Riprendiamo, dal sito dei compagni di CONTROVENTO, questo resoconto dettagliato dell’incontro internazionalista dello scorso luglio, di cui avevamo parlato in due articoli del settembre scorso.
Un primo passo internazionalista. Sulla conferenza di Milano dello scorso 15 e 16 luglio
A.M.R ControVento
La guerra in Ucraina è improvvisamente scoppiata con l’invasione russa del 24 febbraio 2022, pochi giorni
dopo la nascita di questo collettivo politico. Questo cambio di passo è stato sorprendente per tutti. Non solo noi, ma la sinistra classista e internazionalista è stata presa in contropiede da una precipitazione così profonda della competizione inter-imperialista, nonostante le innumerevoli analisi sulla Grande Crisi e le sue conseguenze. Ne sono risultate stravolte le dinamiche politiche e sociali post-pandemiche, con le prospettive di una nuova recessione che avrebbe ulteriormente logorato l’attuale gestione capitalistica della crisi e di una ripresa della conflittualità sociale per il salario, come in qualche modo avvenuto nei mesi scorsi in Francia sulle pensioni. L’impatto della guerra sull’economia mondiale e la vita quotidiana ha infatti rilanciato le divisioni, la confusione e gli sbandamenti della classe lavoratrice. Nonostante la progressiva escalation (il massacro al fronte; l’impiego di armamenti sempre più sofisticati; la distruzione di Nord-Stream; l’allargamento dei bombardamenti alla Russia; i possibili incidenti nucleari o l’innesco, anche accidentale, di scontri diretti tra Nato e Russia), anzi forse proprio per l’incertezza e la paura di un progressivo allargamento bellico, il movimento contro la guerra è stato limitato, intermittente e scom-posto, con rivendicazioni confuse di pacifismi inermi, nazionalismi isolazionisti e opposti campismi [più o meno con l’elmetto]. Questa frammentazione si è rispecchiata nella moltiplicazione delle posizioni nel campo rivoluzionario. Si è, cioè, sentita l’assenza di un punto di riferimento classista, rivoluzionario e internazionalista capace di comporre prospettive diverse e sviluppare una proiezione di massa. Anzi, si è misurata la difficoltà anche solo nell’orientare la larga avanguardia, in questo paese socialmente isolata ma composta da decine di migliaia di attivisti, attraversati e travolti dalla molteplicità degli atteggiamenti sul conflitto. Avevamo già notato un simile disorientamento nella guerra civile siriana e
sul Rojava. Lo scompaginamento attuale, però, è più significativo, perché le divisioni non sono solo e tanto su uno co conflitto, ma pesano su tutta la nuova stagione. La guerra in Ucraina, infatti, segna uno spartiacque, con lo sviluppo di una nuova fase di imperialismo di attrito [vedi Lo scontro tra imperialismi nel conflitto tra Russia e Ucraina anno uno, nei due scorsi numeri di ControVento]: ancora non si deter-mina uno scontro aperto tra i principali poli imperialisti [USA, UE, Cina], ma si definiscono aree di influen-za, si tessono alleanze militari, si militarizzano e nazionalizzano le proprie economie e società.
