L’assemblea si è tenuta il 28-29 Ottobre presso il Centro Sociale TPO di Bologna.

Hanno partecipato 113 persone provenienti da 11 regioni: Lazio, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Sicilia, Veneto, Sardegna, Puglia, Marche, Calabria.

28 Ottobre – Ore 11:00-13:00.

L’assemblea si apre con l’intervento di Abdulkarim Omar (rappresentante dell’amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est/Rojava in Europa): nel Nord-Est della Siria vivono circa 5.000.000 di persone e il territorio copre il 35% del territorio siriano. L’Autonomia è stata dichiarata nel 2014 da tutti i popoli che vivono in Siria (curdi, arabi, armeni, assiri etc..) e tutti insieme, a prescindere dalle religioni (cristiani, musulmani, ezidi etc…), prendono le decisioni. In Europa è conosciuta come una realtà curda; in realtà, nonostante il progetto sia stato guidato dal pensiero del presidente Öcalan, tutti i popoli che vivono in quel territorio difendono la realtà che hanno costruito. Il ruolo delle donne è talmente tanto importante che la rivoluzione è stata conosciuta come “la rivoluzione delle donne” e in tutte le organizzazioni e istituzioni del Nord- Est della Siria, dove si segue il principio della co-presidenza, non c’è mai meno del 40% di donne nella gestione. Il sistema non è stato realizzato per dividere la Siria, come riportato da alcuni media contrari al popolo curdo, ma per essere un esempio di convivenza fra tutti i popoli che possa ispirare anche altre regioni e per creare una nuova Siria democratica che veda risolti i problemi dei curdi e degli altri popoli. Pagando un prezzo altissimo con più di 12000 martiri, più di 24000 feriti e decine di migliaia di bambini feriti e uccisi, abbiamo sconfitto Daesh, riportando una vittoria enorme per i curdi e per l’intera umanità. La sconfitta militare ha posto fine al controllo di Daesh sul territorio ma non alla sua ideologia. Nel Nord-Est della Siria c i sono più di 10000 prigionieri di Daesh nelle carceri, più di 5000 famiglie di Daesh e 30000 bambini. Dopo la sconfitta dello Stato Islamico la comunità internazionale ci ha voltato le spalle e i membri e le famiglie di Daesh presenti nel Nord-Est della Siria sono come una bomba inesplosa che quando esploderà avrà un effetto devastante contro il nostro territorio e l’intera comunità internazionale. Quindi l’aiuto economico, politico e militare della comunità internazionale continua ad essere necessario per evitare che questa bomba esploda.

Oltre all’Isis il pericolo maggiore per il Nord-Est della Siria è rappresentato dallo Stato turco. Lo stato turco ha occupato tre aree del Nord-Est della Siria (Afrin, Serekaniye e Gire Spi): Come conseguenza di questa occupazione centinaia di migliaia di persone sono dovute emigrare; si trovano nei campi profughi o hanno lasciato la Siria e sono venute in Europa. Lo stato turco sta perseguendo. Un cambiamento demografico in questo territorio. Ad esempio, prima dell’invasione ad Afrin il 98% della popolazione era curda mentre ora è meno del 20% e lo stato turco vuole mandar via anche loro. Al posto delle persone che vanno via vengono portati arabi musulmani per favorire il cambiamento demografico e contrastare la presenza curda. Lo stato turco continua a bombardare tutti i giorni sul confine e i droni turchi sorvolano il territorio in continuazione. Nel Rojava tutti sono presi di mira, dai civili alle Forze della Siria Democratica. Proprio ieri un comandante del coordinamento delle Forze della Siria Democratica, che fa parte della Coalizione Internazionale, è stato ucciso da un drone a Derik. Lo stato turco con droni e aerei da guerra bombarda le risorse idriche, le centrali elettriche, gli ospedali e di conseguenza ci sono 2.000.000 di persone senza elettricità e acqua e 5.000.000 di persone senza gas perché è stato colpito un deposito di gas. 

