di F. Douglas Stephenson* 

Il 12 aprile 1955 rappresenta una data fondamentale nella storia delle vaccinazioni e della sanità pubblica. Quel giorno fu annunciata la scoperta del vaccino antipolio da parte di Jonas Salk. Il più venerato ricercatore medico del XX° secolo, Jonas Salk [1914-1995], fu acclamato come l’uomo dei miracoli. Ottenne il plauso del pubblico per aver rifiutato di brevettare il vaccino in nome del diritto alla salute di tutti gli esseri umani. Non aveva alcun desiderio di beneficiare personalmente della sua scoperta. Voleva che il suo vaccino fosse diffuso il più ampiamente possibile. Il dottor Salk rifiutò fermamente di brevettare e di fare profitti, affermando: “Sarebbe possibile brevettare il sole?”. Affermò con chiarezza che i vaccini e gli altri medicamenti devono essere disponibili a tutti, a un prezzo accessibile, nell’ambito di un servizio pubblico senza scopo di lucro e in nome del diritto alla salute di tutti e tutte.

Oggi, al contrario, troppo spesso il profitto di Big Pharma si impone a spese della salute pubblica. Dopo quarant’anni di controllo oligarchico dell’economia, Big Pharma e le sue grandi aziende private hanno lasciato la società totalmente demunita e impreparata di fronte alla crisi della sanità pubblica innescata dal Covid-19. Poiché Big Pharma raramente investe nella prevenzione, ha pochi incentivi a investire per prepararsi a far fronte a una crisi sanitaria pubblica. La prevenzione non contribuisce a valorizzare il corso delle azioni, né alla distribuzione di dividendi agli azionisti. Al contrario, è proprio quando si verifica una crisi sanitaria pubblica che vengono progettati i rimedi. Più siamo malati, maggiori saranno i loro profitti.

La prima linea di difesa del governo nelle situazione di emergenze per la salute e la sicurezza pubblica è stata messa a repentaglio da una politica di austerità tesa a finanziare tagli alle imposte e sussidi alle imprese non regolamentate e irresponsabili e ai ricchi. Eliminando la capacità di adattamento fiscale necessaria in una situazione di emergenza come quella del Covid-19, il modello fondato sulla logica del profitto privato rimane quello che costringe a far ricorso alle grandi aziende farmaceutiche e assicurative ad essere utilizzate come entità economiche a scopo di lucro.

Come per tutte le aziende, il loro obiettivo è quello di fare soldi. In questo quadro, l’avidità e la disumanità vengono valorizzate e il bene comune dei cittadini e del Paese viene ignorato. Il ricorso ad aumenti dei prezzi e di altri metodi di rincaro delle prestazioni tese ad escludere molti membri della classe media, i poveri, gli anziani, i disabili e i malati di mente dall’accesso alle cure è una buona politica in termini di redditività. Massimizza i profitti. Dopo aver tagliato i budget per la ricerca, il GOP (Partito Repubblicano) e l’amministrazione Trump hanno messo in campo la loro ideologia anti-scienza. Hanno tagliato il budget del Centro per il controllo delle malattie (CDC) e hanno smantellato la task force sulle pandemie del Consiglio di sicurezza nazionale (NSC).

Le grandi imprese e le grandi aziende farmaceutiche dominano il nostro governo. Di fronte alle esigenze del profitto privato, la salute sta passando in secondo piano. Molti leader di governo sia nel partito democratico che in quello repubblicano condividono l’ideologia secondo la quale “i profitti contano più della salute pubblica”. Eppure la pandemia di Covid-19 illustra chiaramente il fallimento del nostro sistema economico nel soddisfare le esigenze dei nostri cittadini. Questi gruppi organizzati sono stati in grado di privatizzare, sabotare, frammentare e paralizzare la sanità pubblica e altri servizi sociali. Non c’è un divario maggiore di quello oggi rappresentato da Big Pharma tra il bene pubblico e gli interessi privati. Allo stesso modo delle grandi compagnie di assicurazione sanitaria, Big Pharma è animata dalla tendenza intrinseca a creare nuovi bisogni, a ignorare qualsiasi limitazione e a trasformare tutto in merce e profitto.

