III – [continuazione della seconda parte, pubblicata il 12 febbraio]
Il 28 maggio 1974 segna uno spartiacque non solo per la sinistra extraparlamentare, ma, ovviamente, per l’intera società bresciana. La bomba fascista (e “di Stato” per l’estrema sinistra) che uccide 8 antifascisti e ne ferisce oltre un centinaio porta Brescia sulle prime pagine di giornali, TV e radio. E tutti i media locali, a partire dai due quotidiani, vi dedicano edizioni straordinarie e pagine e pagine di cronaca e riflessione politica. In molti di questi articoli ci sono riferimenti più o meno ampi alla sinistra extraparlamentare, a cui appartenevano Giulietta Banzi e Luigi Pinto (entrambi di Avanguardia Operaia), due delle vittime. Nessuno dei giornali però parla della militanza in AO (e nemmeno, più genericamente, nell’estrema sinistra) dei due caduti, almeno fino alla morte di Luigi Pinto, avvenuta il 1° giugno, quando, per la prima volta, si parla della loro adesione a questa organizzazione (14). La Verità del 7 giugno si limita a dire che Giulietta e Luigi erano “comunisti” (senza specificare se del PCI o della sinistra extraparlamentare). A dire il vero anche per gli altri sei si mette in risalto la sola militanza sindacale, evitando di sottolinearne, nella maggior parte dei casi, l’appartenenza al PCI. Questo “silenzio” sarà causa di un certo risentimento da parte di Avanguardia Operaia, “indignata” per i continui accostamenti della Banzi al marito, l’assessore della sinistra democristiana Luigi Bazoli. Secondo AO (che tappezzerà la città di manifesti con il volto prima di Giulietta e poi, dopo la sua morte, anche di Luigi Pinto) la “stampa borghese e revisionista” cerca surrettiziamente di far passare Giulietta per una democristiana, in nome dell’unità “dell’arco costituzionale”, cancellandone la scelta rivoluzionaria. Comunque sia, di Avanguardia Operaia i giornali ne parlano, sia tramite le foto delle manifestazioni, sia per la “spedizione punitiva” antifascista del giorno dei funerali (15). In generale in tutti gli articoli, che si scagliano ovviamente contro il fascismo (anche il GdB per un po’ di tempo accantona gli “opposti estremismi” e riscopre una veemenza antifascista sconosciuta), sul “problema” della presenza della sinistra extraparlamentare, riconosciuta come importante e “aggressiva” (16), prevale l’atteggiamento un po’ contraddittorio di riprovazione (per gli slogan, i fischi, le azioni “militanti”, i “tentativi di strumentalizzare” il dolore, ecc.) e comprensione (la “rabbia”, la giovane età, l’inesperienza, ecc.). Magari per il GdB e la VdP è un po’ più accentuata la prima, mentre Bsoggi (e in modo più sfumato, la Verità) appare un po’ più “comprensivo”, ma colpisce, al di là delle sfumature, la lettura pressoché unanime: la strage è fascista (e, soprattutto Bsoggi e La Verità, si parla anche di eventuali complicità in apparati dello Stato e “anche fuori d’Italia”), l’obiettivo è “attaccare le istituzioni democratiche”; la risposta deve essere il classico “non accettare le provocazioni”. Quindi calma, compostezza, nessun tentativo di risposta “aggressiva” verso MSI e neofascismo in genere (e tanto meno verso DC e apparati dello Stato, ritenuti complici dei fascisti dagli “extra”), unità antifascista dei partiti “costituzionali” (cioè tutti quelli presenti in parlamento meno il MSI-DN). Qua e là traspare (soprattutto su Bsoggi e La Verità) che oggetto dell’aggressione fascista possa essere (anche) il “movimento dei lavoratori”, visto però quasi sempre in termini sostanzialmente “istituzionali”, tramite i gruppi dirigenti di CGIL-CISL-UIL. E passa quasi inosservato l’acceso dibattito che, tra il 28 e il 31 maggio (e anche oltre) attraversa le assemblee nelle fabbriche occupate (e nelle scuole superiori, università, quartieri). La stessa contestazione di massa dei leader democristiani (a partire dal presidente della Repubblica, Leone) il giorno dei funerali (non limitata ai comunque molto numerosi militanti della sinistra extraparlamentare) viene sostanzialmente taciuta dal GdB e dagli altri giornali, con la parziale eccezione di Bsoggi (17).
Della manifestazione organizzata da PCI (m-l) e MS il pomeriggio dell’1° giugno parlano entrambi i quotidiani (tutti e due forniscono la cifra di un migliaio di manifestanti), sottolineando la componente giovanile e femminile e gli slogan antifascisti e antigovernativi.
Dalla lettera di Silvana Balletti (dirigente del Manifesto) a Bsoggi del 4 giugno, apprendiamo della contestazione alla messa cattolica inscenata dalle autorità (politiche e religiose), “che i sei compagni morti non avrebbero potuto avallare”, a cui moltissimi avrebbero risposto intonando L’Internazionale. Nella stessa rubrica viene ospitata una lettera firmata da AO, LC e Radicali in cui si sottolineano le responsabilità degli apparati dello Stato, chiedendo le dimissioni di Taviani, Arcai e Mastronardi (18). Il giorno successivo Bsoggi riporta un documento del Comitato Antifascista di Tartaglia ed Abba chiaramente influenzato dall’estrema sinistra (MSI fuorilegge, epurazione dello Stato, attacco alla DC, ecc.).
