Ripubblichiamo dal sito pungolorosso questi materiali che delineano in modo ampio la galassia neofascista.

Mentre nei teatrini parlamentari va in scena la farsa dello scioglimento, o proposta di scioglimento, o proposta di proposta di scioglimento di Forza Nuova presentata dagli antifascisti di stato, scarseggiano i materiali utili a comprendere ideologia, strategia e tattica politica di questa organizzazione e della galassia neo-fascista, di cui Casa Pound rimane tuttora la componente più forte e influente. Il più che si è letto, in un articolone su Domani del 18 ottobre, riguarda la tattica di “infiltrazione” di Forza Nuova nei salotti della chiesa conservatrice, lefebvriana e oltranzista (da cui peraltro la “chiesa di Francesco” non intende smarcarsi), nelle organizzazioni antiabortiste e anti-gay, tra gli ultras nelle curve degli stadi, ed infine nel movimento “no vax” e, anche, “no green pass”. Ma mentre si indugia parecchio sui business di Fiore&Co. e sui lauti finanziamenti a loro disposizione, poco o nulla si dice circa le loro posizioni e prassi caratterizzanti, e tanto meno ci si occupa di demolirle.

Per questa ragione abbiamo deciso di ripubblicare tre testi che si occupano dell’ideologia e dell’azione politica di questi gruppi e di come combatterli sul terreno – una questione di piena attualità.

Il primo è stato distribuito dalle compagne e dai compagni del Cuneo rosso e del Nur al Congresso mondiale delle famiglie, nella grande manifestazione del 30 marzo 2019 – un congresso al quale fu presente in modo molto organizzato Forza Nuova, che è parte integrante dell’Internazionale oscurantista (o nera) che aveva e ha nell’Amerika trumpiana la sua forza trainante e la sua regia. Si tratta di un testo di propaganda che si misura con la strategia complessiva di questa galassia di organizzazioni nemiche impegnate, a dir loro, in una difesa della famiglia che “è tanto più vomitevole in quanto è sbandierata dai principali distruttori e disgregatori di famiglie attualmente in azione”. Se non ci si confronta a fondo anche con queste tematiche, se le si marginalizza ritenendole secondarie, quali non sono nell’esistenza degli individui e delle classi sociali, non si va lontano. E si lasciano sconfinate praterie sulle quali l’Internazionale nera e i suoi accoliti tricolore possono avanzare indisturbati mietendo successi.

Il secondo materiale, ripreso dal n. 3 di “Il Cuneo rosso”, aprile 2019. Esso riguarda in larga misura Casa Pound, che ha molti elementi in comune con Forza Nuova, ma anche suoi tratti distintivi nella misura in cui appartiene al filone “pagano” del neo-fascismo anziché a quello “bigotto”. Ne emerge la radice profonda e lontana di questa formazione in alcune componenti di quell’MSI che la “Repubblica nata dalla Resistenza” ha legalizzato, nonostante fosse stato fondato da un gerarca della Repubblica di Salò ed avesse tratti evidenti di continuità con il regime mussoliniano. Ed emergono anche l’ambizione di indicare una via di uscita “rivoluzionaria” e “antagonista” alla crisi della civiltà capitalistica occidentale, percepita in tutta la sua drammaticità e in tutte le sue dimensioni, e l’attenzione rivolta agli strati più schiacciati e disgregati del proletariato e del sottoproletariato urbano. La sfida che la rinascita e l’attivismo del neo-fascismo pone, quindi, non è soltanto fisica (di auto-difesa, elemento basilare); è complessiva: ideologica, strategica, politica. Guai a banalizzarne la capacità di attrazione e di manovra, in quanto “alternativa” interamente capitalistica e reazionaria alla gestione democratica delle contraddizioni del sistema. Vale la sentenza di Daniel Guérin: “Solo ridiventando rivoluzionario il socialismo riacquisterà il suo potere di attrazione”.

Il terzo testo colloca il farsi strada di questa melma neo-fascista nel quadro dell’ascesa della destra “sovranista” e “populista” in Europa che oggi appare contingentemente in declino, ma le cui ragioni fondanti sono tutt’altro che superate, e contrappone alle prospettive “sovraniste” ed “europeiste”, e alla propaganda di questa destra – soprattutto in materia di immigrazione e guerra agli immigrati – il nostro internazionalismo, l’anti-fascismo, l’anti-razzismo, l’anti-capitalismo di classe che punta alla “ricomposizione di tutti gli sfruttati in un fronte unico proletario anti-capitalista, internazionale e internazionalista”.

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All’ombra protettiva di Salvini e dei Cinquestalle, si fa strada il neo-fascismo di Casa Pound (e non solo).

Le elezioni del 4 marzo 2018 hanno certificato la consistente avanzata (nella società italiana) della destra più aggressiva ed estrema, che va ben oltre quella di matrice berlusconiana, che le ha aperto la strada. La punta di lancia di questa avanzata è stata la Lega, che ha trascinato ad un discreto risultato anche Fratelli d’Italia, il cui gruppo dirigente non fa mistero della sua matrice missina. Ma all’ombra di questi due partiti maggiori, sdoganate e protette da loro, si sono fatte avanti anche due organizzazioni dalla matrice apertamente fascista: Casa Pound Italia e Forza Nuova, in prima fila entrambe nella guerra ai proletari immigrati. Nonostante alcuni tratti anche grotteschi, non è il caso di sottovalutarle. Ecco perché ne parliamo qui, servendoci di tre studi comparsi di recente.

Iniziamo dal pamphlet di Elia Rosati, CasaPound Italia. Fascisti del terzo millennio (Mimesis), che “rappresenta il primo lavoro organico, obiettivo e approfondito sul fenomeno più dinamico della destra radicale italiana e, forse, europea: CasaPound Italia” (scrive M. Cuzzi nella sua prefazione). La sua tesi è che questo movimento ha portato “una potente e iconoclasta ventata di novità in un mondo (quello dell’estrema destra italiana) che, da tempo, non riusciva a rinnovare il proprio linguaggio e la propria pratica militante”. Lo ha fatto perché “ha saputo combinare comunicazione, spregiudicatezza politica e lo stile violento del gruppo neonazista greco Alba Dorata anche nel nostro paese, rivendicando un welfare per soli italiani, l’uscita dall’euro e dall’Unione Europea e una opposizione radicale all’immigrazione”. Tutto ciò ha costituito “una rivoluzione nel mondo del neofascismo giovanile italiano”, e rende il suo stile militante “attrattivo per le destre radicali francesi, spagnole e scandinave”. Malgrado il magro risultato elettorale, questi particolari caratteri di CasaPound possono far prevedere una sua crescita organizzativa futura, dal momento che stiamo entrando in un’era di scatenati nazionalismi.

