Sono mesi che, tra sondaggi e profezie, i pennivendoli di ogni risma ci vendono in anticipo il risultato elettorale nello Stato Spagnolo: vincerà la destra, il PP sfonderà, l’estrema destra neofranchista di Vox crescerà, ecc. ecc. Ebbene, i dati delle elezioni di oggi dicono tutt’altro: la somma dei voti della destra “normale” (PP, UPN, ecc.) e dell’estrema destra cavernicola (VOX e cespuglietti) è solo un poco più alta delle elezioni precedenti, quelle del novembre 2019. C’è stata, ovviamente, una rimonta del PP (grazie allo svuotamento del “partito-fantoccio” creato dai mass-media, Ciudadanos, e al calo dei voti di VOX), che però pur tornando ad essere il primo partito (ben lontano però dai tempi di Aznar), supera di meno di un punto i socialisti di Sanchez (i sondaggi gli davano quasi tutti da 4 a 7 punti di vantaggio). Calano sia l’estrema destra che la sinistra più radicale di Sumar, CUP, ecc. Segno che, in Spagna come in Italia, funziona sempre il richiamo della foresta: qui da noi prima con Berlusconi, poi Salvini ed ora Meloni. Da loro con Feijo ma soprattutto con quella mummia scimunita di Abascal, un povero demente con nostalgie franchiste, prova evidente che l’anello mancante tra l’homo sapiens e il Neandertal non si è (ancora) estinto.
Ecco i risultati. Un’avvertenza: la tabella sottostante vuol solo essere uno specchio degli orientamenti dell’elettorato (che tra l’altro è cresciuto) basato su uno spettro classico destra (conservatrice e/o reazionaria) e sinistra (moderata e/o “radicale”), senza presunzione di proposta politica. Indubbiamente, per esempio, i compagni della CUP (che Anticapitalistes di Catalogna ha invitato a votare) preferiscono allearsi coi liberal-democratici (ma indipendentisti) di Junts per Catalunya che con i socialdemocratici all’acqua di rose del PSC (e persino con i compagni di Barcelona en Comù, ritenuti troppo poco “catalanisti”). Quindi il mio specchietto è da prendere con le pinze.
| Partito | voti 2023 (x 1000) | % 2023 | voti 2019 (x 1000) | %2019 | differenza voti |
| PP | 7655 | 32,8 | 5047 | 20,8 | 2608 |
| VOX | 2895 | 12,4 | 3657 | 15,1 | -762 |
| Ciudadanos | 0 | 0,0 | 1650 | 6,8 | -1650 |
| Altri | 151 | 0,6 | 224 | 1,0 | -73 |
| TOTALE DESTRA | 10701 | 45,8% | 10578 | 43,7% | 123 |
| PSOE | 7442 | 31,9 | 6792 | 28,2 | 650 |
| Sumar* | 2868 | 12,3 | 3.701* | 15,4 | -833 |
| ERC | 449 | 1,9 | 875 | 3,6 | -426 |
| EH Bildu | 332 | 1,4 | 278 | 1,1 | 54 |
| BNG | 144 | 0,6 | 120 | 0,5 | 24 |
| PACMA | 158 | 0,7 | 229 | 1,0 | -71 |
| CUP | 96 | 0,4 | 247 | 1,0 | -151 |
| Altri di SX | 100 | 0,4 | 71 | 0,3 | 29 |
| TOTALE SINISTRA | 11589 | 49,6% | 12313 | 51,1 | -724 |
| Junts x Cat | 381 | 1,6 | 530 | 2,2 | -149 |
| PNV | 275 | 1,2 | 379 | 1,6 | -104 |
| PDeCat-Ciu | 31 | 0,1 | 0 | 0,0 | 31 |
| Altri | 200 | 0,9 | 80 | 0,4 | 120 |
| “CENTRO”** | 887 | 3,8% | 989 | 4,2% | -102 |
*Nel 2019 Unidas Podemos e Mas País
**Partiti nazionalisti o regionalisti non di sinistra ma antifranchisti
Come si può agevolmente vedere, non si può proprio parlare di “Spagna che svolta a destra”, anche se in termini di seggi (per l’antidemocratica legge elettorale del 1977) la destra, con meno voti, ha più seggi della “sinistra”. L’unica tendenza ben chiara è l’indebolimento delle due ali “estreme” (che nel caso di Sumar non mi sembra molto tale). In particolare, se si eccettua Bildu, la sinistra più radicale (dalla CUP ad Adelante Andalucia) esce bastonata da queste elezioni. La paura fa novanta, a quanto pare. E Sanchez ha saputo giocare bene le sue carte.
Flavio Guidi
P.S. Mi astengo qui dal fare ragionamenti più “politici” (tipo il fatto che in Euskadi, per la prima volta, la sinistra abertzale ha superato il PNV, un fatto storico), o la triste constatazione che il patrimonio elettorale a sinistra del PSOE creato dal lancio di Podemos, 9 anni fa, si è dimezzato rispetto a 7 anni fa. E molto altro. Per ora bastano i numeri.
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