[continuazione dell’articolo del giorno precedente]

E veniamo alle ultime elezioni del “decennio formidabile”, quelle del 1979. La vulgata giornalistica è che furono le prime elezioni che videro indebolirsi la sinistra dopo il 1948. In realtà l’unico partito di sinistra a perdere voti fu il PCI (e questa era la novità). Gli altri, dal PSI all’estrema sinistra (però divisa) ai radicali, crebbero (soprattutto questi ultimi), compensando il calo del PCI. E tra i giovani?Vediamo i dati.

Gli elettori nati tra il 1954 e il 1961 che depositarono la scheda nell’urna furono 5 milioni e 267 mila, con un piccolo incremento rispetto a tre anni prima. Il raffronto tra Senato e Camera, come sempre, è complicato dal fatto che il PdUP-MLS, presente alla Camera (dove elesse 6 deputati) non si presentasse al Senato. Ho quindi, arbitrariamente, dedotto che il grosso dei suoi elettori optasse al Senato per il PCI (cosa plausibile, vista non solo le scelte future – maxime la confluenza di 4 anni dopo – ma anche le polemiche degli anni precedenti col resto dell’estrema sinistra). Altro problema: Nuova Sinistra Unita, la lista che univa DP a ciò che restava di LC e di altri gruppi in crisi o sciolti (e che non ebbe eletti) al Senato optò per presentarsi unita ai Radicali (in quegli anni ancora in odore di “estrema sinistra”). Per questo ho scelto di fare il raffronto con la somma delle due liste alla Camera.

DC 2,035 mila (38,6%), rispetto alla media generale – 38,3 – un più 0,3%

PCI 1,785 mila (33,9%), rispetto alla media del 31,8 (col PdUP), un più 2,1%

PR+NSU 711 mila (13,5%), rispetto alla media del 4,2%, un più 9,3%

PSI 345 mila (6,6%), rispetto al 9,8, un meno 3,2%

MSI 150 mila (2,8%), rispetto al 5,3, un meno 2,5%

PSDI 87 mila (1,7%), rispetto al 3,8, un meno 2,1%

PRI 57 mila (1,1%), rispetto al 3%, meno 1,9%

PLI 21 mila (0,4%), rispetto all’1,9%, meno 1,5

Si conferma sostanzialmente la situazione di tre anni prima: gli unici partiti che hanno più voti tra i giovani che nel resto della popolazione sono l’estrema sinistra (comprendendo, per i motivi già sottolineati, i radicali in quest’area), che si mantiene al terzo posto, dopo il PCI e la DC (che resta ancor leggermente più “giovane” degli altri partiti di centro e destra). I neofascisti del MSI e i liberali si confermano come i partiti più “vecchi”, col MSI che raccoglie tra i giovani circa la metà della sua media generale, e il PLI addirittura quasi un quinto. Ma anche i socialisti, e ancor più i socialdemocratici e i repubblicani escono malconci dal voto giovanile. In generale possiamo affermare che, come in tutto il decennio, i giovani sono più a sinistra degli “adulti” (54% rispetto alla media generale del 46%, più 8 punti). Il che conferma ciò che appariva intuitivamente a qualsiasi osservatore, anche superficiale, in quegli anni.

Quattro anni dopo, con le ennesime elezioni anticipate, il clima politico è cambiato. Finiti gli anni ’70 con la sconfitta alla FIAT, sono gli anni di Thatcher e Reagan (e in Italia di un nuovo PSI a guida Craxi che sta cambiando rapidamente pelle e radicamento sociale). Neoliberismo, yuppismo, crisi incipiente della sinistra sembrano dare il segno agli anni ’80. Vediamo i dati

Gli elettori nati tra il 1958 e il 1965 che si recano alle urne sono 5 milioni e 786 mila, oltre il 93% degli aventi diritto, e in linea con gli anni precedenti.

La DC si conferma primo partito tra i giovani, con 2 milioni e 76 mila voti (35,9%), con tre punti in più rispetto alla media generale del 32,9%.

Il PCI, per la prima volta nella sua storia, pur confermandosi al secondo posto (1 milione e 455 mila voti, pari al 25,1%), ottiene più voti tra gli adulti che tra i giovani, con una media del 29,9%, quasi cinque punti superiore alla fetta giovanile.

Il PSI, anche lui per la prima volta, ma in senso opposto al PCI, diventa il terzo partito tra i giovani, con 683 mila voti (11,8%, + 0,4% sulla media generale), superando tra i giovani il dato medio nazionale. Evidentemente la “Milano da bere” comincia a dare i primi frutti. O probabilmente il boom delle TV di Berlusconi.

Al quarto posto troviamo inaspettatamente i Repubblicani, con 335 mila voti (5,8%, più 0,7% sulla media generale). Come per il PSI Craxi, per il PRI l’effetto Spadolini (con l’esposizione mediatica) ha avuto conseguenze, “ringiovanendo” in pochi anni un partito percepito da decenni come “vecchio”.

Al quinto ci sono i Radicali, ormai in veloce ritorno ai classici valori liberaldemocratici, con 262 mila voti (4,5%, più 2,3%, il doppio quindi della media nazionale). Pur sempre meno percepiti come “sinistra” (per lo meno non “estrema”), restano popolari tra i giovani per le battaglie per i diritti civili e contro le leggi repressive.

Al sesto troviamo il PSDI, con 248 mila voti (4,3%, + 0,2 sulla media generale). Anche qui siamo ad una novità, in linea con PSI e PRI.

Al settimo troviamo i neofascisti del MSI, con 227 mila voti (3,9%, meno 2,9 sulla media generale). Una conferma dello scarso appeal dei missini tra i giovani, come nei decenni precedenti.

All’ottavo troviamo DP, con 214 mila voti (3,7%, più 2,2%), che si conferma come il partito più “giovanile”, con più del doppio della media generale. Evidentemente il tanto conclamato riflusso non impedisce che, almeno tra i giovani, l’estrema sinistra continui ad avere un certo seguito.

All’ultimo posto, tra i partiti nazionali, troviamo i liberali del PLI, con 175 mila voti (3%, più 0,1 rispetto alla media). Anche qui una novità: è la prima volta che il PLI prende una percentuale un po’ più alta tra i giovani che nel resto degli elettori. Ormai la patente di “vecchio” resta appannaggio del MSI (e, come abbiamo visto, un poco pure del PCI), mentre i “laici” sembrano essere riusciti a rifarsi una faccia abbastanza attraente tra i giovani. Se fossero stati uniti, sarebbero diventati il terzo partito, con il 13% dei voti giovanili, rispetto al 12, 1 della media nazionale.

In queste elezioni si presentano, per la prima volta, molti nuovi “partiti” (dai Pensionati alla Liga Veneta, al Movimento per Trieste, ecc.) che in genere ottengono tra i giovani risultati piuttosto simili a quelli della loro media nazionale.

Riassumendo col 45,1% dei voti giovanili a sinistra (continuiamo a considerare tali anche PSI e PR), siamo ormai arrivati all’omologazione: si tratta della stessa percentuale (uno 0,1% in più, un’inezia) della sinistra nell’intero campione nazionale. A pagare il prezzo di questa omologazione però è, per ora, il solo “gigante” della sinistra, il PCI di Berlinguer.

[continua]


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