Ho appena letto la notizia dell’ennesimo “incidente” in cui è morto, vicino ad Asti, un ciclista 49enne, mentre suo figlio, di 6 anni, è gravissimo. In poco più di 8 mesi sono 144 i ciclisti uccisi da camionisti e automobilisti (credo pure da qualche motociclista, se non ricordo male) sulle strade italiane: quasi uno al giorno. Ogni volta che prendo la bici per andare a fare un giro (abito a 3 km dal centro città) o per andare a trovare mia madre (a 5 km da casa mia) ho l’impressione di partire…per il fronte. Soprattutto dopo che, la primavera scorsa, mentre viaggiavo sulla ciclabile vicino alla Clinica Sant’Anna, sono stato travolto da un furgone che inopinatamente, ignorando completamente le regole stradali, svoltava a destra fregandosene della mia presenza in bici. Il ragazzotto che mi ha investito (che per fortuna andava pianissimo – infatti me la son cavata con qualche escoriazione e una botta al ginocchio-) mi ha chiesto scusa dicendo ripetutamente “Non l’avevo proprio vista, mi scusi”. Ed io, abbastanza incazzato, rispondevo “E ci mancava anche che mi investissi avendomi pure visto!”. Ovviamente camionisti (le mie bestie nere) ed automobilisti NON CI VEDONO, quando ci travolgono. E vorrei vedere! Il problema non è la loro “colposità” (non colpevolezza), il problema è che è ora di finirla con le politiche dei trasporti orientate ai veicoli a motore su gomma. Iniziando a fare delle VERE PISTE CICLABILI, isolate dal traffico automobilistico, non quelle ridicole piste “finte” (come quella, pericolosissima, su via Valle Camonica), delimitate da una semplice linea gialla (ignorata da molti automobilisti e da quasi tutti i camionisti). E proseguendo con una politica (nazionale) sempre più audace CHE DICHIARI GUERRA innanzitutto al trasporto merci su gomma, per lo meno sulle medie-grandi distanze: è assurdo vedere camion targati Lituania, Polonia, Romania, Bulgaria, Ungheria, persino Ucraina sulle strade italiane (e francesi, spagnole, ecc.). Concedere ai camion di oltrepassare i confini nazionali dev’essere un’eccezione molto ben documentata, non la regola. E proseguirei vietando anche l’ingresso a camion extra regionali. E riducendone enormemente la portata. Quei mostri che invadono le autostrade e le strade DEVONO SPARIRE! I costi aumenteranno? Pazienza: che paghino le grandi compagnie di trasporto, o le imprese a cui devono fornire il materiale (e senza scaricare sui consumatori, previo un attento controllo statale sui prezzi coadiuvato da politiche “vessatorie” verso le imprese e le compagnie che fanno le furbe). I profitti DEVONO DIMINUIRE, così come i morti sulle strade! Una seconda guerra va dichiarata ai mostriciattoli detti SUV: proibire ai camion e ai SUV di entrare nelle aree urbane è uno dei primi passi (in attesa che finalmente inizino a diminuire, fino a scomparire quasi del tutto, tutte le vetture private nelle città, a favore di un efficiente e capillare trasporto pubblico). Quando vedrà la luce un vero piano nazionale dei trasporti che punti sulla ferrovia e sul trasporto su acqua? Quando questo stillicidio di morti (a partire dai più vulnerabili, i ciclisti e i pedoni), paragonabile ad una guerra a bassa (?) intensità, finirà (o perlomeno si ridurrà in maniera drastica?) Certo, è vero che, rispetto a 40 o 50 anni fa c’è stato un decremento, ma non è ancora nemmeno lontanamente sufficiente! Cambiare le politiche dei trasporti vuol dire cambiare la mentalità della gente, e non è facile. Finché saremo bombardati dalla pubblicità idiota (oltre che falsa) in cui si mostrano auto più o meno lussuose che sfrecciano in paesaggi semideserti (e bellissimi) e portano il sorridente guidatore dallo sguardo un po’ assente ad affacciarsi su un mare stupendo o in valli meravigliose (mentre in realtà passerà il 99% del tempo di guida in coda sulla A1 o sulla tangenziale sud) sarà difficile convincere l’ignaro (o ignorante) bersaglio a rinunciare a quello stupido ed obsoleto status symbol. Non si può più fare pubblicità al tabacco? E allora forza, smettiamo di far pubblicità anche a questi scatole di latta (a cominciare dai SUV) e facciamo pubblicità ai treni, ai traghetti, alle chiatte da fiume e da canale. La strada è lunga, lo so. Ma prima cominciamo questa “guerra” anti-camion e anti-SUV (e in prospettiva anti-auto) meglio è.

Il ciclista comunista incazzato

P.S. Sono da sempre un antistalinista, e non ho mai considerato i paesi del cosiddetto “socialismo reale” come esempi positivi. Ma devo dire che non tutto faceva così schifo: la mancanza di pubblicità e la scarsità di auto private sono due cose che recupererei volentieri.


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