Di Marco Zappa

Tokyo potrebbe mandare truppe in Siria nell’ambito della missione umanitaria a guida russa. Il condizionale è d’obbligo: la notizia, rivelata da fonti russe, al momento in cui viene scritto questo articolo, viene riportata in Giappone solo dal quotidiano conservatore Sankei Shimbun e non è stata commentata da nessun ufficiale del governo giapponese.

Essa arriva inoltre quando mancano pochi giorni al vertice di Vladivostock tra il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente russo Vladimir Putin e sembra segnalare un importante riavvicinamento tra le due parti.

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Lo scorso 25 agosto, il vice ministro della difesa russo Anatoly Antonov ha incontrato l’ambasciatore giapponese a Mosca, Toyohisa Kozuki, invitando Tokyo a partecipare a una missione umanitaria dell’esercito russo per favorire l’ingresso di aiuti umanitari delle Nazioni Unite ad Aleppo.

La Russia ha infatti proposto lo scorso 18 agosto di istituire tregue settimanali di 48 ore per favorire l’ingresso dei convogli dell’Onu nella città devastata dal conflitto. L’idea è stata accolta con favore dall’inviato speciale delle Nazioni Unite Staffan De Mistura che ha chiesto a Mosca di fare pressioni su Bashar al-Assad perché accetti il piano. L’obiettivo è far arrivare beni di prima necessità in contemporanea alle popolazioni della zona est della città, controllata dai ribelli, e della zona ovest controllata dalle forze governative. Ancora manca però, ricorda Reuters, un accordo tra le altre forze coinvolte nel conflitto.

L’Onu infatti vorrebbe avere più rassicurazioni dalle forze in campo sulla sicurezza dei convogli una volta entrati nella città. Anche gli Stati Uniti hanno dato un appoggio di massima al progetto.

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Antonov avrebbe comunque messo al corrente l’ambasciatore giapponese del piano operativo stilato dai vertici della difesa russa per il primo cessate il fuoco. Il vice-ministro ha inoltre espresso preoccupazione alla controparte giapponese per il sistema antimissilistico Usa Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) che sarà operativo l’anno prossimo in Corea del Sud e che Mosca vede come fattore «destabilizzante» negli equilibri dell’Asia-Pacifico.

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Per il Giappone, che da quest’anno ha introdotto una nuova legislatura che facilita rispetto al passato l’invio di truppe all’estero, potrebbe essere un’occasione d’oro per continuare sulla strada del pacifismo proattivo, lanciato dal premier Abe nel 2013 per garantire un posto di rilievo per Tokyo sugli scenari internazionali. E la Siria è al momento, un teatro chiave, se non attualmente il più importante della geopolitica mondiale. Inoltre, l’appoggio giapponese allo sforzo russo potrebbe essere utile in chiave riforma del Consiglio di sicurezza Onu: da anni il Giappone spinge per una riforma dell’organo e aspira a un seggio permanente.

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Il colloquio Antonov-Kozuki può anche essere letto in un’ottica più ampia: Tokyo e Mosca sembrano decise a superare le contese aperte dalla fine della Seconda guerra mondiale e rafforzare la cooperazione politica ed economica. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe e il presidente russo Vladimir Putin si sono parlati ai margini dell’Eastern Economic Forum di Vladivostock, a cui Abe ha preso parte anche come relatore.

Dopo il recente vertice trilaterale dei ministri degli Esteri di Cina, Giappone e Corea del Sud, quello del 2 settembre è stato l’appuntamento diplomatico più importante degli ultimi mesi.

Durante il meeting, a cui era presente anche la presidente sudcoreana Park Geun-hye, dal palco, Shinzo Abe ha lanciato un appello per un accordo di pace tra i due paesi, divisi da settant’anni da una contesa territoriale sulle isole Curili, nell’estremo oriente della Federazione russa, a nord dello Hokkaido, l’isola più settentrionale del Giappone. I dettagli dell’accordo verranno forse discussi a dicembre, quando Putin farà visita in Giappone e, in particolare, nella provincia di Yamaguchi, feudo elettorale di Abe.

A maggio di quest’anno i due leader si erano già incontrati dichiarando la loro intenzione di affrontare le questioni ancora irrisolte tra le due parti con «un nuovo approccio». Che passa, mai come oggi, innanzitutto, dalla costruzione di un rapporto di fiducia tra i due leader.

[Scritto per East online]

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