Il libro di Rosati guarda alla totalità del fenomeno CPI, e fornisce elementi utili ad inquadrare la prassi e la proposta politica di CPI, a rintracciare le ragioni del suo successo, e – indirettamente – a definire un’azione politica rivoluzionaria e internazionalista che sappia muoversi anch’essa sui due piani su cui questo gruppo neo-fascista opera: quello di una battaglia culturale, o ideologica, per ricostruire un’autonoma, indipendente visione del mondo (una Weltanschauung) della classe-che-vive-di-lavoro, e quello di una pratica di intervento sulle problematiche che colpiscono gli strati sociali più emarginati, a cui CPI si rivolge prioritariaramente.

Lo studio dei motivi che hanno garantito, ed è probabile garantiranno in futuro, una crescita di influenza di CasaPound Italia ha, per noi, lo scopo di richiamare ad una azione collettiva di opposizione forze sociali oggi assopite e disilluse. La conditio sine qua non per una simile azione è riconoscere nella generale “crisi strutturale” dei modelli di accumulazione flessibile del capitale l’origine del drastico peggioramento delle condizioni di vita in Italia, in Europa (e nel mondo intero) per ampi strati di popolazione, e su queste basi definire e articolare una strategia di effettivo contrasto agli attacchi capitalistici che dagli effetti ultimi risalga alle cause sistemiche, e sia in grado di interagire con i settori sociali più schiacciati, abbandonati, impauriti – quelli a cui abusivamente CPI si presenta come un presidio, un presidio contro l’immigrazione e la criminalità, collegati tra loro in modo altrettanto abusivo.

Sappiamo bene che tra i motivi della fortuna di CasaPound ci sono importanti finanziamenti (come altrimenti avrebbero potuto aprire in pochi anni oltre 110 sedi su tutto il territorio nazionale?), giri di affari non indifferenti (anche con la Russia) e dai torbidissimi contorni (legami, ad esempio, con la criminalità organizzata), una spudorata benevolenza da parte dei mass media sempre pronti ad amplificare la più insignificante delle loro scaracchiate – ma lungi da noi un atteggiamento auto-consolatorio (crescono perché dietro hanno i soldi dei padroni). E ancor di più, l’illusione che la denuncia, che va fatta, dei legami di asservimento organico alla classe dominante di questi presunti “rivoluzionari anti-sistema”, possa avere un effetto risolutivo per fermarne l’ascesa.

I tre padri della “Tartaruga frecciata”

Sulle radici profonde di CasaPound e affini, Rosati ha un’affermazione lapidaria: “nel patrimonio culturale della destra neo fascista degli anni ottanta si condensarono molti elementi e suggestioni che ritrovarono cittadinanza all’interno del Movimento Sociale Italiano”. Alle origini della attuale galassia neo-fascista, c’è dunque l’MSI, il partito dalla chiarissima derivazione fascista (il suo capo Almirante fu un esponente di rilievo della cosiddetta Repubblica sociale di Salò), istituzionalizzato e legalizzato nella “Repubblica nata dalla Resistenza”. Questa filiazione si spiega anche con la storica particolarità del principale partito reazionario del dopoguerra, il fenomeno della “doppia tessera”, un elemento tattico che contribuì a creare profondi legami tra l’organizzazione partitica ufficiale e i gruppi extraparlamentari. Il MSI, infatti, “rimase sempre una casa comune in cui ritrovarsi o non perdersi di vista: del resto questa sua caratteristica accompagnò tutta la vita del partito, dalla fondazione fino alla svolta di Fiuggi”. Fu proprio questa consolidata prassi a rendere possibile il saldarsi di tre esperienze (i “tre padri”, li chiama Rosati): l’alterità delle sezioni romane del partito che univano “militanza radicale, violenza e sangue, anche al di là delle scelte più in “doppiopetto” del partito”; l’ampia autonomia concessa alle organizzazioni giovanili che si configuravano più come “fiancheggiatrici del partito che non articolazioni interne”; ed infine il rinnovamento dei rapporti tra comunicazione, socialità e produzione culturale sviluppatosi nei Campi Hobbit, ispirati ai raduni dei gruppi di estrema sinistra.

Quanto al primo “genitore”, è inutile riprodurre qui la lunghissima lista di militanti neri romani autori, tra gli anni ’70 e ’80, di episodi efferati, che ebbero la conseguenza di creare una “comunità di destino” tra di essi (Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri ne sanno più di qualcosa). Il secondo elemento è anch’esso facilmente comprensibile, dal momento che Almirante cercò coscientemente di incanalare e piegare il potenziale di militanza dei più giovani ad “uso e consumo della tattica del partito”. Infine c’è la peculiarità dei Campi Hobbit (quattro edizioni tra il 1977 e il 1981) che è data dal “tentativo di una parte della gioventù missina di fondare un diverso modo di stare insieme, fare politica e costruire identità”, e si rivelò molto importante proprio perché diede voce a un “bisogno di controcultura in camicia nera che tenesse al suo interno l’ambito musicale, grafico, letterario, militante, ideologico, cinematografico, e soprattutto il tentativo di praticare una socialità fascista”. Anche se tutte queste pratiche agirono solo alla superficie del MSI, riuscirono in ogni caso a fornire importanti input per la creazione di una “grammatica contro culturale”: nelle sezioni, nelle letture e nei campeggi del partito di Almirante entrò per la prima volta il tema della questione giovanile. Queste tre fonti, o ascendenze, della “tartaruga frecciata” ne marcheranno fin dall’origine il profilo di organizzazione fortemente militante, predisposta ad azioni di stampo squadrista, gelosa della sua autonomia conservata anche all’interno di partiti come Fiamma Tricolore, e già rodata verso forme comunicative innovative.

Un po’ di storia

Il secondo capitolo del libro descrive la storia non brevissima di questa organizzazione, di cui proporrò una lettura personale concentrandomi sul periodo successivo al 2008 quando CPI si costituì effettivamente in organizzazione autonoma. Vanno dette comunque due parole sulla vicenda precedente, che non inizia né con l’occupazione, nel 2003, dello stabile diventato oggi il simbolo del partito, né con l’uscita da Fiamma Tricolore. Bisogna risalire piuttosto al 1991 quando nacque tra Roma e Varese, da fuoriusciti del Fronte della Gioventù (FdG), il gruppo Meridiano Zero (MZ). L’esperienza di questo collettivo fu “breve ma innovativa, anche grazie all’attenzione posta verso le nuove tecnologie telematiche e il ruolo del controllo esercitato da quello che spesso viene definito pensiero unico”. MZ sorse dalla necessità di “interrogarsi sul mondo post-guerra fredda, sui propri riferimenti culturali, sulle necessità di aggiornare la cassetta degli attrezzi e soprattutto sugli spazi politici che si aprivano nella società”. Nel varesotto questo collettivo cercò di organizzare una prima forma di scuola politica denominata “Università d’Estate”, e proprio grazie a questo attivismo si stabilirono i contatti con l’intellettuale di destra Gabriele Adinolfi, attualmente il principale ideologo di CPI, tornato stabilmente in Italia soltanto nel 2000. Tra i giovani camerati impegnati in queste attività c’è da subito Gianluca Iannone, oggi presidente di CPI. Da queste prime esperienze si delineò in breve tempo una tattica di radicamento sociale che trovò terreno fertile a Roma, costruita attorno all’apertura di pub e alle occupazioni di stabili abbandonati, fino alla più famosa, effettuata il 27 dicembre 2003 in via Napoleone III, 8, di un edificio prontamente ridenominato CasaPound.

