Riportiamo il lungo e dettagliato verbale della prima riunione del neonato Coordinamento contro la guerra e per il disarmo, tenutasi venerdì 9 febbraio, a cui abbiamo partecipato, pur senza condividere alcuni aspetti (come ad esempio l’esaltazione acritica della Costituzione del ’48) che sembrano ampiamente diffusi tra i partecipanti.

All’assemblea sono presenti, oltre a cittadini intervenuti per personale interesse, le seguenti organizzazioni:
Basta Veleni, Centro Sociale 28 maggio, Comitato contro le nocività, Comitato per la salute, Rinascita e
Salvaguardia del Centro Storico, Coordinamento Democrazia Costituzionale, Donne e Uomini contro la
guerra, Movimento Cinque Stelle, Movimento Nonviolento, PCI, Potere al Popolo, Rifiuti Zero, Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, Socie e soci di Banca Etica-Brescia, Unione Popolare, USB.

Altre organizzazioni, pur non potendo essere presenti in questa occasione, hanno espresso il loro interesse e chiedono di essere tenute informate: Pax Christi e Restiamo Umani, che ha dato la sua disponibilità a far girare sulla mailing list iniziative e documenti.
Presente, ma non come delegata, non essendoci ancora una vera e propria organizzazione, anche
un’esponente e attivista di Donne in cammino per la pace.
Introduce e verbalizza: Sara Girelli Carasi


MOTIVAZIONI


Il continuo proliferare di conflitti, la terza guerra mondiale a pezzi, con scenari che mai ci saremmo
immaginati, come un probabile conflitto sul fronte orientale; l’inaudita gravità che connota il conflitto in
corso a Gaza, un genocidio, lo sterminio di un popolo con finalità coloniali; la possibile escalation nucleare; il dilagare nella nostra società di una propaganda di guerra ci spingono all’esigenza di creare un ampio movimento contro la guerra, che ha l’obiettivo di riunire associazioni e comitati, organizzazioni politiche, cittadini e di ricostruire il movimento pacifista.
Un coordinamento aperto a 360°, senza motivazioni dettate dagli appuntamenti elettorali, a tutti coloro
che si riconoscono nei valori fondamentali della Costituzione, antifascista, scritta subito dopo la guerra,
che ci fornisce gli anticorpi necessari a metterci al riparo da ideologie che ricorrono al conflitto armato,
come risoluzione dei problemi e per la difesa di interessi specifici negli equilibri di potere internazionali:
siamo consapevoli del fatto che la nostra Costituzione rappresenti in questi momenti un baluardo, non
solo da difendere, ma anche il più valido presidio contro il dilagare di una cultura di guerra, che mette a
rischio gli stessi principi fondanti della democrazia, in particolare i principi di uguaglianza e di solidarietà
che auspichiamo possano ritornare ad essere un punto di riferimento imprescindibile e condiviso da tutti
a fondamento delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli.


