L’Unione europea deve sospendere immediatamente l’applicazione dell’accordo con la Turchia che prevede il ritorno dei richiedenti asilo in quest’ultimo paese, falsamente considerato “sicuro” per i rifugiati.

È quanto ha sollecitato oggi Amnesty International, pubblicando un documento intitolato “Nessun rifugio sicuro: richiedenti asilo e rifugiati privati di protezione effettiva in Turchia”.

Il 18 marzo 2016 Unione europea e Turchia hanno firmato un accordo di ampia portata sul controllo dell’immigrazione, ufficialmente sotto forma di dichiarazione. In cambio di sei miliardi di euro e di concessioni politiche da parte dell’Unione europea, la Turchia ha accettato di riprendere tutti i “migranti irregolari” giunti sulle isole della Grecia a partire dal 20 marzo.

La giustificazione dell’accordo, da parte dell’Unione europea, è che la Turchia è un paese sicuro in cui richiedenti asilo e rifugiati possono essere fatti tornare. Oltre a non rispettare i diritti dei rifugiati nel suo territorio (aspetto su cui si concentra il documento odierno di Amnesty International), la Turchia non può dirsi paese sicuro dato che rinvia persone verso paesi in cui corrono il rischio di subire violazioni dei diritti umani.

Precedenti ricerche di Amnesty International hanno dimostrato che alla fine del 2015 e all’inizio del 2016 richiedenti asilo e rifugiati che si trovavano in Turchia sono stati rimandati esattamente incontro a quel rischio in Afghanistan, Iraq e Siria.

Il biglietto di un richiedente asilo rimandato in AfghanistanT-87ac23b06f28655f5509198a02df1c9b-200x287.jpg

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