di Checchino Antonini

Pressioni e minacce sui lavoratori, dicendo che avrebbero perso posto, salario, assicurazione sanitaria e benefit se il sindacato fosse entrato in azienda. Non solo, Amazon avrebbe usato anche metodi più sottili per inquinare le votazioni tra i lavoratori dell’impianto di Bessemer, in Alabama dove la multinazionale ha superato i 1.608 voti necessari per sopraffare il sindacato. Per esempio l’installazione della cassetta di raccolta per creare l’apparenza che Amazon e non il NLRB, National Labor Relations Board, controlli i meccanismi dell’elezione. Oppure quelle telecamere di sicurezza che monitoravano la scatola di raccolta nel parcheggio di Amazon e il pressing sui lavoratori perché depositassero i loro voti nella scatola di raccolta che il datore di lavoro aveva installato. Ci sono 21 obiezioni nel ricorso del sindacato Retail, Wholesale and Department Store Union, RWDSU, contro la vittoria di Amazon nell’impianto di Bessemer dove i lavoratori hanno bocciato l’ipotesi di un sindacato consegnando al colosso delle vendite online un’importante vittoria. Il sindacato, al quale i dipendenti di Amazon avrebbero dovuto aderire, accusa il colosso di Jeff Bezos di aver violato le regole e le restrizioni legali con intimidazioni e minacce ai dipendenti per influenzare l’esito del voto. E ora punta a nuove elezioni. «Amazon sapeva di dover fare il possibile, anche con un attività illegali», per convincere i suoi dipendenti a non sostenere il sindacato, denuncia Stuart Appelbaum, presidente del RWDSU. «Chiediamo un’indagine ampia sul comportamento di Amazon per corrompere queste elezioni», aggiunge.

«La causa principale di questa sconfitta è la brutale tattica di Amazon di distruggere i sindacati che, alla fine, gli sarà costata milioni in consulenze – scrive Rebecca Green sul sito di Socialist Alternative, organizzazione trotskista che sulla Amazon Tax ha eletto una consigliera a Seattle – hanno fatto pressione sui funzionari della città affinché cambiassero gli schemi dei semafori ai cancelli del magazzino per impedire agli organizzatori sindacali di parlare con i lavoratori. Hanno mentito incessantemente ai lavoratori su ciò che il sindacato avrebbe fatto se avesse vinto, e hanno minacciato di chiudere il magazzino. Hanno incessantemente fatto pressione sull’USPS per installare una cassetta postale illegale nel magazzino, e poi hanno mentito ai lavoratori sulla scadenza del voto in modo che andassero a votare in anticipo – prima che gli organizzatori del sindacato potessero raggiungerli. Hanno organizzato una raffica continua di incontri con pubblico vincolato per inoculare i lavoratori contro il sindacato, che sono stati poi seguiti da centinaia di messaggi di testo antisindacali. Questi sono solo alcuni dei molti esempi che saranno rivelati della strategia altamente illegale e viziosa di Amazon per distruggere i sindacati, che ha invaso il magazzino come una nebbia pesante».

Un’accusa che Amazon, azienda in cui i lavoratori sono spremuti come limoni anche in Italia, respinge con forza, denunciando come il sindacato non voglia accettare la scelta dei dipendenti e per questo abbia deciso di rappresentare i fatti in modo non corretto. «Attendiamo i prossimi passi del processo legale», afferma un portavoce del colosso delle vendite online. Per Amazon il risultato del voto è stata una vittoria importante perché ha consentito di vedere andare in fumo la grande minaccia di un sindacato, il primo in un impianto americano e soprattutto un precedente che avrebbe potuto avere un effetto domino. Un successo che, comunque, ha spinto e ispirato il patron di Amazon. Nella sua ultima lettera agli azionisti da amministratore delegato, Jeff Bezos ha ammesso la necessità di dover fare di più per i suoi dipendenti. «Mi è chiaro che abbiamo bisogno di una visione migliore su come creare valore per i dipendenti, di una visione per il loro successo», ha scritto Bezos promettendo che Amazon sarà il miglior datore di lavoro al mondo e il posto più sicuro in cui lavorare. Una sfida ambiziosa che non rassicura il sindacato, sconfitto pesantemente nel referendum in Alabama. Una sconfitta scottante che ha confermato la fuga degli iscritti e l’allontanamento dei lavoratori in corso ormai da anni. Neanche l’ascesa dei democratici e la presidenza di Joe Biden sono riuscite a imprimere finora una svolta. L’esito del referendum è stato uno schiaffo anche per loro, che molto avevano investito nella partita esponendosi in prima linea. Il ricorso però ora apre ora una nuova chance per il sindacato e la sinistra, che reclamano la loro rivincita contro Amazon e Bezos, l’uomo più ricco del mondo.