Erdogan fa un appello perché a Gaza si interrompano gli attacchi contro le infrastrutture e i civili definendoli “crimini di guerra” contrari ai diritti umani ma contemporaneamente compie gli stessi tipi di attacchi in Rojava e quindi deve essere punito e giudicato da organismi internazionali per questi crimini. L’ Amministrazione Autonoma del Nord-Est della Siria è contro qualunque attacco alle infrastrutture, fonte primario per la sopravvivenza delle persone, in qualsiasi parte del mondo; questi attacchi contro i civili devono essere condannati anche quando avvengono su Gaza deve essere raggiunta una soluzione politica alla questione palestinese. Erdogan attacca il nostro sistema democratico non soltanto nel Nord-Est della Siria ma anche in Turchia dove ci sono decine di sindaci e parlamentari del Partito Democratico dei Popoli incarcerati e ogni giorno arresti di politici, giornalisti e avvocati. Da circa 25 anni Reber Apo, colui che ha proposto una soluzione politica per tutti i popoli del Kurdistan, è in carcere e da 31 mesi in un regime di isolamento duro. L’amministrazione autonoma del Nord-Est della Siria si basa sull’appoggio di coloro i quali, come voi, sostengono davvero il nostro progetto politico perché sappiamo che gli Stati al contrario si muovono guidati soltanto dai propri interessi; si è visto con gli USA che hanno permesso alla Turchia di occupare Gire Spi e Serekanye così come la Russia ha fatto con Afrin o la Svezia e la Finlandia che per entrare nella Nato hanno formato accordi contro il popolo curdo. Per l’Amministrazione del Nord-Est è fondamentale la solidarietà della società civile internazionale ed è necessario il sostegno politico ed economico esercitato anche attraverso una pressione condotta nei confronti dell’opinione pubblica affinché si interrompano gli attacchi turchi.

Segue l’intervento di Zilan Diyar in rappresentanza del Movimento delle Donne Curde che si apre ricordando che ottobre è il mese della commemorazione delle martiri perché i mesi di ottobre tra il 1997 e il 1998 hanno visto cadere molte compagne in battaglia e attraverso ciò dimostrare la propria esistenza nella lotta e ricordando Nagihan Akarsel, assassinata a ottobre dello scorso anno a Sulaimanya: si sottolinea l’importanza del pensiero di Reber Apo, il quale ha sottolineato le contraddizioni che avrebbero segnato il nostro tempo prima ancora che emergessero con il conflitto tra ucraina e Russia. Il mondo è attraversato da diversi conflitti. La caratteristica di questa terza guerra mondiale, rispetto alle prime due, è che ci sono alleanze multiple e forze egemoniche multiple. Questo comporta cambiamento continui e prese di posizione contraddittorie come quella ambivalente di Erdogan nei confronti del popolo palestinese e del Rojava. Noi dobbiamo lottare contro queste contraddizioni. Il Confederalismo Democratico rappresenta l’alternativa perché ci dà la possibilità di convivere al di là delle differenze religiose e culturali. Il Rojava è un esempio di ciò, un luogo nel quale, se non attaccato, si può vivere in pace. In questa prospettiva un elemento fondamentale è la liberazione delle donne perché senza di essa non si possono risolvere i problemi delle nostre società. Dobbiamo allontanarci dal religiosissimo e dal nazionalismo. La società attaccata da forze imperialiste deve imparare a difendere sé stessa. 