CONTENUTI PER UNA CONDIVISIONE

  1. Il ruolo della NATO nelle politiche internazionali e nei conflitti in corso e gli interrogativi sui valori che persegue. “Noi siamo contro il Patto Atlantico, prima di tutto perché questo Patto è uno strumento di guerra”. Sandro Pertini, 7 marzo 1949 (1)
    Una serie di evidenze ci portano ad un’analisi allarmante ed è inevitabile, in questo contesto, porsi delle domande sul ruolo dell’Alleanza atlantica e sulle conseguenze delle politiche sin qui attuate.
    Emerge in modo evidente dalla dichiarazione conclusiva del vertice NATO di Vilnius del luglio scorso (2)
    Il nuovo Concetto strategico del 2022 (3) afferma che la NATO non considera più Mosca come un potenziale partner, ma al contrario come “la minaccia più diretta nei confronti della sicurezza dei Paesi alleati”, da qui l’esigenza di un dispiegamento di forze sul fronte orientale, il richiamo alle armi del personale in capo all’esercito fino a cinque anni fa, persino le esercitazioni di questi giorni degli alpini sul Monte Maddalena.
    La Cina è citata per la prima volta nella storia del Concetto Strategico NATO quale “sfida ai nostri interessi, sicurezza e valori” (4): dovremmo far il punto su ciò che consideriamo un “valore”.
    La NATO appare come una società finanziaria, che attinge il suo capitale dal 2% del PIL che ogni stato membro deve garantire all’organizzazione, che investe non per garantire l’integrità territoriale,
    l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti, ma a difesa dei propri interessi: è una differenza sostanziale. Questo concetto viene riferito in modo esplicito, non solo per quanto riguarda la posizione nei confronti della Cina, ma sta alla base di ogni intervento: non ultimo la missione “Aspides” (5). L’Italia è capofila, insieme alla Grecia, di questa spedizione, che nel giro di pochi giorni ha portato il nostro paese, mai menzionato come potenziale bersaglio degli attacchi degli Houthi, a diventare parte attiva nel conflitto e di conseguenza un obiettivo: il governo italiano viola l’articolo 11 (6) della nostra Costituzione, lo fa senza chiedere il consenso del parlamento e mette a repentaglio la sicurezza delle proprie navi militari e commerciali, oltre ad aderire ad una missione che è di supporto alla politica israeliana, che sta perpetrando un genocidio nei confronti del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania.
    È chiaro che la difesa di singoli interessi non può coincidere con quanto sancito nei trattati internazionali per mantenere la pace e soprattutto ha favorito il dilagare di conflitti armati nelle zone di interesse e l’espandersi degli stessi alle zone limitrofe (Sara Girelli Carasi)
    Il governo italiano viola anche la legge 185 del 1990 Nuove norme sul controllo dell’esportazione,
    importazione e transito dei materiali di armamento (7), che vieta di mandare armi a paesi in guerra e tanto più a paesi che violano i diritti umani, come ha fatto mandando armi in Israele con 2 aerei cargo partiti da Sigonella alla volta di Israele il novembre scorso (8): questo è avvenuto, senza una discussione parlamentare e pone un problema non solo di rispetto delle norme, ma anche di democrazia (Beppe Corioni). La stessa risoluzione è stata adottata rispetto alle forniture di armi all’Ucraina, con decreto del 21 dicembre 2023, Disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina, autorizzava le forniture militare all’Ucraina (9 )“in deroga alle disposizioni di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185…”. In questo caso lo stesso parlamento ha agito in aperta violazione delle leggi della Repubblica (Dario Filippini). La stessa NATO disattende quanto scritto nel proprio trattato: “Gli Stati che aderiscono al presente Trattato riaffermano la loro fede negli scopi e nei principi dello Statuto delle Nazioni Unite e il loro desiderio di vivere in pace con tutti i popoli e con tutti i governi” (10). Il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres aveva esortato gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza a chiedere un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza per impedire la degenerazione della “catastrofe umanitaria” in corso. Ma gli Stati Uniti si sono assunti, da soli, la responsabilità di bloccare ancora una volta l’azione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (11). L’ultimo conflitto, quello di Gaza, ormai allargato alla Cisgiordania e a molteplici altre aree del Medioriente, ci pone di fronte a interrogativi fondamentali.
    Il primo è come l’Europa e al suo interno l’Italia si pongono rispetto a quello che si profila come un
