Pubblichiamo un breve articolo del nostro collaboratore vicentino Gianni Sartori sulla vergognosa “performance” canora dell’assessora all’istruzione (sic!) della regione Veneto. Ogni commento su questa squallida figura è superfluo.
Ieri – denuncia il movimento civico e popolare Il Veneto che Vogliamo – è accaduta l’ennesima vicenda inaccettabile per i veneti. Elena Donazzan , assessore all’istruzione nella regione Veneto, durante la puntata del programma televisivo “La zanzara” ha cantato in diretta la canzone fascista e razzista “Faccetta nera”. Quando il conduttore Cruciani le ha chiesto di scegliere tra “Bella Ciao” e “Faccetta nera” l’assessore non ci ha pensato due volte.
Ha scelto una canzone – spiegano gli esponenti del Veneto che Vogliamo – che rappresenta la tirannide e il totalitarismo, invece di scegliere la canzone che rappresenta la liberazione dal giogo del nazifascismo. Poi ha difeso la scelta dello zio Costantino, militare fascista, e il conduttore Parenzo le ha ricordato che, anche per colpa dello zio, la sua famiglia ebrea è dovuta fuggire in Svizzera. Questo clima di intollerabile revisionismo, che ha ormai sdoganato il fascismo manifesto di una figura istituzionale è il simbolo di una regressione culturale e civile.
I veneti non meritano di essere rappresentati in questo modo. Chi dovrebbe occuparsi dell’educazione dei nostri giovani ha il dovere di difendere i valori della democrazia, la ricchezza delle differenze, il pluralismo, invece di ammiccare con nostalgia a un regime che ha abolito la democrazia e i partiti, i sindacati e che ha approvato le leggi razziali.
Che tipo di scuola ha in mente Donazzan, sempre che fra una canzonetta fascista e l’altra possa avere spazio per occuparsi di scuola, forse ha in mente quella del ventennio quando gli insegnanti che non erano fascisti venivano licenziati?
Non siamo più in quei tempi e alla scuola serve ben altro che lo sguardo retrogrado e fascista di Donazzan. La regia di chi dovrebbe orientare le scelte educative e pedagogiche dei nostri ragazzi non può più essere nelle mani di chi non solo ha dubbi o tentennamenti nel condannare il regime fascista, ma lo rievoca con nostalgia.
Chiediamo quindi le dimissioni immediate dell’assessore all’istruzione e intervento della magistratura per il reato di apologia del fascismo, conclude il comunicato de Il Veneto che vogliamo.
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