Questo sistema si potrebbe applicare anche per risolvere la questione palestinese. Il Movimento delle Donne, attivo da quasi cinquant’anni, in ogni parte del Kurdistan ha creato un sistema di confederalismo che persegue l’attacco al patriarcato e in merito al quale ci sono molte possibilità di reperire informazioni (attraverso UIKI, Rete Jin etc…). Il Confederalismo delle Donne è basato su due principi, costruzione e resistenza, che si muovono parallelamente. Ad esempio, nonostante il Rojava sia sotto attacco, in questi giorni, per spingere sulla questione ecologica, hanno piantato quasi 40000 alberi. Un altro esempio di ciò è la conferenza sulla possibilità di convivenza e autogestione fra donne curde e arabe che si è tenuta qualche giorno fa. Anche sulle montagne del Kurdistan, nella guerriglia, formazione e resistenza procedono insieme. Pensiamo allo slogan Jin Jiyan Azadi che, nonostante sia utilizzato dagli anni ’80, con la ribellione nel Rojhilat ha acquistato visibilità. Non si teme che la forza di questo slogan possa spegnersi perché ha una storia per la quale molte donne hanno pagato con la vita. Le donne del movimento conoscono l’importanza della lotta, hanno imparato dalla pratica. La ribellione del Rojhilat che continua, a differenza del Rojava, non si è trasformata in una rivoluzione. Nella prospettiva del Movimento delle Donne la Rivoluzione non si arresta perché il Patriarcato non si ferma. La resistenza va di pari passo con la costruzione di una mentalità libera dal patriarcato e dallo stato. 

Questa lotta è emersa dal Nord del Kurdistan, il Bakur, dove in molti hanno pagato un caro prezzo. Anche oggi il Bakur è una prigione a cielo aperto. Molte parlamentari, sindache e attiviste non possono muoversi. È molto importante considerare questa lotta all’interno di un puzzle di territori, come quelli che sono stati nominati, dal Bakur al Rojhilat, dal Rojava alle montagne, ognuno dei quali riveste la sua importanza. E se non riusciamo a vederla in questo modo la solidarietà mostrata non è efficace. Anche la solidarietà in sé non è abbastanza e deve trasformarsi in “compagnerismo” tra le donne e contro il sistema. Il movimento ha imparato molto dalle relazioni che si instaurano con altri popoli con i quali si è creato uno scambio reciproco. Le relazioni internazionaliste hanno prodotto cambiamenti, anche di metodo. Il Movimento ha sempre molte richieste, dall’organizzazione di incontri a manifestazioni, ma questo è dovuto all’importanza della lotta senza la quale smetteremmo di esistere come donne curde. La persona che ha aperto la strada per tutto questo è Reber Apo e quindi l’isolamento non è soltanto il suo ma lo è per tutto il popolo curdo. D’altra parte questo rappresenta un fatto concreto. All’isolamento di Reber Apo è seguito l’isolamento nella guerriglia dove i comandanti delle varie forze sono perseguitati e ciò impedisce loro di operare. C’è un isolamento anche nei confronti del Rojava che è difficile raggiungere sia con gli aiuti umanitari che con delegazioni. Per questo il Movimento ha deciso di mettere al centro la lotta contro l’isolamento di Imrali. Con questo obiettivo il Movimento delle Donne il 10 dicembre (Giornata Mondiale dei Diritti Umani) vuole inviare una delegazione di avvocate, attiviste e giornaliste in Bakur (Kurdistan del Nord) per chiedere di visitare Imrali e a febbraio in Italia vuole promuovere una conferenza sulla dialettica fra il pensiero di Ocalan e le donne. Sempre il 10 dicembre, all’interno di quella che è stata definita dal Movimento la “Giornata dei libri di Ocalan” il Movimento delle Donne vuole organizzare un network di letture e chiede a ogni struttura di partecipare con iniziative varie per promuovere la diffusione del pensiero di Ocalan sui differenti temi che lo compongono.

La prima parte della giornata si è conclusa con gli interventi di partiti, associazioni, sindacati, ONG e organizzazioni politiche, sono intervenuti: Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, Vice sindaca di Bologna, CGIL, Arci, COBAS, CUB, Un Ponte Per, Comitato Il Tempo è Arrivato – Libertà per Ocalan e UIKI Onlus.