Un salto di qualità avvenne con l’ingresso di questa galassia nera nel Movimento Sociale Fiamma Tricolore (MSFT) che disponeva nei primi anni 2000 anche di un eletto al parlamento europeo. La vittoria di Luca Romagnoli, appoggiato dai giovani gravitanti intorno alla destra non-conforme romano-veneta, contro il più anziano Pino Rauti, attribuì loro una parte di primo piano nella vita dell’organizzazione. La rottura tra le varie correnti avvenne soltanto nel 2008 di fronte al deciso diniego opposto dalla direzione nazionale alla richiesta dei militanti legati a CasaPound di effettuare un congresso straordinario per ridiscutere la linea del partito, dopo i risultati delle elezioni svoltesi lo stesso anno. A seguito di una occupazione simbolica degli uffici centrali, Iannone fu espulso dal partito e questo atto decretò la fine dell’esperienza della destra non-conforme romana. Secondo la ricostruzione di Rosati, “queste varie anime avevano partecipato per cinque anni a un progetto comune, riuscendo con spregiudicatezza a raggiungere risultati inimmaginabili; tuttavia l’unica componente che aveva saputo crescere (numericamente, organizzativamente e culturalmente) e capitalizzare era stata CasaPound; era il momento di incassare i dividendi”. L’obiettivo prioritario divenne allora quello di estendere le pratiche dei luoghi di socialità su tutto il territorio nazionale con la creazione di collettivi e centri aggregativi in ogni provincia. Un sostegno materiale e politico a questo progetto arrivò dalla vittoria alle elezioni comunali di Roma di Alemanno, che permise al gruppo di “consolidare in primis la propria struttura logistico-organizzativa nella capitale, soprattutto le sedi occupate”, fuoriuscendo dall’illegalità o dalla semi-legalità. Il 2010 fu l’anno di maggior attivismo dell’organizzazione (“gli scontri che vedranno protagonisti i suoi militanti occuperanno sempre più frequentemente le cronache”); un attivismo ancor più rafforzato e sospinto dalla vittoria della Polverini, divenuta presidente della regione Lazio inaugurando “un tandem nero con la giunta capitolina di Alemanno”. 

Forti degli importanti traguardi raggiunti grazie anche ai determinanti aiuti istituzionali (ben inclusi gli aiuti ricevuti da Veltroni e dal Pd!), nel 2011 quelli di CPI cercano di alzare ulteriormente l’asticella della propria azione, ritrovandosi però al centro di aspre polemiche per il lancio di una campagna politica contro la Caritas accusata di “lucrare sull’immigrazione” (tema successivamente raccolto e amplificato da Salvini), per l’aggressione ad alcuni militanti del PD che attaccavano manifesti, e soprattutto per l’assassinio a Firenze (il 13 dicembre) di due immigrati senegalesi per mano del loro simpatizzante Gianluca Casseri. Quest’ultimo crimine “causò la prima battuta d’arresto di CasaPound Italia dalla sua nascita nel 2008”, danneggiando l’abile lavorio finalizzato a presentarsi “come una realtà politica affidabile, violenta solo se attaccata dagli antifascisti, ma mossa da grandi ideali solidali verso gli italiani”. Nell’autunno dello stesso anno (2011) il crollo del governo Berlusconi incapace di portare a termine un pacchetto di riforme anti-popolari imposte dalle istituzioni europee, aprì l’inedita possibilità di rendere pubblico un autonomo programma elettorale, sempre più necessario una volta venuta meno la copertura istituzionale garantita dal governo di centro-destra, dal titolo evocativo “Una Nazione”. Secondo Rosati, “le tattiche [di auto-legittimazione – n.] di CasaPound si infransero nella violenza omicida e razzista dello stesso mondo che aveva arruolato”, ma non ci fu un cambio di strategia: l’organizzazione continuò a puntare sull’impoverimento generale del paese, ad accusare di questo le istituzioni finanziarie europee e, ovviamente, ad “aggredire senza mezzi termini il tema dell’immigrazione”. Anche su questo piano è evidente il ruolo anticipatore svolto da CPI rispetto alle tematiche che sono diventate i cavalli di battaglia dell’attuale infestante “sovranismo”, di destra e di sinistra.

L’aiuto della Lega

Mentre per un periodo di tempo CPI scivolava ai margini dei telegiornali e della carta stampata, in via Napoleone III si attuavano due importanti svolte: l’avvicinamento al partito neonazista greco Alba Dorata, accolto a Roma in “pompa magna”, per imparare dai camerati stranieri i segreti del loro exploit elettorale, e il tentativo di cavalcare l’avvio di un ciclo di mobilitazioni organizzate dal Movimento dei forconi. Dietro consiglio di Adinolfi, i militanti di CasaPound Italia provarono a ritagliarsi in questo trasversale movimento un campo di azione, cercando di innalzare il livello dello scontro attraverso gesti individuali e simbolici come lo strappo della bandiera europea da parte di Di Stefano (oggi la figura più telegenica del partito). Nel frattempo, stavano maturando una serie di cambiamenti all’interno della Lega Nord sotto la nuova leadership di Matteo Salvini, disposta ad aprire un tavolo di confronto con le realtà neo-fasciste italiane archiviando i vecchi toni spesso polemici del celebre “antifascista” Umberto Bossi. CasaPound Italia non si è fatta scappare la ghiotta occasione di inaugurare l’inedita collaborazione con la forza più dinamica della destra istituzionale usando da tramite Borghezio, che beneficiò del sostegno dei nuovi alleati per la sua elezione al parlamento europeo. Il biennio 2014-2015 ha visto la luna di miele con la Lega definitivamente “salvinizzata”, certificato dalla partecipazione di uno spezzone ufficiale di CPI alla manifestazione milanese “Stop invasione” del 18 ottobre 2014, e testimoniato ulteriormente dalla presenza di Di Stefano sul palco alla successiva kermesse leghista organizzata a Roma a Piazza del Popolo. È probabile che a decretare la fine del breve matrimonio di interesse tra leghisti e neofascisti sia stata la decisione dei secondi di bloccare nella zona di Casale San Nicola l’arrivo di alcuni richiedenti asilo, che provocò duri scontri con le forze dell’ordine andati sulle prime pagine di tutti i quotidiani. Dal Carroccio non arrivò nessun sostegno, anzi seguì l’immediato ritiro di tutti gli esponenti leghisti invitati all’assemblea milanese “Direzione Rivoluzione”.

