Ascoltare i nostri vertici di segreteria, così come è avvenuto durante l’assemblea nazionale dei Quadri e delegati FIOM del settore Automotive tenutosi a Torino il 23 febbraio scorso, ci conferma quanto questi attuali dirigenti siano distanti anni luce dalle reali condizioni in cui vivono quotidianamente nelle fabbriche i lavoratori di Stellantis e indotto. Per essere concreti, toccheremo solo alcuni punti introdotti in quell’assise.

Ci soffermeremo quindi sull’intervento di De Palma, intanto perché in oltre 40 minuti d’intervento è riuscito nell’impresa di non toccare mai il tema delle condizioni di lavoro in cui versano i lavoratori e inoltre perché troviamo alcuni suoi passaggi confusi e ricchi di contraddizioni. Egli dice che ‘’i lavoratori hanno il potere democratico di decidere, che si deve avere il coraggio di andare nelle assemblee, di farle unitarie e far votare le varie opzioni sindacali ai lavoratori’’. Tutto giusto, se non fosse che nella realtà della vita di fabbrica i lavoratori continuano a non essere coinvolti in nessuna decisione che li riguarda e che le assemblee a Melfi non si svolgono da circa 9 mesi, anche per volontà esplicita della FIOM.

Poi ripropone una sorta di unità sindacale confederale (l’ennesima), a suo dire oggi sarebbe realizzabile grazie alla FIOM che ‘’avrebbe creato le condizioni per essere noi i driver del cambiamento’’. Quindi se non abbiamo capito male, lui chiede a FIM e UILM, firmatari convinti di quel CCSL che ha permesso tra l’altro di cancellare con un colpo di spugna gli ultimi 50 anni di contrattazione in FIAT/FCA, senza che i lavoratori abbiano potuto decidere nulla (altro che potere decisionale), di ripartire insieme? Con gli stessi sindacati che, dopo aver promesso l’unità sindacale nelle assemblee qualche mese fa, hanno respinto le liste che la FIOM ha presentato alle votazioni per la rsa? Sperando di non apparire contrari all’unità sindacale, ma solo per non sembrare privi di memoria, ci riserviamo di fare alcune domande, non fosse altro perché non registriamo in fabbrica questo suo ottimismo, anzi constatiamo una mancanza di fiducia verso il sindacato, quindi anche verso la FIOM, che dovrebbe preoccupare non poco la nostra struttura.

Se la Fiom non avesse blindato le rarissime iniziative che mette in campo, avremmo chiesto subito a De Palma quali sono le ’’condizioni che abbiamo creato per essere noi oggi i driver del cambiamento’’ e se nel cambiamento sono previste ancora quelle nostre istanze sindacali di cui non si parla più. Ci domandiamo se aver permesso la dismissione di una linea di produzione, così come è successo a Melfi, sia conciliabile nei fatti con la difesa dell’occupazione di cui parla De Palma.

Vorremmo che spiegasse bene anche la frase: ‘’noi più di fare quello che abbiamo fatto non siamo in grado di poter fare, non siamo più nelle condizioni di fare…’’ perché queste parole, se non spiegate bene, possono indurre a pensare ad una resa sindacale. Cosa s’intende per ‘’condividere un progetto e un percorso con i lavoratori’’ dato che da anni la FIOM fa l’esatto contrario, accentrando ogni potere decisionale. Anche sul tema della rappresentanza e del consenso siamo rimasti veramente esterrefatti dalle sue dichiarazioni, perché è vero che ‘’ad altri il consenso viene concesso da elementi esterni’’, ma è altrettanto vero che in tante fabbriche Stellantis è il nostro apparato a concedere le nomine ai delegati e senza vincolo di mandato.

Sorprende infine la verve con cui De Palma parla delle fuoriuscite volontarie dal gruppo Stellantis. Troviamo giusto che chieda conto a voce alta all’azienda del “clima che si respira dentro i nostri stabilimenti, che porta anche i nostri giovani a uscire dai nostri stabilimenti per andare altrove’’ (altro che accompagnamenti alla pensione). Non riusciamo a comprendere perché non abbia sollevato la questione prima di sottoscrivere l’accordo. Così, tanto per non sembrare come quelli che abbaiano alla luna. 

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