La Voce del Popolo del 7 giugno se la prende con le Comunità di Base per aver criticato il discorso del vescovo di Brescia, reo di non aver usato l’aggettivo “fascista” per definire la strage (aveva usato il concetto di “spirito di Caino”) e somministra ai lettori il più classico dei discorsi tipici della gerarchia cattolica, sulla necessità di respingere ogni tipo di violenza, di evitare le “strumentalizzazioni politiche e di classe”, ecc. Interessante notare l’accostamento di “applausi e fischi”, riconoscendo, tra le righe, la massiccia adesione a questa forma di dissenso (19).
Una discreta copertura ottiene il comizio in Piazza Loggia di Adriano Sofri, leader di LC, dell’8 giugno, cui, secondo il GdB, hanno partecipato circa mille persone (20). E pure l’iniziativa politico-musicale organizzata il 14 giugno al Teatro Sociale dalla Cooperativa Popolare di Cultura, con l’ex partigiano Nuto Revelli. Il 22 giugno i due quotidiani pubblicano due articoli che riguardano più o meno l’oggetto del nostro interesse: il GdB pubblica un documento delle ACLI provinciali in cui si chiede la messa fuorilegge del MSI-DN (rivendicata dal grosso dell’estrema sinistra), dimostrando che, nonostante la “svolta” relativamente moderata dell’ultimo anno, l’influenza della corrente dell’ex presidente Beppe Anni non sia ancora spenta del tutto. Bsoggi invece parla del comizio-spettacolo di Dario Fo in Piazza Rovetta, organizzato dal Circolo “La Comune” (21).
Le manifestazioni per il trigesimo della strage sono seguite dai due quotidiani (e annunciate già il giorno prima). Entrambi privilegiano l’aspetto “istituzionale”, anche se qua e là fa capolino l’estrema sinistra, come nella foto di Piazza Loggia apparsa su Bsoggi (dove si vede, tra gli altri, un enorme striscione di Avanguardia Operaia) o nell’articolo del GdB in cui si parla del “rumoreggiare” di molti e degli “slogan comunisti” contro MSI e DC (22). Sorprendentemente, è il settimanale diocesano che dà più spazio alla sinistra extraparlamentare, descrivendo una specie di dialogo a distanza tra “i giovani di Avanguardia Operaia” e Arrigo Boldrini (23). La Verità, invece, nell’articolo dedicato al trigesimo, esalta la presenza della bandiere DC, che, nonostante qualche “scintilla”, sono, secondo l’organo del PCI, il segnale di un “riannodarsi dell’unità antifascista” rotta nel 1947 (24).
Solo Bsoggi si occupa invece dei congressi bresciani del Manifesto e del Partito di Unità Proletaria, tenuti nella sede di rua Sovera del Circolo La Comune, con due articoli in cui si sintetizza il dibattito che dovrebbe portare all’unificazione dei due partiti. Sottolineata la presenza di esponenti della CGIL e della CISL, oltre che di AO e dei “cattolici del dissenso” (25).
Molto interessante l’intera pagina sul Movimento Studentesco (il primo di una serie di approfondimenti sui vari gruppi della sinistra extraparlamentare) apparso, sempre su Bsoggi, il 5 luglio, in cui si parla della genesi del MS a partire dal 1968 (con numerosi riferimenti alla Statale di Milano), e la sua trasformazione in organizzazione politica basata sul “marxismo-leninismo-pensiero di Mao” a partire dalla fine del 1972 (il quotidiano fornisce anche una data di nascita, il 31 ottobre di quell’anno). Un secondo e un terzo articolo si occupano del radicamento del MS (e dei vari Comitati di Lotta e Vigilanza Antifascista dei quartieri bresciani). Non dà cifre precise, parlando dei “quadri fissi”, aiutati da “una folta schiera di simpatizzanti”, oltre alle “migliaia di studenti e giovani lavoratori in grado di essere mobilitati”. Il MS, oltre che in città, avrebbe sedi in Val Camonica, a Verolanuova, a Palazzolo, a Vobarno, a Salò e a Desenzano. La sede centrale è quella di Vicolo del Moro, n. 5. In definitiva un paginone che sembra essere stato ispirato proprio dal militanti del MS, che situa il nuovo quotidiano bresciano sul fronte opposto (anche solo per lo spazio dedicato alla “nuova” sinistra) rispetto al conservatore GdB (26).
