È sempre positivo che il sindacato decida di non affidarsi ai tavoli permanenti con il governo e chiami alla mobilitazione. Nessuno regala nulla, lo abbiamo visto anche in questo caso. Certo che, proclamare lo stato di agitazione con tutto quello che comporta dal punto di vista delle procedure indicate dalla normativa, dopo la quasi approvazione della Legge di Bilancio, è un po’ come provare a chiudere la stalla dopo che i buoi sono tutti scappati.

Le risorse per potenziare i servizi pubblici sono assolutamente insufficienti, ancora meno sono quelle per rinnovare i contratti dei lavoratori pubblici e della conoscenza. Completamente assente qualsiasi piano di assunzione per far fronte alle cessazioni determinate da quota 100 e dal blocco del turn over degli ultimi 10 anni. Non è in campo nessun provedimento che stabilizzi le centinaia di migliaia di precari della scuola e della pubblica amministrazione e la bozza di legge quadro Boccia conferma l’impianto dell’autonomia differenziata proposta da Veneto, Lombardia e Emilia Romagna.

C’erano, insomma, tutte le ragioni per mettere in piedi un percorso di lotta in autunno che provasse a contrastare con determinazione le politiche economiche di questo governo. Oggi lo si fa con un drammatico e colpevole ritardo.

Adesso, sarebbe necessario costruire delle piattaforme con il coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori o, per i comparti per i quali sono già presenti linee guida, rilanciare e riadeguare le richieste ponendosi l’obiettivo di riconquistare quanto è stato perso in questi anni.

E’ indispensabile partire quanto prima con una campagna di assemblee che stimolino alla partecipazione in tutti gli Enti, le Aziende, le Scuole e le Università in cui, oltre al confronto sulle piattaforme, si discuta sui metodi di lotta. Per una vera mobilitazione, infatti, sarebbe necessario partire da subito con delle prime iniziative davanti alle istituzioni del governo e locali, che siano in grado di alzare il clima tra le lavoratrici e i lavoratori pubblici e che preparino poi ad una lotta vera che sia in grado effettivamente di bloccare il paese.

Uno stato di agitazione fuori tempo massimo, ma non è mai troppo tardi se si intende fare sul serio.

Va costruito un percorso verso uno sciopero generale vero, che blocchi la scuola e la pubblica amministrazione fino all’ottenimento delle richieste delle lavoratrici e dei lavoratori. Il sindacato torni a fare il suo mestiere, facciamo come in Francia!

Riconquistiamo tutto! Opposizione Cgil in FP e FLC