Da Rproject, di Paolo Gilardi e Ivette Garcia Gonzales

Cuba tra dilemmi e certezze

di Paolo Gilardi

Dopo le massicce proteste dello scorso undici luglio e la repressione, pure massiccia, che le ha accompagnate, Cuba si prepara ad una nuova scadenza il prossimo 20 novembre. E’ per quel giorno infatti che é stato lanciato un appello a manifestare in tutte le città del paese “contro la violenza, per il rispetto dei diritti di tutti i Cubani, per la liberazione dei prigionieri politici e per una soluzione democratica e pacifica delle contraddizioni”. 

La giornata di mobilitazione – per la quale una domanda ufficiale di autorizzazione é stata fatta – é organizzata dal blog archipielago il quale ha deciso di circoscrivere le parole d’ordine all’esigenza di diritti democratici, come già lo fece il movimento degli artisti di San Isidro nel novembre del 2020, e di non fare proprie le altre esigenze espresse dalla piazza l’undici luglio scorso, “per i vaccini, per il pane ed il controllo dei prezzi”.

L’assenza di parole d’ordine in merito garantisce alla manifestazione il sostegno di forze apertamente procapitalistiche quali il “Consejo para la transicion” che raggruppa personalità cubane – alcune residenti sull’isola, tante altre a Miami – favorevoli ad una restaurazione capitalistica. Beneficia però anche di appoggi di settori più moderati, quali gli intellettuali raggruppati attorno al progetto “La joven Cuba”, favorevoli a profonde riforme strutturali tanto sul piano politico che su quello economico.

Appena reso pubblico, l’appello a manifestare ha scatenato la contropropaganda. Da un lato, alcune persone autorevoli dell’epoca precedente – fra le quali il Generale Fabian Escalante Font, fondatore e capo durante vent’anni della Seguridad del Estado – hanno avuto ricorso ai toni ed alla retorica che furono quelli che ebbero corso quando si trattava di combattere i contro-rivoluzionari che seminavano morte nella Sierra de Escambray durante i  primi anni della rivoluzione, riaffermando così la lettura governativa “o con la rivoluzione o contro di lei”.

Dall’altro, zelanti funzionari spiegano in lungo e in largo che la natura contro-rivoluzionaria, pro-imperialista e anti-socialista dell’appello a manifestare é comprovata dalla data stessa del 20 novembre. Scelta perché si tratta del primo sabato dopo la riapertura degli aeroporti, la data coincide infatti con il compleanno di Joe Biden al quale, secondo il regime, si vorrebbe fare un bel regalo. Altri poi spiegano che é proprio un 20 novembre che, nel 1989 in Cecoslovacchia, iniziò “lo smantellamento del socialismo”… Accipicchia!

Sono toni comunque che non lasciano presagire nulla di buono: la probabilità di una dura repressione é altissima, proprio perché, ufficialmente, “é il Socialismo che é minacciato!” così come si pretendeva lo fosse a Berlino Est nel 1953, a Budapest tre anni dopo e a Praga nel 1968.

Da parte sua, la “sinistra cubana non ufficiale” (vedasi, per esempio,“comunistascuba”), é assai imbarazzata più che altro a causa dell’assenza di rivendicazioni economiche e sociali nell’appello al 20 novembre. Erano, queste, molto presenti l’undici luglio e le loro ragioni di essere sono oggi ancora più grandi di allora, non fosse altro per l’aggravarsi delle penurie e dell’esplosione dei prezzi consecutive all’unificazione monetaria intervenuta all’inizio di quest’anno.

Si aggiunga a questo il fatto che gli investimenti pubblici privilegiano i settori legati al turismo, monopolio dell’apparato militare, privando di fatto l’immensa maggioranza della popolazione dei fondi necessari al miglioramento della vita di tutti i giorni. 

Così, nel 2020 e durante il primo trimestre di quest’anno, lo sviluppo di alberghi, centri ricreativi e infrastrutture annesse ha inghiottito la metà degli investimenti pubblici. Secondo l’UNESCO questi investimenti sono 3,5 volte più elevati che quelli fatti nell’industria, 7,5 volte quelli fatti nell’agricoltura e ben 72 volte più importanti che quelli fatti nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica (https://brecha.com.uy , 8.10.2021).

In tali condizioni, anche se non figurano fra gli obiettivi, le esigenze economiche e sociali rischiano però di essere, malgrado le intenzioni degli inizianti, all’ordine del giorno del 20 novembre. Le probabilità sono infatti altissime di una partecipazione se non proprio massiccia ma molto significativa della popolazione.

E’ una ragione di più per condannare il ricorso alla repressione al quale sembra sempre più tentato il governo. 

