Chi si ricorda dei 10 milioni di manifestanti che riempirono le piazze di tutto il mondo nel febbraio 2003 per fermare la guerra di Bush junior e compagnia (Blair in primis) contro l’Iraq? Fu il momento di massima mobilitazione (la stampa parlò, se non vado errato, della “terza potenza mondiale”) di quello strano “fronte unico”, creato nel 2001 a Porto Alegre sull’onda delle manifestazioni di massa iniziate a Seattle alla fine del secolo scorso, proseguite un po’ ovunque (qui da noi coi 300 mila di Genova, nel luglio 2001, quando venne assassinato dalle “forze dell’ordine” Carlo Giuliani). Un “fronte” di partiti politici (in Italia il più importante era sicuramente il PRC, guidato allora dal futuro Presidente della Camera, Bertinotti), movimenti sociali (come il MST brasiliano), ONG progressiste, collettivi, singoli individui che, per un paio d’anni, turbò i sonni dei famigerati G8 (i G7 di oggi più la Russia di Putin, allora alleata ai 7 paesi imperialisti “occidentali”). Poi iniziò una lenta decadenza, con qualche relativa ripresa (come nel 2009 a Bélem, in Brasile, con 90 mila partecipanti, o nel 2011 a Dakar e nel 2012 a Tunisi, sull’onda delle cosiddette “primavere arabe”). Nell’ultimo decennio il FSM, seppur ufficialmente non scomparso, era ridotto al lumicino. Fino all’edizione dello scorso febbraio, a Katmandu (Nepal), che ha visto una certa ripresa dell’interesse, con 18 mila partecipanti “iscritti” provenienti da oltre 90 paesi. Il fatto che la stragrande maggioranza dei partecipanti venisse dai paesi asiatici (in particolare Nepal e India) costituisce un limite, ovviamente, ma resta il fatto che, dopo oltre un decennio di scarsissima affluenza, si è assistito finalmente ad un’inversione di tendenza. Le preoccupazioni per la crescita dell’estrema destra un po’ ovunque nel mondo e per la corsa verso l’abisso della guerra sono state al centro dei dibattitti (a cui hanno partecipato circa 50 mila persone, ben al di là degli “iscritti” ufficiali). L’allarme generato sembra poter ridare una dinamica positiva a questa specie di “fronte unico antifascista” mondiale. Tra le proposte uscite c’è quella, rivolta in particolare al PSOL e al PT brasiliano e alla sinistra argentina, di organizzare un incontro internazionale fra un mese (entro fine maggio) nella città che vide nascere il FSM 23 anni fa, cioè Porto Alegre (nel sud del Brasile, vicino a Argentina e Uruguay) che veda innanzitutto la presenza di partiti, sindacati, movimenti sociali, ecc. del Cono Sud del continente latino-americano, in vista del rilancio globale del FSM, l’anno prossimo, a San Paolo del Brasile, per fermare guerra ed estrema destra globale.
Enrico Ognissanti
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