I rappresentanti delle organizzazioni hanno espresso solidarietà al popolo curdo, alcuni hanno dichiarato non solo la propria solidarietà ma anche una vicinanza politica alle pratiche del movimento curdo. È stato più volte posto l’accento sull’isolamento di Ocalan e sulla sua liberazione come presupposto per una pace duratura in Medio Oriente. È stato manifestato in più interventi interesse verso l’originalità della proposta politica del popolo curdo per la sua capacità di intrecciare la lotta delle donne con l’ecologismo ma anche per la radicalità della proposta democratica dentro la crisi della democrazia che viviamo anche in Occidente. Dalla prospettiva sindacale, è stato sottolineato che la repressione del popolo curdo è anche repressione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici in Turchia (secondo l’International Trade Union Congress la Turchia è uno dei dieci paesi peggiori al mondo per il mancato rispetto dei diritti sul lavoro e il Medio Oriente da questo punto di vista è l’area peggiore al mondo.). è stata analizzata l’importanza del Confederalismo Democratico in quanto progetto politico che crea inclusione e che è quindi un’idea centrale per orientare i processi di pace. Un punto fondamentale riguarda la necessità di un riconoscimento politico dell’Amministrazione autonoma del la Siria del Nord-Est che neanche a luglio è stata invitata a partecipare alla conferenza europea per gli aiuti alla Siria. Il mancato riconoscimento di questo soggetto politico significa rimuovere uno dei potenziali attori che possono portare a una Siria includente, democratica e in pace. Si invita a promuovere una campagna affinché l’Unione Europea riconosca anche formalmente l’autonomia e la soggettività del Rojava. Per rafforzare il percorso chiede un impegno sul terreno dei gemellaggi tra le amministrazioni locali italiane e quelle dell’Autonomia in Rojava. In conclusione UIKI ha ringraziato tutti i partecipanti e ricordato che In questi anni di attacchi della Turchia non c’è stato alcun Paese che li abbia condannati. La necessità è quella di condividere con i popoli i principi della lotta curda perché i popoli, i movimenti, i sindacati sono i difensori della causa curda. In fine è stata rimarcata l’importanza delle mobilitazioni per il presidente Öcalan Il 12 novembre ricorre il 25° anniversario dell’arrivo in Italia di Ocalan. Da 31 mesi, nonostante le pressioni e le richieste ai vari organismi dell’UE, non si hanno più notizie. E allora si chiede a tutte le realtà che appoggiano la causa curda di sostenere la richiesta della rottura dell’isolamento così come è stato fatto il 10 ottobre con le conferenze tenutesi nelle diverse città del mondo. Il Movimento sostiene infatti che il pensiero di Öcalan, capace di unire i popoli, crea una rottura del complotto internazionale ma rimane il fatto che Öcalan è in carcere e in un regime di feroce isolamento.

28 Ottobre – Ore 15:00-18:00.

Rete Jin

Rete Jin è presente in diverse città italiane da nord a sud con l’obiettivo di formare e formarsi per liberarci dal patriarcato. Hanno scritto un Dossier sugli affari della Turchia con l’Italia, stanno per pubblicare un libro sulla Rivoluzione delle donne in Rojava e il Confederalismo Democratico i cui proventi finanzieranno una biblioteca per donne in Rojava, hanno promosso la premiazione di due donne curde del movimento (una del Rojava e l’altra del Rojhelat), hanno tradotto un opuscolo delle YPJ in occasione del 10º anniversario dalla nascita, lavorano in concerto con jineoloji, parteciperanno alla conferenza organizzata dal movimento delle donne che si terrà a febbraio. È stata proficua la collaborazione con Rete Kurdistan in occasione dell’organizzazione delle conferenze stampa che si sono tenute a Bologna e a Milano il 10 ottobre e auspicano che tale collaborazione continui.
Mezzaluna Rossa Curda Italia