La “sinistra cubana non ufficiale” é di fronte a un dilemma, questo é certo; ancora non ha deciso se prendere parte alle proteste del 20 novembre oppure se organizzarne altre, lo stesso giorno o un’altro, con dei contenuti più chiari.

E’ più che certo però che reprimere, pur nel nome della Rivoluzione, masse letteralmente affamate, non farà avanzare la causa del Socialismo.

Paolo Gilardi

Pur nutrendo forti riserve sulle posizioni della sociologa e storica cubana Ivette Garcia Gonzales in materia di riforme economiche della società cubana (vedi “Immagina o sogna un nuovo progetto del paese)” Rproject pubblica quale elemento per la riflessione un suo testo recente sulla situazione vissuta come si suol dire, dall’interno…

Cuba: Lo scenario politico e i limiti dell’umana condizione

di Ivette Garcia Gonzales

Lo scenario politico cubano mette a dura prova i limiti della condizione umana. E’ lo sforzo necessario per un nuovo progetto politico per il paese fondato su due principi fondamentali per tutta la società : la democrazia e lo Stato di diritto.

Seppur più volte immaginata e ri-immaginata, disegnata e ridisegnata, istituzionalizzata e reistituzionalizzata e riformata, la concentrazione del potere sulla base di un modello politico escludente e statalizzato si é prolungata ben al di là della rivoluzione mantenendosi sempre sulle stesse basi.

La sociologia delle rivoluzioni offre lezioni utili. Una di queste, conferitasi più volte, sta nel fatto che i dirigenti che subentrano alla generazione storica non sono vettori di cambiamenti. La riproduzione delle stesse formule in contesti e gruppi dirigenti tanto differenti é une dei peggiori errori politici. Ed é così che in questi ultimi anni si sono sviluppati tanto la repressione quanto l’attivismo civico, manifestazioni e contro-manifestazioni in favore delle riforme, ripiego del governo su se stesso e esacerbazione del conflitto.

Tutto lascia pensare che i settori conservatori, in special modo quelli che costituiscono le sfere superiori del Partito/Governo/Stato non misurano la vera portata della crisi, il costo del trincerarsi su se stessi e dell’assenza di democrazia.

La condizione umana é caratterizzata dalla strettezza dei suoi limiti in molti e diversi ambiti. Senza dubbio, così come lo pretende il Costaricano Oscar Mas, « la ricerca di un ordine sociale stabile (…) e della felicità sono proprie alla condizione umana così come lo sono il dolore e la morte ».

Lottare per una società costruita su basi più giuste ne é pure un elemento superiore e legittimo. Ce lo insegnano tanto la storia dell’umanità quanto quella di Cuba tramite l’insoddisfazione permanente, la qualità rivoluzionaria ed i sogni che ci permisero di forgiare la Nazione.

Nei momenti critici si producono biforcazioni, raggruppamenti ed iniziative da parte delle nuove generazioni che l’ordinamento politico potrà pur anche limitare ma non annientare. E’ da tali processi che nasce una nuova avanguardia politica che parte dalla critica dello stato di cose attuale per definire le vie ad un altro futuro.

E’ la missione della nuova generazione di assumerne, con le sue virtù e con i suoi difetti, il rischio. Che é assai più grande quando, come a Cuba, chi detiene il potere si sente anche proprietario della verità e in ogni critica l’azione di mercenari o di menti confuse.

Di fatto é in gioco l’accettazione della differenza, incluso l’antagonismo, accettazione propizia all’apertura di spazi pluralistici in condizioni di libertà e di rispetto dei diritti che sono i nostri, di tutti.

Cuba si trova in un momento chiave della sua transizione: senza una lettura critica del passato-presente sarà impossibile affrontare e gestire il futuro. Oggi saltano agli occhi:

