Versione breve e schematica, di seguito la versione lunga e descrittiva.

La legge di bilancio in discussione in Parlamento in queste settimane, pur essendo assai pesante (38 miliardi di euro), costituisce però solo una parte della manovra finanziaria complessiva che il governo ha messo in atto nel corso dell’anno per fronteggiare la crisi pandemica ed economica e le loro pesanti ricadute sul piano sociale. Ad oggi l’entità complessiva degli interventi dello stato si avvicina ai 120 miliardi di euro, (ma probabilmente lieviterà ancora all’inizio del prossimo anno con un ulteriore decreto Ristori), ed ha obbligato il governo a chiedere più volte al Parlamento il voto sugli scostamenti di bilancio resisi necessari, cioè su un aumento del debito pubblico. Nell’ultimo caso, per soccorrere l’incerta maggioranza governativa in Senato, è stato contrattato il voto favorevole delle destre, concedendo ad esse, ulteriori impegni a favore dei settori borghesi che più direttamente rappresentano.

Dei 38 miliardi della manovra 23 sono finanziati a deficit mentre altri 15 dovrebbero arrivare dal Recovery Fund europeo, anche se l’attivazione di questo fondo per ora è ostacolato dal veto di Polonia ed Ungheria.

Tutti i decreti governativi del 2020 sono stati predisposti avendo alcune finalità precise:

  • contenere le situazioni più critiche del mondo del lavoro attraverso la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti;
  • cercare di tamponare con una serie di sussidi parziali i disastri che si sono prodotti in vasti settori sociali addetti a lavori precari e/o informali, assai compositi e diversificati, per permettere loro qualche forma di reddito e di sopravvivenza;
  • garantire il reddito di quel vasto mondo piccolo e medio borghese del commercio, delle piccole imprese, del turismo e della ristorazione, fondamentale nella conservazione degli equilibri sociali del capitalismo italiano;
  • operare infine gli interventi finanziari più cospicui e strategici a favore delle medie imprese e soprattutto delle grandi imprese, considerate il motore fondamentale del progetto di tenuta e sviluppo del sistema capitalista.

La stragrande maggioranza delle risorse attivate attraverso il nuovo debito pubblico sono andate a vantaggio della borghesia che ha operato una pressione continua sul governo, per altro ben disposto nei suoi confronti. L’esecutivo giallo rosa è stato ed è quindi il governo dei padroni e famigerati “sussidi”, denunciati dal Presidente della Confindustria, sono andati in gran parte ai suoi rappresentati; dei 100 miliardi disposti dai primi decreti ben 60 sono finiti in quelle tasche.

E’ quanto si evidenzia anche nella legge finanziaria e nei cosiddetti 4 Decreti Ristori che hanno ulteriormente accentuato il contributi pubblici a fondo perduto ai più disparati operatori economici e alle diverse componenti della classe borghese.

Da ultimo va sottolineato che una norma, presente nel testo iniziale della legge di bilancio che disponeva il rinvio del cosiddetto federalismo differenziato (un progetto politico istituzionale, che alla luce degli avvenimenti dell’ultimo anno ha già mostrato tutta la sua insensatezza politica, sociale ed economica), è stata cassata prima ancora di iniziare il dibattito, chiarendo, senza ombra di dubbio, che si vuole continuare a fare come prima ed anche peggio di prima.

La cifra drammatica del nostro paese, che esprime il vergognoso abisso sociale e le intollerabili disparità economiche presenti, è data da alcuni semplici dati: da una parte gli 8-9 milioni di persone in povertà prodotte da 20 anni di politiche di austerità sono saliti nell’ultimo anno di altre 5 milioni; dall’altra un minoranza arrogante e superprivilegiata ha continuato ad arricchirsi con una borsa di Milano salita del 19% e le liquidità bancarie di imprese e soggetti individuali che hanno raggiunto la cifra record di 1.714 miliardi di euro!

Una conclusione fin troppo chiara

La conclusione è molto semplice; se qualcuno sperava che questa crisi senza precedenti, che pure ha obbligato le borghesie europee a mettere da parte provvisoriamente una serie di dogmi liberisti e di ridare un ruolo centrale allo stato, portasse anche a un rilancio complessivo dell’intervento pubblico, ad un nuovo New Deal con al centro i bisogni dell’insieme della popolazione a partire dalla sanità, dalla scuola, dall’ambiente, dai trasporti, cioè scelte fatte in funzione dei bisogni collettivi e non dei profitti, si è sbagliato.

