Rivoluzione russa e progetto federalista
Quando, dopo la rivoluzione d’ottobre, i bolscevichi ebbero l’opportunità di concretizzare le loro concezioni sulla questióne, i primi passi furono, dopo il cessate il fuoco con Germania e Austria-Unghería, una dichiarazióne “per una pace senza annessioni”, l’abolizióne della diplomazia segreta, la “dichiarazióne dei diritti dei popoli di Russia”. La Repubblica russa dei Soviet, nelle intenzioni di Lenin e Trotsky, era il primo passo verso la federazióne europea (e mondiale) delle repubbliche soviétiche, anche perché non era concepibile per loro la possibilità di costruire il “socialismo” in un solo paese, e ancor meno arretrato come la Russia. Tra novembre e gennaio il governo dei soviet riconobbe l’indipendenza delle nazioni che erano appartenute all’ex impero zarista (Polonia, Finlandia, Ucraina, paesi báltici, caucásici, ecc.) proponendo allo stesso tempo l’instaurazióne di relazioni di tipo federativo con la repubblica russa. A conclusióne del Congresso pan russo dei soviet, il 31 gennaio 1918, Lenin così esprimeva la sua opinióne: “..io sono…convinto che intorno alla Russia rivoluzionaria…si raggrupperánno le federazioni delle nazioni libere, in maniera totalmente volontaria…questa Federazióne crescerà e sará indistruttibile…e non è lontano il giorno in cui i lavoratori di tutto il mondo si uniránno in un único stato di tutta l‘umanità”.
Questo progetto si poggiava sulla speranza (che dopo il novembre 1918 sembrò farsi più concreta) di una rivoluzióne in Germania (e in Austria-Unghería) che avrebbe posto fine all’isolamento della Russia soviética e scatenato una rivoluzióne continentale (e, in prospettiva, mondiale). Dopo la proclamazióne della “Repubblica tedesca dei consigli degli operai e dei soldati” (9/XI/1918) e della Repubblica soviética d’Unghería (21/III/1919) la prospettiva di una Unióne tra le repubbliche “sorelle” di Russia, Germania, Unghería, ecc. non sembrava, allora, tanto utópistica. E la creazióne della III Internazionale, nel marzo 1919, andava nella stessa direzióne.
Però la sconfitta delle rivoluzioni del “biennio rosso” fuori dal territorio dell’ex impero zarista (instaurazióne di due repubbliche “borghesi”, dopo la repressióne del movimento comunista, in Germania e Austria; invasióne delle truppe rumene e distruzióne della repubblica soviética in Unghería; riflusso, a partire dal 1920, di tutti i tentativi rivoluzionari in altri paesi, come l’Italia) mise fine a queste speranze, e lasciò la Russia nell’isolamento.
Nonostante la decisione (più o meno spontanea a seconda dei casi) di federarsi con la Russia di Ucraina, Bielorussia, Armenia, Azerbaigián, Turkestan (e, dopo una invasióne dell’Armata Rossa, anche della Georgia), e della conseguente decisióne di creare una nuova unióne, l’Unióne delle Repubbliche Socialiste Soviétiche (URSS), nel 1922, il progetto degli stati uniti socialisti d’Europa era fallito. Il peso predominante della Russia nella nuova Unióne, chiarissimo fin dal principio, finì per convertire questa prima “unióne europea” in una riedizióne (salvaguardando tutte le differenze) dell’ex impero russo. E, aldilà di tutte le dìchiarazioni ufficiali “internazionaliste”, l’identificazióne dell’URSS di Stalin con la Russia si fece, soprattutto dopo il 1941, sempre più stretta. La messa in guardia contro “lo sciovinismo russo” espressa molte volte da Lenin (che si era convertita quasi in una ossessióne negli últimi anni della sua vita) non aveva avuto successo contro la alleanza tra la controrivoluzióne internazionale e i poderosi fattori inerziali della storia russa.
Scopri di più da Brescia Anticapitalista
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.