Il naufragio dell’alleanza determinò il forte ridimensionamento (molto provvisorio, in realtà) delle attenzioni mediatiche a CasaPound Italia, anche se questa era divenuta ormai “una realtà giovanile nazionale, totalmente egemone nel mondo del neofascismo e l’unica accreditata negli ambiti della grande informazione”. Lungi dal farsi prendere dal panico, l’organizzazione decise di rispondere al momentaneo ostracismo della società borghese ufficiale rilanciando una strategia di radicamento sociale nelle zone più periferiche finalizzando la propria presenza visibile e militante alle elezioni locali. I primi risultati incoraggianti vennero alle elezioni comunali del 2016: a Bolzano CPI prese il 6,69%, a Latina il 3,05%, a Frosinone il 2,06%, a Lanciano il 3,37%, a Sulmona il 6,29%. Nel 2017 i maggiori consensi arrivano a Lucca (7,84%) e a Todi (4,82%). Rosati considera queste piccole ma costanti affermazioni il frutto di “un lavoro territoriale fatto di gazebo informativi, collette alimentari per sole famiglie italiane, piccole iniziative di riqualificazione urbana e, soprattutto, di frequenti e muscolari proteste anti-immigrati e anti-centri di accoglienza”. Senza dubbio il traguardo più eclatante CPI lo ha raggiunto nel X Municipio di Roma, che conta oltre 200 mila abitanti, dove il suo candidato sindaco, con il 9,08% dei voti, è riuscito ad entrare nel consiglio municipale – sul risultato ha pesato l’appoggio di Roberto Spada, componente di spicco di un’organizzazione criminale operante nella zona. Va comunque registrato che anche dopo la fine della collaborazione con la Lega, questa organizzazione neo-fascista ha mantenuto la sua vitalità. Rosati ci tiene a rimarcare, però, che “la presenza mediatica di CasaPound non ha avuto paragone con alcun contesto informativo dell’Unione Europea; anche durante le campagne elettorali nessun partito neofascista e xenofobo ha potuto avere accesso alle più importanti reti tv e negli orari di maggiore ascolto” con la stessa libertà e ampiezza. Anche la accresciuta “rispettabilità mediatica” deve molto al rapporto con la Lega di Salvini, un frutto che i giovani camerati italiani hanno saputo cogliere al momento giusto.

Fascisti del terzo millennio?

Tracciata l’evoluzione politica del gruppo, Rosati si sforza di risalire alla sua “visione del mondo” e al modo in cui la comunicazione viene utilizzata per il proselitismo e la propaganda.

A suo avviso ci troviamo di fronte ad un movimento politico che ha fin dalle origini tre elementi cardine: la visione comunitaria/metapolitica (ridefinita da Adinolfi), la militanza eretica dell’ultimo Fronte della Gioventù e la socialità sotto-culturale del mondo del White Power. Questi tre fattori vengono resi “sinergici ed esplosivi dal modo in cui vengono riletti, cioè con le lenti del “futur/arditismo” tipico del fascismo movimento”. Rispetto a un richiamo unico a Mussolini, nell’introduzione al programma di CasaPound compare “una sintesi turbolenta tra la reazione anti-socialista dei ceti medi, la retorica patriottica della Grande Guerra e alcune culture politiche radicali precedenti, presenti in vari movimenti (Nazionalismo, Sindacalismo Rivoluzionario o il Futurismo)”. Mentre il MSI “si era trincerato aggressivamente per decenni in una cittadella della nostalgia sacralizzando il fascismo regime e soprattutto la RSI”, il riferimento essenziale, per CasaPound, è invece al fascismo dei primi anni, quelli che precedono l’andata al potere. Non a caso CPI “ha fatto tesoro del portato esclusivo del nazionalismo futurista e dell’italianismo precedente che accettò completamente la modernità per costruire una nuova Italia, forte, virile e imperiale. In quest’ottica sul fronte della dottrina dello Stato e delle strategie economiche, CasaPound strutturerà la propria proposta politica in linea con il pensiero di Giovanni Gentile e col credo del Corporativismo”. [Come spieghiamo nel riquadro accanto, la ricostruzione di F. Germinario è solo in parte coincidente con quella di Rosati.]

Proprio la simbiosi tra orientamenti culturali differenti rende la proposta ideologica di questa organizzazione differente da tutte le altre espressioni dell’arcipelago neo-fascista, tanto che “il partito della Tartaruga Frecciata costituisce la propria narrazione su un’irriducibile ma fluida identità ideologica, rifiutando ogni etichetta”. Per mettere ordine tra una serie di filosofi, artisti, letterati, politici esibiti come riferimenti nel pantheon ufficiale di CPI, Rosati deve suddividerli in una serie di macro-gruppi mostrando inoltre l’influenza indiretta esercitata sul gruppo neo-fascista perfino da pensatori di opposta appartenenza ideologica, tanto da dedicargli momenti seminariali e di approfondimento che possono destare stupore a sinistra solo perché si ha una visione di comodo, stereotipa e superficialissima, del movimento fascista del passato e del presente. Due le figure di riferimento che spiccano tra le altre: De Benoist ed Evola. Legarsi alla loro opera vuol dire non solo “richiamarsi ai due massimi punti di riferimento teorici della cultura di destra in Europa (a partire dal 1945)”, ma anche dare pieno diritto di cittadinanza “ai due classici del pensiero cospirazionista di destra”, il piano Morgenthau (realmente esistito) e il presunto “piano Kalergi”. L’opposizione all’immigrazione si tramuta così in un pieno sostegno alla tesi secondo cui gli immigrati sarebbero le truppe di un gigantesco “progetto di sradicamento e distruzione dell’identità europea” ordito da quell’insieme di “organismi privati, intrisi di pregiudizi ideologici o confessionali, e qualche cricca affaristica antinazionale, citati volutamente in modo generico nel programma elettorale di CPI”.

Alla flessibilità e parziale eterogeneità dei riferimenti ideologici fa da contraltare una rigida lettura psico-patologica e complottista dei fenomeni migratori. Scontata in tale quadro la netta opposizione al pontificato di Francesco, considerato un papa “mondialista, usurpatore, eretico (al contrario del predecessore)” che disorientando i fedeli e le gerarchie cattoliche, dopo duemila anni “potrebbe far crollare la chiesa” (evento temuto da questi “rivoluzionari”). La proposta economica di CPI ripropone, in sostanza, il corporativismo nella visione organicistica dello stato propria di Gentile e del suo “umanesimo del lavoro”. Questo è il vero marchio di originalità di CPI, dal momento che nella storia delle organizzazioni fasciste successive alla seconda guerra mondiale il corporativismo è stato sempre un argomento “spinoso e controverso”. E ciò perché la “Terza Via” tanto sbandierata dalla propaganda ufficiale durante il Ventennio si rivelò semplicemente una radicalizzazione dello spietato controllo capitalistico sui lavoratori, privati dal potere politico fascista di qualsiasi organizzazione autonoma e dello stesso diritto di sciopero.