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Per trovare una soluzione a questo problema, dobbiamo nazionalizzare l’industria farmaceutica ed esigere che le aziende farmaceutiche siano convertite in  servizio pubblico senza scopo di lucro, che servano l’interesse collettivo e non quello dell’1%, cioè oligarchi alla ricerca di un profitto illimitato. Inoltre, dobbiamo riformare completamente la produzione di nuovi farmaci e attuare un programma pubblico per produrre farmaci ed effettuare i necessari test clinici, per produrre farmaci che non siano soggetti a brevetti e che siano mantenuti sotto controllo pubblico. I farmaci diventerebbero dei veri e propri beni pubblici e non genererebbero più i profitti di un piccolo gruppo. Questo fondamentale riorientamento della loro produzione renderebbe i farmaci più accessibili ai pazienti e alla società, promuoverebbe l’innovazione, migliorerebbe la sicurezza e le prestazioni e migliorerebbe i dati per i medici e il pubblico. I farmaci sviluppati e prodotti per la comunità che rimangono sotto il controllo pubblico potrebbero essere prodotti a più basso costo, e con i generici, in tutto il mondo a beneficio di molti paesi.

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A causa del condizionamento dell’industria farmaceutica desiderosa di ottenere alti tassi di profitto privato, il trasferimento della maggior parte dei farmaci al controllo pubblico non sarà facile o veloce. Gerald Posner, autore di Pharma: Greed, Lies, and the Poisoning of America (Simon&Schuster, marzo 2020), ha dichiarato: “Per l’industria farmaceutica Covid-19 è un’opportunità di business eccezionale“. Naturalmente, il mondo ha bisogno di farmaci. Di fronte alla nuova epidemia di coronavirus, abbiamo bisogno di medicamenti e di vaccini e, negli Stati Uniti, di test. Decine di imprese sono in concorrenza per aggiudicarsi  questo mercato.

Sono tutti in gara“, afferma Posner, che descrive i potenziali profitti per il vincitore come giganteschi. La crisi globale “sarà potenzialmente un blockbuster per il settore in termini di vendite e profitti“,  aggiungendo che “più grave sarà la pandemia, più alti saranno i profitti“. La capacità di fare soldi con i prodotti farmaceutici è già eccezionalmente alta negli Stati Uniti, che mancano dei controlli di base sui prezzi che invece esistono in molti altri paesi. Questo dà alle aziende farmaceutiche più libertà nel fissare i prezzi dei loro prodotti rispetto a qualsiasi altra parte del mondo. Durante la crisi attuale, le aziende farmaceutiche potrebbero avere ancora più margine di manovra del solito grazie agli interventi dei lobbisti dell’industria che sono riusciti a far approvare un piano di spesa di 8,3 miliardi di dollari per il coronavirus – un piano adottato all’inizio di agosto – al fine di massimizzare i loro profitti grazie alla pandemia.

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Secondo Posner, a partire dagli anni ’30, i National Institutes of Health (NIH) hanno investito circa 900 miliardi di dollari nella ricerca che l’industria farmaceutica ha in seguito utilizzato per brevettare farmaci di marca.

Il gruppo di sostegno “Patients for Affordable Medicines” ha calcolato che ogni farmaco approvato dalla Food and Drug Administration tra il 2010 e il 2016 ha necessitato una ricerca scientifica che è stata finanziata pubblicamente attraverso il NIH. Gli sfortunati contribuenti statunitensi hanno contribuito a questa ricerca con oltre 100 miliardi di dollari.

Tra i farmaci finanziati con fondi pubblici che sono stati sviluppati e continuano a generare enormi profitti per le aziende private ci sono il farmaco anti-HIV AZT e il trattamento antitumorale Kymriah, che Novartis vende ora a  475’000 dollari [370’000 Fr. in Svizzera, pagati in ultima analisi dagli assicurati].