Proprio in questa stagione, allora, diventa importante che la sinistra internazionalista e rivoluzionaria si strutturi, ridefinisca e riorganizzi il proprio campo, cercando di evitare le barbarie future e in ogni caso
preparandosi ad affrontarle. In questo contesto, un gruppo di sei organizzazioni (Lotta Comunista, ControCorrente, noi, il PCL, Sinistra Anticapitalista e Rivoluzione Comunista) ha organizzato a metà luglio una conferenza internazionale e internazionalista a Milano. La proposta è nata da una prima idea di ControCorrente, assunta quindi da Lotta Comunista [LC], che ha coinvolto le altre organizzazioni e dato forma nello scorso autunno ad un appello e un comitato promotore. Anche se spesso poco visibile, LC è l’organizzazione di gran lunga più ampia e strutturata della sinistra rivoluzionaria italiana. Nel quadro del rattrappimento della sinistra, probabilmente una delle principali tout-court, anche se concentrata nelle aree metropolitane del nord. Le sue strategie, posizioni e prassi sono diverse, per certi versi distanti, da quelle di ControVento: basti pensare all’analisi sulla lunga prevalenza di una fase controrivoluzionaria dominata dai contrapposti capitalismi USA e URSS; la propensione allo preparazione e alla propaganda, rinunciando di fatto ad una quotidiana azione politica nei conflitti sociali, tantomeno con una prospettiva transitoria; la rigidità organizzativa e l’assenza di una politica di fronte unico; la tendenza nell’azione sindacale a focalizzarsi sulla lotta economica, rinunciando a costruire posizioni alternative (che ci ha
portato in CGIL a sostenere documenti contrapposti). LC, però, forse proprio in virtù della sua attenzione al quadro internazionale dei rapporti di classe, ci è sembrata tra i pochi soggetti capace di cogliere il cambio di fase. Così, se l’ordine capitalista [per usare le sue parole] viene oggi eroso dalla crisi generale e dalla contrapposizione imperialista, si ipotizzano due possibili vie: una fase di instabile convivenza com-petitiva, con scontri economici e conflitti limitati che si possono progressivamente alzare di intensità senza ancora precipitare in un conflitto dispiegato; una più diretta precipitazione delle contraddizioni, con una possibile terza guerra mondiale in tempi ancora indeterminati ma non lunghi. In questi nuovi scenari, cioè, LC ci sembra tra le poche realtà che riconoscono l’esigenza di cambiare passo, segnando così il fatto nuovo della sua apertura ad un percorso di confronto e collaborazione con altre organizzazioni. Lotta Comunista ha così portato il comitato promotore a delineare un incontro con un perimetro relativamente ampio e un formato particolare. L’appello a partecipare, infatti, ha proposto una Conferenza sulla crisi dell’ordine imperialistico mondiale e la risposta del proletariato, in cui sono state chiamate a confrontarsi organizzazioni che abbiano al cuore della loro azione politica l’opposizione allo Stato, al dominio borghe-se e l’unificazione dei lavoratori di tutti i paesi, con un esplicito riferimento alle impostazioni trotzkiste, bordighiste, anarchiche e della cosiddetta sinistra comunista [antistalinista]. L’incontro è stato preparato da un testo scritto plurale, in cui ognuno dei partecipanti ha potuto articolare il proprio punto di vista in inglese in 10mila battute, distribuito ai partecipanti un mese prima. La Conferenza si è tenuta al Circolo Operaio di Niguarda [grazie allo sforzo di LC che ha curato sala, logistica e traduzione simultanea in 5 lingue] ed è stata costruita come uno spazio di confronto aperto, senza relazione e senza conclusioni, sostanzialmente basata su due giri di interventi di 15 minuti ciascuno, con un ordine estratto a sorte seguito al contrario il secondo giorno. Noi, in realtà, avremmo preferito una Conferenza diversa, foca-lizzata sulla guerra in Ucraina, per tessere un circuito internazionalista disfattista, contro un conflitto dominato dallo scontro inter-imperialista. Un incontro, cioè, che potesse rappresentare una tappa per costruire un punto di riferimento internazionale, quanto mai necessario di fronte alle frammentazioni della classe lavoratrice, le confusioni del movimento per la pace, le divisioni del campo rivoluzionario. La Conferenza è stata altro. Noi comunque riteniamo che questa esigenza non sia venuta meno e ci augu-riamo che qualcuno, con dimensioni e ruoli più rilevanti di noi, la riprenda e la porti avanti. Questa conferenza è stata altro, ma è stata utile. Proprio il dibattito avvenuto ce ne ha convinto, per due motivi:
in primo luogo, perché ha avuto la capacità di mettere a fuoco i nodi dell’attuale cambio di fase, metten-do in prospettiva divergenze e convergenze; in secondo luogo, perché ha costruito uno spazio in grado di raccogliere diverse soggettività rivoluzionarie, strutturando percorsi di confronto, differenze e intrecci, che sono importanti in una fase fluida e cruciale come quella dell’imperialismo di attrito.