Fatti presenti i collegamenti più forti con la tradizione economica fascista “storica”, le due proposte in questo ambito più innovative sono: il “mutuo sociale” e il “reddito nazionale di natalità” (anche su questo CasaPound potrebbe chiedere i diritti d’autore al duo Salvini-Di Maio). La prima si riduce alla possibilità di creare un ente regionale che costruisca abitazioni con soldi pubblici e le rivenda a prezzo di costo a famiglie non proprietarie, richiedendo una rata senza interessi non superiore a un 1/5 delle entrate della famiglia, che può essere bloccata per diversi motivi. La seconda consiste invece in un assegno di 500 euro mensili erogato dalla nascita di un figlio fino all’età dell’obbligo scolastico (16 anni circa). Se però andassimo a leggere quali sono le categorie escluse da questa manovra, scopriremmo che l’idea di base è “radicata unicamente in una visione politica razzista e repressiva della marginalità, presentata poi con una presunta e demagogica analisi economica, del tutto discutibile, data la rozzezza e l’inconsistenza del calcolo”.

Tra l’immaginario e l’organizzazione

Rosati si occupa poi dei principali strumenti attraverso cui CPI costruisce e diffonde il suo messaggio: il gruppo Rock ZetaZeroAlfa, scuola quadri-giornali-blog, Radio Bandiera Nera, capillare uso dei social network, Blocco Studentesco ed infine varie associazione sportive o più in generale ludiche. Gli ZetaZeroAlfa sono “l’asse portante della creazione di una socialità moderna e trendy da/per fascisti, un esperimento ancora inedito in Italia, per poi diventare successivamente la band simbolo di un gruppo politico militante: un dato espresso anche dall’essere Gianluca Iannone sia leader/fondatore della Tartaruga Frecciata che cantante degli ZZA”. Per i membri di CasaPound “l’attività, la discografia e anche ogni singolo concerto del gruppo musicale rappresentano un vero e proprio rito collettivo, dal forte senso identitario e delle canzoni e l’interazione fisica del pubblico”. Accanto alla diffusione di messaggi politici tramite le canzoni, troviamo una serie di giornali online, blog di approfondimento e una radio in grado di trasmettere al simpatizzante o al militante una serie di notizie e nozioni per orientarlo nella sua quotidianità. Una delle cose che differenzia CasaPound dagli altri movimenti di destra, “è la continua attenzione alla produzione culturale e all’indottrinamento; la spina dorsale dell’organizzazione, in termini numerici è composta da militanti nati e cresciuti sotto le insegne della Tartaruga Frecciata”.

Le tre esperienze editoriali più significative sono il giornale online “Occidentale”, il blog “Augusto” e il più recente bollettino cartaceo “il Primato Nazionale”. In una funzione complementare troviamo “Radio Bandiera Nera”, che serve da strumento pedagogico e canale di diffusione per costruire cerchie di simpatizzanti al di fuori dei confini dei nuclei militanti. L’ultimo elemento è dato dall’organizzazione giovanile “Blocco Studentesco” tramite la quale si cerca di intercettare una fascia di possibili militanti di età più giovane. Secondo l’autore “il Blocco Studentesco ha rappresentato in tutta la storia di CasaPound il vivaio dove istruire, addestrare e indottrinare propri quadri intermedi e i responsabili di molti futuri nuclei territoriali su tutto il territorio nazionale: i riferimenti culturali e l’azione militante, infatti, saranno indistinguibili da quelli della casa madre”. La strategia di radicamento seguita da costoro è quella di utilizzare le elezioni per gli organi della rappresentanza studentesca delle varie città per diffondere le posizione del partito “maggiore”. Per ora, però, oltre i “fatti di Piazza Navona” (ottobre 2008, scontro tra una quarantina di elementi di CPI e studenti antifascisti, mediatizzato all’inverosimile) e il tentativo di insinuarsi nelle proteste contro la riforma Gelmini a cui seguirono diversi scontri che decretarono l’isolamento dell’organizzazione giovanile neofascista dalla piazza, il BS non ha ottenuto risultati significativi. Più ampi spazi di manovra si potranno aprire nell’ambito scolastico solamente se le aspettative di crescita del partito maggiore saranno rispettate.

Un fascismo ben dissimulato in abiti “sociali”

Su elementi non dissimili ferma la sua attenzione anche Paolo Berizzi, autore di NazItalia. Viaggio in un paese che si è riscoperto fascista (Baldini-Castoldi). Questo testo, più giornalistico, descrive la “strategia del doppio livello” che a suo parere ha fatto la fortuna politica di CPI, e consiste, a suo avviso, nel “separare i due livelli. Da una parte la militanza di piazza, con tutti i suoi strati e sottostrati. Dall’altra la veste più istituzionale, apparentemente rassicurante”. Metodo sperimentato con successo (18 seggi nel parlamento greco) dal partito fratello Alba Dorata, e finalizzato al “tentativo di accreditare un fascismo dal volto umano, il peggiore che esista, quello che di giorno distribuisce i pacchi alimentari ai poveri italiani, o amministra nei comuni, e la sera spranga gli immigrati o gli avversari politici”. In modo speculare rispetto a Rosati, Berizzi, dopo aver ricordato alcuni buoni risultati elettorali della Tartaruga frecciata, che gli hanno garantito la presenza in tredici consigli comunali e l’elezione di un sindaco (a Trenzano, BS), offre la sintesi di due indagini ufficiali che sottolineano la notevole crescita di azioni squadristiche del gruppo e su queste si sofferma. La prima è stata predisposta da Infoantifa Ecn, che dal 2005 monitora le aggressioni e gli episodi violenti di matrice nazifascista. Oltre ad un archivio in cui sono contenuti circa 5.600 documenti, è stata prodotta una mappa interattiva che nel quadriennio 2014-2018 ha segnalato più di 150 episodi denunciati, 59 aggressioni e 13 attentati. Di queste azioni 60 sono collegate a CPI, 17 a Forza Nuova, ovvero 37 azioni ogni anno, più di tre al mese, anche a non voler considerare gli episodi non denunciati. A firmare il maggior numero di aggressioni sono i militanti di CasaPound e questo score è direttamente proporzionale alla presenza sul territorio della Tartaruga frecciata che “è oggi il più capillare tra i partiti neofascisti italiani”. L’altra statistica, prodotta dal ministero dell’interno, segnala, tra il 2011 e il 2016, 599 persone denunciate e 29 arresti. Di questi 359 (e 19 arrestati) sono riconducibili a CPI, 240 (e 10 arrestati) a Forza Nuova.