Siamo al come prima, anzi peggio di prima perché la stessa utilizzazione del Recovery Fund è collegata alle “riforme” di struttura liberiste e il grande debito statale prodotto ricadrà sulle spalle delle classi lavoratrici. Di fronte a questo disastro sarebbe stato necessario ricorrere alla monetizzazione del debito ed introdurre una grande riforma fiscale progressiva congiunta ad una patrimoniale sulle grandi ricchezze.

Misure tanto più necessarie perché nel corso degli ultimi decenni una minoranza privilegiata si è appropriato della maggior parte della ricchezza nazionale ed è giusto e necessario che la ricca borghesia paghi alla società quanto è dovuto. Per ora niente di tutto questo; è bastato infatti un contenuto, ma importante emendamento alla finanziaria di Leu e di alcuni esponenti del PD volto ad introdurre misure di imposizione patrimoniale per scatenare una reazione infernale ed ipocrita, ma rivelatrice, in cui si sono esercitate non solo le destre e i giornali borghesi, ma anche gli esponenti del PD e del M5S. Come per dire. “ Ma siamo matti; i privilegi e le ricchezze dei ricchi non si possono toccare”.

E’ proprio quello invece che deve essere fatto costruendo un movimento di opinione pubblica e di massa delle classi lavoratrici che lo rivendichi e lo imponga.

Versione completa:

La legge di bilancio in discussione in Parlamento in queste settimane, pur essendo assai pesante (38 miliardi di euro), costituisce però solo una parte della manovra finanziaria complessiva che il governo ha messo in atto nel corso dell’anno per fronteggiare la crisi pandemica ed economica e le loro pesanti ricadute sul piano sociale. Ad oggi l’entità complessiva degli interventi dello stato si avvicina ai 120 miliardi di euro, (ma probabilmente lieviterà ancora all’inizio del prossimo anno con un ulteriore decreto Ristori), ed ha obbligato il governo a chiedere più volte al Parlamento il voto sugli scostamenti di bilancio resisi necessari, cioè su un aumento del debito pubblico. Nell’ultimo caso, per soccorrere l’incerta maggioranza governativa in Senato, è stato contrattato il voto favorevole delle destre, concedendo ad esse, ulteriori impegni a favore dei settori borghesi che più direttamente rappresentano.
Dei 38 miliardi della manovra 23 sono finanziati a deficit mentre altri 15 dovrebbero arrivare dal Recovery Fund europeo, anche se l’attivazione di questo fondo per ora è ostacolato dal veto di Polonia ed Ungheria.
Tutti i decreti governativi del 2020 sono stati predisposti avendo alcune finalità precise:
o contenere le situazioni più critiche del mondo del lavoro attraverso la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti;
o cercare di tamponare con una serie di sussidi parziali i disastri che si sono prodotti in
vasti settori sociali addetti a lavori precari e/o informali, assai compositi e diversificati,
per permettere loro qualche forma di reddito e di sopravvivenza;
o garantire il reddito di quel vasto mondo piccolo e medio borghese del commercio,delle
piccole imprese, del turismo e della ristorazione, fondamentale nella conservazione degli equilibri sociali del capitalismo italiano;
o operare infine gli interventi finanziari più cospicui e strategici a favore delle medie imprese e soprattutto delle grandi imprese, considerate il motore fondamentale del progetto di tenuta e sviluppo del sistema capitalista.
La stragrande maggioranza delle risorse attivate attraverso il nuovo debito pubblico sono andate a vantaggio della borghesia che ha operato una pressione continua sul governo, per altro ben disposto nei suoi confronti. L’esecutivo giallo rosa è stato ed è quindi il governo dei padroni e famigerati “sussidi”, denunciati dal Presidente della Confindustria, sono andati in gran parte ai suoi rappresentati; dei 100 miliardi disposti dai primi decreti ben 60 sono finiti in quelle tasche.