Alla Conferenza, infatti, sono state presenti 24 soggetti. Oltre i promotori, hanno partecipato strutture internazionali come il Committee for a Workers’International [CWI], la Fracción Trotskista por la Cuarta In-
ternacional [FT-CI], la Unidad Internacional Trabajadores-Cuarta Internacional [UIT-CI], la Liga Interna-cional Socialista [LIS], la Corrente internazionale Socialismo o Barbarie, Internationalist Standpoint; le più piccole realtà del Corep e delle Leghe della IV e la V internazionale, ed anche organizzazioni nazionali come le italiane Federazione Anarchica Italiana, Alternativa Libertaria, l’Organizzazione Socialista Internazionalista [CORQI] e Occhio di Classe, la RSO tedesca, il Novij Prometei russo e una frazione della JRCL giapponese, il Partito Obrero argentino e il Nouveau Parti Anticapitaliste francese [NPA, la parte sinistra che ha mantenuto in vita il partito dopo lo scorso V congresso].
Un ventaglio ampio, in cui comunque sono spiccate alcune assenze: la Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria italiana (che ha ritenuto troppo eterogeneo il perimetro), l’International Marxist Tendency [SCR in Italia], Lotte Ouvriere [l’UCI francese], la LIT-CI [PdAC] e il Segretariato Unificato QI in quanto tale (al di là della presenza di Sinistra Anticapitalista), che hanno declinato subito o nel tempo l’invito.
Gli elementi di differenza, in alcuni momenti anche di franco e vivace dibattito, sono emersi in particolare nella seconda giornata, di fatto dedicata alle risposte e alle interlocuzioni con gli altri soggetti.
Come era prevedibile, infatti, le posizioni di merito e di metodo sono state molto diverse. I punti di confronto sono stati so stanzialmente tre: l’Ucraina, la Cina e il livello di organizzazione di classe. Sulla guerra in Ucraina, si è praticamente dipanato l’intero ventaglio delle possibili posizioni. Diversi soggetti (dal PCL alla UIT, dalla Lega per la V alla LIS), pur riconoscendo lo sfondo imperialista del conflitto, hanno sottolineato l’importanza del diritto di resistenza delle nazionalità oppresse e hanno interpretato come tale l’Ucraina, ritenendo quindi sbagliato ogni disfattismo bilaterale (anche se ognuno ha articolato specifiche declinazioni sull’invio di armi, le sanzioni, l’analisi delle contraddizioni inter-imperialiste).
NPA e SA hanno invece presentato posizioni più sfumate e contradditorie, probabilmente frutto di una discussione non risolta nelle loro file. Altri soggetti [noi ovviamente, ma anche LC, ControCorrente, Occhiodiclasse, il PO, Internationalist Standpoint, la FT, RC, OSI, gli anarchici], pur da analisi e prospettive diverse, hanno invece rimarcato la valenza inter-imperialista del conflitto e la conseguente posizione
bilateralmente disfattista. LC ha generalizzato la riflessione, sostenendo che nell’attuale epoca dominata da un’organizzazione mondiale del modo di produzione capitalista e da una dispiegata competizione
imperialista, ogni dinamica nazionale da una parte ne viene sussunta, dall’altra non può esprimere che una valenza regressiva per la lotta di classe. Infine, una piccola organizzazione spartachista [la Lega per il
IV] ha argomentato [?], completamente isolata, il proprio sostegno alla Russia in quanto ancora uno stato operaio [??] che deve esser intransigentemente difeso. Sulla Cina si è potuto notare un ventaglio di posi-zioni altrettanto ampio. C’è chi vede nel paese ancora il predominio di rapporti di produzione socializzati e quindi la necessità di una loro difesa internazionalista [gli spartacisti o l’OSI). Il PO vede ancora in corso in Cina processi transitori, con una direzione oramai veicolo di una restaurazione capitalista (evidentemen
te ancora in corso), nonostante sembri comportarsi come altre potenze capitaliste e quindi imposti relazioni semicoloniali con altri paesi. C’è poi chi la considera tout court una grande potenza che sta
agendo come le altre, senza approfondire l’analisi della sua struttura (da FT a SA, dall’Internationalist Standpoint al NPA). C’è infine chi pensa che la Cina abbia non solo conosciuto una piena transizione ca-
pitalista, ma stia oggi sviluppando vere e proprie politiche imperialiste (noi, ControCorrente, LC, PCL, ecc).