    genocidio su base etnica del popolo palestinese a causa della politica colonialista israeliana. A definirlo come tale sono le Nazioni Unite, per prime, una serie di organizzazioni internazionali umanitarie e per la difesa dei diritti umani, tra le quali la stessa UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati e la corte dell’Aia, nel momento in cui ha accolto la denuncia del Sud Africa, appoggiata da altri 57 paesi (Sara Girelli Carasi). A questo proposito denunciamo anche la presa di posizione della giunta comunale di Brescia, che firmando la definizione di antisemitismo del IHRA ha sostanzialmente interdetto ogni forma di protesta rispetto al genocidio in Palestina (Dino Greco). Come può la società civile chiudere gli occhi di fronte allo sterminio di un popolo? Non è certo antisemita
    chi difende i diritti umani, al contrario!! Difende il principio stesso di uguaglianza tra gli uomini senza
    distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali: articolo 3 della costituzione. Il secondo interrogativo riguarda l’effettiva autonomia dei singoli paesi che compongono la comunità europea all’interno della quale sono possibili il dibattito e prese di posizioni differenti e come si concilia l’appartenenza dei medesimi (ma non tutti gli Stati europei aderiscono anche alla NATO), all’alleanza Atlantica, che sotto l’egida di stati che non appartengono all’Unione Europea, si pongono in una posizione antitetica rispetto a ciò che viene dibattuto in Europa e in ogni stato dell’Unione. Tanto più in un contesto in cui la NATO è in continua espansione, ben oltre il perimetro originario del nord Atlantico.
    In questo quadro apprendiamo dal Dipartimento di Stato USA che, nel 2023 gli Stati Uniti hanno
    guadagnato una cifra record pari a 238 milioni di dollari dalla vendita di armi all’estero: il governo
    federale ha venduto armi per 80,9 miliardi di dollari, con un aumento del 56% rispetto al 2022; circa 157 miliardi di dollari sono stati direttamente negoziati da aziende statunitensi e nel cinque anni dal 2018 al 2022 il 40% del commercio mondiale di armi fa capo agli Stati Uniti (12) (Sara Girelli Carasi).
    In questo quadro e in riferimento a quanto già nel 1949 argomentava Sandro Pertini, sarebbe auspicabile lo scioglimento della NATO (Beppe Corioni).
  2. Missioni militari italiane all’estero nel 2° dopoguerra.
    Nel 1982 con l’invio dei soldati in Libano cominciano le missioni militari italiane all’estero.
    Dopo di allora molte sono le missioni che si sono susseguite e molte sono ancora in corso, missioni
    armate con regole di ingaggio che prevedono l’uso della violenza e che hanno provocato non poche
    vittime fra i militari italiani e ancora di più, centinaia di migliaia nei paesi occupati.
    L’operazione più duratura e sanguinaria è stata quella ventennale in Afghanistan dove, con la
    copertura di ONU e sotto il comando NATO, vi sono stati innumerevoli morti, in prevalenza
    civili spesso in presenza di veri e propri atti di barbarie e disumanizzazione delle vittime.
    Non meno micidiali sono stati molti altri interventi militari cui l’Italia ha partecipato.
    Anche attualmente, secondo i dati forniti dal governo, sono molti gli impegni assunti dall’Italia, pur
    se gli ultimi dati del governo sono riferiti al 2022/2023. 9 NATO – 13 UE – 8 ONU – 2 coalizione di volenterosi – 11 impegni nazionali.
    Questa la distribuzione geografica dei militari in missione:
    EUROPA comunitaria e extra comunitaria 6750 = 59%
    ASIA 2984 = 26%
    AFRICA 1756 = 15%
    totale: 11490 = 100%
    Considerato che nessuno dei partiti presenti in parlamento negli ultimi 40 anni, compresi i partiti di
    estrema sinistra, ha mai votato contro le missioni militari italiane è d’obbligo una riflessione sul
    tema. A questo proposito sembra siano da non ripetere i gravissimi errori commessi nelle elezioni
    nazionali o europee, in altre parole non è accettabile che fra i candidati della sinistra radicale vi
    siano persone che hanno votato e/o fatto votare a favore dei nostri interventi militari. L’Italia sta finanziando attualmente 43 missioni militari. In prospettiva è necessario opporsi alle politiche emergenti e uscire dalle missioni all’estero (Luigino Beltrami).
  3. Spese militari e tagli allo stato sociale
    Le spese militari incidono pesantemente sui progressivi tagli allo stato sociale e gli stati che aderiscono alla NATO devono spostare una parte cospicua del loro bilancio nella difesa, con un progressivo impoverimento della società nel suo insieme: la povertà assoluta continua ad allargarsi a fasce sempre più ampie della popolazione. L’equazione fra spese militari e distruzione dello stato sociale passa in massima parte dall’impegno dell’Italia nelle missioni militari a servizio dell’impero della NATO, che ha come capofila gli Stati Uniti (Maurizio Bresciani).
