Questa la domanda, provocatoria, che un compagno di UP mi fece qualche mese fa, in occasione del blitz contro il testone di Mussolini effettuato al Museo del Risorgimento da un gruppo di compagni di Brescia Anticapitalista. Non possedendo la bacchetta magica che consentirebbe di ripristinare i quartieri medievali che la follia distruttiva di Piacentini e Mussolini aveva distrutto, non ho potuto che rispondere “Ovviamente no”. L’orribile piazza, dall’aspetto cimiterial-monumentale (dove tra l’altro ho vissuto per un decennio) è, purtroppo, destinata a durare, almeno per qualche secolo. Devo dire che, una volta abituatisi alle dimensioni sovrumane di archi, porte, colonne (gigantismo schiaccia-individui tipico di tutti i regimi totalitari, dal fascismo allo stalinismo, ma non esclusivo di questi) la presenza del marmo candido, soprattutto nei giorni con cielo azzurro, produce un effetto “mediterraneo” non del tutto spiacevole. Ma lasciamo perdere le questioni estetiche, del tutto soggettive. In questi giorni in città si discute, per l’ennesima volta, del ripristino della statua del “Bigio” nell’orribile piazza. Discussione che probabilmente interessa ad una piccola minoranza di bresciani: i fascisti dichiarati (una piccola minoranza di individui disturbati psichicamente) e gli antifascisti militanti (tra i quali mi annovero) che vedono, nel ritorno del Bigio, una sorta di rivincita degli sconfitti del 1945. Molto probabilmente, a fianco dei disturbati, si schiererà tutta la Brescia non-antifascista (i post fascisti “fratellini e sorelline d’Italia”, i leghisti, i forzitalioti, ecc.). E la Brescia antifascista (compresi quelli tiepidi, la grande maggioranza, tipo PD) probabilmente sarà divisa tra chi vede nel ripristino un semplice atto cultural-estetico e chi invece ne teme la valenza simbolico-politica (soprattutto da quando stiamo sotto il governo meloniano). Vista che la proposta provocatoriamente avanzata 6 anni fa su queste pagine (riportarlo, ma a testa in giù, come l’ispiratore ultimo in Piazza Loreto) non ha avuto successo, potremmo appoggiare la proposta del Comitato per la Salute, la Rinascita e la Salvaguardia del Centro Storico (che trovate qui sotto). Non mi convince molto, per essere sincero, visto che, seppur priva di ali e riportata all’originaria funzione della dea Afrodite (la mia preferita!) con annessi e connessi di femminilità, protezione, ecc., nell’immaginario collettivo resterà una “Vittoria alata” senza le ali. Ed è questo il problema: già l’orribile piazza è intitolata all’immonda “vittoria” delle truppe imperialiste italiane nel 1918 sui “nemici austro-ungarici”. Metterci una statua che tutti conoscono come “Vittoria alata” sembrerebbe giustificarne il nome. E dare ragione ai tromboni che ogni 4 novembre ricordano il grande massacro del 1914-18 (che qui da noi fu iniziato con l’aggressione del Regno d’Italia contro l’Austria-Ungheria, l’infausto 24 maggio del 1915) come una “vittoria”, pagata dal sangue di centinaia di migliaia di contadini e proletari italiani, austriaci, ungheresi, slavi, ecc. (senza dimenticare la successiva oppressione italiana di centinaia di migliaia di tedeschi del Sud Tirolo, di Sloveni e Croati dell’Istria, e così via). Visti i rapporti di forza così sfavorevoli alle ragioni dell’internazionalismo e dell’antimilitarismo, non mi resta che appoggiare il “male minore”: piuttosto che il Bigio, meglio Afrodite. Magari cambiando il nome della piazza, per esempio in Piazza della Liberazione (o della Libertà). In attesa del prossimo 1945, quando, dopo l’ennesima guerra, anche la massa degli indifferenti di gramsciana memoria accorra plaudente per distruggere i simboli di chi la guerra l’ha scatenata.

Flavio Guidi

COMITATO PER LA SALUTE, RINASCITA E SALVAGUARDIA DEL CENTRO STORICO
Perché la statua della Vittoria in Piazza della Vittoria:
,
1) La piazza, in questi ultimi anni, è molto cambiata: è diventata, con il rifacimento e
l’apertura di una stazione della metropolitana, luogo d’incontro per i cittadini di
Brescia e anche per persone provenienti da altri paesi, è una delle sedi del
mercato del sabato, ospita locali di richiamo per giovani e non, concerti ed iniziative
culturali.
2) “Viva Vittoria”, con l’esposizione di migliaia di coperte che mettevano in relazione il
lavoro di tantissime donne ed uomini di ogni .parte del pianeta, in un certo senso, l’ha
caratterizzata come piazza al femminile, simbolo di apertura al mondo che cambia, di
accoglienza, di volontà di interagire con gli altri, di operare insieme, senza pregiudizi,
per un obiettivo comune.
3) La Vittoria Alata è strettamente legata, nell’immaginario collettivo, alla nostra città ed
importanti poeti le hanno dedicato delle opere per celebrarla; in origine, però, era
probabilmente un’Afrodite, senza ali. Si potrebbe recuperare questa immagine,
privarla delle ali e farne un simbolo moderno della femminilità, inserendo al posto
dello scudo una coperta, che allude al calore, all’ospitalità, alla pace, alla protezione
dei più deboli, alla non violenza.
4) Tutti questi aspetti sono in aperta contrapposizione ai significati di cui è portatrice la
statua “L’era fascista”, soprannominata in città col nome di “Bigio”, simulacro ormai
obsoleto, in quanto incarna un passato di violenza, l’arroganza, l’ostentazione della
virilità fine a se stessa, la sopraffazione politica; il suo unico pregio è quello di essere
contemporaneo al contesto architettonico della piazza. La Vittoria, pur
messaggiando valori molto più positivi, non è estranea allo stile imperiale e la storia
che ha reso importante e fatto conoscere la nostra città e ben si inserirebbe, magari
utilizzando il marmo di Botticino per la statua, in un luogo che, tra l’altro, porta il suo
stesso nome.
Brescia, 9 gennaio 2016
Brescia, 22 luglio 2023


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