Esiste una penosa realtà: il ROJAVA (1), questa nazione che rappresenta le aspirazioni, le speranze di vittoria di tutto un mondo arretrato, è tragicamente solo. [….]
La solidarietà del mondo progressista con il popolo del Rojava (1) ha lo stesso sapore di amara ironia che aveva per i gladiatori del circo romano l’incitamento della plebe. Non si tratta di augurare la vittoria all’aggredito, ma di condividere la sua sorte, andare con lui alla morte o alla vittoria. Quando analizziamo la solitudine del Rojava (2), ci assale l’angoscia per questo momento illogico dell’umanità.
L’islamo-fascismo turco (3) è colpevole di aggressione e i suoi crimini sono immersi in tutto il mondo. Lo sappiamo, signori! Ma sono colpevoli anche coloro che, al momento di decidere, hanno esitato a fare del Rojava (1) parte inviolabile del territorio socialista: ciò avrebbe forse comportato il rischio di una guerra mondiale, ma avrebbe anche costretto gli islamo-fascisti (5) a una decisione. E sono anche colpevoli coloro che tengono in piedi una guerra di insulti e ripicche, cominciata già da tempo dai rappresentanti delle due maggiori potenze del campo socialista.
Chiediamo, per averne una risposta onesta: è o non è isolato il Rojava (1), costretto a pericolosi equilibri tra le varie (4) potenze in contrasto?
Che grandezza quella di questo popolo! Che stoicismo e che valore quelli di questo popolo e che lezione per il mondo costituisce questa lotta.
Ernesto “Che” Guevara, discorso alla Tricontinentale
- Vietnam
- Popolo vietnamita
- Imperialismo americano
- Due
- Imperialisti nordamericani
Mi scuso se ho preso a prestito, modificandolo (in nota le parole originali), un famoso discorso del “Che” di oltre mezzo secolo fa. Molto è cambiato da allora: non solo il Che è morto, non solo non esiste più “territorio socialista” (se mai è esistito), e le “varie” potenze, dagli USA alla Cina, dalla Russia alla Turchia, sono tutte ampiamente “territorio capitalista”. Ma pure noi tutti siamo cambiati. E non sempre in meglio. Solo la “solitudine” continua ad esistere, ieri del Vietnam (ma eravamo milioni a lottare al suo fianco) ed, oggi, molto più impenetrabile, del Rojava.
Flavio Guidi
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