A Endine Gaiano (val Cavallina – BG) c’è una tenda sotto il portico del municipio.
E’ lì dal 17 febbraio, giorno dello sfratto di 6 bambini, della loro mamma, della loro nonna.
E’ lì perché i 6 bambini, la loro mamma e la loro nonna, non hanno più un posto dove andare, dove rifugiarsi, dove sognare senza incubi.
Davanti a Endine G. c’è l’omonimo lago. Ogni tanto ghiaccia perché la val Cavallina è fredda nei suoi inverni più lunghi. Un freddo tenace che si trascina come frescura refrigerante nelle estati dei turisti e dei viaggiatori di diporto.
Fa freddo, anche, in queste notti, ma i bambini restano all’addiaccio.
Di loro non si curano né il sindaco Marco Zoppetti, leghista duro; né il locale parroco che, sollecitato per un aiuto, ha risposto qualcosa del tipo: bisognava pensarci prima di fare tanti figli!
“bisognava pensarci prima :::”, ma, intanto, i bambini ci sono e hanno freddo e hanno solo una tenda.
Il prossimo è sempre quello più lontano; di una fotografia, di un manifesto, di una qualsiasi immagine.
Non quello sotto casa, a due passi dalla chiesa contro riformata; che puzza che piange che ha fame che ha freddo che dà fastidio.

Mi scuso col sindaco Zoppetti. In effetti si è curato dei 6 bambini, della loro mamma e della nonna: ha mandato il messo comunale a forzare, a scardinare la porta della loro casa; dove avevano tentato una disperata resistenza.
Questa è la civiltà dell’occidente dalle radici cristiane, rivendicato dai leghisti, dai nazisti, dai fascisti. Dai benpensanti che vogliono produrre e guadagnare senza fastidi morali e pratici.
I carabinieri, pure, si sono curati della famiglia. Fedeli sempre agli ordini, alla divisa, alla disciplina, hanno semplicemente fatto “il loro lavoro”. Li hanno sbattuti fuori e lasciati a marcire in una tenda, al freddo.
Ognuno fa una piccola cosa e rimane con la coscienza pulita nel lavacro del dovere. Ciascuno si salva dietro gli ordini ricevuti, nell’obbedienza indispensabile. E lascia i “sommersi” ad affogare nel mare di freddo, di incuria, di abbandono.

Vicino alla tenda c’è un piccolo braciere che brucia qualche ciocco di legna. Ci sono tante donne che accarezzano di parole; ci sono uomini col viso stanco e determinato.
Intorno alla tenda ho visto i bambini correre e giocare e ridere e cadere e rialzarsi. Abbracciarsi alla fine di ogni fase dei giochi.
Ho visto i cuori delle compagne e dei compagni che si stanno prendendo cura di loro.

Abbiamo deciso che resisteremo fino a quando ci sarà una casa vera.
Abbiamo determinato che lo faremo costi quello che costi.
Abbiamo scelto di curarci dei bambini e delle donne e degli uomini “colpevoli” di povertà.
Abbiamo capito che, oggi, questo è il vero corpo a corpo col capitale, con lo stato e le sue belve feroci.
che altro possiamo fare!

Il comitato ANTISFRATTI/DIRITTOALLACASA di Brescia


Scopri di più da Brescia Anticapitalista

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.