Lo sciopero generale del 10 luglio e, soprattutto, l’assemblea generale dei delegati tenutasi nel pomeriggio all’EIB trovano eco sui due quotidiani, che danno conto della forte opposizione alle scelte, ritenute troppo moderate, dei gruppi dirigenti di CGIL-CISL-UIL. Un’opposizione che sarebbe riduttivo ritenere animata dalla sola sinistra extraparlamentare, ma che comunque vede nei militanti sindacali di quest’ultima (soprattutto di LC e del Manifesto) il nucleo “duro” di una sinistra sindacale d’opposizione (27). D’altra parte lo stesso silenzio de La Verità su quest’assemblea “ribelle” (nonostante il fatto che un certo numero di interventi critici provenissero da militanti del PCI) la dice lunga sulla provenienza di gran parte degli oppositori alla linea delle direzioni sindacali.
Una settimana dopo il paginone sul MS, Bsoggi pubblica la “seconda puntata” della sua inchiesta sui gruppi extraparlamentari a Brescia: questa volta si tratta del Manifesto (28). Anche in questo caso la parte del leone ce l’ha la storia nazionale del gruppo (con foto di Rossanda e Castellina), ancor più che nel caso del MS (anche perché, mentre Brescia è uno dei punti di forza del gruppo fondato da Mario Capanna, non lo è di certo per quelli del Manifesto). Comunque, pur senza fornire cifre (l’unica cifra è quella dei 15 militanti del Direttivo provinciale), si parla, in un breve riquadro riassuntivo, del radicamento nella nostra provincia. Veniamo così a sapere che il gruppo di Magri e Rossanda ha sedi in città (in via Tosio, 1H), a Gardone VT (via Zanardelli) e a Nave (via del Pozzo), oltre che in Val Camonica (con sede a Darfo). Si parla inoltre di una quinta sede (della Bassa Bresciana), senza fornire ulteriori informazioni, e di “nuclei in altri paesi”. L’articolista dà un quadro del Manifesto in cui viene sottolineata una certa “raffinatezza culturale e teorica” e la capacità di dialogare sia con altri gruppi della “sinistra rivoluzionaria” (a cominciare dal PdUP, con cui è in corso l’unificazione anche a livello bresciano), sia con la sinistra tradizionale (PCI e PSI), per creare un’alternativa di sinistra in tempi brevi.
Il “processo popolare contro gli assassini fascisti e i loro mandanti”, organizzato dal “Comitato nazionale per la libertà di opinione” in Piazza Loggia sabato 13 luglio ottiene una grande attenzione da parte di Bsoggi (che ne aveva annunciato lo svolgimento già in un articolo di tre giorni prima), ma, in misura ridotta, anche da parte del GdB e della Voce del Popolo. Per questi ultimi si è trattato di un’iniziativa della “sinistra extraparlamentare” (anche se si cita solo il Circolo “La Comune”), mentre Bsoggi fa un lungo elenco non solo delle adesioni di decine di Consigli di Fabbrica e comitati di quartiere, ma pure di numerose personalità della cultura (da Monicelli a De Grada, da Fo a Del Fra, fino al “presidente” della giuria, lo storico F. Catalano), della politica e del sindacato (G.B. Lazagna, Tiboni, Bonfantini, Lidia Franceschi, ecc.) e del giornalismo (Padellaro, Sommaruga, Albanese, Giannantoni, Sbaraini, ecc.) oltre che di magistrati e avvocati (Senese, Barone, Giannino, Guidetti Serra, Mattina, Lombardi, ecc.)
14) “Sette i morti nell’eccidio”, Bsoggi del 2/06.
15) “Molotov contro un bar frequentato dai neri”, Bsoggi dell’1/06; “Episodi di intolleranza dopo i funerali”, GdB dell’1/06.
16) “L’aggressiva presenza dei giovani extra”, Bsoggi dell’1/06
17) “Repubblica: canti della Resistenza”, Bsoggi dell’1/06.
18) “Extraparlamentari e Piazza Loggia”, Bsoggi del 4/06
19) “Riflessioni sulla strage”, VdP del 7/06
20) “Ieri un comizio di Lotta Continua”, GdB del 9/06; “Niente confusione tra rossi e neri”, Bsoggi del 9/06.
21) “Un comunicato del consiglio ACLI sulle indagini per la strage e sul MSI-DN”, GdB del 22/06; “Piazza Rovetta: folla per Fo”, Bsoggi del 22/06
22) “Ricordato sul luogo della strage il sacrificio delle otto vittime”, GdB del 29/06;
23) “Democrazia e libertà devono prevalere”, VdP del 5/07
24) “Bandiere bianche”, La Verità del 15/07
25) “Il Manifesto a congresso”, Bsoggi del 30/06; “Entro la fine del mese fusione PdUP-Manifesto”, Bsoggi dell’1/07
26) “Gli eredi legittimi del ‘68”, Bsoggi del 5/07
27) “Favorevoli allo scontro i Consigli di Fabbrica”, Bsoggi dell’11/07; “Serrata critica dei sindacati ai nuovi provvedimenti fiscali”, GdB dell’11/07.
28) “I radical-marxisti del Manifesto”, Bsoggi del 12/07.
29) “Già molte adesioni al processo popolare”, Bsoggi del 7/07; “Oggi in Piazza Loggia il processo popolare”, ibidem, 13/07; “Un verdetto di condanna per i neri e i loro complici”, ibidem, 14/07; “Manifestazione in Piazza Loggia”, GdB del 14/07; Foto con didascalia, VdP del 19/07.

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