Posner fornisce esempi degli esorbitanti profitti di Big Pharma con farmaci che solo i fondi pubblici hanno reso possibile. Il Sofosbuvir, un farmaco antivirale per l’epatite C, è il risultato di una ricerca finanziata dagli Istituti Nazionali di Sanità. Oggi il farmaco è di proprietà di Gilead Sciences e costa 1’000 dollari a compressa: molte persone con l’epatite C non possono permetterselo. Grazie a questo farmaco, e nei tre anni dalla sua introduzione, Gilead ha guadagnato 44 miliardi di dollari.

Mylan Pharmaceuticals, ha aumentato il prezzo del farmaco salvavita EpiPen, epinefrina iniettabile [soprattutto per le reazioni allergiche]. Per un prodotto che costa meno di 10 dollari per la sua fabbricazione vengono addebitati 300 dollari. Il prezzo non etico e abusivo di Mylan e di altri è uno scenario comune a Big Pharma. Si tratta di aziende che in realtà non creano nulla, ma possono permettersi di pagare miliardi per  acquistare un prodotto che un’altra azienda ha realizzato, miliardi che vogliono recuperare dalla vendita di quel prodotto. Aumentando i prezzi, essi generano enormi profitti sugli investimenti ed evitando di pagare le tasse, ad esempio, spostando la sede fiscale, creando una filiale o acquisendo parte dell’attività di una società [inversione fiscale].

Non era la prima volta che Mylan ha cercato di di monopolizzare un farmaco per aumentare il prezzo di un prodotto a basso costo e massimizzare i profitti. Nel 2000, Mylan ha stipulato accordi con i fornitori della molecola attiva dei farmaci ansiolitici frequentemente prescritti, il lorazepam e il clorazepato, per impedire ai suoi concorrenti di accedere alle molecole necessarie per la loro produzione generica. Di conseguenza, Mylan ha gonfiato i suoi prezzi rispettivamente del 2000% e del 3000%. Mylan è stato portato in tribunale dai procuratori generali di 32 Stati e dalla U.S. Federal Trade Commission. L’accordo richiedeva essenzialmente che Mylan rinunciasse a tutti i guadagni illeciti di quello che allora era il più grande accordo con un produttore di medicamenti, per un ammontare di oltre 100 milioni di dollari.

Ma Mylan non è l’unico colpevole. Valeant Pharmaceuticals tra il 2015 e il 2016 ha aumentato i prezzi di Isuprel e Nitropress rispettivamente del 528% e del 212%; dal 2013 al 2016, Cuprimine del 5787% e Benzaclin e Retina-A Micro del 1800% ciascuno; e dal 2011 al 2016 Carac e Targretin del 1700% ciascuno. Syprine è aumentata del 3200% dal 2011.

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La prospettiva generale non può che essere quella della nazionalizzazione dell’industria farmaceutica e della trasformazione delle aziende farmaceutiche in società di servizio pubblico senza scopo di lucro al servizio dell’interesse pubblico, in alternativa alla loro utilizzazione al servizio dell’1% della popolazione e dagli oligarchi alla ricerca di un profitto illimitato. Nel frattempo vi sono sette misure concrete che potrebbero essere messe in pratica già oggi e che aiuterebbero i milioni di nostri concittadini americani che non hanno accesso ai farmaci su prescrizione a causa dei costi elevati. Eccole:

1° Creare un inventario nazionale dei farmaci necessari con le indicazioni più sicure, efficaci e meno costose. Fornire a tutti i residenti una copertura assicurativa completa sulla base dei farmaci presenti nell’inventario, senza partecipazioni o franchigie.

2° Negli Stati Uniti si vendono più farmaci su prescrizione medicale che in qualsiasi altro paese. Ogni anno i loro prezzi aumentano ben oltre i costi di sviluppo e di produzione, mettendo a dura prova i bilanci familiari e governativi. I prezzi più bassi dei farmaci di marca devono essere negoziati con i produttori. In caso di insuccesso, dovrebbe essere rilasciata una “licenza obbligatoria” per consentire la produzione generica [da parte di terzi senza il consenso del titolare del brevetto]. Allo stesso tempo andrebbero aumentati i finanziamenti pubblici per lo sviluppo di farmaci liberi da brevetto.