Se questi sono schematicamente i dati relativi alle azioni violente, non va dimenticato “il secondo livello”, ossia l’organizzazione delle più disparate attività commerciali, di svago e di mutualismo per fidelizzare e accrescere il numero dei simpatizzanti. Berizzi lo definisce il “farsi Stato” delle organizzazioni neo-fasciste: un insieme di attività finalizzate ad ottenere consensi tra i ceti popolari, e strettamente connesse ad un obiettivo preciso: costruire un “welfare escludente” perché riservato unicamente agli italiani poveri. Per conquistare la fiducia di fasce sociali disagiate, si offrono aiuti a chi è strozzato dalla crisi e dagli effetti della globalizzazione, a chi non ha una casa, un lavoro, a chi cerca risposte immediate alla propria (giustificata) paura del futuro. E lo si fa indossando “un abito nuovo rassicurante”. Le associazioni che svolgono tali attività non sono sempre riconducibili al mondo del neofascismo, perché si mascherano da normali onlus che svolgono attività benefiche e apolitiche. La dimostrazione di questo passaggio sta nel riconoscimento sociale che ottengono. E nell’accreditamento di cui riescono a beneficiare, ottenendo strutture, spazi comunali, patrocini da comuni, province, regioni in occasione di varie loro iniziative. Le associazioni collegate a CPI, FN e Lealtà Azione (LA) sono una cinquantina: 33 quelle di CPI, tutte con una declinazione nazionale; 11 quelle di Forza Nuova; 5 quelle di LA. Esplorando con attenzione l’apparato “egemonico” di CasaPound Italia, ci imbattiamo nelle più disparate attività oltre le già menzionate riviste, radio e il gruppo giovanile: “ogni settore è presidiato da un’associazione legata a CPI. Si va dal mondo giovanile studentesco (con il Blocco Studentesco) al lavoro (con il sindacato BLU). E poi l’ecologia (la Foresta Che Avanza), la solidarietà (la Salamandra, Sol.id), la salute e la sicurezza (Impavidi Destini, Braccia Tese, Grimes) e la moda (marchio Pivert). A questi si aggiunge una vasta rete commerciale costituita da pub, ristoranti e librerie, che servono per l’autofinanziamento, il tempo libero e la diffusione di prodotti editoriali e propagandistici”.

Attraverso questa molteplicità di associazioni, la militanza totale nella vita del partito si traduce in una sorta di volontariato sociale. Quanto al “ritorno mediatico” tanto agognato per le attività sociali proposte, anche in questo ambito nulla è lasciato al caso. Da un lato si prova ad ottenere la sponsorizzazione da personaggi famosi (v. il defunto Pietro Taricone, impegnato nell’associazione di paracadutismo “Istinto Rapace”), dall’altro si punta ad organizzare iniziative pubbliche come la ricostruzione della scritta “Dux” sulla vetta del monte Giano semidistrutta da un incendio nel 2017. In quest’ultimo caso il tema ecologico si collega al ripristino di una delle opere più celebri del fascismo storico. Questo duplice piano si è saldato nell’esperimento del marchio Pivert che non ha nessun riferimento diretto o esplicito all’iconografia fascista, il cui successo è stato tale da renderla in breve tempo “il marchio di riferimento del casual dell’ultradestra”. La notazione finale di Berizzi sull’universo nero in Italia è questa: “oltre le sigle egemoni del neofascismo esiste un sottobosco formato da una miriade di associazioni e comunità di militanti autonome. Sono una realtà che ufficialmente non hanno una diretta affiliazione politica con qualche partito. Ma hanno una funzione: da una parte fanno bacino elettorale e dall’altra servono come strumento di battaglia culturale per il mondo del neofascismo”.

Le altre organizzazioni nere

In diversi passaggi abbiamo accennato ad altre organizzazioni competitor di CasaPound Italia. Prima di tirare le fila del nostro discorso, ne segnaliamo due che da anni inseguono i risultati della Tartaruga frecciata. La prima è Forza Nuova (FN) che in modo non dissimile da CPI, ma con numeri nettamente inferiori, ha provato ad organizzare una rete di associazioni parallele al partito: dai giovani raccolti in Lotta Studentesca fino ai gruppi che si occupano di salute, disabilità, ecologia, abbigliamento, temi femminili e religiosi. Secondo Berizzi, anche “Forza Nuova si inserisce nelle periferie e organizza comitati di quartiere e di cittadini indignati che spesso figurano in trasmissioni televisive. Oppure formano ronde per controllare il territorio. Quelle di FN si chiamano passeggiate per la sicurezza”. In questo calderone troviamo inoltre la radio ufficiale “Radio FN” e la rivista “Ordine Futuro”. La seconda è un’associazione culturale e sociale dal nome Lealtà e Azione (LA), il cui simbolo ufficiale è un lupo; è la formazione più giovane della galassia nera italiana e ha il suo centro più attivo in Lombardia, regione in cui è divenuta in breve tempo l’organizzazione con il maggior seguito. La sua pratica di lavoro sui territori assomiglia molto a quella di CPI in un misto di attivismo sociale, ronde militanti e ripulitura di monumenti fascisti. Nella sostanza entrambi i gruppi ripropongono la strategia del “farsi Stato” (sotto la benevola tutela delle istituzioni statali democratiche), che ha garantito negli ultimi anni la diffusione su tutto il territorio nazionale di CasaPound Italia.

Conclusione

Per quanto i risultati della consultazione elettorale del 4 marzo 2018 facciano apparire CasaPound Italia come un’organizzazione ancora marginale all’interno della destra italiana, tanto Rosati quanto Berizzi (quest’ultimo in un’ottica puramente liberal-democratica) mettono in luce l’influenza sociale non trascurabile raggiunta da CPI e dalle altre organizzazioni neo-fasciste italiane. Anzitutto la Lega e (in subordine) Fratelli d’Italia rendono improbabile, nel breve periodo, un exploit elettorale di CasaPound, che evidentemente sarebbe la manifestazione fenomenica di un lavoro svolto in precedenza nella società civile, a differenza di quanto avvenuto per il partito fratello greco di Alba Dorata. Le dichiarazioni di apprezzamento fatte da Di Stefano al governo “populista” giallo-verde sottendono, a mio parere, che le politiche annunciate nel “contratto di governo” rispondono a un orientamento reazionario e del tutto contrario alla reale emancipazione dei lavoratori. Ma esprimono anche il timore di essere messi ai margini della dialettica politica nazionale, un palcoscenico che CPI aveva raggiunto grazie all’intercessione di Salvini e della Lega. D’altra parte, non è detto che l’ascesa al governo del paese non porti, in presenza di promesse elettorali non mantenute (ci azzardiamo a credere che così sarà), ad una fuga di parte dell’elettorato leghista e dei militanti più radicalizzati a destra verso organizzazioni come CPI. L’immagine che ci trasmette il libro di Rosati è quella di un partito che ancora si spalma a “macchie di leopardo” sulla penisola, nonostante abbia raggiunto una posizione di preminenza, se non di egemonia, nell’estrema destra italiana, che riesce a crescere, anche rapidamente, non appena trova un terreno fertile. Se il venticinquennio berlusconiano (e renziano) ha preparato il terreno per l’exploit fascioleghista, è più che possibile che l’ascesa della banda Salvini possa, in presenza di un precipitare convulso della situazione internazionale ed interna, lasciare il passo a soluzioni politiche nazionaliste e razziste ancora più aggressive, prospettiva alla quale CPI sembra prepararsi con un certo metodo.

