di Marina Zenobio

Un manifestante ferito, due fermati. La piazza esige il diritto di fare un corteo

I e le manifestanti volevano avvicinarsi a Piazza San Pietro ma la polizia li ha respinti a colpi di manganello. Mentre scriviamo è in corso la chiusura dei Giardini di Castel Sant’Angelo sede del sit-di protesta contro la visita in Italia di Erdogan e per ricordare il ruolo di carnefice che il presidente turco svolge nella sua guerra contro i kurdi. Alla mobilitazione #ErdoganNotWelcome, organizzato dalla Rete Kurdistan, hanno aderito anche la Federazione della stampa italiana e Articolo 21.

Nonostante l’aggressione della polizia, in piazza tante bandiere giallo-verdi che sono i colori delle Unità di protezione popolari kurde (Ypg), quelle che sono sotto attacco nella regione del Rojava, enclave kurdo-siriana di Afrin, da parte dei caccia turchi e ormai anche dei militari perché c’è stata anche l’offensiva via terra. Offensiva turca che finora ha provocato svariate decine di vittime tra i civili.

Una protesta, questa contro Erdogan a Roma, che si salda con quella parallela che va avanti dal tentato colpo di stato del 2016, quella contro il “bavaglio turco”, gli arresti indiscriminati di giornalisti oltre che di migliaia e migliaia di oppositori.

In piazza anche Antonella Napoli, di Articoli 21, che descrivere la Turchia come il più grande carcere per giornalisti. “Al momento – dichiara Napoli – ci sono tra i 150 e i 170 giornalisti detenuti. Per capire la gravità del momento basti pensare che l’11 gennaio scorso la Corte suprema turca ha dichiarato incostituzionali le ragioni per le quali erano stati arrestati, i due giornalisti Sahin Alpay e Mehmet Altan, quest’ultimo noto economista e fratello Ahmet, scrittore ancora in carcere, ma i tribunali penali si rifiutano di applicare il giudizio della Corte suprema. Quindi rimangono in carcere”.

“C’è un altro esempio – continua la portavoce di Articolo 21 – di quanto si stia accanendo il regime, perché parliamo di un regime, nei confronti della stampa libera. Il processo Cumhuriyet (quotidiano tra i più antichi ed autorevoli della Turchia, critico nei confronti del presidente Recep Erdogan, ndr), a giornalisti come Ahmet Sik, tra i più importanti giornalisti investigativi turchi, rischiano fino a 43 anni di carcere perché accusati di supportare il terrorismo. Ci sono accuse davvero surreali. Alcuni colleghi sono accusati di aver mandato, poco prima del fallito golpe del 2016, dei ‘messaggi subliminali’ a favore del colpo di stato. Ecco, basterebbe questo per far capire la deriva autoritaria, antidemocratica che sta caratterizzando la Turchia”.

Intanto la delegazione responsabile dell’organizzazione del viaggio romano di Erdogan, ha fatto sapere che la ricca agenda del presidente turco non gli permetterà di incontrare la stampa italiana.

Anche magistrati e giornalisti stanno facendo sentire la loro voce chiedendo che si accendano riflettori sulla violazione dei diritti umani in Turchia. L’Associazione nazionale magistrati e la Federazione della stampa hanno inviato una lettera a Mattarella perché “venga posta attenzione alla questione dei diritti umani violati” in Turchia.

Dopo l’incontro con il papa, Erdogan pranzerà con Mattarella e Gentiloni. Durante l’incontro affronteranno argomenti soprattutto di carattere economico – gli scambi commerciali tra i due paesi hanno superato i 30 milioni di dollari -, e di difesa – in particolare l’accordo raggiunto per la vendita di elicotteri Augusta -.

Nel tardo pomeriggio l’ultimo incontro in agenda, quello con i grandi gruppi dell’economia italiana. Impregilo, Leonardo, Pirelli, Snam, Ferrero, Astaldi, probabilmente il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia vedranno Erdogan in un noto albergo del centro di Roma, suo quartier generale rigorosamente blindato per tutti. A partire dalla stampa, che non avrà alcuna finestra per incontrare il leader turco in nessuno dei suoi appuntamenti romani.

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