Dopo la pubblicazione dell’articolo di Simone Morganti sull’episodio del profugo iracheno che ha bruciato una copia del Corano ci sono state numerose critiche (e qualche approvazione) da parte della “compagneria”. In particolare la critica più diffusa riguarda la possibile strumentalizzazione del fatto da parte della destra xenofoba, svedese e non solo, e da parte della destra islamista (Erdogan in primis). Visto che si tratta di un articolo non mio, ripubblicato (dal blog dell’UAAR) voglio chiarire, brevemente e schematicamente, quanto segue:

  1. Se si vuole evitare le strumentalizzazioni di azioni politiche da parte degli avversari, l’unica soluzione è quella di ritirarsi a vita privata, o comunque restare totalmente immobili e silenti. La Storia è piena di “strumentalizzazioni” in questo senso, dal treno piombato di Lenin nel 1917 alla battaglia in appoggio ai popoli dell’Iran dei mesi scorsi. Mi stupirei del contrario. Per cui, facciamocene una ragione, e continuiamo a batterci per ciò in cui crediamo.
  2. Ritengo l’azione del profugo iracheno sostanzialmente irresponsabile (ed anche culturalmente discutibile: odio i roghi dei libri!). In tempi diversi avrei usato i termini “avventurista” ed “estremista” (in senso leniniano), ma non so se oggi si capisce questo linguaggio da “anni ’70”. Quasi sicuramente bruciare il Corano non avrà nessun effetto positivo, di “laicizzazione” delle società a maggioranza islamica. Anzi, credo che rafforzerà l’adesione all’ideologia religiosa, vista come elemento identitario da parte della stragrande maggioranza dei musulmani.
  3. Ciò nonostante ritengo legittimo il suo gesto, sia per motivi di difesa della libertà d’espressione, sia pensando a cosa può aver sofferto quest’uomo, che viene da società in cui un gesto come il suo (ed anche molto meno, come per esempio “insultare” Maometto) viene punito, nel migliore dei casi col carcere e il manicomio, nel peggiore con la morte. Troppo facile rispondere che bisognerebbe bruciare la Bibbia in Piazza S. Pietro. A parte che io non brucerei nessun libro, lo ripeto, ma fare un gesto simile sarebbe al massimo passibile di una multa (per il mini-incendio, credo) qui da noi. La valenza simbolica, oltre che il rischio personale, è incomparabilmente minore.
  4. Mi sono stancato da tempo del “realismo” che mette in secondo piano i “princìpi” (o “valori”, se preferite) per opportunità politica (leggi opportunismo). Una delle sciagure del movimento operaio e socialista, già a partire dalla fine del XIX secolo (ma aggravatasi sempre più) è proprio quel mettere la sordina (fino a dimenticarli) ai nostri princìpi fondamentali. E la libertà di dissentire (l’unica vera libertà “d’opinione”) è FONDAMENTALE! Il disincanto verso le idee di sinistra, crescente tra i lavoratori e in genere i poveracci negli ultimi 25/30 anni, ha ANCHE queste radici. Non c’è nulla di meglio, per allontanare la gente e spingerla nel qualunquismo (o peggio ancora) che dire una cosa e poi farne un’altra, spesso opposta. Si semina sfiducia, cinismo, rassegnazione. Essere coerenti con ciò che si “predica”: ecco qualcosa che in troppi, a sinistra, hanno dimenticato. E poi ci si stupisce se la destra “cavalca” strumentalmente (traendone giovamento anche elettorale) situazioni che dovrebbero, in teoria, favorire l’affermarsi delle idee che appartengono, dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione Francese in poi, al nostro patrimonio.

Flavio Guidi


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