    “Mentre la spesa per la sanità pubblica, la scuola o quella per uno dei Welfare più iniqui e familisti d’Europa resta sottodimensionata e, in alcuni casi, inferiore al periodo pre-pandemico, le spese militari aumenteranno di 12-13 miliardi di euro entro il 2024 come previsto anche dal governo”(13). 25 miliardi di euro all’anno, a tanto ammonta la spesa militare italiana del 2022, destinata ad aumentare: una follia, bisogna fermare la cultura di guerra (Roberto Bussi)
    Questo punto merita un approfondimento e uno studio a sé stante.
  4. Una cultura di morte
    Si giustifica il ricorso alla guerra e l’impoverimento della società che questo implica, attraverso la
    propaganda, non solo attuata grazie ai mezzi di informazione: in modo più subdolo viene favorita all’interno delle scuole, a plasmare le menti delle future generazioni.
    Concretamente il protocollo di intesa siglato l’11 settembre del 2014 tra l’allora Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e il Ministro della difesa, ha l’obiettivo dichiarato di promuovere la cittadinanza attiva. Tuttavia ciò ha permesso in questi anni al Ministero della Difesa di promuovere conferenze all’interno delle scuole, le più “efficaci” tenute da militari con esperienza di servizio in zone di guerra. “In particolare, la presenza di testimonial con diretta esperienza in Teatro Operativo, ha avuto un effetto di notevole valore comunicativo, sul significato profondo del protocollo d’intesa, cioè nel raggiungimento della coscienze dei giovani, per veicolarvici la testimonianza dei valori irrinunciabili di Cittadinanza e Costituzione”, così riporta il documento dello Stato maggiore della difesa (14). Ancora una volta bisogna intendersi sui valori veicolati, in un altro passaggio si legge: “nelle scuole primarie l’interesse è stato più alto verso gli argomenti della Grande Guerra, mentre gli studenti delle scuole di secondo grado hanno rivolto particolare interesse sul ruolo delle Forze Armate per la difesa degli interessi nazionali”. Ancora una volta ricorre la categoria degli “interessi nazionali” a giustificare missioni di guerra, in alternativa al principio sancito dall’articolo 11 della Costituzione (Beppe Corioni).
    Peraltro a suggello di questo protocollo d’intesa viene proposto un altro articolo della Costituzione,
    l’articolo 9, che così recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e
    tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la
    biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Solo nel periodo preso in esame dal documento, anno scolastico 2014-2015, la Difesa ha organizzato 3.065 conferenze, cui hanno assistito 253.700 studenti. Anche le tecniche di marketing attuano un indottrinamento a livello simbolico, proponendo loghi finalizzati alla guerra (Arianna Facchinetti).
    A questo proposito ricordiamo anche che il servizio di leva non è stato abolito, ma sospeso e che una dichiarazione di guerra, che si potrebbe concretamente profilare, comporterebbe il richiamo, dei ragazzi e delle ragazze, al servizio militare obbligatorio (Sara Girelli Carasi).
  5. Il gigante che vacilla, brandendo le armi per cercare di rimanere in piedi.
    All’interno delle potenze nord americane ed Europee la stessa democrazia sta franando. Anche in Italia si assiste ad un progressivo progetto eversivo rispetto ai principi fondamentali della Costituzione: legge sul premierato, autonomia differenziata; fiancheggiato dal potere economico al fine di mantenere la supremazia. Tanto è vero che nonostante i cambiamenti politici alla guida del governo, rimane una affinità di fondo nella linea da seguire. Anche a livello europeo si assiste al medesimo progetto, con gravi conseguenze sulle libertà personali e i diritti dei cittadini. Il baricentro politico europeo appare sempre più spostato verso nazionalismi affini alle ideologie neonaziste e neofasciste e a suffragare questa deriva provvedono gli organi di informazione, anche attraverso la propaganda di un revisionismo storico che assimila nazismo e comunismo, mettendoli sullo stesso piano rispetto alle responsabilità della seconda guerra mondiale (Lamberto Lombardi). Un’estrema ambiguità e mancanza di chiarezza. È ciò che si verifica anche nella nostra città: la giunta ha
    recentemente votato una mozione contro l’antisemitismo (già ricordata in un precedente passaggio), a proporre la mozione la destra, tra cui Fratelli d’Italia che recentemente ha intitolato un proprio circolo giovanile a Pino Rauti, convinto assertore delle leggi raziali e dell’antisemitismo e mandante morale della strage di Piazza della Loggia (Dino Greco).
