E così, nell’ottava città più inquinata d’Europa (su 344!), con un eccesso di mortalità dovuto appunto all’inquinamento, situata in una provincia che pare ambisca alla leadership nella sepoltura dei rifiuti (pare anche tossici) e che vanta una ventina di bombe atomiche nella base di Ghedi, i nostri amministratori si preoccupano…..della cosiddetta “movida” al Carmine. Guardiani a spese della collettività (per fortuna disarmati e, a quanto pare, pacifici) che stazionano davanti al Cinema Eden per impedire ai ragazzotti di occuparne la scalinata d’accesso (cosa che avveniva dopo la chiusura del cinema), che girano per il Carmine ad insegnare la buona creanza ad altri ragazzotti più o meno alticci. Riduzione degli orari d’apertura nei fine settimana (solo nel “triangolo delle Bermude” tra via Pile, via Bixio e via Battaglie), fino addirittura alle 00,30 o al massimo l’una. Chissà perché un po’ più a est (senza arrivare all’intoccabile Piazza Arnaldo) e un po’ più a sud questi limiti non esistono. Quelle centinaia di giovani (con qualche anzianotto, come il sottoscritto) che affollano quel triangolo (e zone adiacenti), soprattutto le sere del giovedì, del venerdì e del sabato, bevendo pirli, gin tonic, vino rosso, birra e quant’altro (e magari facendosi qualche “canna”) evidentemente disturbano. Certamente il meritato sonno dei residenti (140 dei quali hanno dato vita ad una petizione anti-movida), visto che i giovani, com’è naturale, sono chiassosi ed esuberanti. Probabilmente anche “il comune senso del pudore” (o della necessaria tranquillità) di molti cittadini bresciani, eletti o meno in consiglio comunale. Capisco le loro ragioni. Forse ci vorrebbero tutt* chius* in casa, dopo le 21, a guardare la TV e a “ritemprarci” sul divano per essere più produttivi il giorno dopo. Perché, sia chiaro, bisogna “fare la pila” (per i non bresciani, i soldi) e non perdere tempo a sbevazzare, chiacchierare, ridere, drogarsi, conoscere gli/le sconosciuti/e, discutere di politica, di sesso, di calcio, ecc.
Il bar è ormai ciò che rimane di una socialità sempre più asfittica. L’osteria del nuovo millennio. Dove si possono eventualmente coltivare umori trasgressivi. Non a caso, leggendo i rapporti di polizia dell’epoca fascista, era facile trovare un “il soggetto in questione è di idee sovversive e dedito ai piaceri del vino e dell’osteria“. Certo, quando tutt* se ne stanno chiusi nelle loro casette a guardare mamma TV (l’equivalente del MINCULPOP di mussoliniana memoria) c’è molta più tranquillità in giro. Si può dormire sereni. E lavorare meglio. E produrre di più. Per consumare di più. Senza voler scomodare Aristotele e il suo apprezzamento per l’Agorà (dove gli uomini discutono di politica e filosofia), che solo lontanamente può essere paragonata ai plateatici dei bar del Carmine, mi viene in mente quella canzone di Joaquin Sabina* in cui auspica che tutte le notti siano notti di nozze, e che la fine del mondo ci pigli ballando e, soprattutto, che non ci chiudano il bar dell’angolo.
Flavio Guidi, abitante onorario del triangolo incriminato
*Noches de boda
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