Starà a una rinata organizzazione politica di classe anticapitalista prendere tutte le contro-misure per arginare l’eventuale rafforzamento di forze politiche e sociali come CasaPound Italia, e batterle sul campo.

Sull’ideologia di CasaPound

Il libro di F. Germinario, CasaPound. La destra proletaria e la “Comunità di lotta” (Asterios, 2018), è in larga misura concentrato sull’ideologia di CPI. E tuttavia riesce a rappresentare al meglio la ambizione di questo gruppo-partito di essere l’incarnazione più radicale e coerente della “destra sociale”, in continuità con un’interpretazione del fascismo come “socialismo nazionale”. Qui l’enfasi cade sul fascismo come pretesa “terza via” alternativa sia al capitalismo che al socialismo. E correttamente, a mio avviso, l’autore riconduce le sue radici teorico-ideologiche all’economista Giano Accame e al pensiero di Ezra Pound – più che all’abbinata Evola-de Benoist identificata da Rosati. Siamo infatti lontani dall’elitismo e dal sostanziale nichilismo propri soprattutto dell’ultimo Evola, incapace di identificare un qualsivoglia soggetto sociale “rivoluzionario”, dal momento che, invece, per questo filone del pensiero di destra il soggetto sociale adatto a recepire il messaggio radicalmente razzista – “l’immigrazione va rigettata ontologicamente, va rifiutata in quanto tale” – esiste ed è l’emarginatodelle periferie, l’uomo delle “periferie nazionali” (e non più di quelle “terzomondiali”, come in Freda). E siamo anche lontani dalla relativa indifferenza di un de Benoist nei confronti dei modelli di organizzazione sociale.

Di Giano Accame CPI riprende una lettura “di sinistra” (e quanto mai sinistra ed ingannevole) del fascismo come “eresia del socialismo”: un’eresia nazionalista e anti-materialista, perché volta ad attuare la superiorità del nazionale sull’universale, dello spirituale sul materiale, del politico sull’economico. Un’eresia che si auto-rappresenta come radicalmente rivoluzionaria, perché mira a una rivoluzione anche “antropologica” con la creazione di un “uomo nuovo”, ben distinto dall’essere avido e sovraccarico di lavoro che si incontra nella società capitalistica. Un’eresia che si oppone al (presunto) economicismo del materialismo marxista, presentato come una filiazione dell’economicismo capitalista. In questa chiave di lettura, in cui tutta l’esperienza storica effettiva del fascismo è letteralmente idealizzata, stravolta e rovesciata, il fascismo diventa un movimento rivoluzionario, sul piano tanto culturale che sociale, capace di un’attenzione speciale alle classi subalterne, al “popolo”.

Di Ezra Pound CPI riprende la critica della finanza, del prestito a interesse, dell’usura e della usurocrazia, quasi fossero – e non lo sono affatto – entità differenti e separabili dal capitalismo, anziché delle forme necessarie di esistenza del capitale. E sposa anche l’ideale etico, per così dire, dell’autore statunitense, quello di una società liberata dall’ossessione e dal dominio della moneta, con risorse gestite in modo equo da uno stato sociale super partes, capace di assicurare a tutti un po’ più di tempo libero e di godimenti estetici. Quello che non a torto Germinario rappresenta come una sorta di “socialismo per iceti medi“, a difesa della piccola proprietà, spesso oberata dall’usura legale delle banche, e della generalizzazione della piccola proprietà.

La combinazione di queste due eredità culturali avviene in CasaPound sotto l’insegna di una destra acclimatatasi alla crisi del capitalismo. Una destra che non è più solo “sociale”, bensì addirittura “proletaria” – del resto non è la prima volta che in Italia compaiono forme ideologiche di destra travestite in abiti proletari, a cominciare dal colonialismo dell’Italia “grande proletaria” di G. Pascoli e di A. Paternò Castello, marchese di san Giuliano. La specifica insidia è nel fatto che essa ha il lucido progetto di radicarsinelle periferie urbane. Nota Germinario: “Anche nella strategia missina era previsto l’intento di radicarsi nelle periferie urbane. Ma tutti i tentativi erano stati frustrati, o coronati da scarsi e saltuari successi, soprattutto in termini elettorali, dal saldo presidio del territorio da parte dei partiti antifascisti di massa. L’attuale destra proletaria gode invece del vantaggio di operare in un territorio, quale quello delle periferie, abbandonato dalla politica e ormai desertificato”. (Nella sua inchiesta su L’Espresso dei primi mesi del 2018, F. Gatti mette in luce che questo abbandono/desertificazione delle periferie continua anche sotto le nuove giunte grilline di Torino e di Roma, dove di sfrattati, sottoccupati, precari, disoccupati, emarginati, ce n’è in quantità).

L’altra peculiarità della ideologia e (in certa misura) della prassi di CasaPound è quella di concepirsi, in quanto organizzazione, più come “comunità di lotta” che come partito in un senso tradizionale, perché pretende di tenere assieme, e perfino di fondere, politica e vita quotidiana, in una esaltante combinazione “rivoluzionaria” di un nuovo modo di pensare e di un nuovo modo di stare in relazione alternativo all’abituale condizione di alienazione sociale. Parte integrante di questa combinazione che si vorrebbe dis-alienante, è la riconquista dell’”identità”, del “senso”, del sentimento di “appartenenza” che la globalizzazione e la “mixité” hanno cercato di cancellare. Una riconquista che passa per il ritorno alla sovranità nazionale e popolare da riaffermare contro le élite globalizzatrici (è la stessa, identica tematica che ribiascicano i sovranisti di sinistra). Inutile dire, poi, che il capro espiatorio resta sempre e comunque la popolazione immigrata che sarebbe il veicolo materiale del processo di negazione della sovranità nazional-popolare e di corrozione delle identità personali – per il vecchio e il nuovo fascismo le élites capitalistiche sono immancabilmente intoccabili. Viceversa la “comunità di lotta” rigorosamente tra italiani (e in permanenza mobilitata contro gli “invasori” da arrestare) sarebbe la forma più adeguata, in quanto mobile e non burocratizzata come i partiti tradizionali, per ri-valorizzare gli individui e la loro socialità, uccidendo “il gemello utilitarista-borghese che alberga in noi”. Una paccottiglia sotto ogni aspetto ributtante, se non fosse che ha il pregio di cogliere la profondità a cui è arrivata la crisi di civiltà del capitalismo, e la devastazione che sta producendo in un mare di esistenze individuali destabilizzate o bruciate, soprattutto negli strati più deprivati del proletariato, e tra i piccolo-borghesi declassati.