Socialist Alternative è stata sul campo, a Bessemer, per diverse settimane aiutando a costruire la BAmazon struggle. RWDSU farà giustamente appello alla perdita per una nuova elezione sulla base del fatto che Amazon ha giocato sporco. Tuttavia, questo processo potrebbe richiedere mesi, se non anni. Con un turnover del 10% al mese nel magazzino, il sindacato partirà essenzialmente da zero. «Non possiamo permettere che questa battaglia venga incanalata solo in un conflitto tra avvocati. Questo aprirà lo spazio ad Amazon per inoculare ulteriormente tutti i nuovi assunti contro l’idea di un sindacato e per ritorsioni contro gli attivisti dei lavoratori», continua Green.

Dopo l’ultima iniziativa sindacale in Amazon negli Stati Uniti, il leader dei lavoratori Bill Hough nel Delaware è stato licenziato appena sei mesi dopo la sconfitta del sindacato. I lavoratori e la RWDSU a Bessemer devono urgentemente approfondire la loro organizzazione nel magazzino e prepararsi a combattere qualsiasi minaccia al lavoro dei lavoratori. La comunità più ampia, altri sindacati, a livello locale e nazionale possono giocare un ruolo cruciale nel sostenere i lavoratori. Azioni di solidarietà contro l’abbattimento dei sindacati da parte di Amazon sono già state indette in tutto il paese.

Con un tasso di sindacalizzazione dell’11% in tutto il paese, e solo il 6% nel settore privato, la stragrande maggioranza dei lavoratori del magazzino di Bessemer non era mai stata in un sindacato prima e non aveva mai partecipato a un’iniziativa sindacale. Molti lavoratori semplicemente non sanno cosa sia un sindacato. «Questo non è colpa loro – scrive ancora Green – ma riflette l’estrema debolezza della leadership del lavoro statunitense negli ultimi decenni, in particolare nel sud dove la legislazione sul diritto al lavoro ha minato una storia di tradizioni lavorative militanti. Amazon ha approfittato di questo e, con tutti i suoi soldi e la sua esperienza di abbattimento dei sindacati, ha avuto spazio per convincere molti lavoratori che tutto ciò che fa un sindacato è prendere una parte del tuo stipendio e non darti nulla in cambio».

In realtà, i sindacati sono le organizzazioni chiave che i lavoratori hanno per combattere collettivamente per i loro interessi contro quelli dei padroni. Ecco perché, a ogni latitudine vengono contrastati oppure cooptati in pratiche concertative. «La gravità di questa sconfitta – segnala infine Green – è una lezione importante sul fatto che la copertura mediatica di massa e anche un approccio “ad oltranza” da parte degli organizzatori sindacali non può essere un sostituto della vera organizzazione di fabbrica».

Sarebbe disastroso trarre la conclusione che Amazon è troppo forte per poterla battere. «I lavoratori di Seattle hanno sconfitto Amazon due volte – ricorda l’organizzazione politica – la prima quando hanno scaricato più di un milione di dollari nelle elezioni del consiglio comunale locale per cacciare il consigliere comunale socialista di Seattle Kshama Sawant che stava combattendo per “Tax Amazon”, un’elezione che abbiamo vinto comunque. E poi quando hanno lanciato una feroce campagna contro quella tassa su Amazon, che abbiamo vinto comunque. Nonostante sia un gigante moderno, Amazon non è imbattibile e ovunque i lavoratori sferrino il primo colpo contro di loro, si innescherà una reazione a catena inarrestabile».

Va considerato, ad esempio, che la recente catastrofe del Canale di Suez ha fornito un’idea del potenziale dei lavoratori della logistica: una sola nave ha creato una potenziale crisi economica e tagliato i profitti di molte grandi aziende. In molte città, l’impero del profitto finemente sintonizzato di Bezos si basa su poche corsie di strada. Azioni di lavoro e proteste nei punti strategici della rete logistica globale possono far leva su un enorme potere dei lavoratori militanti per chiedere concessioni reali ai miliardari. Per questo, in Italia, il blocco stradale è stato equiparato al sequestro di persona ed è punito con pene severissime grazie alla traduzione di legge, da parte di Salvini, di un’idea che era venuta a un senatore del Pd per bloccare il movimento No tav.

Ma, per tornare negli Usa, il PRO-Act è una risposta a quello che è successo a Bessemer? Molti a sinistra stanno già collegando questa sconfitta alla necessità di lottare per il PRO Act, una legge che è passata alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ed è in attesa di essere discussa al Senato. Se approvata, questa legge permetterebbe ai sindacati di scavalcare gli attuali ostacoli del “diritto al lavoro”, vieterebbe interferenze del datore di lavoro nelle elezioni sindacali, legalizzerebbe gli scioperi per solidarietà (la prima cosa proibita nel Regno Unito all’inizio dell’era Thatcher) e altro. Se fosse stata in vigore, avrebbe certamente aiutato nelle elezioni sindacali di Bessemer. Se passasse sarebbe la vittoria più significativa nel diritto del lavoro in molti decenni ma c’è il rischio che le burocrazie sindacali enfatizzino eccessivamente il passaggio del PRO Act come una panacea, tentando di sorvolare sulle loro debolezze e sull’allergia ad adottare un approccio coraggioso e combattivo. Inoltre, come insegna la lezione di BLM a proposito del processo per l’omicidio di George Floyd, la legge stessa non passerà senza una reale mobilitazione di massa dei sindacati in tutto il paese.

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