Si afferma l’importanza della lotta per la pace in ogni angolo del mondo. I curdi hanno ricevuto molto sostegno dai popoli solidali in occasione del terremoto che ha colpito il Kurdistan lo scorso febbraio. Nelle terre curde colpite dal terremoto la protezione civile è intervenuta solo dopo diversi giorni senza dare la possibilità alle persone di essere salvate. Lo stesso colpevole silenzio a livello mondiale da parte degli stati si è avuto ad esempio durante i bombardamenti turchi su Afrin. Nel 2018, grazie al sostegno dei popoli, la Mezzaluna Rossa ha costruito un ospedale che ha rappresentato un sostegno enorme per la popolazione di Afrin. Fino ad ora per il terremoto in totale la Mezzaluna ha inviato 400000 euro grazie al prezioso sostegno delle persone. Bisogna continuare in questa direzione. Gli interventi precedenti hanno menzionato Makhmur e Shengal, dove Mezzaluna ha avviato il progetto di una clinica mobile e sta avviando il progetto della costruzione di una scuola materna per 150 bambini nel campo di Makhmur.

Staffetta sanitaria

La Staffetta Sanitaria fa solidarietà attiva con la popolazione civile, cioè cerca di intervenire direttamente finanziando progetti in Rojava in collaborazione con la Mezzaluna. Un’altra parte dell’attività è costituita da un lavoro di informazione giudicato fondamentale, ad esempio è stato tradotto materiale che serve a testimoniare i diversi ambiti nei quali in Rojava si sta costruendo una società diversa. L’invito è a leggere e scaricare la documentazione presente sul sito http://www.staffettasanitaria-rojava.it Nello specifico il lavoro di Staffetta sanitaria è quello di inviare delle staffette sanitarie, come si è fatto dal 2014 al 2018. Grazie alla collaborazione con la Mezzaluna Rossa si era tornati a organizzare staffette ma subito dopo l’arrivo dei visti, attesi per un mese e mezzo, è iniziato il bombardamento e ora si attendono le condizioni per la partenza.
La conclusione rimarca l’assenza di interesse a livello mainstream e la necessità quindi di uno sforzo da parte di tutta la Rete, anche utilizzando le risorse a disposizione come il sito Free Apo. In quest’ottica si vorrebbero realizzare dei podcast riprendendo stralci degli scritti di Ocalan, uno spettacolo teatrale, un’iniziativa chiamata “Arte per Ocalan” chiedendo ad artisti di realizzare opere d’arte legate alla figura di Ocalan, si sta valutando di realizzare un gioco da tavolo e, per finire, si vorrebbe nuovamente produrre un calendario.

Associazione Verso il Kurdistan

Si insiste sull’importanza del Confederalismo Democratico come progetto politico alternativo sia per il medio oriente che per i nostri sistemi democratici in crisi e si sottolinea l’importanza del Bakur dove si auspica riprenda l’invio di delegazioni. L’Associazione porta avanti i progetti in Bakur: “Oltre le sbarre” – adozione a distanza delle famiglie dei prigionieri politici – e l’assegnazione di borse di studio per figli di detenuti e martiri; si sostengono famiglie a Cizre e un centro socio-sanitario per migranti a Istanbul. In Basur l’associazione ha contribuito a realizzare un ospedale nel campo di Makhmur. L’Associazione si è recata con una delegazione a Shengal nel 2021 e ha partecipato all’inaugurazione di un pronto intervento sanitario a Serdest. A Borek, dove l’assistenza sanitaria è inesistente, hanno chiesto la collaborazione per un progetto di 190000 dollari per il quale è stato preso un impegno: Poiché si tratta di una cifra consistente l’Associazione richiede un sostegno da parte dell’intera Rete Kurdistan. Due associazioni di donne hanno chiesto il contributo per la realizzazione di una sartoria per il costo di 11650 dollari, che l’Associazione può sostenere autonomamente; si progetta di mettere in piedi una scuola di informatica e di lingua kurmanci con un costo di 15000 dollari; le donne chiedono sostegno per l’allestimento di due asili per un totale di 30000 euro. L’Associazione è attualmente impegnata affinché il Parlamento italiano riconosca il genocidio degli Ezidi e, con questo obiettivo, recentemente si è svolta un’audizione alla Camera dei Deputati con la partecipazione di Verso il Kurdistan e Uiki e il coinvolgimento dell’On. Laura Boldrini.

