 | 7641 | 35,4 | -3388 | 6193 | 45,4 | -1940 |
| Confederazione | 1420 | 12,1 | 1547 | 7,2 | -127 | 621 | 4,6 | 799 |
| Terza Via | 813 | 6,9 | 3111 | 14,4 | -2298 | 827 | 6,1 | -14 |
| Lewica (Sinistra) | 741 | 6,3 | 1859 | 8,6 | -1118 | 812 | 6,0 | -71 |
| BS (estrema destra) | 108 | 0,9 | 401 | 1,9 | -293 | 80 | 0,6 | 28 |
| Altri di destra | 58 | 0,4 | 380 | 1,7 | -322 | 503 | 3,7 | -445 |
| Destra | 5839 | 49,7 | 9968 | 46,3 | -4129 | 7397 | 55,4 | -1558 |
| Centro | 5172 | 44 | 9740 | 45,1 | -4568 | 5264 | 38,6 | -92 |
| Sinistra | 741 | 6,3 | 1859 | 8,6 | -1118 | 812 | 6 | -71 |
In questo quadro difficile per definizione, la destra conferma la sua egemonia (schiacciante nelle campagne e nei piccoli centri, come ovunque nel mondo), ma perde un certo numero di voti non solo rispetto alle legislative dello scorso anno (dove però i votanti erano stati quasi il doppio) ma persino rispetto alle europee di 5 anni fa (dove il numero di partecipanti era stato solo un po’ più elevato), e perde la maggioranza assoluta. Ciò è dovuto soprattutto all’arretramento del partito clericale reazionario (il PiS, che ha governato fino all’anno scorso), mentre le altre formazioni di estrema destra aumentano i loro consensi, concentrati soprattutto nel fascistizzante Confederazione, che assorbe gran parte dei partitini fascisti di cui pullula la Polonia. Va molto meglio ai “centristi” liberal-democristiani di Piattaforma Civica e della Terza Via, che, dopo aver vinto le politiche dell’anno scorso, pur perdendo ancora più voti della destra (oltre 4,5 milioni di voti), confermano i dati del ’19, incrementando di oltre 5 punti la percentuale di 5 anni fa e “tenendo” (in percentuale) anche rispetto al ’23. La coalizione di sinistra, socialdemocratici eredi del POUP, il partito che ha governato la Polonia stalinista tra il 1945 e il 1989, più movimenti e partitini più “a sinistra”radicali”, si conferma come sostanzialmente marginale tra gli elettori polacchi, perdendo oltre un milione dei già relativamente già scarsi voti ottenuti l’anno scorso e “tenendo” solo rispetto al brutto risultato del 2019. Un quadro desolante, che ricorda un po’ la situazione italiana, ma in peggio, e nel quale le speranze “progressiste” sembrano affidate ai liberali, come nel XIX secolo.
Vittorio Sergi
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