    È necessario ridare forza alle istituzioni democratiche, anche attraverso azioni mirate al rispetto della
    Costituzione e alle regole democratiche (Marniga Stefano).
    Oggi i tecnici della commissione europea a Roma per avere risposte su 19 quesiti relativi alle ultime
    riforme: nel mirino ci sono corruzione, libertà di stampa, conflitto di interessi e stop sulle intercettazioni (15).
  6. Un’escalation nucleare e un esempio di azione a livello istituzionale.
    La presenza di armi nucleari statunitensi sul suolo italiano è una realtà. La condanna di questa realtà non consiste solo nel potenziale pericolo che esse rappresentano nel caso di un “incidente” nucleare in loco e al fatto che la loro presenza implichi il fatto di diventare dei bersagli nel caso di un conflitto nucleare, ma anche solo per il fatto che si tratta di armi di distruzione di massa: le rampe di lancio di Ghedi e di Aviano sono strumenti per distruggere obiettivi con migliaia di vittime civili nel resto del mondo.
    Le basi interessate dalla presenza di ordigni nucleari sono quelle di Sigonella, Aviano e Ghedi, a pochi chilometri dalla città. Uno studio di Green Peace (16) riporta che nel caso di un incidente nucleare, le conseguenze sulla popolazione sarebbero catastrofiche: potrebbero esserci dai 2 ai 10 milioni di vittime.
    Il caso di Ghedi è particolarmente indicativo di come lo stato italiano sia asservito, anche all’interno del suo territorio, alle decisioni degli Stati Uniti, infatti all’interno della base italiana è stata delimitata un’area ad uso esclusivo dell’esercito statunitense, nel quale i componenti della base italiana non possono accedere.
    L’Italia è di fatto assoggettata alle decisioni di un altro governo, che può utilizzare una base posta su
    territorio italiano come una zona franca. La questione è ancora più grave se si considera che non tutti gli ordigni hanno bisogno di un ordine impartito dall’alto per poter essere utilizzati: le bombe per l’impiego tattico sui caccia bombardieri possono essere sganciate con un ordine del comandante in capo sul terreno.
    A Ghedi le nuove atomiche B61-12 sono già pronte all’uso e hanno una potenza fino a 50 kilotoni, dalle 3 alle 5 volte superiore a quella sganciata su Hiroshima, il tutto in custodia del 704 esimo squadrone Munss americano e sono arrivati i primi caccia F35 italiani, attrezzati anche per il trasporto di armi nucleari. Alla faccia del disarmo. Le interpellanze alle istituzioni locali e nazionali non hanno sortito ad oggi nessun effetto. Così il CS 28 maggio e Donne e uomini contro la guerra in collaborazione con altre organizzazioni che da anni si impegnano a livello regionale, hanno pensato ad un’iniziativa che cerca di lavorare sulle contraddizioni interne alle istituzioni. La modalità di azione si è poi estesa sul piano nazionale nella richiesta dei piani di emergenza nucleare, che ogni tre anni dovrebbero essere rinnovati e resi pubblici.
    Il 2 ottobre 2023 è stata presentata presso la procura di Roma una denuncia per la presenza di armi
    atomiche in Italia, sottoscritta da 22 soggetti, tra i quali quattro esponenti bresciani afferenti a CS 28
    maggio, Donne e uomini contro la guerra e Pax Christi, nonché da alcuni nomi di spicco come Alex Zanotelli e Moni Ovadia. Il pressing sulle istituzioni è stato possibile grazie ad un team di avvocati, che ha supportato l’azione legale.
    Il passo successivo ha visto la richiesta dei piani di emergenza nel caso di un incidente nucleare, che
    dovrebbero essere pubblici e invece sono completamente assenti. Sono state avviate una serie di
    interlocuzioni, con le prefetture e con i comuni: Ghedi, Brescia, Bergamo, Milano, Cremona, Mantova e altri comuni minori. Del 10 febbraio 2024 la notizia della denuncia del Tavolo per la pace del Friuli Venezia Giulia contro il prefetto di Pordenone, per non aver ottemperato alla richiesta di informazioni, inviata oltre un anno fa, in merito ai piani di emergenza nucleare per la presenza della base di Aviano (Beppe Corioni e Luigino Beltrami)
    Si propone l’adesione delle organizzazioni sindacali, associazioni culturali, comitati, forze politiche e singole persone che verranno depositate sempre presso la procura di Roma a sostegno della denuncia.
  7. LE PROSPETTIVE DEL COORDINAMENTO
    Esiste nella società un sentimento diffuso contrario alla guerra, ma non una precisa consapevolezza dei problemi, del contesto storico e politico, né una reale percezione del pericolo. La scarsa partecipazione ad eventi e manifestazioni è in parte una declinazione della poca coscienza in generale, che deriva a sua volta da:
  • non conoscenza;
  • indifferenza;
  • pregiudizi politici;
  • mancanza di efficacia delle azioni messe in atto.
