Stamattina, alla base militare atomica di Ghedi, alcuni sciagurati “insegnanti”, con altrettanto sciagurati genitori, hanno accompagnato, in visita “didattica”, dei poveri bambini delle elementari (e pure qualcuno delle medie), per ammirare quelle macchine di morte colà stivate. L’operazione di propaganda bellica, chiamata con involontario umorismo nero “Diamo le ali ai sogni”, non ha avuto, per fortuna, molte adesioni: una decina di autobus in tutto. A contrastare la vergognosa iniziativa c’erano un paio di centinaia di attivisti anti-guerra, che hanno avuto qualche battibecco con alcuni “genitori con l’elmetto”. Ci si chiede che tipo di genitori siano quelli che “sognano” per i loro innocenti pargoli un futuro, nel migliore dei casi, da “balilla”, e nel peggiore, da carne da cannone (o da drone, come va di moda ultimamente). Invitiamo i suddetti genitori (che presumibilmente, vista la giovanissima età dei loro sfortunati figli, saranno in età tutto sommato arruolabile), vista l’ammirazione dimostrata per i caccia-bombardieri, a presentarsi come volontari nelle molteplici guerre che stanno funestando il pianeta (e che si avvicinano sempre più pericolsamente ai loro “focolari”). Accompagnati, se possibile, da quegli “insegnanti” mononeuronali attirati dallo sventolìo delle patrie bandiere. I prevedibili effetti saranno sempre meno funesti della nefasta influenza dei suddetti personaggi sui piccoli a loro incautamente affidati da una società sempre più affetta da Alzheimer storico-politico.

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