Alle 7 di mercoledì mattina 14 dicembre, i carabinieri sono andati a prelevare Nicoletta Dosio dalla casa della sua evasione a Bussoleno, punto di riferimento per il movimento NoTav (leggi anche La lezione di libertà di Nicoletta). Caricata in auto, si sono recati al Tribunale di Torino dove poco dopo è stata resa nota la comunicazione della sentenza del processo per reato di evasione. Una sentenza flash, venti minuti – spiega Notav.info – per comunicare la condanna di otto mesi senza condizionale e il risarcimento delle spese processuali. Alle 8,45 era già finito tutto.

Per la cronaca al momento della sentenza l’aula era completamente vuota, nessun No Tav e nessun giornalista erano presenti, ma il processo, garantiscono tutti, era a porte aperte. “È interessante come il timore che la notizia prenda forma tocchi così da vicino Spataro e tutto il suo bislacco entourage – scrivono quelli di Notav.info – È davvero ridicolo il modo in cui questo processo prosegue. Tutto viene fatto in tempi strettissimi e in orari improbabili. Il tutto per tenere a tacere una situazione (folle) in cui si sono andati ad incastrare Giudici e Pm e dalla quale non sanno bene come uscirne”.

Tra una quindicina di giorni il verdetto sull’attuazione della pena. Nicoletta, dopo la sentenza, ha detto che non smetterà di evadere senza nascondersi. Questo il suo messaggio diffuso in rete.

“Si può andare ad un processo dal quale ci si aspetta una condanna, andarci forzatamente, prelevati dai carabinieri e, nonostante tutto, essere felici.

C’è quel cielo dell’alba là in fondo, che dilaga sui prati coperti di brina, sui grigi capannoni della periferia, e si impiglia nei rami spogli dei viali cittadini.

Il processo al tribunale di Torino si conclude ad alta velocità: una sentenza fulminea – otto mesi senza condizionali – pronunciata prima ancora che gli avvocati abbiano avuto il tempo di indossare la toga, prima ancora che siano state aperte al pubblico le porte dell’aula: altri casi premono, altre vite da passare al tritacarne, nella catena di montaggio della ingiustizia quotidiana.

Fuori dall’aula mi attendono compagne e compagni, qualcuno arrivato da lontano, Milano, Brescia, Roma. Un abbraccio veloce, sottratto alla procedura che mi vuole immediatamente riportata alla casa dei miei affetti, quella che ho lasciato per amore, perché non fosse trasformata nella mia prigione.

Ed ecco, dall’autostrada, venirmi incontro una gloria di montagne, una teoria di cime innevate contro il cielo terso, dalla geometria del Monviso, alle sagome delle Alpi Graie che si perdono in lontananza. Ma ad annunciare davvero la Valle sono la Sacra e il Musinè, il profilo inconfondibile del Rocciamelone.

Bussoleno mi accoglie nel tepore di un sole di dicembre che sa già di primavera. Via Torino, via Battisti, via San Lorenzo, i cedri argentei della mia casa, Argo al cancello che uggiola di gioia, sospeso tra l’entusiasmo e l’incredulità. Fra qualche istante mi saranno tutte intorno le dolci creature della mia quotidianità interrotta e mi seguiranno per le stanze, fino al sottotetto dove vivono i miei libri.

Riparto senza voltarmi indietro, per non vedere lo sguardo triste di Argo, attraverso le sbarre”.

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