Ce lo chiede la Nato: entro il 2024 il 2% del Pil deve essere destinato al bilancio militare. L’Italia è sesta potenza al mondo nelle esportazioni militari. La Marina è l’Arma con il portafogli più gonfio. I “nostri” ragazzi stanno prendendo parte a 29 missioni internazionali [Umberto Oreste] ➳

Il prossimo anno, 2022, il bilancio militare dello stato italiano ammonterà a 25,9 miliardi di euro. Più che sull’enormità della cifra è bene soffermarsi sulla differenza rispetto allo scorso anno, cioè sugli 1350 milioni di euro in più, che ne determinano un aumento del 5,4%. L’aumento del bilancio militare è ormai una costante negli ultimi tempi, se si pensa che rispetto a tre anni fa esso è aumentato ben del 20%. Si sta mettendo in pratica quello che ufficialmente la NATO ha chiesto all’Italia nel 2014, cioè di portare il bilancio militare al 2% del PIL entro il 2024. Il traguardo sarà sicuramente raggiunto, dato che nel 2022 le spese militari saranno circa l’1,6% del PIL. Naturalmente questa crescita è programmata a prescindere dalle esigenze primarie del paese, a prescindere dalla fase pandemica, dalle catastrofi ambientali, dalle esigenze della scuola e della sanità.

Tutto ciò è estremamente grave e sarebbe opportuno che nel paese se ne discutesse. Invece c’è sull’argomento un silenzio tombale: nei TG, nei talk show, sui giornali, e, soprattutto nelle istituzioni parlamentari, l’argomento è Top Secret. Purtroppo anche a sinistra c’è silenzio. Allora è opportuno che si cominci a parlarne.

Quali sono le voci di spesa che compongono questo bilancio? La voce maggiore che comporta una spesa di 5,4 miliardi di euro riguarda i nuovi armamenti: acquisizione e ammodernamento dei sistemi d’arma. Bisogna sapere che siamo in una fase di enorme velocizzazione dell’avanzamento delle tecnologie delle armi: una corsa sfrenata all’acquisizioni di armi sempre più micidiali, sempre più costose e sempre prima superate; nel mondo c’è una competizione mai precedentemente vista, su sempre nuovi settori di armamenti: missili ipersonici che raggiungono ogni parte del mondo in pochi minuti, distruzione dei satelliti nemici o interferenza nelle comunicazioni satellitari che creano caos nei servizi civili, una nuova generazione di ordigni nucleari tattici caricati su droni, capaci di colpire con precisione infallibile obbiettivi superficiali e sotterranei, soldati robot che aprono la strada in ambienti tossici. Veramente la guerra del futuro, se non sarà evitata, avrà un potenziale distruttivo inimmaginabile. 

E in tutto ciò l’Italia ci sta in pieno. L’industria bellica italiana è in piena fase espansiva (il 30% delle armi prodotte rimane in Italia, mentre il 70% viene esportato); infatti, oltre ad equipaggiare le forze armate italiane, le fabbriche italiane negli ultimi 5 anni, hanno venduto armi per 44 miliardi di euro, pari a quelle dei 15 anni precedenti. Gli emiri del golfo, la Turchia, l’Egitto sono i principali clienti. Oramai il settore militare è uno dei settori trainanti dell’economia nazionale. L’Italia è sesta potenza al mondo nelle esportazioni militari.  

Ritornando all’analisi dei dati del bilancio militare, analizziamo la ripartizione dei 5,4 miliardi di euro indirizzati al Ministero della Difesa. In questo contesto i maggiori aumenti riguardano la Marina Militare con assegnati 2,240 miliardi di euro, cioè  il 10.94% in più rispetto all’anno precedente, mentre per le altre armi ci sono aumenti minori o nulli. Privilegiare la Marina è un elemento da sottolineare: alla Marina, oggi, sono attribuiti compiti addizionali, quali la scorta contro la pirateria, la sorveglianza delle trivellazioni petrolifere, la difesa delle imprese italiane per il mondo; inoltre la presenza militare italiana in aree di tensioni internazionali, quali il Pacifico meridionale, gli stretti dove insiste il passaggio delle linee commerciali globali, è affidata proprio alla Marina, ormai equipaggiata di propri mezzi aerei e missilistici.

Particolarmente criticabile è l’incremento della sanità militare, indice del crescente inserimento del militare in settori civili come la sanità e la scuola. Ormai è diventata una consuetudine la proroga dell’operazione “strade sicure”, che vede la presenza ossessiva di militari superequipaggiati all’angolo delle piazze italiana. Nessun tentativo di bilancio di questa esperienza viene nemmeno pensato: sono soldi spesi di cui non se ne capisce l’utilità; non si sa se i militari impegnati hanno mai compiuto azioni di contrasto al crimine.

Venendo ora alle misure in favore dei dipendenti civili e militari del Ministero della Difesa, ci si accorge di trattamenti del tutto particolari ad essi riservati, come sulla previdenza complementare: riguardo al trattamento pensionistico, si fa in modo che l’aliquota calcolata per ciascun anno ai dipendenti che nel 1995 avevano maturato meno di 18 anni di contributi, risulti maggiorata rispetto a quella calcolata dall’INPS per tutti gli altri lavoratori. Ulteriori fondi vengono stanziati per le assicurazioni che i militari devono sottoscrivere per tutelarsi rispetto a danni arrecati a terzi durante il servizio.

Ma il Ministero della Difesa non è l’unico ministero che gestisce fondi per il settore militare; infatti, 2,9 miliardi di euro vengono assegnati al Ministero dello Sviluppo Economico; di questi 105 milioni per gli interessi sui mutui accesi dallo Stato per pagare alle industrie belliche in anticipo cifre relative a contratti pluriennali.

Fuori bilancio del Ministero della Difesa ci sono anche le missioni militari all’estero; conclusasi recentemente quella sull’Afghanistan, ne rimangono in giro per il mondo ben altre 29 (in Europa, Asia e Africa), la maggior parte totalmente sconosciute all’opinione pubblica anche se alcune particolarmente costose.

Esistono, infine, le spese per il mantenimento delle basi USA e NATO in territorio italiano che ricadono totalmente sul bilancio italiano. Non sono spese di poco conto, se si pensa che attualmente è in atto un piano di rimodernamento di alcune di esse come a Camp Derby dove si sta realizzando un collegamento diretto con il porto di Livorno, o Aviano dove si stanno collocando nuovi ordigni nucleari che prevedono piani di sicurezza e sorveglianza molto complessi. A Sigonella, infine, si stava completando l’allungamento della pista di atterraggio dei velivoli  statunitensi, piano ora bloccato dalla magistratura per infiltrazioni mafiose.


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