di Paolo Gilardi

Pubblichiamo un intervento, a seguito del precedente contributo di Mauricio De Miranda Parrondo (intellettuale cubano difficilmente accusabile d’essere prezzolato dalla CIA). 

Cuba: Sotto le ceneri il fuoco continua a covare…

Inizialmente prevista per il 20 novembre, poi anticipata al 15, la mobilitazione indetta da una parte dell’opposizione cubana, contrariamente a quanto si poteva supporre, é fallita. Anzi, ha lasciato spazio ad una dimostrazione di forza del governo che ha potuto riunire in un parco del centro dell’Avana alcune decine di migliaia di fedeli portati lì grazie ad un accurato servizio speciale di trasporti.

Indipendentemente però dalla capacità governativa di lanciare ordini di marcia e di garantirne il successo – contrariamente ad altre ben più importanti decisioni, in particolar modo in ambito economico – una constatazione é d’obbligo: come lo scrive anche il manifesto, la mobilitazione dell’opposizione é finita in un flop.

La campagna di intimidazione – con arresti preventivi di attivisti che venivano ad aggiungersi alle persone incarcerate dopo le proteste dell’11 luglio – da parte degli organi di sicurezza dello Stato così come le minacce di violenze hanno sicuramente dissuaso molti cubani dal scendere in piazza.

L’intensa campagna di diffamazione contro gli organizzatori della marcia, accusati di essere prezzolati da Washington – senza peraltro la presentazione di elementi credibili di prova – ha probabilmente pure giocato un ruolo.

Da settimane infatti, gli organi di stampa – che a Cuba sono sottoposti al controllo del regime – così come le reti televisive, avevano inscenato delle «rivelazioni» sulle presunte «direttive» date a Junior Garcia – il drammaturgo assurto a simbolo della contestazione – dalla CIA e dall’ex Premier Spagnolo Felipe Gonzales e questo proprio nel momento in cui l’ex ministro franchista Manuel Fraga Iribarne era ufficialmente ricevuto da rappresentanti governativi…

Perno di questa campagna é stato l’intervento a tutto campo, cioé su tutte le reti televisive, dell’ex capo dei servizi segreti – presentato in Italia dalla portavoce di Potere al popolo quale un «eroe rivoluzionario»- per denunciare, senza peraltro fornirne prove verificabili, la connivenza di Junior Garcia con i servizi segreti statunitensi.

Che i Cubani l’abbiano bevuta, non si sa e si é in diritto di dubitarne. Ma una tale valanga di propaganda é stata certamente interpretata come la determinazione del potere a non lasciar fare.

Ed in questo senso, l’assenza, voluta dagli organizzatori delle proteste, di parole d’ordine e rivendicazioni concernenti la situazione sociale ed i bisogni di strati sempre più importanti della popolazione ha probabilmente portato questi ultimi ad astenersi dal prendere rischi inconsiderati per partecipare alle proteste.

In questo senso, la tattica governativa consistente ad assimilare qualsiasi forma di critica o dissenso a disegni imperialisti é stata coronata da successo immediato.

Però, il fatto di stabilire che dissentire dalle scelte ufficiali significa diventare alleati, soggettivi o meno, dell’imperialismo, spinge chi sta male, e sono in tanti, ad identificare, in fin dei conti, i propri interessi con quelli dello spauracchio agitato dal governo.

Al momento in cui la crisi economica e sociale si aggrava nel paese, il peggior modo di servire l’ideale rivoluzionario é proprio accreditare l’idea che la sola alternativa all’arroccarsi del gruppo dirigente attorno alle scelte fatte sin qui sia proprio l’imperialismo.

E’ una dinamica particolarmente pericolosa anche perché, malgrado il flop del 15 novembre, a Cuba, sotto le ceneri il fuoco della rivolta continua a covare.

2 dicembre 2021