Il programmapolitico è quello, tutt’altro che nuovo, di un capitalismo de-finanziarizzato, di una alleanza tra capitale “produttivo” e “popolo” contro il liberismo e la finanza, “il saldo fronte di tutta la popolazione che produce” di Feder – peccato che in Italia proprio il capitale produttivo sia profondamente interessato al super-sfruttamento della forza-lavoro degli immigrati come mezzo per intensificare lo sfruttamento della forza-lavoro italiana di nascita, e richieda (per l’economia italiana) 200.000 nuovi arrivi l’anno. Ma non sono dati di realtà del genere che possono impressionare la demagogia e la propaganda casapoundista. Stando ad essa il “male” (le altre “razze” a parte) è costituito solo dall’usura, dalla finanza, e non dal capitalismo, né dalla proprietà privata dei mezzi di produzione (nel senso di Marx, ovvero: compresa anche la proprietà statale, se lo stato è nelle mani del capitale). Anzi, sottotraccia o meno, ciò a cui si aspira è il sogno reazionario di un allargamento della piccola proprietà, di un capitalismo fatto di tanti piccoli proprietari protetti dallo stato nazionale, una sorta di “capitalismo comunitario” perché un simile stato (del tutto immaginario, a meno che non si tratti di quello socialdemocratico o social-cristiano dei “trenta gloriosi” anni andati) si farebbe carico anche dei necessari interventi sociali a protezione dei più deboli. Nell’attesa operosa di questo stato futuribile, CPI s’impegna a provvedere ad emarginati ed esclusi – in realtà circuiti molto limitati, se non esigui, ma fortemente mediatizzati, e rielaborati, all’interno dell’organizzazione, come esperienze di vera solidarietà. Tutto un discorso di scarsa consistenza e tenuta, se non fosse che di “vera solidarietà” tra sfruttati ce n’è oggi davvero poca, e che per i neo-fascisti è davvero un facile gioco accusare la sinistra antifascista di essere l’aralda del neo-liberismo, della globalizzazione più selvaggia, la portavoce della finanza, dei potenti, dei vincitori, delle élites, degli stessi palazzinari, e perciò la prima responsabile della precarizzazione delle condizioni di vita del “popolo”. (Per una curiosa forma di strabismo a quelli di CPI sfuggono i molteplici e solidissimi legami tra le destre istituzionali loro referenti ed amiche, e i suddetti poteri.)

Constatiamo che questo movimento/partito neo-fascista ha una certa capacità di attrazione, come la hanno forze minori consimili, su elementi giovani disoccupati, demoralizzati, rovinati, e però al tempo stesso scontenti per la propria condizione, anche per la sua/loro capacità di prospettare un mondo, un modo di vita, completamente “altro” da quello oggi tocca in sorte agli strati sociali più disgregati, per il suo/loro “idealismo”. E ci viene in mente un’affermazione forte di Daniel Guérin: «Solo ridiventando rivoluzionario il socialismo riacquisterà il suo potere di attrazione». È l’ora di sbarazzarci di ogni timidezza, rivendicando a noi rivoluzionari proletari, a noi comunisti, l’idealismo vero di avere lottato in passato e di lottare ora per mandare in pezzi, con la rivoluzione, l’intero sistema sociale che ci sta soffocando.

A sdogarnarli, prima di Salvini, ci ha pensato il Pd,

e prima ancora… indovinate un pò?

Abbiam detto dell’affettuoso abbraccio della Lega di Salvini a CasaPound e affini. Ma non è il caso di dare esagerata importanza al ministro dell’infamia, togliendo meriti ad altri. Al Pd di Matteo Renzi, ad esempio. E dunque vi segnaliamo che sul sito dei WuMing c’è, dal giugno 2016, e viene di continuo aggiornata, un’ampia e documentatissima rassegna dei rapporti tra Pd e CasaPound, così organizzata:– piddini che fanno iniziative con Casapound;– fascisti ospitati in circoli del Pd;– piddini e fascisti che si fanno i selfie assieme;– CasaPound che invita a votare Pd;– dirigenti locali del Pd che si accusano a vicenda di avere pacchetti di voti neofascisti;– amministratori del Pd che commemorano fascisti insieme ad associazioni neofasciste;– esternazioni reazionarie e razziste di dirigenti PD locali e nazionali…

Uno spettacolo edificante, che mette a nudo l’ipocrisia dell’anti-fascismo liberal-democratico. Sicché se non è il caso di aspettarsi dall’attuale governo lo sgombero di CasaPound (la cui occupazione è stata, peraltro, sanata nel 2007, con la delibera comunale 2006, dal sindaco W. Veltroni, in quanto inserita tra le “occupazioni storiche”), allo stesso modo non c’è da aspettarsi lo sgombero del Viminale dal ministro dell’infamia per mano del Pd di Minniti che gli ha pavimentato la strada.

Non siamo di quelli che dicono, in modo esageratamente schematico e politicamente indifferentista, democrazia=fascismo, o fascismo=democrazia, sebbene in entrambi i casi la classe al potere sia la stessa, con metodi e istituzioni differenti. Siamo per la difesa attiva e militante di tutti gli spazi e i diritti democratici conquistati dalle classi lavoratrici e dal movimento operaio. Ma a quanti ancora oggi continuano a credere ad un’inesistente relazione antagonistica tra fascismo e democrazia, ricordiamo che la costituzionalizzazione/istituzionalizzazione delle formazioni fasciste (progenitori di CasaPound inclusi) è avvenuta nei fatti, nonostante il formale dettato costituzionale contrario, proprio da parte della Repubblica nata dalla Resistenza con l’esistenza in parlamento del MSI. Il fatto è che dalla grande paura del biennio rosso (1919-1920) in poi, il ricorso al fascismo è entrato a far parte organicamente della cassetta degli attrezzi capitalistica. Nei lontani anni ’70 si gridava : MSI fuorilegge, ce lo mettiamo noi, e non chi lo protegge… Una interessante indicazione di metodo, da applicare oggi, quando bisogna, con l’apporto dei proletari immigrati che ci danno quotidiane lezioni di determinazione.

La soluzione finale

In vista delle elezioni del 4 marzo 2018 Casa Pound ha tenuto una Tribuna elettorale su Rai 2 (il 19 febbraio) e una conferenza stampa alla Camera (il 9 febbraio), nelle quali ha rivendicato in modo aperto il “filone storico” e “l’eredità storica” del fascismo, e presentato – nel rispettoso “dialogo” dei giornalistucoli presenti di fede quasi tutti “anti-fascista” – quella che si può considerare la soluzione finale della “questione immigrazione”:

1. lotta alla “invasione” e alla “sostituzione etnica” – “immigrati zero”!

2. “deportazione di tutti i migranti da qualunque parte provengano verso l’Africa, e occupazione della Libia da parte dell’esercito italiano, per creare in questa regione un protettorato italiano”.