[continuazione degli articoli dei giorni precedenti]
Nel 1987, per la quinta volta nella storia repubblicana, nuove elezioni anticipate, nel pieno “clima anni Ottanta” a cui abbiamo accennato per il 1983. Gli elettori nati tra il 1962 e il 1969 che decidono di votare sono oltre sei milioni (6,166 milioni, per l’esattezza), una percentuale (elevatissima) simile a quella degli adulti.
La DC si riconferma primo partito anche tra i giovani, con 2 milioni 337 mila voti (37,9%, più 3,5% rispetto al 34,3 della media generale). Ma il secondo partito non è più il PCI, ma il PSI craxiano, con 1 milione 227 mila voti (19,9%, quasi sei punti sopra la media generale, che è il 14,3%). Speculare a ciò che accade al PCI, sceso al terzo posto con 1 milione e 69 mila voti (17,3%, quasi 10 punti meno del dato medio – 26,6%-). Al quarto posto troviamo i Radicali, con 295 mila voti (4,8%, oltre due punti sopra la loro media – 2,6%). Al quinto una “new entry”, i Verdi, con 230 mila voti, pari al 3,7%, oltre un punto sopra la media generale del 2,5. Segue il PSDI, anch’esso con 230 mila voti, e poi i Repubblicani, con 170 mila voti (2,7%, sotto). Seguono i neofascisti del MSI, con 160 mila voti, pari al 2,6%, meno della metà della loro media nazionale, e poi DP, con 148 mila voti (2,4%, 0,7% in più rispetto al dato medio). Ultimi, tra i partiti nazionali, i liberali, con 100 mila voti (1,6%, meno 0,5% sotto la loro media). Dietro al PLI troviamo Lega Lombarda e Liga Veneta (non ancora unite) che, insieme, ottengono 51 mila voti tra i giovani (0,8%, – 0,4 rispetto alla media generale). Complessivamente i partiti di sinistra (considerando come tale anche il PSI, ma escludendo i radicali, ormai tornati su posizioni classicamente liberali), ottengono tra i giovani il 43,3%, rispetto al 44,1% della media generale. Per la prima volta dal dopoguerra quindi, seppur leggermente, sono un po’ più a destra degli “adulti”, grazie all’ottima performance democristiana e radicale. Il MSI resta coerentemente capofila dei “vecchi”, ma ormai pure il PCI non scherza, segno di un ribaltamento notevole nel voto giovanile. Anche la tradizionale forza dell’estrema sinistra tra i giovani comincia a perdere colpi: la sovrarappresentazione di DP è, infatti, ben poca cosa rispetto agli anni ’70.
Nel 1992, dopo il terremoto epocale del crollo dei regimi del cosiddetto “socialismo reale”, si tengono le ultime elezioni col sistema proporzionale, l’unico che garantisca una buona rappresentatività degli orientamenti politici degli elettori. Siamo all’inizio dello “tsunami” di Mani Pulite. Il PCI è scomparso l’anno precedente, sostituito dal PDS. La sinistra del PCI, fondendosi con Democrazia Proletaria, ha dato vita al Partito della Rifondazione Comunista. Ecco come hanno votato i giovani nati tra il 1967 e il 1974 (5 milioni 847 mila, per la prima volta in calo).
La DC si conferma di gran lunga al primo posto, con 2 milioni 552 mila voti (43,6%, ben 14 punti più del dato medio nazionale). Al secondo posto, come cinque anni prima, il PSI (14%, più 0,4). Al terzo la Lega Nord, con 664 mila voti (11,4%, 2,7% in più della media nazionale). Il principale erede del PCI, il PDS, è solo al quarto posto, con 638 mila voti (10,9%, -5,2 rispetto alla media). Al quinto il PSDI, con 211 mila voti (3,6%, +0,9), poi il PLI (182 mila voti, 3,1%, +0,3), il PRI (157 mila, 2,7%, -1,7). Debolissime le altre forze di sinistra: i Verdi con 67 mila voti (1,2%, -1,6 rispetto alla media) ed ancor più Rifondazione Comunista, con soli 33 mila voti (0,6%, 5 punti in meno della media generale!). Ancor peggio (ma questa non è una novità) è andata all’estrema destra neofascista del MSI, che addirittura prende più voti al Senato che alla Camera (-64 mila voti). C’è poi da considerare un nuovo movimento di sinistra, La Rete, che ottiene 730 mila voti alla Camera e 240 mila al Senato, ma in quest’ultimo caso si presenta solo in Sicilia. Analoga la situazione della “Lista Pannella“, erede dei Radicali, che ottiene 486 mila voti alla Camera e 167 mila al Senato (presente però solo in Lombardia e nel Lazio). Indubbiamente si assiste ad un vero e proprio crollo della sinistra (comprendendo pure il PSI) tra i giovani: poco più di un giovane su 4 vota a sinistra (27%, contro il 38% della media nazionale, ben 11 punti in meno). Si tratta di un netto spostamento verso posizioni moderate (vedi exploit della DC) che lascia intravedere un futuro incerto per le forze “progressiste”. Inoltre, per la prima volta nella storia della Repubblica, il partito più a sinistra (erede in parte delle precedenti formazioni dell’estrema sinistra, come DP e PdUP-MLS) non solo non è sovra-rappresentato tra i giovani, ma è l’ultimo (se escludiamo i dinosauri del MSI) tra i partiti nazionali in questa fascia d’età, con poco più di un decimo della media generale. Un preoccupante segnale, di cui si erano avute avvisaglie da almeno un decennio, del fatto che la “generazione del ’68” non era riuscita a passare il testimone dell’impegno politico alle nuove generazioni. Sulle ragioni di ciò lasciamo il giudizio ai lettori. Noi ci limitiamo a dare i numeri.
Flavio Guidi
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