Sull’organizzazione della classe il confronto è stato meno diretto, però in realtà la questione ha attraver-sato quasi tutti gli interventi. In particolare, i soggetti di impostazione bordighista, anarchica e morenista hanno sottolineato una dinamica crescente ed insorgente della lotta di classe, rimarcando cioè le possibi-lità rivoluzionarie della fase. Le debolezze del fattore soggettivo, infatti, sono di fatto imputate al partito: dal punto di vista comunista rivoluzionario per il peso delle componenti riformiste, gli errori di quelle centriste o pseudo-rivoluzionarie (rare le critiche sulle proprie incapacità); dal punto di vista anarchico per le responsabilità della dimensione politica tout-court, che confina la libera espressione autorganizzata della classe. Nelle organizzazioni trotzkiste il discorso è spesso declinato come crisi della direzione rivoluzionaria (vedi l’incipit de L’agonia del capitalismo e i compiti della IV Internazionale, meglio noto come Programma di transizione, 1938), con un diffuso richiamo al moltiplicarsi delle lotte di classe nell’ul-
timo decennio [le fascine nella prateria] più che sull’analisi concreta della situazione concreta in relazione a composizione, coscienza e lotta di classe. In questo quadro, la considerazione dei processi di disorga-nizzazione della classe è praticamente inesistente. Ovviamente, al capo opposto, Lotta Comunista ha rimarcato la sua lettura storica sulla forza della controrivoluzionenei tempi moderni.
Nei nostri interventi abbiamo esplicitamente segnalato le nostre preferenze per un diverso impianto della Conferenza, ma anche la valutazione positiva sul suo concreto sviluppo che abbiamo prima richiamato, focalizzandoci quindi sui tre temi di confronto.
Sull’Ucraina, abbiamo sottolineato i diversi conflitti sottesi alla guerra, come in ogni guerra (riconoscendo quindi i diversi e intrecciati movimenti per l’autodeterminazione dell’Ucraina e del Donbass, oltre che l’attrazione verso le diverse sfere di influenza Ue e Russa), ma abbiamo rimarcato come proprio il quadro della Grande Crisi e del progressivo tessersi di blocchi di riferimento abbia reso dominante nel conflitto lo scontro tra i diversi imperialismi (la volontà di potenza russa ed il molteplice imperialismo europeo, alle loro spalle USA e Cina, senza la cui profondità economica e militare non ci sarebbe stata l’invasione). Si è quindi sottolineato il passaggio qualitativo tra il Donbass del 2014 e l’invasione russa del 2022. Il con-fronto militare tra Russia e NATO (seppur indiretto, tramite il suo fondamentale sostegno all’Ucraina) ha
segnato uno spartiacque nelle relazioni mondiali, che ha determinato una nuova autonomia dei paesi non atlantici (disallineamento sulle sanzioni) e l’apertura di una fase di imperialismo di attrito.
Sulla Cina, proprio a partire dal ruolo che ha assunto nella guerra e nei conseguenti riassetti [accordo Sauditi/Teheran e poi allargamento BRICS], si è sottolineato la sua piena maturazione capitalista: lo sviluppo prorompente degli ultimi decenni ha reso l’estrazione di plusvalore la relazione sociale domi-nante anche nella Repubblica Popolare, con lo sviluppo di capitali privati e accumulazione di capitale anche nelle aziende pubbliche. In questo passaggio ci si è soffermati sulla particolarità di una transizione (da stato operaio deformato a paese a tardo capitalismo) avvenuta in piena continuità di regime
(diversamente dall’URSS), sottolineando il ruolo che in questo passaggio ha avuto lo sviluppo ineguale e combinato: la gerarchia internazionale di capitale e lavoro ha portato in Cina i capitali atlantici con lo sviluppo denghista e quindi ha successivamente enfatizzato il ruolo dello Stato come attore capitalista difensivo in grado di costruire competitori nazionali, regolatore tra le diverse frazioni di capitale e con-trollore della classe lavoratrice (similmente al regime guglielmino nella Germania di Bismarck). In questo quadro il PCC ha svolto e svolge una funzione bonapartista, inalterata da un modo di produzione all’altro pur essendosi modificati classe e sistema sociale di riferimento.