E’ quanto si evidenzia anche nella legge finanziaria e nei cosiddetti 4 Decreti Ristori che hanno ulteriormente accentuato il contributi pubblici a fondo perduto ai più disparati operatori economici e alle diverse componenti della classe borghese.
Da ultimo va sottolineato che una norma, presente nel testo iniziale della legge di bilancio che disponeva il rinvio del cosiddetto federalismo differenziato (un progetto politico istituzionale, che alla luce degli avvenimenti dell’ultimo anno ha già mostrato tutta la sua insensatezza politica, sociale ed economica), è stata cassata prima ancora di iniziare il dibattito, chiarendo, senza ombra di dubbio, che si vuole continuare a fare come prima ed anche peggio di prima. La cifra drammatica del nostro paese, che esprime il vergognoso abisso sociale e le intollerabili disparità economiche presenti, è data da alcuni semplici dati: da una parte gli 8-9 milioni di persone in povertà prodotte da 20 anni di politiche di austerità sono saliti nell’ultimo anno di altre 5 milioni; dall’altra un minoranza arrogante e superprivilegiata ha continuato ad arricchirsi con una borsa di Milano salita del 19% e le liquidità bancarie di imprese e soggetti individuali che hanno raggiunto la cifra record di 1.714 miliardi di euro!
Le misure della legge di Bilancio
La legge di bilancio finanzia altre 6 settimane di cig per le lavoratrici e i lavoratori e sposta il blocco dei licenziamenti al 31 marzo come chiesto dai sindacati, anche se questo non ha impedito che oltre mezzo milioni di lavoratrici e lavoratori abbiano già perso il posto di lavoro. Va segnalato inoltre che alcune aziende stanno aggirano il blocco grazie ad accordi firmati dagli stessi sindacati.
Questo intervento vale circa 5,3 miliardi e mezzo. Ma le misure nei confronti della classe lavoratrice si fermano qui. I 400 milioni destinati al rinnovo del contratto delle lavoratrici/tori pubbliche/i sono una cifra ridicola che hanno obbligato le stesse direzioni sindacali filogovernative a dichiarare uno sciopero per il 9 dicembre.
Tanto meno è presente un vasto piano di investimenti per le assunzioni indispensabili nel settore sanitario, nella scuola e nei trasporti che dovrebbero essere al centro di una forte manovra economica per affrontare una situazione così drammatica come quella in cui stiamo vivendo. Le misure previste sono minime, con qualche modesta indennità per i medici ed infermieri, la conferma di un contratto a termine per quel personale sanitario assunto per l’emergenza; appunto contratto a termine che indica che non c’è nessuna intenzione di cambiare il registro liberista della precarietà e di ricostruire una sanità pubblica adeguata. Non è un caso che la dotazione complessiva della sanità pubblica cresca di appena un miliardo (121 miliardi), quando le risorse rapinate al settore pubblico nel corso degli anni sono state di

37 miliardi e che gli interessi del settore privato non vengano toccati in alcun modo, ma continuino anzi ad essere favoriti, nonostante costituiscano una delle cause della tragedia sanitaria nazionale in corso.
Per i pensionati e per coloro che avrebbero ben diritto ad accedere alla pensione non c’è nulla di buono. Anzi il governo ha confermato che non ci sarà la proroga di quota 100, ma solo l’estensione della cosiddetta opzione donne e dell’APE, misure penalizzanti oltre che del tutto parziali. E c’è molto da temere su quello che potranno fare quando annunciano per il futuro un nuovo organico intervento sulla previdenza.
La finanziaria propone poi una dotazione di 5 miliardi per l’assegno universale e per la famiglia (dal 2022) tra cui il discutibilissimo bonus bebè, quando invece bisognerebbe garantire un adeguato servizio di asili nido.
Queste risorse dovrebbero poi essere convertite nelle intenzioni governative per finanziare un’organica riforma dell’IRPEF; anche su questa riforma, viste le posizioni dei partiti di governo e di quelli dell’opposizione, c’è di che avere molti dubbi; nulla fa pensare che si voglia intervenire nella direzione giusta, quella del recupero di una forte progressività dell’imposizione fiscale e della necessaria redistribuzione della ricchezza.
In compenso sono stanziati per il 2021 ben 6 miliardi per l’acquisizione di sistema d’arma 1
E l’intenzione è di continuare su questa strada tanto è vero che nel tradizionale Fondo per gli investimenti che individua risorse fino al 2035 pari ad oltre 50 miliardi, si specifica che la posta più ricca andrà al Ministero della Difesa (oltre 12 miliardi e mezzo!).
Ci sono poi gli interventi nei confronti dei settori più precari e danneggiati, sulle partite IVA e sui vari operatori economici e soggetti con attività commerciali; in genere questi vengono presentati come un aggregato comune, quando invece sono assai diversi tra loro ed anche differenziati all’interno di una stessa componente. La disponibilità di reddito può essere fortemente diversa. Quello che non si è voluto attivare per tutte e tutti, come sarebbe stato necessario fare, è un reddito di sopravvivenza o un reddito universale di garanzia comunque lo si voglia chiamare.
Anzi nel corso del tempo e dei decreti si è passati sempre più dal concetto di sussidio e di reddito al concetto di ristoro delle perdite e dei mancati guadagni e di profitto degli operatori economici e delle imprese commerciali, ristoratrici, negozi, cioè dei settori non solo piccoli, ma anche medi borghesi. I Decreti Ristori 3 e 4 che valgono insieme circa 10 miliardi vanno ulteriormente in questa direzione. E’ la risposta data dal governo alle mobilitazioni, se pure parziali e sparse, ma minacciose, che si sono prodotte nel mese scorso di fronte ai lockdown,