    Occorre ripensare alle possibili strategie e modalità di azione per fermare la cultura di guerra.
    La proposta è di organizzare iniziative in modo assembleare, coordinandosi con le diverse realtà
    rappresentate dal coordinamento, raccogliendo proposte per costruire degli obiettivi condivisi e
    abbracciando le iniziative già avviate dai soggetti che lo compongono.
    È necessario darsi degli obiettivi e assicurare continuità.
    PROPOSTE e FINALITA’
    1- MANIFESTO COSTITUTIVO: scrivere un manifesto costitutivo, ovvero una dichiarazione pubblica
    che definisca ed esponga i principi e gli obiettivi del coordinamento (Dino Greco).
    Attivare una chat e una mailing list.
    2- INFORMAZIONE: Il principale strumento che rende possibile contrastare la propaganda in atto e
    restituire consapevolezza (Claudio Fornari).
    Proposte: Organizzare eventi e iniziative di discussione, come convegni e iniziative all’interno delle
    scuole o rivolte ai docenti. Proposta di presentazione del libro “La scuola va alla guerra” di Mazzeo Antonio pubblicato da
    Manifestolibri (Dino Greco).
    Studiare il tema del taglio allo stato sociale in funzione delle spese belliche e cercare una
    modalità di diffusione.
    3- INCIDERE SUL LOCALE (Claudio Fornari).
    Proposta: agire rispetto alla mozione approvata dalla giunta comunale che definisce come
    antisemita ogni forma di protesta contro il genocidio in atto a Gaza, dando seguito ai luoghi comuni
    diffusi dalla propaganda a favore delle politiche israeliane (Sara Girelli Carasi).
    Mobilitazioni rispetto alle aziende bresciane che contribuiscono alla produzione e alla vendita di
    armi destinate ai conflitti in corso (Regina Fusari).
    4- COSTRUIRE DELLE INIZIATIVE INCISIVE E AZIONI FORTI, nelle piazze e iniziative nello spazio
    pubblico, TROVARE DELLE MODALITA’ ORIGINALI DI PORRE LE QUESTIONI:
    valutare che cosa è possibile fare e come, riflettere sulle modalità per conquistare un’adesione
    diffusa (Roberto Bussi, Claudio Fornari, Lamberto Lombardi)
    MODALITA’: Decidere su delle azioni.
    Viene condivisa l’esperienza di Marina Leone, attivista di Donne in cammino per la pace. Non si
    tratta di un gruppo organizzato, ma di una libera iniziativa, che grazie ai social si è allargata a livello
    nazionale. Il presupposto è un’idea di mobilitazione condivisa, quindi un progetto ben definito, cui
    liberamente si può aderire. L’idea della marcia da Brescia a Ghedi, quella di scrivere il motto
    “Cessate il fuoco” davanti al comune di ogni paese, ciascuna indossando una lettera della scritta.
    Denominatore comune: la richiesta della pace, l’assenza di simboli, l’ideale di antifascismo e
    femminismo e la contrarietà al razzismo.
  • 5- AGIRE A LIVELLO ISTITUZIONALE:
    dare vita a delle iniziative che cerchino di lavorare sulle contraddizioni interne alle istituzioni, come
    nell’esperienza del CS 28 maggio e di Donne e uomini contro la guerra, anche tramite azioni legali,
    o lettere indirizzate alle istituzioni, pretendere il rispetto delle regole e della Costituzione, fare
    pressioni sui propri rappresentanti politici (Marniga Stefano).
    Proposta: Lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, come garante della Costituzione, per
    mettere in evidenza le continue violazioni dell’articolo 11 della costituzione, come descritto nella
    parte introduttiva del report e degli articoli di legge che riguardano la vendita di armi, per il ritiro
    dell’Italia dall’adesione alla missione nel mar Rosso e l’effettivo, che fornisce un concreto e fattivo
    appoggio alle politiche israeliane e di conseguenza al genocidio in atto (Sara Girelli Carasi).
    6- ATTIVARSI PER SOSTENERE LE MOBILITAZIONI IN ATTO:
     Aderire alla denuncia alla procura di Roma per la presenza di armi atomiche in Italia: tramite la chat e la mailing list verrà diffuso il MODULO per aderire all’iniziativa, anche on line (Beppe Corioni e Luigino Beltrami).
     Adesione alle manifestazioni per il CESSATE IL FUOCO, con la priorità di fermare il genocidio a Gaza:
  • Appoggiare le campagne per il boicottaggio dei prodotti Israeliani. Giorgio Cremaschi informa dell’iniziativa di sabato 10 febbraio alle 15.30 per il volantinaggio davanti a tre farmacie della città, per il boicottaggio dei farmaci generici della TEVA;
  • Aderire all’iniziativa del 15 febbraio di Donne in cammino per la pace: esporre uno striscione, un manifesto per il cessate il fuoco e la pace, fotografarlo e condividere le proprie fotografie nel gruppo di Donne in cammino per la pace (Marina Leone).
  • Divulgare l’iniziativa del CRED (Giorgio Cremaschi).
     Aderire alla campagna referendaria contro la sanità privata (Lamberto Lombardi).