Infine, si è sottolineato come nell’ultimo decennio, dopo la Grande crisi, si sia sviluppato una strategia di accumulazione centrata sugli investimenti, la finanziarizzazione e quindi l’esportazione di capitali (Vie della seta, accordi commerciali del Pacifico, espansione in Africa e Sudamerica): la Cina, cioè, sta sviluppando una politica imperialista non per reazione alle politiche USA o per la volontà di potenza delle sue classi dirigenti, ma per la spinta della sua struttura capitalista.
Infine, si è sottolineato come ci si debba porre il compito di ricostruire una soggettività rivoluzionaria scompaginata nel corso di questa nuova stagione dell’imperialismo d’attrito. Non siamo, cioè, nel 1938, dove la precipitazione a breve della guerra mondiale aveva costretto a precipitare anche la costruzione dell’Internazionale. Questo percorso non è facile. La debolezza soggettiva, oggi, è infatti fondata su una profonda disorganizzazione di classe, a partire dalle differenze continentali nella sua composizione e co-
scienza. Non siamo, cioè, nel 1938 anche perché quello era il momento in cui la situazione politica mon-diale era caratterizzata innanzitutto dalla crisi storica della direzione del proletariato, di fronte a grandi blocchi di classe organizzati di matrice stalinista e socialdemocratica: oggi invece siamo in una situazione politica mondiale caratterizzata innanzitutto dalla scomposizione e dal generale arretramento della classe
lavoratrice. Una situazione che vede anche la crescita di una destra reazionaria, capace di penetrare nelle classi subalterne, non come reazione ad una minaccia rivoluzionaria, ma come fattore di nazionalizzazione e militarizzazione sociale, sospinta dal precipitare delle contrapposizioni imperialiste. In questo quadro,
allora, si è sottolineato come sia importante riprendere dall’esperienza consiliare la consapevolezza del ruolo dell’autorganizzazione di massa: l’importanza, cioè, per ogni soggettività rivoluzionaria di rapportar-si all’’insieme della classe e di conquistarvi l’egemonia proprio attraverso forme di organizzazione e autorganizzazione. Si è, quindi ed infine, evidenziato come il confronto della conferenza possa aprire un percorso interessante, che riapre fluidità e consapevolezze nell’insieme dell’avanguardia, e per questo sia
utile proseguirlo.
Come abbiamo già detto, non sono state previste conclusioni dell’incontro. Il PO ha proposto una dichiarazione di solidarietà sugli arrestati del Jujuy (una provincia Argentina in cui ci sono state lotte e repressioni rilevanti), sottoscritta praticamente da tutti. La Conferenza si è però chiusa con due decisioni, ciascuna sottoscritta da quasi tutti i partecipanti: la conferma dell’appello iniziale, a cui si aggiunge la proposta di rivedersi nel prossimo anno, dando quindi continuità a questo spazio di confronto. Il dibattito
avvenuto rende probabile (ma non certo) che il tema del prossimo incontro sarà quello del rapporto tra attuale dinamica del sistema capitalista, imperialismo e ruolo delle questioni nazionali. In secondo luogo, è stata decisa la pubblicazione dei contributi preparatori della conferenza, dando quindi una prima rilevanza pubblica all’incontro.
Nel complesso, un primo passo di confronto internazionale che, proprio per il suo formato particolare, può accompagnare una fase fluida di scomposizione e ricomposizione del campo rivoluzionario, nel quadro dell’imperialismo di attrito e della progressiva precipitazione delle contraddizioni inter-imperialistiche. Un primo passo positivo, che per consolidarsi dovrebbe proprio esser capace di sviluppare apertamente una discussione pubblica sui temi di confronto affrontati, nelle organizzazioni coinvolte e più ampiamente nel quadro della larga avanguardia politica sociale. Nel nostro piccolo e con le nostre limitate forze, proveremo a contribuire a questo percorso nei prossimi mesi.
Scopri di più da Brescia Anticapitalista
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.