Anche una vicenda dai risvolti così complessi e globali come quella della “One Belt, One Road” promossa dalla Cina, sta diventando occasione di un “dibattito” penoso e ridicolo nel governo e tra il governo e le opposizioni parlamentari. 

Si sta giocando, invece, una partita che sta tutta dentro lo scontro tra grandi potenze (USA, UE e Cina) nella competizione globale per la conquista dell’egemonia, ma anche una partita che sta dentro la stessa Unione Europea, in cui è evidente che le spinte centrifughe, radicate in interessi divergenti delle singole borghesie nazionali e dei loro Stati, premono sempre di più sulla già fragile costruzione dell’Unione. 

Se le singole borghesie hanno senza alcun dubbio bisogno dell’UE, la conquista della direzione di questo proto-Stato è oggetto di uno scontro politico spesso feroce. Per non parlare dello scontro di interessi tra le diverse frazioni delle classi dominanti dentro i singoli Stati e nel complesso dell’Unione. 

Le divergenze dentro il governo italiano, la querelle tra il governo USA e il governo gialloverde, e la discussione che è sorta sulla stampa, nei media, e tra le associazioni padronali, riflette questa situazione. 

Nella stessa Confindustria ci sono pareri discordanti, così come tra le piccole e medie imprese. Ciascuna si muove sulla base dei propri interessi immediati, a seconda delle capacità (auspicate e sperate) di penetrazione di una parte dell’immenso mercato cinese. 

Il problema per tutti loro è che non c’è un governo e una rappresentanza politica in grado di far avanzare l’ “interesse nazionale” (cioè quello delle classi dominanti nel loro insieme), gestendo il quadro delle alleanze in modo da limitare le pretese USA e costruire dei migliori rapporti di forza nell’ Unione Europea. 
Vale la pena notare che la Commissione Europea oggi storce il naso di fronte alla possibile firma del Memorandum di intesa con la Cina perché da un lato teme che la debolezza e la scarsa capacità gestionale del governo italiano diano un vantaggio economico e politico importante alla Cina, dall’altro perché Francia e Germania (sopratutto quest’ultima) non gradirebbero granché una limitazione delle proprie prerogative, dentro il quadro di un’ “Europa a due velocità”, che sempre più è il progetto delle borghesie più forti del continente. 

Insomma, un bel rompicapo, che non potrà essere risolto dal governo, strutturalmente non in grado di farlo, me neanche dalle opposizioni, soprattutto dal PD (che aveva avviato il progetto, è bene ricordarlo), che si limitano a fare un po’ di retorica spiccola senza alcuna capacità di proporre alcunché di efficace (sempre dal loro punto di vista, s’intende). 

Ne vedremo delle belle, ma invece di stare come sempre a fare il tifo in funzione “antiamericana” o “anticinese”, occorrerebbe che le attuali forze, o per meglio dire, debolezze della sinistra di classe cominciassero a ragionare in termini strategici: in un momento in cui, a dispetto delle apparenze, un certo fuoco comincia a covare sotto le ceneri sul versante delle resistenze sociali, ricostruire una capacità di dibattito adeguato e azione politica efficace sul crinale delle contraddizioni che la cronica instabilità politica produce a detrimento della borghesia e delle sue insufficienti rappresentanze politiche, sarebbe un necessario punto di (ri)partenza.  

Antonello

Annunci