Occorre ripartire in primo luogo dalla partecipazione dei/delle lavoratori/trici, con le assemblee sui posti di lavoro, definendo piattaforme di lotta efficaci, qualificando le rivendicazioni e gli obiettivi all’altezza della sfida posta dalle scelte confindustriali di Draghi e soci [Franco Turigliatto]

Le direzioni della CGIL e della UIL hanno infine dovuto dichiarare una giornata di sciopero generale per il 16 dicembre  di fronte a un governo che in tutti questi mesi al tavolo della trattativa non aveva fatto altro che prendere i sindacati a pesci in faccia e al varo di una legge di bilancio e di un PNRRm che regala centinaia di miliardi alle imprese e lesina anche la più modesta elemosina per le lavoratrici e per lavoratori e per i ceti più deboli della società. La situazione per gli apparati di questi due confederazioni era diventata troppo critica sia per la loro credibilità nei confronti delle/dei loro iscritte/i e più in generale della classe lavoratrice, sia per il mantenimento del ruolo e di un minimo spazio di manovra rispetto al governo.

Abbiamo sottolineato più volte le pesanti responsabilità di CGIL , CISL e UIL che in tutti questi mesi si sono rifiutate di costruire una lotta seria contro il governo dei padroni, subordinandosi alle logiche e alle scelte del sistema capitalista portando la classe lavoratrici verso una nuova sconfitta e al peggioramento delle sue condizioni di vita. I dirigenti sindacali hanno buttato via dei mesi interi quando invece davanti alle risorse economiche ingenti, infine resisi disponibili davanti allo spettro della grande crisi economica e pandemica, sarebbe stato necessario non subordinarsi a Draghi, ma costruire la più forte attivazione possibile nei luoghi di lavoro e una lotta generale per strappare quel risarcimento economico, sociale e di diritti indispensabile per le/i lavoratrici/ori e per l’insieme delle classi popolari.

La dichiarazione di sciopero del 16 dicembre arriva quindi in ritardo, arriva anche senza una adeguata preparazione e senza che i dirigenti di CGIL e UIL dicano chiaramente che  vogliono imboccare una strada diversa, che lo sciopero si sta facendo sul serio e che non si tratta solo di una iniziativa estemporanea e simbolica di mera rappresentanza. I rischi sono grandi, come abbiamo sottolineato in un precedente articolo, perché la credibilità dello sciopero rispetto a settori di massa ampi va costruito, perché siamo quasi alla vigilia di Natale e si rischia di incidere poco sul dibattito parlamentare e quindi sulla definizione della legge di bilancio e infine perché una azione condotta male e senza la necessaria convinzione e determinazione potrebbe favorire ulteriormente la demoralizzazione in settori della classe.

Ma tutte queste considerazioni non debbono impedire, ma anzi sollecitano ancor più la necessità di utilizzare la dichiarazione di sciopero e l’indizione di una giornata di lotta, per dare un colpo al governo Draghi, per costruire una opposizione visibile e di massa al governo padronale, concependo il 16 come la tappa di un percorso per una mobilitazione sociale più ampia ancora. Le iniziative dei sindacati di base sono state generose ed anche significative, ma non sufficienti ed è stata proprio la battaglia del Collettivo della GKN di Firenze in questi mesi a chiedere e ad indicare la necessità di costruire un percorso di sciopero generale  e generalizzato. La cosa peggiore sarebbe infatti che la legge di bilancio passasse senza alcun segnale di forte risposta.

La giornata del 16 (insieme allo sciopero della scuola il 10) deve quindi essere sostenuta e utilizzata appieno costruendola come un momento non simbolico o di pura testimonianza, ma di forte opposizione al governo Draghi e di riattivazione delle lavoratrici e dei lavoratori sui luoghi di lavoro diventando una tappa verso un vero sciopero generale e generalizzato in cui la classe lavoratrice possa riprendere appieno la parola.

E’ infatti ora di cambiare strada, come già stanno provando a fare le correnti del sindacalismo di classe (sindacati di base e opposizione interna alla CGIL), rilanciando le esperienze più significative di lotta di questi mesi ed essendo capaci di convergere in modo unitario per dare la massima forza allo sciopero del 16 creando le condizioni della sua continuità. Occorre ripartire in primo luogo dalla partecipazione dei/delle lavoratori/trici, con le assemblee sui posti di lavoro, definendo piattaforme di lotta efficaci, qualificando le rivendicazioni e gli obiettivi all’altezza della sfida posta dalle scelte confindustriali di Draghi e soci. E’ la strada per rendere possibile la continuità della mobilitazione e la costruzione unitaria di un vero e partecipato sciopero generale, indispensabile per contrastare la Confindustria e il suo governo, nemico giurato della classe lavoratrice.