di Fernando Rosso

Una clamorosa denuncia con vistose assenze.

Il perfezionamento dell’industria del segreto,

vecchia quanto il capitalismo.

Il Consorzio Internazionale di Giornalisti Investigativi (ICIJ l’acronimo in inglese) con sede a Washington e il giornale tedesco Die Süddeutsche Zeitung , insieme a una squadra di 376 giornalisti di 76 paesi hanno lavorato sui documenti resi pubblici ieri con il nome di “Panama Papers”.

Stando all’annuncio, l’informazione che forniscono è gigantesca: qualcosa come 11,5 milioni di documenti interni del potente studio legale Mossack-Fonseca, la maggiore impresa che crea società fantasma nei vari paradisi fiscali di tutto il mondo. Lo studio ha la sua base a Panama, ma possiede succursali ad Hong Kong, Miami, Zurigo e in oltre 35 sedi in giro per il globo. Stando alle informazioni di alcuni dei giornalisti che hanno partecipato all’indagine, i documenti equivalgono a 46 volte il materiale disponibile in Wikileaks.

Lo studio di avvocati panamense è uno dei principali creatori di società paravento nel mondo, strutture fantasma che possono servire a nascondere i reali proprietari. Gli archivi interni trapelati contengono informazioni su 214.488 strutture offshore riferite a imprenditori, personaggi celebri e politici in più di 200 paesi. ICIJ pubblicherà agli inizi di maggio l’elenco completo delle compagnie e delle persone ad esse legate.

Mossack-Fonseca ha lasciato le sue tracce in operazioni e affari che vanno dal traffico di diamanti in Africa al traffico internazionale di opere d’arte e ad altre imprese ammantate dalla segretezza. Lo studio ha prestato i propri servigi a membri delle famiglie regnanti in Medio Oriente, quali i sovrani Mohammed VI del Marocco e il re Salman dell’Arabia Saudita.

Gli archivi mostrano, ad esempio, come il Primo ministro islandese – Sigmundur David Gunnlaugsson – e sua moglie controllassero segretamente una compagnia offshore con milioni di dollari in buoni bancari islandesi durante la nota crisi finanziaria del loro paese.

Vengono disvelate le società di una trentina circa delle 500 personalità più danarose del mondo che figurano nelle classifiche della rivista Forbes. Ci sono dentro capi del narcotraffico, evasori fiscali e addirittura un condannato per crimine sessuale.

Lionel Messi, calciatore del Barcellona nonché della selezione argentina, figura anche lui nei documenti, così come – tanto per cambiare – vi sono membri della FIFA (la Federazione internazionale del calcio).

Compaiono negli archivi multimilionari amici d’infanzia del presidente russo Vladimir Putin, soci del presidente messicano Enrique Peña Nieto, familiari del re Juan Carlos di Spagna, dei presidenti o ex presidenti di Siria, Egitto, Pakistan, Ghana, Malesia, Costa d’Avorio, Sudafrica, Guinea, fino alla Repubblica Popolare Cinese. Vi sono un’infinità di funzionari di rango inferiore (deputati, presidenti di banche centrali o di organismi statali) di molti paesi, per la stragrande maggioranza semicoloniali o dipendenti.

Il presidente (argentino) Mauricio Macri, il padre Franco e il fratello Mariano risultano amministratori e dirigenti di Fleg Trading Ltd, costituitasi nelle Bahamas nel 1998 e sciolta nel gennaio del 2009. Quando era capo di governo della città di Buenos Aires, Macri non aveva reso noto il suo legame con Flag Trading nelle dichiarazioni dei redditi del 2007-2008.

Si dice sia presente negli archivi anche il capo superiore amministrativo della città di Lanús (citta argentina dello Stato di Buenos Aires), il macrista Néstor Grindetti, e un ex segretario di Néstor Kirchner.

Assenze senza avviso

Il merito dei Panama Papers è quello di mettere in evidenza i meccanismi “legali” e “illegali” con cui operano gli imprenditori e la casta politica che governano nel proprio interesse allo scopo di occultare scandalosi proventi, evadere imposte, facilitare fughe di capitale e lavaggio di denaro sporco.

Stupisce, dei documenti che sono stati fatti conoscere finora, il fatto che non includano personalità o capi politici di potenze imperialiste quali gli Stati Uniti e la Germania. Per l’Inghilterra risultano solo il padre del Primo ministro David Camerun e alcune figure legislative minori, e anche per la Francia vi sono vari personaggi secondari.

Su queste vistose assenze si possono fare alcune ipotesi, una delle quali è che l’“investigazione” promossa da un consorzio giornalistico con sede negli Stati Uniti e da un quotidiano tedesco abbiano moventi geopolitici non proprio “santi”: in Argentina, ha acquistato rilievo la presenza del presidente Macri, ma nel mondo Vladimir Putin e i dirigenti cinesi sono nell’“occhio del ciclone”.