  • L’estinzione della speranza, dell’illusione in un futuro migliore, della fiducia nel gruppo dirigente. Lontanissimi sono gli anni della soddisfazione dei bisogni della cittadinanza e delle promesse di un futuro radioso. E’da tempo che i proclami trionfalisti hanno ceduto il passo agli “appelli alla resistenza”, che si sono esauriti gli “ahora si” a profitto della disperazione, ciò che é contrario alla condizione umana.
  • L’usura di una propaganda politica che cerca pretesti e mezze verità per affrontare vari disastri. Fra questi sono da annoverare il sentimento di urgenza e di eccezionalità della situazione, l’impatto del blocco statunitense e la risposta datagli dal governo. Mica si può pretendere dalla cittadinanza che si schieri contro i suoi diritti e le sue aspirazioni; e ancora meno senza il consenso popolare e l’attaccamento alle leggi.
  • La criminalizzazione di ogni forma di dissenso e la manipolazione. Si confondono pluralità e pluralismo, ed il linguaggio si fa strumento di manipolazione politica. Il governo legittima in termini di “continuità” e di “legato” i meccanismi di controllo sociale e la sua propria violenza. I comizi di ripudione fanno parte, e si sono riaffermati con i tradizionali scrosci di applausi organizzati durante il recente congresso del PCC. Non prendono la misura dell’attuale momento politico e fanno parte, come scritto dalla Dott. Alina Lopez Hernandez, dei “segnali ignorati”.
  • Le contraddizioni di un socialismo che statalizza invece di socializzare, che distribuisce precarietà invece di soddisfare bisogni sempre più crescenti, che slitta dal “a ciascuno secondo le sue capacità” al “a qualcuno secondo il suo lavoro”, che esige l’eterna gratitudine da parte della cittadinanza e riduce secondo i suoi bisogni gli spazi democratici ed i diritti umani.E che non si aspetta altro che la gente pensi come le si dice di pensare e non a partire da quanto vive.
  • La contraddizione tra il Governo e la Rivoluzione di cui si dice il rappresentante. La Rivoluzione naque difendendo la sovranità, la democrazia, i diritti umani universali e l’economia nazionale, combattendo gli odii e le divisioni fra Cubani. Il governo divide i Cubani in buoni e cattivi, rivoluzionari e controrivoluzionari, construisce una falsa unità, confisca la sovranità popolare, ri-inventa la dipendenza e si prende, a sua convenienza, tutti gli agi immaginabili in materia di democrazia.

E’ un governo che applica piani di aggiustamento e che investe più nel settore immobiliare e nel turismo che nella produzione agricola, la salute pubblica, la sicurezza sociale, la scuola e l’innovazione. Risultato? La stragrande maggioranza non esce dalla precarietà e il popolo eroico che noi siamo é ferito e fratturato. Quasi il 20% della popolazione ha emigrato e ai problemi dell’isola si aggiungono l’invecchiamento demografico, la crescita esorbitante della popolazione carceraria ed un segmento non trascurabile della popolazione che si trova confrontato a forme varie di repressione.

Di fronte a tale situazione tantissimi si chiedono, “ma chi é che ha beneficiato del progetto?” oppure “ma, oggi a Cuba, dov’é che si manifestano socialismo e Rivoluzione?

Come ho già avuto modo di dire, fede e speranza non bastano: le generazioni di oggi hanno il diritto di rivendicare un loro progetto per il paese.

Non si può sacrificare la sovranità popolare sull’altare della perennità di un potere ereditato dalla generazione che ha fatto la Rivoluzione. Il governo é cosciente dello sgretolarsi della fiducia di ampi settori della popolazione quale conseguenza della sua gestione e della natura delle istituzioni. Oggi, a Cuba, il potere non é ne’ rivoluzionario, ne’ popolare e fa prova, al di là degli aspetti puramente formali, di un profondo disprezzo per la tradizione repubblicana del paese.

La divisione é così profonda che la società civile é oramai separata in due: quella riconosciuta dal governo ed un’altra, indipendente. La prima si esprime grazie alle organizzazioni burocratizzate che funzionano come élites al servizio del potere, l’altra sempre più diversa e vigorosa non é invece tollerata dal governo.

In quanto Cubani dobbiamo ritrovare il vero significato di certi concetti. Per esempio, “Rivoluzione” non equivale a “Governo”. Per José Marti, “la giustizia, l’uguaglianza, il rispetto dell’altro, la parità dei diritti: ecco, tutto questo é la Rivoluzione

Nello stesso tempo  dobbiamo appoggiare l’esercizio dei diritti e dello sviluppo dei diritti democratici. I diritti umani sono inalienabili anche se gli si son girate le spalle per ignoranza, subordinazione o perché non sono nel DNA del governo.

La repressione governativa ha colpito varie azioni civiche, in particolare la recente e massiva protesta dell’11 luglio. Ieri, é stata sottomessa alle autorità una domanda di autorizzazione di manifestare il 20 novembre “contro la violenza, per il rispetto dei diritti di tutti i Cubani, per la liberazione dei prigionieri politici e per una soluzione democratica e pacifica delle contraddizioni” .

La condizione umana raggiunge forme superiori quando le nuove generazioni possono trasformare un paese. La Rivoluzione e i rivoluzionari si trovano negli irredenti di oggi, in una nuova emergente avanguardia politica. Come scrisse “il principe dei paradossi”, “ogni epoca é salvata da un pugno di Uomini che hanno il coraggio di pensare fuori dal modello in voga”.

Traduzione dallo spagnolo di P. Gilardi

Tratto da: La Joven Cuba, 23.09.2021