di Gianni Sartori
In attesa della conferma o meno da parte degli esperti (sempre che la cosa interessi ai media internazionali), diamo anche questa pessima notizia.
Usando il condizionale e il punto di domanda solo per scrupolo (forse eccessivo) e con buona pace dei “campisti” di nuova generazione.
Gianni Sartori
Come avevano già dichiarato in varie occasioni i responsabili del Quartier generale delle Forze di difesa del popolo (HPG) l’esercito turco avrebbe bombardato sistematicamente e ripetutamente (“centinaia, migliaia di volte”) la guerriglia curda a Zap, Avaşîn e Metina (Kurdistan del Sud).
Con sostanze chimiche di ogni tipo e utilizzando inoltre bombe termobariche e bombe al fosforo.
Mancava solo la bomba nucleare tattica. Stando a quanto denunciava due giorni fa Murat Karayılan (portavoce di HPG), i generali di Ankara avrebbero rimediato a questa dimenticanza.
In questi giorni dall’agenzia di stampa Firatnews (ANF) sono state diffuse le immagini (realizzate dalla popolazione locale) di un attacco turco contro le postazioni curde a Martyr Delîl (a ovest di Zap) risalente alle 10h12 del 13 luglio. Un attacco che – stando all’agenzia – si sarebbe contraddistinto anche per l’impiego di una bomba nucleare tattica. L’onda espansiva dell’esplosione si è poi propagata in un’area molto ampia.
Si ritiene che la Turchia ormai da anni si stia dando da fare per ottenere armi nucleari. Nel 2011 Ankara aveva firmato un accordo per un reattore nucleare con la compagnia russa ROSATAM per 20 miliardi .
Aveva anche preso parte ad un altro progetto lanciato nel 2013 nell’ambito di una partnership nippo-francese del valore di 22 miliardi di dollari. Ufficialmente il governo turco ha sempre sostenuto che con questi accordi si voleva soddisfare il fabbisogno energetico del Paese. Ma – stando a quanto riferito dal servizio di intelligence tedesco BND – nel 2015 “la Turchia ha aperto le porte a un’opzione nucleare militare attraverso questi due progetti”.
Secondo lo stesso rapporto, la Turchia avrebbe realizzato strutture per arricchire l’uranio e avrebbe iniziato a produrre polvere di concentrato di uranio chiamata “Yellowcake”. L’uranio se lo sarebbe procurato – illegalmente -tramite il Kosovo e la Bosnia Erzegovina. Comunque il maggior fornitore nucleare della Turchia rimane il Pakistan (quello tanto amato da turisti, alpinisti e sciatori d’alta quota nostrani), sospettato di vendere missili con testate nucleari al mercato nero. Stando ai rapporti di media arabi e indiani, Erdogan sarebbe sempre in buoni rapporti con il Pakistan (non solo per l’acquisto di testate nucleari, ovviamente).
Il sito di notizie “zeenews.india.com” aveva riferito che nel dicembre 2020 le delegazioni militari pakistane e turche hanno tenuto colloqui per due giorni sulle vendite di armi nucleari. Ha inoltre riferito che i caccia F-16 dell’esercito turco, che sono stati modernizzati tra il 2015 e il 2018 con il supporto della NATO, sono stati modificati per trasportare missili nucleari (in attesa della ventilata fornitura di F-35).
Tornando ai fatti qui denunciati del 13 luglio nel Kurdistan del Sud, pensiamo a cosa sarebbe accaduto di fronte anche solo all’ipotesi di un effettivo utilizzo da parte di Mosca in Ucraina di ordigni di tal genere. L’intervento diretto della NATO (di cui, ricordo la Turchia, fa parte) come minimo.
Gianni Sartori
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