ancorché parziali, resisi necessari, che hanno coinvolto settori popolari molto disagiati mescolati con forze della piccola e media borghesia, già orientata a destra o facilmente orientabile a destra o estrema destra.
La gestione odierna della crisi pandemica, in cui l’elemento economico prevale largamente sull’emergenza sanitaria, puntando a garantire i folli consumi delle feste e quindi il venir meno delle precauzioni sanitarie, indica tutta l’irrazionalità e pericolosità dell’azione del governo e delle regioni e di una società che si basa sul profitto.
La pioggia di bonus di vario tipo presenti nella legge finanziaria hanno anch’essi la funzione di incentivare i consumi e quindi di garantire gli introiti commerciali.
I benefici per le imprese
Da ultimo, ma in realtà primo per ordine di importanza, il pacchetto a vantaggio delle imprese che la Campagna Sbilanciamoci! prima richiamata, quantifica molto approssimativamente in 23 miliardi di qui al 2023.
Spiccano in primo luogo i cosiddetti bonus assunzioni con la conferma anche per i prossimi anni dell’esenzione dai contributi previdenziali per le aziende che assumono personale al di sotto dei 35 anni, ma anche la decontribuzione fino al 2029 per le aziende che assumono comunque lavoratori nei loro stabilimenti del Sud; aumentano anche le esenzioni per l’assunzione delle donne a tempo determinato. Se è stata prolungata la cig per i lavoratori, nello stesso tempo le imprese coinvolte hanno ottenuto l’esenzione fino a un massimo di 4 mesi del versamento dei contributi previdenziali.
Insomma una pioggia di agevolazioni per le imprese nella speranza che queste assumano. Ma perché lo Stato non utilizza tutti questi soldi per creare lui stesso posti di lavoro utili alla società, nonché stabili e sicuri?
Poi ci sono gli incentivi per l’industria 4.0 che vengono rilanciati, valgono alcuni miliardi, a cui si aggiunge il bonus per i beni strumenti tradizionali intorno ai 3,3 miliardi di euro.
C’è poi l’estensione delle garanzie statali sui prestiti a cui le imprese accedono, quella che il Sole 24 ore ha definito giustamente “ il cuore vero della legge di bilancio”, cioè tutte le norme che, pur non determinando una spesa pubblica diretta ed immediata, permettono alle imprese di accedere al credito bancario in sicurezza e quindi a non prendersi alcun rischio per il futuro. Se le cose andassero storte lo Stato coprirà infatti il debito delle imprese presso le banche fino al 90%.
Questa forma di garanzia non solo viene prolungata nel tempo, ma viene fortemente incrementata ed estesa anche alle medie imprese, quelle tra 250 e 499 dipendenti. Per chiarire: si tratta di quel meccanismo per cui la FCA, mentre distribuisce miliardi di dividendi