L’altra possibilità è che i dirigenti dei sunnominati paesi abbiano fatto molti progressi nello sviluppare tecniche di segretezza per occultare i propri traffici.

Quel che si esclude completamente è che siano privi di colpa e in condizioni di scagliare la prima pietra.

Le assenze pongono un velo di dubbio sugli interessi e gli obiettivi dei documenti panamensi.

L’industria del segreto

Il sistema offshore dipende da una vasta “industria” globale di banchieri, cassieri, avvocati e altri intermediari che lavorano per proteggere i segreti dei propri clienti. Questi esperti in segretezza ricorrono a società anonime, fondi e altre entità “cartacee” per dar vita a complicate strutture che possano servire a nascondere l’origine del denaro.

Dalla sua base di Panama, una delle principali zone di segretezza finanziaria del mondo, lo studio Mossack-Fonseca fonda compagnie anonime in quel paese, nelle Isole Vergini britanniche e in altri paradisi fiscali.

L’analisi effettuata da parte della squadra dell’ICIJ degli archivi trapelati ha tirato fuori che più di 500 banche, le loro filiali e succursali hanno lavorato con lo studio Mossack-Fonseca fin dagli anni Settanta a consigliare ai loro clienti come manovrare compagnie offshore. UBS ha impiantato oltre 1.100 compagnie offshore tramite questo studio legale. HSBC e le sue filiali ne hanno create più di 2.300.

Le operazioni trapelate dai Panama Papers non fanno se non innalzare a livelli insospettati un modus operandi inerente al capitalismo e che dispone del fondamentale sostegno del diritto alla proprietà privata: il segreto bancario in generale e quello bancario-commerciale in particolare.

Farla finita con questo infame segreto è sempre stata la rivendicazione dei socialisti. Mentre l’intera società discute pubblicamente quanto deve valere il salario dei lavoratori, moneta per moneta, i capitalisti sono assistiti dal sacrosanto diritto alla segretezza dei loro profitti plurimiliardari. Tuttavia, l’elementare rivendicazione di farla finita con il segreto commerciale va messa in stretto rapporto con l’indispensabile nazionalizzazione della banca e la creazione di un’unica banca statale sotto controllo dei lavoratori.

Circa un secolo fa, il rivoluzionario russo Vladimir Lenin spiegava già il meccanismo che oggi scopre l’ultimo grido del giornalismo internazionale. Ma non lo descriveva soltanto per denunciare  le “immoralità” di funzionari e imprenditori corrotti e innalzare al cielo una protesta rumorosa in nome dell’“onestà” impotente, ma per farla realmente finita con queste truffe “legali”, attraverso la nazionalizzazione della banca: «L’importanza della nazionalizzazione delle banche [risiede] nel fatto che un controllo effettivo sulle singole banche e sulle loro operazioni è impossibile (anche se il segreto commerciale è abolito, ecc.), perché è impossibile seguire quei complicatissimi, imbrogliati ed astuti procedimenti di cui si fa uso nello stendere i bilanci, nel formare imprese fittizie e filiali, nel far intervenire uomini di paglia e così via.» (V. I. Lenin, La catastrofe imminente e come lottare contro di essa, in Opere, vol. XXV, Editori Riuniti, Roma 1967, p. 314),

A un secolo di distanza, quel che dimostrano i Panama Papers è che i capitalisti sono una banda di cospiratori che, insieme al loro personale politico, hanno sfruttato il nuovissimo sviluppo tecnologico degli ultimi decenni per il perfezionamento dei metodi di una “industria” vecchia quanto la stessa borghesia: “l’industria del segreto”. Una contraddizione e un fatto vergognoso che ne pone in evidenza  la sua stessa decomposizione sociale e morale.

https://rolandoastarita.wordpress.com/2016/

Nota di a.m.

 

Ho scelto questo articolo tra i tanti in circolazione sulla stampa latinoamericana “progressista”, perché accenna solo in modo discreto ai dubbi sull’assenza nella lista sottratta alla Mossack-Fonseca di nomi di personalità degli Stati Uniti e di molti paesi europei, che invece in altri articoli di quotidiani “campisti” appare frutto di un “complotto della CIA” per infangare il nome “immacolato” del presidente Putin. L’articolo di Fernando Rosso si conclude per giunta ricordando quello che un secolo fa era un’opinione condivisa dalla sinistra del movimento operaio, e che era stata espressa magistralmente da Lenin in uno scritto ancora utilissimo [disponibile sul mio sito col nome di Lenin e la crisi]. Ma si può aggiungere anche che probabilmente per molti degli assenti nella lista non c’era bisogno di andare a Panama per nascondere i miliardi sottratti al proprio paese: ci sono paradisi fiscali anche in Europa, dal Lussemburgo alla Svizzera, passando per varie isole sotto la sovranità britannica, mentre negli Stati Uniti ci sono interi Stati che assicurano imposte minime e discrezione assoluta. (a.m.)

 

Tags: Lenin  Panama  Macri  Putin

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