1) Un grande discorso contro la NATO, discorso al Senato il 7 marzo 1949, Sandro Pertini.
2) Il vertice della NATO di Vilnius dell’11 e 12 luglio 2023, Camera dei deputati, studi affari esteri, 20 luglio
2023, https://temi.camera.it/leg19/temi/il-vertice-di-vilnius-dell-11-e-12-luglio-2023.html
3) Il vertice della NATO di Vilnius dell’11 e 12 luglio 2023
4) Il vertice della NATO di Vilnius dell’11 e 12 luglio 2023
5 ) Contrarietà per la pericolosa azione militare in Mar Rosso e per la modifica alla Legge sulle missioni,
Rete Italiana Pace e Disarmo, 31 gennaio 2024, https://www.pressenza.com/it/2024/01/contrarieta-per-lapericolosa-azione-militare-in-mar-rosso-e-per-la-modifica-alla-legge-sulle-missioni/

6) Art. 11 della Costituzione: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
7) Legge 9 luglio 1990, n. 185, “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei
materiali di armamento”, https://presidenza.governo.it/ucpma/doc/legge185_90.pdf
8) https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/droni-aerei-e-aiuti-militari-base-usa-sigonella-linea2236662.html

9) Decreto-legge 21 dicembre 2023, n. 200, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/12/21/23G00219/sg
10) Trattato Nord Atlantico, Washington, DC – 4 aprile 1949,
https://www.nato.int/cps/fr/natohq/official_texts_17120.htm?selectedLocale=it
11) La responsabilità di proteggere e il dovere di intervenire, Centro Diritti Umani Antonio Papisca, Università di Padova e Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, 8 dicembre 2023, https://unipdcentrodirittiumani.it/it/schede/La-responsabilita-di-proteggere-e-il-dovere-di-intervenire/515

12) L’industria bellica Usa vola grazie ai conflitti, Il fatto quotidiano, 30 gennaio 2024,
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/01/31/lindustria-bellica-usa-vola-grazie-ai conflitti/7428059/#:~:text=Sono%20238%20miliardi%20di%20dollari,vendita%20di%20armi%20all’estero.
13) Niente soldi ai supplenti a scuola, ma si comprano 70 milioni al giorno di armi, Il manifesto, 11 febbraio 2024,

https://ilmanifesto.it/niente-soldi-ai-supplenti-a-scuola-ma-si-comprano-70-milioni-al-giorno-di-armi
14) Forze Armate e Giovani: Protocollo d’intesa tra MIUR e Ministero della Difesa. Attività di implementazione dell’accordo “Conferenze nelle Scuole”, ANNO SCOLASTICO 2014/2015 (Periodo di riferimento: 4 Novembre 2014 – 30 Aprile 2015), http://www.articolo9dellacostituzione.it/uploads/00.%20Relazione.pdf

15) Stato di diritto in Italia. Ispezione Ue al governo su giustizia, Rai e bavaglio, di Giuseppe Colombo, Liana Milella, La Repubblica, 12 febbraio 2024, https://www.repubblica.it/economia/2024/02/12/news/europa_governo_meloni_controllo_norme_diritti422109947/

16) Il prezzo dell’ atomica sotto casa, Sofia Basso – Unità Investigativa Greenpeace, novembre 2020


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