ai suoi azionisti nello stesso tempo ottiene dalle banche un prestito di oltre 6 miliardi che
viene garantito dallo stato fino al 90% nel caso le cose dovessero andare male per gli affamati
componenti della famiglia Agnelli 2
Viene chiamato Garanzia Italia. Peccato che non ci sia un’eguale misura che garantisca un reddito decente a tutti.
Va da se che tutte queste elargizioni alle imprese sono date senza alcune condizionalità rispetto ai loro orientamenti produttivi ed occupazionali.
Anche alle Fondazioni bancarie viene garantito un beneficio consistente: una detassazione del 50% degli utili se questi vengono reinvestiti in “opere di bene”.
I Decreti Ristori
A queste misure si sono aggiunte quelle del Decreto Ristoro ter (vale 2 miliardi): un aumento di un miliardo e mezzo per rifinanziare i contributi a fondo perduto per le imprese e partite IVA che si trovano in regioni che passano dalla zona arancione a quella rossa o da quella gialla a quella arancione. Nel decreto ter c’è anche un modesto incremento 400 milioni per gli aiuti alimentari dei comuni. Infine il Ristoro quater (vale circa 8 miliardi), prevede una serie di rinvii delle scadenze fiscali per le imprese; alcune di loro potranno spostare al 30 aprile 2021 il pagamento delle tasse se hanno avuto una riduzione del fatturato del 33% (costa allo stato 4,8 miliardi); ci sono poi ristori a fondo perduto per nuove categorie come gli agenti di commercio ed anche aiuti una tantum per i lavoratori stagionali del turismo, delle terme, dello spettacolo e gli impiegati nello sport; infine c’è il sostegno al settore fieristico e nuovi fondi per la polizia.3
Il Primo ministro, si era accorto che forse sarebbe stato il caso di fare anche un piccolo regalo di 500 euro alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti in cassa integrazione che, come è noto, percepiscono in media poco più del 50% del loro già modesto salario normale, ma ha dovuto rinunciare essendosi trovato del tutto isolato nel Consiglio dei ministri, col solo sostegno di Leu!
Una conclusione fin troppo chiara
La conclusione è molto semplice; se qualcuno sperava che questa crisi senza precedenti, che pure ha obbligato le borghesie europee a mettere da parte provvisoriamente una serie di dogmi liberisti e di ridare un ruolo centrale allo stato, portasse anche a un rilancio complessivo dell’intervento pubblico, ad un nuovo New Deal con al centro i bisogni dell’insieme della popolazione a partire dalla sanità, dalla scuola, dall’ambiente, dai trasporti, cioè scelte fatte in funzione dei bisogni collettivi e non dei profitti, si è sbagliato.

Siamo al come prima, anzi peggio di prima perché la stessa utilizzazione del Recovery Fund è collegata alle “riforme” di struttura liberiste e il grande debito statale prodotto ricadrà sulle spalle delle classi lavoratrici. Di fronte a questo disastro sarebbe stato necessario ricorrere alla monetizzazione del debito ed introdurre una grande riforma fiscale progressiva congiunta ad una patrimoniale sulle grandi ricchezze.
Misure tanto più necessarie perché nel corso degli ultimi decenni una minoranza privilegiata si è appropriato della maggior parte della ricchezza nazionale ed è giusto e necessario che la ricca borghesia paghi alla società quanto è dovuto. Per ora niente di tutto questo; è bastato infatti un contenuto, ma importante emendamento alla finanziaria di Leu e di alcuni esponenti del PD volto ad introdurre misure di imposizione patrimoniale per scatenare una reazione infernale ed ipocrita, ma rivelatrice, in cui si sono esercitate non solo le destre e i giornali borghesi, ma anche gli esponenti del PD e del M5S. Come per dire. “ Ma siamo matti; i privilegi e le ricchezze dei ricchi non si possono toccare”.
E’ proprio quello invece che deve essere fatto costruendo un movimento di opinione pubblica e di massa delle classi lavoratrici che lo rivendichi e lo imponga.

1 In proposito la Campagna Sbilanciamoci!, una rete di 49 organizzazioni della società civile scrive: “ Spenderemo nel 2021 più soldi per acquistare armi che per assumere infermieri, dottori, insegnanti, personale ATA e per comprare ambulanza, respiratori e banchi di scuola. Chi ci difende di più: un carro armato o 230 infermieri che potremmo pagare per due anni con gli stessi soldi?
2 I finanziamenti chiesti dalle banche al Fondo di garanzia alla fine di novembre ha raggiunto i 110 miliardi di euro.
3 Non può non essere segnalato che alcuni soggetti che ottengono i benefici dei Ristori molte volte si distinguono per una forte propensione all’evasione fiscale e all’utilizzo del lavoro in nero.