3° Oggi l’applicazione dei brevetti mantiene alti i prezzi dei farmaci e scoraggia l’innovazione premiando piccole modifiche ai farmaci esistenti. La ricerca finanziata con fondi pubblici può essere brevettata e venduta a produttori privati. I nuovi brevetti dovrebbero essere vietati per modifiche insignificanti a farmaci esistenti o copie di farmaci esistenti. Dovrebbero essere previsti finanziamenti pubblici per lo sviluppo di trattamenti sviluppati da ricercatori indipendenti dal sistema commerciale, dando priorità ai farmaci ad alto valore clinico che sono trascurati dall’industria. La legge Bayh-Dole Act [1980], che permette alle organizzazioni non-profit finanziate con fondi pubblici di brevettare e vendere le loro scoperte, dovrebbe essere abrogata.

4° La maggior parte degli studi clinici sono ora condotti da aziende farmaceutiche private, che spesso utilizzano metodi inaffidabili e segnalazioni selettive. Le autorità regolatorie approvano i farmaci sulla base di un leggero aumento dei parametri “surrogati”, che sono meno sicuri e meno affidabili dei risultati clinici. La proprietà industriale dei dati di prova può mascherare i problemi di sicurezza e ostacolare ulteriori ricerche. Di dovrebbe chiedere agli enti regolatori di finanziare e supervisionare la maggior parte degli studi clinici per mantenere gli standard di sicurezza e facilitare l’innovazione per i trattamenti più necessari. Aumentare gli standard degli studi clinici, che dovrebbero confrontare i nuovi farmaci con quelli esistenti piuttosto che con i placebo, e valutare i risultati clinici effettivi piuttosto che i punti finali surrogati. Infine aumentare la trasparenza rendendo pubblici tutti i dati della sperimentazione a livello del paziente.

5° Le autorità di regolamentazione spesso permettono l’ingresso sul mercato di farmaci pericolosi. Le agenzie di controllo sono finanziate principalmente dalle entrate delle aziende farmaceutiche, il che crea conflitti di interesse. La maggior parte dei farmaci è soggetta a “revisione accelerata”, una procedura che abbassa la soglia degli standard di verifica. Per garantire la loro indipendenza e obiettività, le autorità di regolamentazione dovrebbero essere finanziate esclusivamente con fondi pubblici. La revisione accelerata e i parametri di sostituzione surrogati devono essere concessi rigorosamente ai farmaci che forniscono reali progressi clinici. L’esclusiva di mercato dovrebbe essere limitata ai medicinali che dimostrano di essere superiori ai trattamenti esistenti.

6° Dopo l’approvazione, le autorità di regolamentazione trascurano di monitorare la sicurezza e l’efficacia dei farmaci immessi sul mercato, o di far rispettare gli studi post-marketing che ci si aspetta dalle aziende farmaceutiche. Le agenzie non emettono avvisi di sicurezza e non ritirano dal mercato i farmaci non sicuri. È necessario aumentare i finanziamenti per la sorveglianza post-marketing da parte delle autorità di regolamentazione e aumentare il loro potere di emettere avvertimenti di sicurezza e di ritirare i farmaci dal mercato. Le aziende farmaceutiche dovrebbero essere tenute a condurre e presentare tempestivamente studi sulla sicurezza dopo l’autorizzazione dei loro farmaci.

7° Le aziende farmaceutiche spendono miliardi in pubblicità e marketing, compresi regali e programmi educativi per gli operatori sanitari. Le pubblicità di farmaci spesso contengono affermazioni fuorvianti o imprecise, ma sono scarsamente controllate dalle autorità di regolamentazione che delegano la maggior parte del monitoraggio a terzi. I conflitti di interesse devono essere risolti ponendo fine al finanziamento aziendale delle agenzie di approvazione. E rafforzare i finanziamenti per la sorveglianza del marketing diretto dei medicinali e aumentare le sanzioni per le promozioni fuorvianti o off-label. Vietare alle aziende farmaceutiche di finanziare programmi di formazione continua per gli operatori sanitari.

*Articolo pubblicato sul sito web di Counterpunch il 10 agosto 2020. F. Douglas Stephenson è professore emerito di assistenza sociale presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Università della Florida e membro del Programma Medico per la Salute Nazionale. La traduzione in italiano è stata curata dal segretariato MPS