Ieri, 21 agosto, se era una giornata di tristi ricordi per chi si batte per il socialismo (83 anni dall’assassinio di Trotsky, 55 anni dall’invasione della Cecoslovacchia), oggi lo è per tutti coloro che amano e difendono la libertà di opinione: il 22 agosto 2019 l’Assemblea delle Nazioni Unite ha stabilito di commemorare tutte le innumerevoli vittime dell’intolleranza religiosa, intolleranza che, purtroppo, non è scomparsa con la fine dei roghi “alla Giordano Bruno” in seguito alla diffusione delle idee delle grandi rivoluzioni dalla fine del XVIII secolo. Anche se negli ultimi cinquanta o sessant’anni questo tipo di violenza è notevolmente diminuito nei paesi “toccati” dalle ondate rivoluzionarie post 1789 (sostanzialmente quelli europei e delle Americhe), non si può dire altrettanto del resto del pianeta, come ci ricorda continuamente la cronaca dei paesi medio-orientali o africani, ma anche l’India o il Myanmar, per fare solo alcuni esempi. E comunque lungi da noi ogni senso di soddisfazione autoassolutorio, visto che le conquiste possono essere rimesse in discussione in ogni momento (ex Jugoslavia docet). Fintantoché non ci sarà un mondo senza dio, né stato, né servi, né padroni.

FG


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