Progetto “Nuovo cinema Amude”

Vengono dati aggiornamenti sul progetto lanciato all’interno della stessa assemblea un anno fa e rimasto in sospeso a causa dei vari avvenimenti che si sono susseguiti in questo periodo.
Il progetto riguarda la ricostruzione del cinema ad Amude, città del Rojava dove nel 1960 l’unico cinema presente andò a fuoco durante la proiezione di un film propagandistico per la guerra d’Algeria alla quale la popolazione era stata costretta a partecipare. Nell’incendio morirono 282 bambini e quanto accaduto segnò la memoria collettiva di quei luoghi.
Il Komina Film Rojava è un collettivo di cineasti che proietta e realizza film consentendo al popolo curdo di raccontare le sue storie in lingua madre ma non c’è ancora un cinema. L’obiettivo è quindi di ricostruire lo storico cinema di Amude, obiettivo per il quale si vogliono raccogliere fondi attraverso un crowdfunding e una serie di proiezioni da realizzare in diverse città italiane. Si invitano quindi le diverse realtà ad appoggiare il progetto realizzando proiezioni e mettendosi in contatto con UIKI che fa da coordinatore del progetto stesso. Sono state stampate magliette con il logo realizzato da Zerocalcare e nel caso le diverse realtà le volessero possono anche per queste rivolgersi a UIKI.

Alessandro Orsetti

È stato costruito un ambulatorio in un orfanotrofio di Kobane intitolato a Lorenzo Orsetti che viene finanziato dalle attività della famiglia Orsetti. Si può contribuire organizzando iniziative che riguardino il film “Tekoser – Il Partigiano Orso” o il libro “Orso – Scritto dalla Siria del Nord-Est”.

Discussione:
Viene discusso il contesto geopolitico attuale del Medio Oriente e delle responsabilità storiche e politiche dell’Italia nella questione curda, a questo proposito viene espressa la necessità di esercitare pressione sulle istituzioni affinché prendano posizione. Viene anche condivisa la preoccupazione riguardo a recenti casi di attivisti curdi arrestati in Italia su richiesta della Turchia (tutti rilasciati).

In più interventi si identifica il Confederalismo Democratico come possibile soluzione alle questioni internazionali, Palestina in primis. A questo proposito è stata condivisa l’intenzione di organizzare eventi e seminari di approfondimento su questo tema, anche come strumento per le organizzazioni politiche.

Viene chiesto al Movimento delle Donne in che modo è possibile contattare il movimento per organizzare delle iniziative, a questo proposito.

Nel corso di diversi interventi viene sottolineato il legame tra l’industria bellica italiana e i teatri di guerra in tutto il mondo, compreso il Kurdistan, a questo proposito è importante opporsi agli accordi tra Italia e Turchia per quanto riguarda il commercio di armi e gli accordi militari.

UIKI Onlus

In conclusione della prima giornata di assemblea UIKI segnala alcuni punti fondamentali della discussione avvenuta.
Per quanto riguarda i casi di arresto di attivisti curdi in Italia, ogni anno almeno 15 persone vengono arrestate sulla base di accuse palesemente false e pretestuose, che infatti vengono poi liberati. A questo proposito sarebbe necessario chiedere spiegazioni al Ministero di Giustizia e lavorare con il Consiglio d’Europa, di cui la Turchia fa parte, che ha potere sui mandati di cattura internazionale che la Turchia spicca contro attivisti curdi.
Un altro punto di fondamentale importanza è la campagna per la liberazione di Abdullah Ocalan. C’è un comitato che lavora su questa campagna ma c’è bisogno del supporto di tutta la rete a questa campagna. A questo proposito UIKI chiede a tutti i compagni di aiutare nell’organizzazione di concerti nel periodo estivo, sulla base di quelli svolti a Brescia, Roma e Milano negli ultimi due anni.

29 Ottobre – Ore 11:00-13:00.

Nel secondo giorno dell’assemblea viene riaperta la discussione politica, il primo tema che viene riaperto è l’antimilitarismo, viene infatti riportata una testimonianza dal corteo nazionale del 21 Ottobre.
È stato presentato il progetto della rivista Legerin, che al momento in Italia si basa su una piattaforma online, nata allo scopo di diffondere informazione sulla rivoluzione del Rojava e sul movimento di liberazione del Kurdistan.

Viene discusso il ruolo della Turchia nel conflitto in corso a Gaza e le conseguenze che questo ruolo potrebbe avere sul popolo curdo.

Si è discusso sulla necessità di lavorare ad una campagna per il riconoscimento politico dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est e per il delisting del PKK.

Programmazione:

  • 8 Novembre – Si terrà a Roma una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati in occasione del 25° anniversario dell’arrivo in Italia di Abdullah Ocalan.
  • 14 Novembre – Conferenza a Roma, nell’università di Roma Tre in occasione del 25° anniversario dell’arrivo in Italia di Abdullah Ocalan.
  • 25 Novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – la rete parteciperà alle manifestazioni organizzate dai movimenti di donne.
  • 10 Dicembre – Giornata dei libri di Ocalan – in tutta Europa si terrà questa giornata su proposta dell’Accademia della Modernità Democratica e del Movimento delle Donne, in tutte le città in cui è possibile, la rete organizzerà eventi basati sulla lettura dei libri di Ocalan.
  • 9 Gennaio – Anniversario dell’assassinio a Parigi di Sakine Cansiz,Fidan Dogan e Leyla Saylemez, politiche e attiviste del movimento delle donne curde.
  • 15 Febbraio – Manifestazione nazionale nell’Anniversario della cattura di Abdullah Ocalan – Verranno organizzate due manifestazioni, Roma e Milano il 17 Febbraio.
  • 8 Marzo – Giornata internazionale della donna.
  • 18 Marzo – Anniversario del martirio di Lorenzo Orsetti – La rete sosterrà l’organizzazione di un’iniziativa di commemorazione a Firenze.
  • 21 Marzo – In occasione del Newroz si prevede l’organizzazione di delegazioni in Kurdistan, il newroz del centro socio-culturale Ararat si terrà il 23 Marzo, si terranno iniziative anche a Torino e Bologna.
  • Fine Marzo – In occasione delle elezioni amministrative in Turchia si prevede l’invio di delegazioni di osservatori.
  • 4 Aprile – Compleanno di Ocalan – tutte le realtà territoriali sono invitate ad organizzare iniziative nei propri territori in questa data simbolica.
  • 25Aprile – Festa della Liberazione
  • 1° Maggio – Giornata internazionale dei lavoratori
  • È stata proposta dalla comunità curda e da UIKI l’organizzazione di almeno 2 Concerti nel contesto della campagna per la liberazione di Abdullah Ocalan. Gli stessi propongono di chiedere alla festa di Radio Onda d’Urto a Brescia e al festival Sherwood di dedicare una giornata a per questa campagna. UIKI chiede a tutte le realtà che organizzano festival di inserire una giornata per il Kurdistan da organizzare insieme.
  • 19 Luglio – Anniversario della rivoluzione del Rojava
  • 3 Agosto – Anniversario del genocidio di Sengal
  • 9 Ottobre – anniversario della cospirazione contro Abdullah Ocalan e il movimento di liberazione del Kurdistan, l’invasione del Rojava nel 2019 e l’”accordo di Sinjar” nel 2020.
  • 1° novembre – Giornata internazionale per Kobane.

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